Le scalinate di Pittsburgh e la poesia di Paola Corso
Ilaria Serra
(Florida Atlantic University)
RIASSUNTO
Pietre e luce, passi e anima, fatica ed ascesa, relazioni umane. Nelle poesie dell’italoamericana Paola Corso questi temi si intrecciano sorprendentemente con un’architettura urbana innovativa e unica: le scalinate pubbliche di Pittsburgh, formate da oltre quarantamila gradini. Mentre la città tesse una ragnatela di salite e discese, i versi della raccolta Vertical Bridges: Poems and Photographs of City Steps (2020) di Paola Corso creano una geografia stratificata che collega passato e presente, interno e esterno, storia familiare e vita contemporanea. Questo saggio conduce il lettore in una originale passeggiata che attraversa i livelli spaziali della città e allo stesso tempo delinea l’identità italo-americana dell’autrice, i cui antenati si stabilirono qui all’inizio del secolo scorso. Assunti nelle industrie di acciaio e come scalpellini della pietra, dovettero adattare le loro vite per conformarsi con un terreno anche metaforicamente irregolare. Così come l’architettura ambientale della città congiunge diverse altezze, la poesia colma divari identitari e generazionali. Vista dall’alto, la mappa delle scale della città sembra un territorio ricamato a punto croce. Allo stesso modo, la poesia di Paola Corso diventa uno strumento per ricucire una storia familiare stratificata nel tempo e tenerla insieme.
PAROLE CHIAVE: Poesia, Pittsburgh, Italoamericani, lavoro, emigrazione
Stesa su profonde pieghe terrestri formate dalla confluenza di tre grandi fiumi – l'Allegheny, il Monongahela e l'Ohio – la città di Pittsburgh presenta una straordinaria conformazione geografica fatta di stratificazioni. L’intensa urbanizzazione dell’inizio del secolo scorso rese necessarie inventive soluzioni architettoniche per correggere le asperità del terreno. Vennero costruite circa settecento scalinate pubbliche che permisero ai residenti di percorrere i ripidi pendii della città. Erano utilizzate principalmente dagli operai che abitavano sulle colline e che si recavano ogni giorno al lavoro negli stabilimenti giù lungo il fiume. Secondo il censimento del Dipartimento di Pianificazione Urbana, oggi Pittsburgh conta più gradini pubblici di qualsiasi altra città statunitense: un totale di 44.645 scalini si stendono su lunghezza orizzontale di 23 miglia. Presi insieme, formano una scalinata verticale di quattro miglia e mezzo.[1]
Quest’architettura non può che sorprendere: le scalinate hanno nomi, segnaletica e persino numeri civici. Appaiono inaspettate alla fine di una strada e, per molti residenti, rappresentano elementi emblematici dell'identità locale e «fonte di felicità».[2] Un articolo del giornalista Ernie Pyle del 1937 osservava con umorismo che la città «sembra essere stata progettata da una capra di montagna» – un'iperbole cattura l'eccentricità topografica di questa strana città della Pennsylvania e anche il suo fascino poetico.[3] Forse è una coincidenza che fa sorridere, ma pochi possono apprezzare questa risonanza di suggestioni più pienamente di Paola Corso, poetessa e discendente da una famiglia di antichi pastori calabresi, allevatori di capre.
Nata a Pittsburgh, la poetessa Paola Corso è scrittrice di narrativa, fotografa e attivista. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la New York Foundation for the Arts Poetry Fellowship e lo Sherwood Anderson Fiction Award. Si divide tra la città natale e New York City, dove insegna presso il Dipartimento di Lingue e Letterature del Touro College. È autrice di diverse raccolte di poesie, opere di narrativa e memorialistica. Come attivista, ha partecipato a una serie di progetti tra cui Steppin Stanzas, un collettivo da lei co-fondato, in cui artisti locali collaborano per organizzare eventi incentrati proprio sulle scalinate pubbliche di Pittsburgh.
Questo articolo ha un approccio forse bizzarro che deriva dalla mia ricerca sulla dimensione geometaforica del territorio fisico. Accompagna il lettore in una passeggiata virtuale su alcune di queste iconiche scalinate per interpretarle secondo uno sguardo poetico. Il filtro sono i versi della raccolta Vertical Bridges: Poems and Photographs of City Steps (Ponti verticali: scatti poetici e fotografici delle scalinate cittadine) che Paola Corso pubblica nel 2020.
Questa collezione crea una geografia stratificata della città di Pittsburgh collegando passato e presente, interiorità ed esteriorità, storia familiare e vita contemporanea. Metafore poetiche come le pietre e la luce, i gradini e il respiro, l’ascesa e la fatica illuminano l’esperienza poetica dell’autrice ma anche la sua identità italoamericana. I gradini fisici – con la loro paradossale presenza – diventano geometafore, ovvero metafore legate strettamente al territorio che definiscono un'identità a livelli molteplici, segnata dall’immigrazione. Come gli emigranti, operai siderurgici o scalpellini, dovettero adattare la loro vita a un terreno metaforicamente irregolare, così la poesia cerca di allacciare rapporto dimenticati. Come l'ambiente urbano si deforma in uno sforzo concertato per collegare l’alto e il basso e colmare lacune, così la poesia diventa strumento per tracciare connessioni, trovare un equilibrio e raddrizzare una contorta storia personale e collettiva.
Le scale di Pittsburgh come geometafora
Questo saggio si riferisce a luoghi specifici, rintracciabili sulla mappa cittadina, che sono parte integrante dell'interpretazione geometaforica. La geometafora è una figura retorica di recente apparizione nel mio lavoro: un tipo di correlativo oggettivo spaziale in grado di generare significati astratti o poetici, ma radicato in specifiche coordinate geografiche.[4] Luoghi specifici sulla superficie terrestre vengono descritti come soglie verso un invisibile mondo poetico. La geometafora si inserisce nel campo della geografia letteraria, come un costrutto critico che designa una caratteristica materiale del paesaggio per caricarla di potenziali simbolici, traducendo così la forma spaziale in intuizione metaforica. Attraverso quella che può essere descritta come una «doppia visione» poetica - una modalità percettiva che coglie sia la presenza fisica del luogo sia la sua risonanza immaginativa - il paesaggio diventa multistrificato e semanticamente denso. In pratica, la geometafora offre un modo alternativo di guardare il mondo reale. Così, il geografo Giuseppe Dematteis invita a scoprire un’interpretazione dello spazio geografico che vada oltre il desiderio di possesso e di dominio sul territorio disegnato nelle carte. Egli invita a superare l’interpretazione dominatrice, coloniale, dello spazio, per scoprire una visione alternativa:
E poi, se comunque la geografia è metafora, perché dovremmo limitarci alle metafore della dominazione, proprie della geografia normale? L'operatore spaziale ne consente una molteplicità. Ci sono innumerevoli tipi di spazi (metrici e non); innumerevoli categorie, forme, reti, trame, contesti spaziali; innumerevoli cose da dire, aspetti della realtà da rappresentare, senza mai esaurirla. È ridicola la pretesa di volerla per forza ingabbiare in un'unica metrica, di dare valore assoluto alle regole dell'astrazione con cui descriviamo la Terra. Sapremo sempre poco di essa, fino a che continueremo a descrivere il letto di Procuste su cui l'abbiamo stesa.[5] (164)
Dematteis auspica dunque di inventare un modo creativo di descrivere il mondo, in cui le metafore acquisiscano significati generativi attraverso le parole. La sua proposta apre le porte della geografia alla poesia:
Credo invece che ai più piacerebbe una geografia che usa la metafora come dolce inganno per fare incontrare tra loro i bisogni umani e le condizioni che la Terra ci offre, per avvicinare le parole alle cose, avviando un dialogo che si può dire poetico, nel senso realistico di poièsis.[6]
In queste parole, il geografo sembra dare il permesso al critico o al poeta di leggere e interpretare il mondo fisico non solo come una semplice raccolta di forme architettoniche, ma come geografia umana, una topografia vissuta e continuamente rifratta attraverso l'interpretazione poetica. La geometafora dunque abita lo spazio intermedio tra la parola e il mondo che la critica di geografia letteraria Sheila Hones ha recentemente definito come il territorio dell'interspazialità, una zona fluida e relazionale in cui lo spazio e la letteratura si costituiscono reciprocamente, modellandosi e lasciandosi modellare.[7]
Nel nostro caso ogni scalinata di Pittsburgh mantiene la sua integrità materiale come elemento dell'ambiente fisico, ma allo stesso tempo, attraverso la lente dell'opera poetica di Paola Corso acquisisce una dimensione metaforica che la complica e l’arricchisce il significato.
Partiamo da un esempio concreto tratto dal paesaggio della Pennsylvania con questa panoramica della riva del fiume dalle alture di Pittsburgh (Fig. 1).
Fig. 1 (Crediti: https://positivelypittsburgh.com/pittsburghs-city-steps/)
In questa immagine si percepisce un paesaggio urbano apparentemente ordinario – una complessa rete di strade che si intersecano – ma, a livello metaforico, si possono anche riconoscere tre distinte traiettorie dell'esperienza umana. Il ponte suggerisce il dominio sulla natura. La strada incarna il ritmo e il dinamismo della vita moderna. E le scale... le scale sono qualcosa di completamente diverso. Evocano sorpresa e stupore per la loro singolarità architettonica, apparendo di punto in bianco nel bel mezzo di una città moderna e tuffandosi nel nulla. Occupano una dimensione intermedia, atemporale, paradossale e inaspettata.
Lette in controluce sulle parole di Paola Corso, queste scalinate diventano manifestazioni visibili e tangibili della sua poetica: collegamenti con il passato, luoghi privilegiati di rivelazione e catalizzatori di riflessione poetica. Già di per sé, in generale, le scale costituiscono un simbolo universale. Come osserva la stessa Corso,
il linguaggio che circonda le scale e il modo in cui parliamo delle scale è estremamente simbolico - ascesa, discesa, salita, gradino, livelli - sono tutte parole associate al viaggio, al progresso e alla crescita, non solo in termini di atto fisico, ma anche in termini di connotazioni emotive e spirituali.[8]
La forza simbolica della scalinata è ancora più intensa quando essa appare come una bizzarra rivelazione all'interno di un paesaggio industriale, sconvolgendo l'ordine utilitaristico e introducendo un momento di meraviglia.
Paola Corso non è nuova all'uso di metafore geografiche. In una precedente raccolta, Death by Renaissance. Poems and Photos (2004), rende omaggio al padre che è riuscito a riscattare la sua identità di immigrato con grande determinazione. Sul letto di morte, Paola gli chiede quale sia stata la sua «via verso la salvezza» e il padre risponde ricordando una passeggiata lungo il fiume.[9] Il fiume entra a fare parte della vita dei cittadini di Pittsburgh. E’ fonte di rinnovamento e trascendenza per Corso che, pur non nascondendone l’inquinamento e il degrado, ne rivendica l’importanza: «Ritorno all'immagine del fiume qui e in tutta la raccolta perché il fiume è un sanguigno dono di movimento a Pittsburgh. Mi ha spinto a scrivere questa poesia come portandomi nella corrente. Il flusso era il suo».[10] Il movimento del fiume diventa onda poetica e salvifica.
Anche nella conformazione generale della città, Corso individua una metafora per il suo modo di pensare. In un articolo dal bel titolo di Grid for Grade (Dal reticolato all’altitudine) per il Pittsburgh Magazine, la poetessa riflette sull'influenza della geografia urbana sulla cognizione, facendo eco senza saperlo alle riflessioni di Italo Calvino che, scrivendo della sua città adottiva, Torino, Calvino suggeriva che la sua ordinata griglia stradale d’impianto romano invitasse al pensiero logico.[11] Allo stesso modo, Corso interpreta la geografia delle due città in cui vive – New York e Pittsburgh – come strutture che modellano il suo modo di intendere la vita. Lasciando New York per Pittsburgh è passata dal reticolato all’altitudine, da una pianta urbana piatta e orizzontale a un'altra stratificata e verticale. In Grid for Grade scrive: «da una metropoli di piazze e strade numerate a tre fiumi che formano un triangolo dorato e alle strade angolate tra di essi. Da una matrice piatta ai ripidi pendii delle valli e delle colline».[12] E di queste due distinte geografie, è la seconda che ispira la poesia. Scrive Corso: «Navigare a Pittsburgh è una danza poetica. Una poesia capricciosa e lirica».
I contorni fisici della città - i suoi fiumi, le sue scale e le sue colline - diventano generativi per il suo lavoro, culminando nella raccolta Vertical Bridges: Poems and Photographs of City Steps. Qui le scale fungono da strutture mentali sia letterali che metaforiche e, anzi, arrivano ad essere un riflesso della sua stessa personalità, come afferma in una poesia che riprende il titolo dell’articolo sopracitato Grid for Grade: «il terreno di Pittsburgh corrisponde / agli alti e bassi del mio umore» (vv. 30-41, p. 130).
In una recensione a Vertical Bridges, il critico Mark Spano sottolinea come il questo lavoro esplori il luogo come metafora. Riferendosi al fenomenologo francese Gaston Bachelard che afferma che «tutte le immagini grandi e semplici rivelano uno stato psichico», Spano aggiunge la propria valutazione che risuona profondamente con l'idea di geometafora:
Corso ha utilizzato luoghi reali per creare un significato che va ben oltre la loro funzione. In questo modo, l'autore ha evocato una bellezza autentica e risonante a partire da un luogo comune. L'autore prende la familiare costruzione della gradinata e la trasforma in veicolo di emozioni e ricordi. Ho amato questo libro per l'originalità del suo uso dei gradini, delle scale a pioli, ecc. che diventano depositi di significato al di là dei soliti alti e bassi dell'immaginario poetico.[13]
Diamo dunque inizio alla nostra passeggiata attraverso le scalinate fisiche e metaforiche di Pittsburgh, cominciando con il cambiare l’ottica ordinaria. Una passeggiata geometaforica comporta l’abbandono del familiare per entrare nello straordinario. In altre parole: bisogna lasciare l'automobile per entrare in una baudelairiana «foresta di simboli».[14]
Ella Street: cambiare prospettiva
Fig. 2 La fine di Ella Street
Crediti: https://www.frontiernet.net/~rochballparks2/towns/pgh_steps.htm#c_hts
L'atto tipicamente americano di guidare in città è assolutamente particolare nella città di Pittsburgh dove la conformazione richiede frequenti cambi di ritmo. I residenti dicono che, apparendo all'improvviso, le scalinate costringono gli automobilisti a frenate brusche e repentine. Il vicedirettore del sistema di pronto soccorso cittadino, Ray DeMichiei, ricorda quando guidava le ambulanze nel 1975 e si trovava costretto a cercare deviazioni all’ultimo momento, con «i freni che stridevano davanti ai gradini».[15] Di fronte a queste scalinate, è necessario lasciare l'auto e iniziare a scendere i gradini immersi nella natura. In altre parole, è necessario abbandonare la prosa della giornata ed entrare in una dimensione poetica di pensiero.
Corso esprime questa sovrapposizione tra camminare e pensare nella sua poesia Impression, dove i gradini diventano metafore dell'atto di riflettere. Fermarsi su un pianerottolo significa fermarsi su un pensiero, prima di cercarne un altro, in una felice salita o in una cupa discesa. Questa strofa descrive i momenti cruciali in cui camminare e sentire coincidono:
|
One day I’m halfway up in a peak
of thought.
What will I see when
I reach
The top – light and giddy with altitude
and attitude.
Another day I’m halfway down –
the last leg
of a journey a finish line I dread
Crossing.
I step down. (vv. 9-29)
|
Un giorno mi trovo a metà strada verso la vetta
di un pensiero.
Cosa vedrò quando
raggiungerò
la cima – leggera e stordita dall'altitudine
e dalla prospettiva.
Un altro giorno sono a metà strada –
l'ultima tappa
di un viaggio un traguardo che temo
di attraversare.
Comincio a scendere.[16]
|
La domanda qui formulata – «Cosa vedrò?» – trova risposta sulla prossima rampa di scale.
Da Ella Street: piccole rivelazioni
Fig. 3. La vista da Ella Street
(Crediti: https://www.frontiernet.net/~rochballparks2/towns/pgh_steps.htm)
Mentre insieme alla poetessa, continuiamo questo viaggio allontanandoci dall'auto parcheggiata, ci imbattiamo in una vista affascinante (fig. 3). I gradini che scendono da Ella Street sono immersi nella vegetazione. Le foglie scricchiolano sotto i nostri piedi, quando davanti a noi si apre... la sorpresa, lo spazio vuoto della possibilità.
Su questi gradini, le rivelazioni possono apparire come raggi di luce o finestre sull'infinito. La stessa Corso ammette questa possibile lettura metafisica dei gradini terreni quando, in un'intervista per il Pittsburgh City Paper, afferma: «C'è un aspetto spirituale come di una via verso un luogo più elevato che ci porta più vicini al cielo».[17]
Particolarmente toccante è la delicata poesia intitolata Of Stone and Light (Di pietra e di luce), qui citata nella sua interezza.[10] La struttura che ricorda un haiku gioca sottilmente con la forma architettonica sulla pagina. I versi tracciano un ponte tra il basso e l'alto, tra il fisico e lo spirituale, e traducono poeticamente la distanza tra il piede e l'anima. I due regni si incontrano in un punto intermedio, ma lì lo spazio rimane vuoto. Quello spazio bianco è un nulla pronto per essere riempito, ma è anche un punto di luce (pieno del candore della pagina).
|
OF STONE AND LIGHT My foot steps s t o n e
t h g i l touches My soul[18]
|
DI PIETRA E DI LUCE Il mio piede si posa p i e t r a
e c u l tocca la mia anima[19]
|
|
In questa poesia l’elevazione è sia fisica che spirituale. Tale movimento ascensionale non preclude un parallelo movimento di discesa nelle profondità del passato, come nella prossima scalinata. L'interazione tra il movimento ascendente e quello discendente sottolinea la duplice funzione delle scale come canale di trascendenza e come veicolo di memoria.
Coast Avenue: i passi degli italiani
Fig. 4. Coast Avenue
(Crediti: https://www.frontiernet.net/~rochballparks2/towns/pgh_steps.htm)
Paola Corso inciampa in una metafora: un’esperienza fisica le rivela la forza poetica delle scale di Pittsburgh. Un giorno, durante una passeggiata fuori dalla casa del nonno a Brackenridge, Corso si imbatte in un sentiero di mattoni rotti, nascosti sotto un mucchio di foglie che lasciano intravedere i marchi semicancellati della fabbrica dove erano stati prodotti. In quei gradini, Corso riconosce un legame rimasto sepolto da anni.
Questi gradini erano stati costruiti per gli operai siderurgici come mio padre e mio nonno. ... È stata una vera rivelazione per me. Quello che avevo elaborato e interiorizzato a livello artistico, quel giorno l'ho riconosciuto come una cosa personale.[20]
Potrebbe essere stato in un posto come Coast Avenue (fig. 4). L’immagine qui sopra sembra alludere a un luogo come quello descritto da Corso: semisepolti dai rovi e dall'edera rampicante, questi gradini si fanno metafore di un passato perduto. I mattoni che spuntano a destra tra i ciuffi d'erba recano il marchio della vecchia fabbrica. Una metafora per la migrazioene degli antenati, il loro lavoro e la loro storia perduta.
Qui possiamo trovare la concretizzazione di uno dei temi principali di Corso: la forza dell'identità italoamericana che trapela dal tessuto urbano. Nella poesia, In Circles (Girando in tondo), Paola Corso descrive questo traspirare del passato nel presente. Tale incontro avviene ancora una volta sul pianerottolo di una scalinata.
|
I close my eyes and run my hand across coarse concrete, its pebbles and pocks, As if decoding a message. Was this stairway that once connected hill with valley one my Sicilian grandfather built?
Was it one that my father and grandfather climbed to and from work as crane operators at the mill? Could they imagine as they scaled them in hard hats & steel-toe boots these stairs that stood tall and erect would keep over and die, buried under a mound of leaves unearthed in the breeze?
By luck that I may find, and gingerly walk on them in soft shoes, stretching out my arms to keep balance, rotating them to catch a passing wind in circles.
|
Chiudo gli occhi e passo la mano sul cemento ruvido, sui suoi ciottoli e sulle sue imperfezioni, come se volessi decifrare un messaggio. Era questa la scala che un tempo collegava la collina alla valle quella costruita dal mio nonno siciliano?
Era quella che mio padre e mio nonno salivano per andare e tornare dal lavoro alla gru nella fabbrica? Potevano immaginare, mentre la scalavano con elmetti e stivali dai puntali in acciaio che queste scale, alte e dritte sarebbero rimaste lì morte, sepolte sotto un cumulo di foglie dissotterrate dalla brezza?
Per fortuna posso trovarle io e camminarci con cautela con le mie scarpe morbide, allungando le braccia per mantenere l'equilibrio e ruotandole per catturare un vento che passa facendo il giro. (vv. 35-53)[21]
|
Il vento che «gira in tondo» collega passato e presente. Mentre sale le scale, Corso scopre i legami con i membri della famiglia che un tempo vivessero e lavorarono in quegli stessi spazi, ma facendo movimenti del tutto diversi: tanto pesanti e gravosi erano i passi degli immigrati di un tempo, quanto leggeri e ariosi i suoi oggi. L'ultima strofa alleggerisce il tono tornando al presente: se un tempo le scale sopportavano il peso del lavoro quotidiano degli avi, ora vengono calpestate dalle morbide scarpe da tennis dalla nipote. Su quel pianerottolo, la poetessa si ferma e cerca di cogliere il vento del passato, sapendo che la storia è ciclica e che lo spirito degli avi potrebbe non essere lontano.
Le scalinate di Pittsburgh furono costruite da antichi emigranti italani. All’inizio del secolo ondate di lavoratori non qualificati provenienti principalmente dal sud Italia affluirono nella città in espansione che offriva opportunità di lavoro nelle acciaierie, nelle miniere di carbone e nell'edilizia. Secondo lo storico Thomas Capozzoli, nel 1930 un abitante su sei di Pittsburgh era un immigrato e la maggior parte di loro proveniva dall'Italia, richiamati da migrazioni a catena dallo stesso paese o dalla stessa regione. Da Ellis Island, una ferrovia portava i nuovi arrivati verso la Pennsylvania occidentale, dove venivano assunti nelle fiorenti industrie siderurgiche e carbonifere della contea di Allegheny. I lavoratori immigrati utilizzavano queste scale come principale mezzo di trasporto pubblico per andare ogni giorno dalle loro case sulle colline alla fabbrica nella valle e viceversa. Ella Street, ad esempio, attraversa il quartiere di Bloomfield considerato la Little Italy di Pittsburgh, per i suoi abitanti di origine abruzzese.
Non è raro vedere testimonianze della presenza italiana sulle scale della città stessa. Il quartiere Hays, una zona della città formata negli anni '20 grazie all’arrivo di immigrati provenienti dal paese campano di Controne, ospitava gli impiegati presso le industrie Jones & Laughlin e US Steel Mills. Sulle scale che attraversano questo quartiere, rimane oggi una targa a ricordare un certo Carl «Gimp» Giampaolo (1915-2015) che visse lì per ben cento anni e fu attivo nella difesa della comunità.[22]
Italiani furono anche tra i costruttori delle scalinate soprattutto tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900. Tra loro era anche il nonno siciliano di Paola Corso, un muratore che la nipote ricorda per le dita grosse e i palmi induriti. Nella poesia Vertical Bridges (Ponti verticali) Corso rende omaggio a lui e agli altri antenati, ammettendo però una colpa di omissione nella protezione della loro memoria:
|
Steps my grandfather, a stonemason from Sicily, built. Steps my Calabrian father climbed to and from the steel mill.
The more I saw, the more I realized what I had overlooked since
childhood, what had come to draw my attention and why. |
Gradini costruiti da mio nonno, un muratore siciliano. Gradini che il mio padre calabrese saliva e scendeva dall'acciaieria.
Più guardavo, più mi rendevo conto di ciò che avevo trascurato fin dalla mia infanzia, di ciò che finalmente ha attirato la mia attenzione e del suo perché. (vv. 25-28)[23]
|
St. Thomas Street: le strade degli immigrati
Fig. 5 Saint Thomas Street
(Crediti: https://www.frontiernet.net/~rochballparks2/towns/pgh_steps.htm)
Dopo la costruzione delle strade, alcune scalinate che vi corrono parallele alla strada sono diventate inutili e obsolete. Sembrano quasi simboleggiare tutte quelle storie di vita secondarie e dimenticate, svoltesi in sordina, parallelamente alla storia ufficiale. Quelle rimaste nei margini.
Succede nella Saint Thomas Street, ad esempio, dove la strada principale è affiancata non da una, ma da due scale separate (fig. 5). Sembrano la memoria visibile di una difficile integrazione che un tempo segnava la popolazione immigrata: la strada americana, liscia e asfaltata, è affiancata dai gradini più impegnativi dove arrancavano gli emigranti, tentando di crearsi una nuova vita. In alcuni casi, queste scale finiscono bruscamente in un vicolo cieco, quasi a ricordare antichi fallimenti e vecchie delusioni.
Paola Corso coglie questo valore metaforico in una poesia che dedica alla memoria del nonno, Antonio Calderone, On the Way Up (Salendo), che riportiamo qui integralmente. La poesia è priva di qualsiasi tipo di punteggiatura, ad eccezione del punto finale, quasi a mimare la mancanza di punti di orientamento dell’emigrante e la sua confusione mentale. Anche la struttura visuale della poesia riflette la presenza fisica di quei gradini degradati.
|
ON THE WAY UP
As we climb these steps look out on our city ribbons of river bridges arching their golden spines duet of valley and hill
as we look out to buildings huddled together a fountain pluming in the mist an incline zippering up its track
remember the immigrant who came here his chisel and his mallet to build these stairs with concrete fists
remember him on a steep hill standing on tan edge the width of his feet the width of misstep and fall
standing with its pick picking away at a glacier of rock dirt up his nose dust in his eyes grit between his teeth
and down his neck a foreman who brushes his topcoat adjusts his pocket watch to time lunch
each step we take a step in the past our ancestors their uncertain futures we on steady ground
each step, a step in the future new immigrants on the way up and for every step we take they take three one forward, one backward, one waiting.[24]
|
SALENDO
Mentre salite questi gradini guardate la nostra città i nastri dei fiumi i ponti che inarcano i loro dorsi dorati un duetto di valle e collina
mentre guardate quegli edifici ammassati una fontana nella nebbia una salita che si snoda
ricordate l'emigrante qui giunto con il suo scalpello e il suo martello per costruire queste scale con pugni di cemento
ricordatelo su una collina ripida in piedi sul bordo dell’oscurità la misura dei suoi piedi la misura di un passo falso e di una caduta
in piedi con il suo piccone scalpellava un ghiacciaio di roccia sporco nel naso polvere negli occhi sabbia tra i denti
e dentro il collo un caposquadra si spazzola il soprabito regola l'orologio da taschino per calcolare l'orario del pranzo
ogni passo che facciamo è un passo nel passato i nostri antenati il loro futuro incerto noi su un terreno stabile
ogni passo, un passo nel futuro nuovi immigrati anch’essi in salita e per ogni passo che facciamo noi loro ne fanno tre uno avanti, uno indietro, uno in attesa.
|
In questa poesia i gradini si mostrano chiaramente come tratto d’unione tra oggi e ieri, ma al contempo, mostrano il percorso differenziale che l’emigrante deve intraprendere per adattarsi a un nuovo terreno e a un nuovo stile di vita.
Le scale possono anche essere viste come simboli di ascesa sociale e Corso afferma: «Sono un simbolo politico, una gerarchia con i poveri in fondo e, in cima, i potenti».[25] Si pensi alla famosa scalinata di Rocky Balboa a Philadelphia, immortalata nel film Rocky del 1976 di John G. Avildsen, scritto e interpretato da Sylvester Stallone. Quella larga scalinata bianca è diventata il simbolo di un riscatto, della lotta per una difficile accettazione e americanizzazione. Dopo quel film, la scalinata ha smesso di essere semplicemente l’entrata del Philadelphia Art Museum ed è diventata icona di coraggio. Le scale di Pittsburgh sono meno famose, ma non certo meno poetiche.
Canton Avenue: gradini e lavoro
Fig. 6. Canton Avenue
(Crediti: https://www.frontiernet.net/~rochballparks2/towns/pgh_steps.htm)
A volte, le gradinate di Pittsburgh diventano così ripide che sono difficili da scalare. Canton Avenue, ad esempio, raggiunge la straordinaria pendenza del 37%. È una vertiginosa metafora spaziale dell'ascesa sociale e delle difficoltà affrontate da generazioni di emigranti: lavoratori non qualificati, il cui sforzo fisico ha plasmato sia il paesaggio della città che la sua identità collettiva.
Per Corso si tratta di una questione molto personale: il nonno calabrese era un gruista che per 47 lunghi anni ha sudato agli altoforni in un'acciaieria dell'Allegheny Ludlum nella zona di Brackenridge. Corso ci racconta che durante il suo ultimo turno di notte, i suoi figli hanno preso in prestito una Cadillac e lo hanno accompagnato a casa all'alba, così che non dovesse salire ancora una volta i gradini della collina. La poesia A Cigarette Butt on a Landing (Un mozzicone di sigaretta su un pianerottolo) commemora proprio questo episodio. Il nonno appare qui mentre intraprende una «nuova strada» che diventa il segno di una nuova vita.
|
Old-timers climbed steps before they were cool, before they were the destination. They climbed
to church and school, to a haircut and soda pop. And to a steel worker, steps were the route
to punch in and out, the route he didn’t want to take except on payday.
On my grandfather’s last night shift operating a crane before he retired,
my father and his brothers borrowed a Cadillac and drove him home at sunrise.
He wasn’t gonna climb up no stairs on his last day of work after 47 years
in a sweat cabin above open fire. He came home to a pancake breakfast,
to maple syrup, strips of bacon, black coffee. Home, an old destination. Home, a new route. |
I vecchi salivano le scale prima che diventassero di moda, prima che diventassero una meta. Le salivano
per andare in chiesa e a scuola, dal barbiere e a prendere una bibita. E per un operaio siderurgico, i gradini erano la strada
per timbrare il cartellino, la strada che non avrebbe voluto percorrere se non nel giorno di paga.
Durante l'ultimo turno di notte di mio nonno alla guida di una gru prima di andare in pensione,
mio padre e i suoi fratelli presero in prestito una Cadillac e lo accompagnarono a casa all'alba.
Non avrebbe salito nessuna scala nel suo ultimo giorno dopo 47 anni di lavoro
passati sudando dentro una cabina sopra un fuoco aperto. Tornò a casa e trovò una colazione a base di pancake,
sciroppo d'acero, strisce di pancetta e caffè nero. A casa, una vecchia destinazione. A casa, una nuova strada. (vv. 15-30)[26]
|
Coast Avenue Steps: gradini come direzione
Fig. 7. Coast Avenue Steps da Monroe Street (foto di Lee Ann Draud)[27]
Una stretta scalinata taglia di netto la collina a Coast Avenue come una lama di coltello ed offre una vista suggestiva. Sembra assegnare un senso di sicuro orientamento e direzione spaziale. Nella poesia On your fingertips (Sulla punta delle dita), Corso trasforma questa consapevolezza direzionale in una coscienza generazionale e identitaria che trasmette ai figli, depositari di un prezioso patrimonio. Qui i gradini sono espressioni visive del percorso degli immigrati che sanno il luogo che lasciano e guardano al luogo da raggiungere. Queste scale sono il corso del destino, dice Paola Corso giocando con il significato del suo cognome.
|
I say to my sons: Sono Corso. Siete Corso. Siamo Corso. We are the course, the main street, the boulevard, the parade that passes by. We are New Yorkers, and I will boat you to the Statue of Liberty and you will land. You’ll trace the letters of our name, curved and circular, winding like a hairpin turn on the road to your grandfather’s hill town.
The C, the O, the R, the S, and O. Your course rests on your fingertips. Someday you’ll know who you are and what direction to take. Live your life. Live your name.
|
Dico ai miei figli: Sono Corso. Siete Corso. Siamo Corso. Siamo il corso, la strada principale, il viale, la parata che passa. Siamo newyorkesi, e vi porterò in nave alla Statua della Libertà e lì sbarcherete. Traccerete le lettere del nostro nome, curve e circolari, sinuose come una curva a gomito sulla strada che porta al paese collinare di vostro nonno.
La C, la O, la R, la S e la O. Il vostro percorso è sulla punta delle dita. Un giorno saprete chi siete e quale direzione prendere. Vivete la vostra vita. Vivete il vostro nome. (vv. 16-24)[28]
|
Hunnel Street: i gradini come struttura narrativa
Fig. 8. Hunnel Street, piccola strada residenziale (foto di Lee Ann Draud)
Su Hunnel Street, strada modesta, i gradini procedono a scatti con una serie di pianerottoli in salita. La poesia di Corso utilizza spesso versi che ricordano strutturalmente dei gradini fisici, ma anche nei suoi lavori di prosa lo stile narrativo procede a gradini, un racconto alla volta. Giovanna's 86 Circles: And Other Stories (2007) e Catina’s Haircut (2010) sono romanzi a gradini. Ogni racconto è un pianerottolo separato ma collegato agli altri, come l'architettura di una scala.
Anche nelle opere in prosa, lo stile di Paola Corso è intriso di realismo magico. I suoi racconti si strutturano attorno a una geografia immaginaria di salite e discese. In The Rise and Fall of Antonio Del Negro (Ascesa e declino di Antonio del Negro), il racconto di apertura di Catina's Haircut, Giorgio ha una visione ad ogni gradino della scala che sale, ogni gradino è un'elevazione letterale e metaforica. Nel secondo racconto, St. Odo's Curse (La maledizione di Sant’Odo), il movimento verticale è invertito: la caduta di Giorgio in una fenditura lo lascia ferito e paralizzato. Allo stesso modo, in Hell and High Water (Inferno e acqua alta), una catastrofica frana spazza via la sua casa in un'unica ondata discendente. La raccolta si conclude con Flash Light (Torcia elettrica), dove l'anziana Maria Ungaro, ora in un cortile di Pittsburgh, agogna invano di riunire i suoi vicini costruendo una terrazza di legno tra le case.
Il desiderio della signora Ungaro, la poetica della connessione, è un desiderio che anima anche a Paola Corso, un’attivista che mira a creare senso di comunità. L’idea dell’incontro si materializza nella convergenza delle due rampe all'angolo tra Osgood Street e Marsonia Street, che non sono solo resti di infrastrutture urbane, ma segni del desiderio umano di salire, muoversi e soprattutto incontrarsi (fig. 8).
Osgood e Marsonia Steps: un punto d'incontro
Fig. 9. Angolo tra Osgood Street e Marsonia Street
(Crediti: https://www.frontiernet.net/~rochballparks2/towns/pgh_steps.htm)
L’attivismo di Paola Corso mira a unire la comunità promuovendo solidarietà oltre la pratica scrittoria. Pochi anni dopo il suo ritorno a Pittsburgh, mentre con i figli partecipava a una pulizia delle scalinate di Troy Hill, Paola Corso racconta di avere avuto una visione, lì, in piedi con un sacco della spazzatura in mano (quasi un momento di «doppia visione», il momento in cui il mondo fisico e visibile lascia lo spazio a uno metafisico e invisibile). «Ho visto un palcoscenico», ricorda Corso. «Non gradini, ma poltrone da teatro. Ho davvero pensato che fosse uno spazio per spettacoli, e ne avevamo 739 in tutta la città».[29]
Quest’attimo di chiarezza ha portato alla fondazione di un'iniziativa artistico-sociale dal nome evocativo, Steppin' Stanzas (strofe a gradinate), insieme al poeta Andrew Edwards nel 2016. Il progetto ha riunito poeti, musicisti e ballerini, tra cui una danzatrice del ventre, in una serie di spettacoli sulle scale pubbliche di Pittsburgh.[30]
Siamo giunti al termine di questo saliscendi poetico, tra verso e performance, in cui le scalinate cittadine sono uscite dall’ambito fisico e geografico per trasformarsi in metafore e desideri realizzati. Questo saggio ha tentato un'esplorazione parallela di poesie e strade, riconoscendo la coesistenza di pietre e luce, ascesa e discesa, lavoro e appartenenza – concetti incarnati in quegli strani gradini di Pittsburgh e reinterpretati attraverso la lente della poesia di Paola Corso.
BIBLIOGRAFIA
C. BAUDELAIRE, Les Fleurs du Mal. Boston, Godine Publisher, 2008.
R. BEHE. Paola Corso’s Vertical Bridges Pays Tribute to Pittsburgh’s Beloved City Steps. «Pittsburgh City Paper», 16 dicembre 2020.
I. CALVINO, Eremita a Parigi. Milano, Mondadori, 2010.
P. CORSO, Featured Poet: Paola Corso, «Italian Americana» XXII, n.1, 2004.
P. CORSO, Perspectives: Grid for Grade, «Pittsburgh Magazine», 24 luglio 2018.
P. CORSO, Vertical Bridges: Poems and Photographs of City Steps, Pittsburgh, Six Gallery Press, 2020.
G. COSTA, Cost a Battle for Officials Trying to Maintain Pittsburgh’s City Steps, «TribLIVE», 23 Marzo 2014.
G. DEMATTEIS, Le metafore della terra: la geografia umana tra mito e scienza, Milano, Feltrinelli, 1986.
S. HONES, Interspatiality. Inhabiting Literary Geography, Cardiff, University of Wales Press, 2024.
The Industrial Historian. Stairway to Accessibility: The History and Symbolism of Stairs. «Medium», 4 Ottobre 2019, https://medium.com/@theindustrialhistorian/stairway-to-accessibility-the-history-and-symbolism-of-stairs-cc446ceea5c1
B. REGAN, T. FABIAN, The Steps of Pittsburgh: Portrait of a City, Pittsburgh, Local History Company, 2000.
M. SPANO, Ovunque siamo. New Italian American Writing, https://ovunquesiamoweb.com/spring-issue-2021/reviews/
[1] City of Pittsburgh, Pittsburgh Citywide Steps Assessment (Maggio 2018). https://www.pittsburghpa.gov/files/assets/city/v/1/domi/documents/23470_pittsburgh_citywide_steps_assessment.pdf
[2] B. REGAN, T. FABIAN, The Steps of Pittsburgh: Portrait of a City, Pittsburgh, Local History Company, 2000, p. 5.
[3] I gradini sono stati paragonati a ponti che collegano villaggi isolati: andare da uno all’altro richiede 5 minuti a piedi ma 2 ore in macchina. Sono stati paragonati a luoghi magici come Diagon Alley di Harry Potter o i disegni di Escher. Sono stati descritti come un luogo di profondo silenzio (Lee Ann Draud, storica e fotografa, dice: «È semplicemente un posto davvero tranquillo — potresti sederti lì e contemplare il mondo sui gradini») o come un luogo giocoso di scoperte (si veda video di Dean Bog (Bogdanovic) The Best Urban Hiking City is Pittsburgh su Youtube).
[4] Ho sperimentato questa figura retorica in diversi contesti e applicata a differenti aree del mondo e della letteratura. Vedi la pagina web Mary Oliver Literary Park/Parco Letterario e altri articoli recenti.
[5] G. DEMATTEIS, Le metafore della terra: la geografia umana tra mito e scienza, Milano, Feltrinelli, 1986, p. 164.
[6] ID, p. 165.
[7] S. HONES, Interspatiality. Inhabiting Literary Geography, Cardiff, University of Wales Press, 2024.
[8] The Industrial Historian. Stairway to Accessibility: The History and Symbolism of Stairs. Medium, 4 Ottobre 2019, https://medium.com/@theindustrialhistorian/stairway-to-accessibility-the-history-and-symbolism-of-stairs-cc446ceea5c1
8 «La Corso in me dovette chiedere a mio padre, mentre stava morendo di cancro, del suo percorso nella vita, della sua via verso la salvezza. Mi disse che era una passeggiata lungo il fiume, passando davanti alla scuola dove da ragazzo italo-americano aveva imparato a parlare». P. CORSO, Featured Poet: Paola Corso, «Italian Americana», XXII n.1, 2004, p. 65.
[10] ID., p. 65.
[11] «Se ammettiamo che il lavoro dello scrittore possa essere influenzato dall'ambiente in cui si compie, dagli elementi dello scenario circostante, allora dobbiamo riconoscere che Torino è la città ideale per lo scrivere. (...) Torino è una città che invita al rigore, alla linearità, allo stile. Invita alla logica, e attraverso la logica apre la via alla follia». I. CALVINO, Eremita a Parigi, Milano, Mondadori, 2010, p. 10.
[12] P. CORSO, Perspectives: Grid for Grade, «Pittsburgh Magazine», 24 luglio 2018. https://www.pittsburghmagazine.com/perspectives-grid-for-grade/
[13] «Corso has used real places to create meaning well beyond their function. In so doing, the author has evoked a beauty that is both authentic and resonant from the commonplace. The author takes the familiar edifices of gradient movement and transforms them into conveyances of emotion and memory. I loved this book because of the originality of its uses of staircases, ladders, etc. as repositories of meaning beyond the usual up and downs of poetic imagery» (M. SPANO, Ovunque siamo. New Italian American Writing, https://ovunquesiamoweb.com/spring-issue-2021/reviews/).
[14] Mi riferisco al famoso poema di Charles Baudelaire Correspondenze (1857). C. BAUDELAIRE, Les Fleurs du Mal, Boston, Godine Publisher, 2008, p. 25.
[15] G. COSTA. Cost a Battle for Officials Trying to Maintain Pittsburgh’s City Steps. «TribLIVE», 23 Marzo 2014, https://archive.triblive.com/local/pittsburgh-allegheny/cost-a-battle-for-officials-trying-to-maintain-pittsburghs-city-steps/.
[16] P. CORSO, Vertical Bridges: Poems and Photographs of City Steps, Pittsburgh, Six Gallery Press, 2020, pp. 120-121.
[17] R. BEHE. Paola Corso’s Vertical Bridges Pays Tribute to Pittsburgh’s Beloved City Steps. «Pittsburgh City Paper», 16 dicembre 2020, https://www.pghcitypaper.com/arts-entertainment-2/paola-corsos-vertical-bridges-pays-tribute-to-pittsburghs-beloved-city-steps-18561395/.
[18] P. CORSO, Vertical Bridges, cit., p. 123.
[19] ID, p. 123.
[20] R. BEHE. Paola Corso’s Vertical Bridges, cit.
[21] P. CORSO, Vertical Bridges, cit., pp. 115-117.
[22] La targa si vede nel video di Dean Bog. The Best Urban Hiking City is... Pittsburgh? YouTube, https://www.youtube.com/watch?v=WW8pDNZz2YI
[23] P. CORSO, Vertical Bridges, cit., p. 114.
[24] P. CORSO, Vertical Bridges, cit., pp. 74-76.
[25] R. BEHE, Paola Corso’s Vertical Bridges, cit.
[26] P. CORSO, Vertical Bridges, cit., pp. 118-119.
[27] Queste scalinate hanno suscitato la curiosità della fotografa Lee Ann Draud, che ha commentato: «Le scalinate di Coast Avenue sono complesse e lunghe. Le sezioni sono collegate da un sentiero pianeggiante in cemento che attraversa una zona boschiva. Mi sarebbe piaciuto vedere come apparivano quando sono state costruite» (e-mail all'autrice, 2 novembre 2025).
[28] P. CORSO, Vertical Bridges, cit., p. 93.
[29] R. BEHE. Paola Corso’s Vertical Bridges, cit.
[30] Si veda il video On the Way Up: City Steps, City Immigrants narrato dalla stessa Paola Corso, che presenta l'evento South Side Slopes Neighborhood Association’s 17th Annual Pittsburgh StepTrek, sabato 7 ottobre 2017 (https://www.youtube.com/watch?v=AlPuH6tH4ws).