“A Elio, maestro d’arte e di vita”: le dediche nei libri della Biblioteca Pagliarani
Barbara Mancini
Intervento tenutosi in occasione del Convegno “Luoghi, oggetti, arredi e case d’autore. Il contesto degli archivi degli artisti e degli scrittori” il 28 ottobre 2025. Si percorrono osservazioni su quanto emerso dall’attività di consultazione dei volumi con dedica conservati presso la Biblioteca Elio Pagliarani.
Dediche – Archivio
Da bibliotecaria, ho particolarmente a cuore la missione propria della mia professione, ovvero quella di rendersi ponte tra un patrimonio e i suoi potenziali fruitori. Ed è nel caso specifico delle raccolte d’autore che si copre di una particolare importanza il materiale cosiddetto – erroneamente – minore, lascito parallelo che merita con altrettanto zelo di essere studiato, valorizzato e diffuso. Queste biblioteche ci parlano, raccontando storie che partono da segnalibri apposti con cura o dimenticati, da sottolineature o appunti, da cartoline scordate o conservate tra le pagine e da lettere o biglietti dei treni custoditi tra scrigni di carta. In questo contesto si collocano senz’altro le dediche, doni personali e irripetibili che sopravvivono per sempre insieme all’esistenza del libro e che permettono di entrare in una storia parallela che arricchisce il filone più ampio di quella letteraria e didascalica; una storia fatta di grafie di autori e personalità che emergono da tracce indelebili di penna o matita. La comunicazione in questo modo veicolata, sia essa amicale o professionale, crea un nesso tra la formalità del libro a stampa e l’intimità di un intervento manoscritto: si ricrea in questo modo quella sorta di preziosità e unicità tipica del manoscritto che inevitabilmente si è venuta a perdere con il libro a stampa, acquisendo il volume il pregio di esemplare irripetibile sia per storia che per valore.
La Biblioteca d’autore Elio Pagliarani promuove tutte quelle attività che favoriscono l’accessibilità e la valorizzazione dell’eredità poetica del suo originario possessore; ciò comprende chiaramente tutto il patrimonio che ci avvicina ad un autore non solo in quanto professionista, ma anche in quanto individuo, in una dinamica dove la storia del libro diventa anche la storia biografica del poeta. Dunque, i circa 350 esemplari con dediche conservati nella sezione Riservati in Viale degli Ammiragli sono visibili sul catalogo OPAC SBN con un’apposita ricerca avanzata e, grazie al lavoro di Maria Gabriella d’Amore, anche disponibili sul sito della Biblioteca nell’apposito data base che ne comprende le digitalizzazioni. Aprendo un varco tra storia della letteratura italiana e dimensione individuale, lo studio di questa raccolta permette di tratteggiare i contorni di diversi tipi di rapporti intessuti da Elio, da quelli più professionali e amicali fino a quelli di rispetto e ammirazione nella dinamica maestro e discepolo. L’obiettivo in questa sede è quello di offrire una generale e non esaustiva[1] panoramica sulla collezione delle dediche, che consegnano al lettore e allo studioso una rete di affezioni vicendevoli, aprendo finestre su frammenti di vita intimi e personali per ricordarci in tante occasioni che gli autori, prima di essere tali, sono anche esseri umani con emozioni, simpatie e vite quotidiane.
Dalla collezione emergono volumi con lasciti manoscritti della mano di personaggi i cui nomi sono molto noti ai più.
Umberto Eco, facente parte insieme a Elio dell’esperienza del Gruppo 63, intesse rapporti di amicizia con gli esponenti della Neoavanguardia e racconta, a tal proposito, di come questa esperienza culturale sia stata vissuta con molto divertimento. Eco descrive Elio come, di quella generazione, «uno dei giovani maestri, e la sua “Ragazza Carla” è ormai un classico della giovane poesia italiana»[2]. Tre sono i libri in possesso di Elio con testimonianza del collega: Diario minimo del 1963[3] – dove “affettuosamente” suggerisce la confidenza del loro rapporto – Sette anni di desiderio del 1983 e Il pendolo di Foucault del 1988.
Di Pier Paolo Pasolini si trova – anche in questo caso, l’avverbio “affettuosamente” accompagna la dedica – la raccolta di saggi Passione e ideologia del 1960[4].
Amico di Elio, Arnaldo Pomodoro – testimone di nottate passate insieme al poeta a bere e fumare al Bar Jamaica di Milano all’inizio degli anni Cinquanta – prende posto in un volume del 1962 di Guido Ballo, Dalla poetica del segno alla presenza continua: Arnaldo e Giò Pomodoro[5]. È anche infatti Giò Pomodoro, tra gli amici più stretti di Elio a Milano, a lasciare traccia di sé in questo libro. A Giò Elio dedicherà il testo Dalle negazioni, raccolto nella Lezione di fisica: il volume viene infatti pubblicato nel 1964 con copertina proprio di Giò Pomodoro in 500 copie[6].
Due i casi curiosi da segnalare e che sarebbero interessanti oggetti di approfondimento per comprendere il viaggio da essi fatto che li ha portati nelle mani di Elio: nella collezione figura un volume di Natalia Ginzburg, Lessico famigliare del 1963[7], che riporta una dedica datata 6 aprile – presumibilmente di quello stesso anno – ma con destinatario il figlio Carlo. All’interno di un libro di poesie di Aldo Nove del 2003, Fuoco su Babilonia[8], anch’esso con dedica, è conservata in allegato una lettera dattiloscritta su carta intestata della casa editrice Einaudi con firma autografa di Italo Calvino e datata 20 novembre 1964.
Sono senz’altro numerose le tracce di coloro che hanno rappresentato per Elio compagni di lavoro, legati al Gruppo 63, e di vita[9]. Una dedica di Elio ad Alfredo Giuliani su Lezioni di fisica e Fecaloro del 1977 bene riassume quanto questo tipo di materiale sia fondamentale per ricostruire una narrazione nella narrazione, quel contesto da tenere ben presente per tracciare la storia della biblioteca di un autore: «Alfredo, vedo che le dediche ai miei libretti precedenti / scandiscono in certo qual modo / i tempi della nostra amicizia / dal formale, all’amichevole grato, al fraterno»[10]. E dunque non solo il già citato Alfredo Giuliani ma anche Luciano Anceschi – fondatore della rivista Il Verri – Alberto Abrasino, Nanni Balestrini – primo redattore insieme a Elio e Alfredo Giuliani della rivista Quindici – Giorgio Manganelli o Adriano Spatola sono alcuni tra gli autografi che si leggono sulle prime pagine di molti volumi donati a Elio.
Si annoverano anche libri nei quali riecheggiano impronte di affezionati altri rispetto al Gruppo 63: sono i casi, per esempio, di Toti Scialoja[11] – uno dei più cari amici di Elio a Roma in quel contesto di rapporti interdisciplinari tra pittura e scrittura – Tommaso Ottonieri o Roberto Roversi.
È opportuno inoltre analizzare le preziose scie ricostruite grazie ai libri con dedica di coloro che sono stati allievi e poi colleghi di Elio e che a lui si sono potuti avvicinare con rispetto, speranza ed entusiasmo per l’avvenire. Partendo infatti dai nomi sui volumi della collezione è possibile imbastire in una ricerca dalla quale emergono racconti e testimonianze di vita tra aneddoti, ricordi di primi incontri e coinvolgimenti di giovani autori esordienti che proprio per merito di Elio trovano spazio nel panorama culturale. Grazie a queste microstorie è possibile approfondire la conoscenza dell’autore e della sua personalità: Marco Caporali – che incontra Elio per la prima volta nel 1985 per poi diventare una sorta di assistente al centro culturale La ragnatela e collaborare con lui alle riviste Ritmica e Videor – di lui dirà: «nel giudicare i versi, Elio non aveva mezze misure, approvava, a volte con entusiasmo, o rifiutava, con i sensi, prima che con l’intelletto. D’altronde la poesia, come l’arte in genere, era per lui questione di pancia»[12].
A Franco Cordelli – all’epoca diciottenne – si deve il racconto dell’aneddoto della presentazione dei Novissimi alla quale si trova, presso la libreria Einaudi, quando il frastuono del pubblico cresce al punto tale da impedire agli oratori di continuare: interviene a quel punto Elio, che inizia a leggere a voce altissima Oggetti e argomenti per una disperazione, zittendo tutti i presenti. L’episodio rivela diverse sfaccettature della sua personalità, «dall’esacerbata moralità che propelleva i suoi slanci, irresistibili quanto le sue collere, allo stoicismo quasi brutale con cui affrontava l’esistenza […], dalla passione pedagogica […], sino all’attitudine teatrale di letture pubbliche»[13].
A discostarsi leggermente dalla struttura più classica della forma della dedica – e quindi degno di menzione a parte – si rivela essere un piccolo gruppo di volumi, sui quali è possibile leggere pensieri personali che spiccano per potenza emotiva ed evocativa.
Giovanna Bemporad, maestra e amica fin dalla giovinezza, dedica il suo Esercizi del 1980 scrivendo «A Elio nel ricordo degli incontri lontanissimi, quasi irreali, della nostra appassionata adolescenza, grondante di poesia»[14].
Sono profondi i ricordi lasciati tra le carte da alcuni nomi riconoscenti, che con parole di ringraziamento esprimono gratitudine e rispetto e che ancora ci permettono di meglio comprendere frammenti della personalità del destinatario di queste dediche. Su Italiano per straniati di Tiziana Colusso si legge «A Elio Pagliarani con la stima che si deve a un maestro sia pure irriverente»[15]. Francesco Marotta personalizza il suo Il verbo dei silenzi del 1991 con «Al Prof. Elio Pagliarani la cui opera rappresenta un insostituibile momento di riflessione e un costante termine di paragone per chiunque voglia impostare un rapporto duraturo con la scrittura poetica. Con affetto e profonda stima»[16]. Bambù: questioni di provincia di Gino Scartaghiande del 1988 rivela al suo interno: «A Elio all'amorosa cura che ha di noi. Con ineguagliabile affetto»[17]. Da ultimo, certamente da menzionare anche in Bianco su nero del 1988 Gianna Sarra, il cui pensiero conciso ma perfettamente esplicativo è stato scelto come titolo di questo contributo: «A Elio maestro d'arte e di vita» che continua poi con «a Cetta, madrina di poesia»[18].
Infine, due ultimi casi sui quali mi è piaciuto soffermarmi, forse perché molto evocativi di una precisa scena della quale è stato bello poter immaginare possibili mimiche, dialoghi e ambienti. Barbara Alberti appunta su Memorie malvage nel 1976: «A Elio Pagliarani che mi ha fatto felice (si ricorda la mia farsa?) con una critica tutta negativa, perché non mi ha trattato con sufficienza (così così) come donna, ma stroncandomi ha affermato una rarità»[19].
Sara Ventroni, che sarà anche assistente di Elio per diversi anni dal 1999 fino alla sua scomparsa, regala un piccolo spaccato del loro rapporto in Nel Gasometro del 2006: «E: “Ma insomma, quando ti sposi?” S: “Non sono innamorata ho solo smesso di fumare” ... mi mancano tanto questi dialoghi col maestro»[20]. I riferimenti a eventi così specifici e personali, che appaiono ai posteri quasi incomprensibili, rappresentano comunque tasselli fondamentali nella ricostruzione del mosaico della raccolta libraria e – come un effetto domino – nel contesto più ampio di una storia letteraria e sociale[21].
Nei libri si trova la vita e partendo da essi la si può ricostruire, per poter risalire alle radici di prodotti artistici e ricomporre i quadri entro i quali gli artisti stessi hanno operato. Da un punto di vista biblioteconomico e archivistico, preservare l’esistenza di questo materiale assume un duplice significato: celebrare la vita dei libri e la vita nei libri.
[1] Sull’argomento, sono già stati condotti competenti studi più specifici e avanzate riflessioni e osservazioni. Si rimanda, per esempio, a Dedicando: il genere dedica nel Novecento italiano: atti del convegno, Roma 25 novembre 2022, a cura di M.G. D’AMORE, D. GUOLO, Genova, Zona, 2023 o a diversi contributi presenti su Rossocorpolingua, che approfondiscono rapporti amicali e intellettuali di Elio con diversi nomi citati in questa sede.
[2] L'Amministrazione comunale di Rimini si associa al cordoglio per la scomparsa di Elio Pagliarani, a cura dell’UFFICIO STAMPA DEL COMUNE DI RIMINI, 2012, online. URL: https://www.comune.rimini.it/novita/notizie/lamministrazione-comunale-di-rimini-si-associa-al-cordoglio-la-scomparsa-di-elio; M. FILONI, Umberto Eco, un grande italiano, «Minima et moralia», 2016, online. URL: https://minimaetmoralia.it/interviste/gruppo-63-intervista-a-umberto-eco/.
[3] U. ECO, Diario minimo, Milano, Mondadori, 1963 (RISERVATI.NARRATIVA.ECO.1963(A), inv. 2218); U. ECO, Sette anni di desiderio, Milano, Bompiani, 1983 (RISERVATI.SAGGISTICA.ECO.1983(A), inv. 3672); U. ECO, Il pendolo di Foucault, Milano, Bompiani, 1988 (RISERVATI.NARRATIVA.ECO.1988(A), inv. 3712).
[4] P. P. PASOLINI, Passione e ideologia (1948-1958), Milano, Garzanti, 1960 (RISERVATI.SAGGISTICA.PASOLINI.1960(A), inv. 2247).
[5] G. BALLO, Dalla poetica del segno alla presenza continua: Arnaldo e Giò Pomodoro, [s.l.], Luigi Maestri, 1962 (RISERVATI.ARTE.BALLO.1962(A), inv. 5437).
[6] Sul rapporto con Arnaldo e Giò Pomodoro si vedano G. POLICASTRO, Conversazione con Aldo Nove, «Le parole e le cose²», 2020, online. URL: https://www.leparoleelecose.it/conversazione-con-aldo-nove/; C. PORTESINE, «Interdisciplinare per caso» (e per ‘negazioni’): Elio Pagliarani e le arti figurative (1954-1965), «Rossocorpolingua», IV, 2021, n. 3, pp. 2-33, online. URL: https://rossocorpolingua.it/node/1813; A. CORTELLESSA, Elio Pagliarani: biografia, «Premio Nazionale Elio Pagliarani», online. URL: https://premionazionaleeliopagliarani.it/elio-pagliarani.
[7] N. GINZBURG, Lessico famigliare, Torino, Einaudi, 1963 (RISERVATI.NARRATIVA.GINZBURG.1963(A), inv. 2125).
[8] A. NOVE, Fuoco su Babilonia: poesie 1984-1996, a cura di G. GAETANI, introduzione di E. PAGLIARANI, Milano, Crocetti, 2003 (RISERVATI.POESIE.NOVE.2003(A), inv. 3731).
[9] Per tutti gli autori che a tal proposito verranno citati e per i rispettivi libri con dedica posseduti si rimanda al già menzionato data base apposito, nel quale è possibile effettuare una ricerca per nome: https://associazioneletterariapremioeliopagliarani.it/db-dediche-elio-pagliarani.
[10] Sul rapporto tra Elio e Alfredo Giuliani è già stato fatto uno studio approfondito da Federico Milone. Si veda F. MILONE, Incontrarsi sui libri: Giuliani, Pagliarani e le loro dediche, in Dedicando: il genere dedica nel Novecento italiano: atti del convegno, Roma 25 novembre 2022, a cura di M.G. D’AMORE, D. GUOLO, Genova, Zona, 2023, pp. 111-120.
[11] Sul rapporto con Toti Scialoja si veda C. PORTESINE, «Interdisciplinare per caso» (e per ‘negazioni’): Elio Pagliarani e le arti figurative (1954-1965), «Rossocorpolingua», IV, 2021, n. 3, pp. 2-33, online. URL: https://rossocorpolingua.it/node/1813.
[12] M. CAPORALI, Incontri con Elio, «Rossocorpolingua», V, 2022, suppl. al n. 4, pp. 4-6, online. URL: https://rossocorpolingua.it/node/1891.
[13] Chiamato da Elio a venticinque anni come suo vice per la rubrica teatrale Paese Sera, Franco Cordelli racconta di quando da ragazzo sottopone i suoi scritti al poeta, il cui giudizio è aspro e sferzante. Si vedano G. POLICASTRO, La democrazia magica. Un’intervista con Franco Cordelli, «Doppiozero», 2012, online. URL: https://www.doppiozero.com/la-democrazia-magica-unintervista-con-franco-cordelli; A. CORTELLESSA, Ma dobbiamo continuare, «Le parole e le cose²», 2012, online. URL: https://www.leparoleelecose.it/ma-dobbiamo-continuare/; F. CORDELLI, Lo sguardo di Wilson, «Antinomie», 2025, online. URL: https://antinomie.it/index.php/2025/09/01/lo-sguardo-di-wilson/.
[14] G. BEMPORAD, Esercizi: poesie e traduzioni, Milano, Garzanti, 1980 (RISERVATI.POESIA.BEMPORAD.1980(A), inv. 562). Sul rapporto con Giovanna Bemporad si vedano S. GHIDINELLI, Gli archivi dei poeti al Centro Apice, «Rossocorpolingua», VII, 2024, suppl. al n. 2, pp. 18-26, online. URL: https://rossocorpolingua.it/node/1999; M. MARCHI, Ulisse e la madre. Omero secondo Giovanna Bemporad, «Quotidiano nazionale», 2024, online. URL: https://www.quotidiano.net/blog/marchi/ulisse-e-la-madre-omero-secondo-giovanna-bemporad-7-83.62813.
[15] T. COLUSSO, Italiano per straniati, con un saggio di G. DELLI SANTI, Milano, Fabio d’Ambrosio, 2004 (RISERVATI.POESIA.COLUSSO.2004(A), inv. 5114).
[16] F. MAROTTA, Il verbo dei silenzi, [Spinea], Edizioni del Leone, 1991 (RISERVATI.POESIA.MAROTTA.1991(A), inv. 4751).
[17] G. SCARTAGHIANDE, Bambù: questioni di provincia, Roma, Rotundo, 1988 (RISERVATI.POESIA.SCARTAGHIANDE.1988(A), inv. 828).
[18] G. SARRA, Bianco su nero: poesie 1984-1986, prefazione di A. SERRAO, tre acqueforti di B. CANOVA, Roma, Rossi&Spera, 1988 (RISERVATI.POESIE.SARRA.1988(A), inv. 687).
[19] B. ALBERTI, Memorie malvage, Venezia, Marsilio, 1976 (RISERVATI.NARRATIVA.ALBERTI.1976(A), inv. 3680).
[20] S. VENTRONI, Nel gasometro, nota di E. PAGLIARANI, postfazione di A. NOVE, Firenze, Le lettere, [2006] (RISERVATI.POESIA.2006(A), inv. 3683). Per il rapporto con Sara Ventroni si veda C. PETROLLO, La temperanza insonne di Sara Ventroni, «Rossocorpolingua», III, 2020, n. 2, pp. 23-25, online. URL: https://rossocorpolingua.it/node/1693.
[21] Come già è stato accennato, questo intervento voleva essere uno sguardo generale senza pretesa di esaustività: per un’indagine più approfondita si segnala anche la possibilità di consultazione dell’Archivio Elio Pagliarani, che conserva la corrispondenza con nomi citati in questa sede e molti altri: https://associazioneletterariapremioeliopagliarani.it/db-archivio-elio-pagliarani?page=16.