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Recensioni

di Marco Menato

 

Giuseppe Bellosi, Leo Valli editore in Lugo MCMXXIX – MCMXXXIII, Imola, La Mandragora editrice, 2025, 238 p., ill., isbn 978-88-7586-770-6, s.i.p.

Giuseppe Bellosi, bibliotecario di Fusignano (RA) e specialista di etnografia romagnola (vedi la bio-bibliografia in Wikipedia), mi invia in dono questa magnifica bibliografia stampata in offset (ed è già un dato di pregio) dalla tipografia Ge.Graf di Bertinoro in 99 copie, che recano, nella pagina dopo il frontespizio, manoscritto con stilografica il nome della persona o dell’istituzione a cui sono donate. Tra i ringraziamenti c’è pure la Biblioteca statale isontina di Gorizia, da me diretta per molti anni, e a questo devo il dono che mi è giunto inaspettato entro un pacco superbamente confezionato, a prova della febbre postale.

La bibliografia si propone di descrivere la piccola attività editoriale di Leonida, detto Leo, Valli (Lugo 1904 – Roma 1938), capace imprenditore nel settore vitivinicolo, che a un certo punto della sua attività impiega le risorse, certamente cospicue, ottenute con il commercio, per impiantare una piccola casa editrice, destinata alle pubblicazioni di storia locale. Dal 1929 al 1933 (successivamente Valli partecipa alla guerra di Spagna e muore nell’ospedale militare di Roma) escono infatti tredici edizioni, quattro delle quali nella collana “Storie lughesi stampate a Lugo” che doveva essere il cardine della casa editrice, identificata dalla marca editoriale della caveia, strumento della tradizione contadina (p. 31-32). A queste fanno da contraltare altre edizioni non reperite e che Valli aveva annunciato, si tratta quindi di edizioni definite in bibliografia “fantasmi” (p. 67-70). Il tipografo prescelto è Edmondo Ferretti, figura importante nel panorama lughese, sul quale Bellosi fornisce parecchie notizie (p. 21-29). Il corpo del volume comprende gli annali editoriali (p. 77-222) per i quali Bellosi sceglie uno stile descrittivo molto analitico, unito a fotografie a colori su elegante fondo nero di parti significative dei testi. Di ogni edizione viene, tra l’altro, specificato il numero di copie presenti nelle biblioteche italiane sulla base del catalogo del Servizio bibliotecario nazionale, mentre per le sette biblioteche della Romagna sono stati controllati anche i relativi cataloghi a schede. Solo gli esemplari conservati nella Biblioteca comunale “F. Trisi” di Lugo e in quella dell’Autore sono descritti in modo ampio (avrei però preferito che quelli della “Trisi” riportassero anche la collocazione e il numero di inventario). Eccellente lavoro bibliografico, nel quale si apprezza oltre all’esattezza delle descrizioni (soprattutto ora che siamo invasi da sciatti cataloghi elettronici), la vastità e la profondità dell’erudizione su un argomento che tocca vari aspetti della cultura primonovecentesca a Lugo e in Romagna in generale.

 

Originali. I manoscritti dei poeti d’oggi e le poetiche verbo-visuali in Italia, a cura di G. Lambroni e D. Speranzi, Firenze, Giunti, 2025, 287 p., ill., isbn 979-12-2327-907-6

Accattivante catalogo della mostra organizzata dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze nel periodo maggio – luglio 2025, sul fondo Lamberto Pignotti (Firenze 1926), uno dei padri della poesia visiva italiana, con all’attivo una diffusa produzione poetica, saggistica e pittorica. Il fondo, donato dall’Autore nel 2024, è unico nel panorama almeno italiano e si inserisce bene nel contesto delle raccolte contemporanee della Biblioteca nazionale fiorentina, che in questo campo vanta la maggiore collezione di libri d’artista (ma libro d’artista e poesia visiva non sono sempre interscambiabili!) messa assieme dall’imprenditore Loriano Bertini, acquistata nel 2000 e dotata nel 2025 di un catalogo scientifico curato da Davide H. Speranzi, liberamente scaricabile  (https://bncf.cultura.gov.it/pubblicazioni/io-sono-quello-che-ho-donato/). Quello di oggi, del quale mi piace segnalare l’ampia introduzione storico-metodologica sempre di Speranzi, all’epoca responsabile del dipartimento manoscritti e rari della Nazionale e ora approdato all’Università di Firenze, è invece edito da Giunti, con un prezzo non proprio esiguo di € 35,00. La parte centrale del catalogo, interamente redatto in italiano e in inglese, è dedicata ai 36 poeti più rappresentati nel fondo (p. 65-220), seguono l’inventario archivistico del fondo (p. 221-275, fra i corrispondenti Elio Pagliarani) e l’intervista a Pignotti di Giovanna Lambroni e Domenico Pace (p. 227-233).

 

Biblioteca civica d’arte e architettura Luigi Poletti, Modena, In forma di libro. I libri di Loretta Cappanera, a cura di Francesca Agostinelli e Luca Pietro Nicoletti, Modena, Edizioni Artestampa., 2025, 78 p., ill., isbn 979-12-5576-256-0, € 20,00

Diciassettesimo numero della collana “In forma di libro” curata dalla Biblioteca Poletti e catalogo della omonima mostra aperta tra settembre 2025 e febbraio 2026. Dopo la Nazionale di Firenze, la Poletti è la biblioteca pubblica maggiormente interessata al fenomeno del “libro d’artista”, tanto da avere acquisito la grande collezione della prof.ssa Maria Gioia Tavoni (1939-2025), docente di Bibliografia e Biblioteconomia nell’Università di Bologna (non a caso Cappanera le ha dedicato il catalogo). Loretta Cappanera (1956), udinese, inizia come pittrice ed incisore, dopo l’incontro con Franco Vecchiet e Maria Lai si dedica al libro d’artista, usando diversi materiali, fra i quali la fotografia e il tessuto, e tecniche compositive. Espone 45 pezzi costruiti dal 1993 ad oggi, due dei quali sono stati donati alla Biblioteca insieme ad un altro che era già presente nella collezione Tavoni. Il catalogo comprende i contributi di Agostinelli (di carattere biografico) e Nicoletti (di carattere storico critico), una illustrazione per ciascun pezzo e le ampie schede descrittive ordinate cronologicamente, che potrebbero diventare un esempio per tale tipologia libraria. In chiusura le principali mostre alle quali ha partecipato, tra le quali mi piace ricordare quella inaugurata nel 2016 nella Biblioteca statale isontina di Gorizia, intitolata “Biblioteca memoria dei segni” dove scoprii che “Il libro è immerso in un colore, quell’azzurro color di lontananza, che ha il sapore del cielo e del mare e nel contempo conduce all’interiorità e all’approfondimento” (Agostinelli, p. 12). 

 

 

Marco Bortolotti – Bruno Sabelli, Gadda in transito. Catalogo commentato delle edizioni, “Libri nel Borgo. Catalogo 6”, Bologna, Pendragon, 2024, 220 p., ill., edizione di 99 es. numerati a mano + 50 fuori numerazione per la vendita, isbn 978-88-3364-714-2, € 20,00

Anna Laura Rabitti, Fili. Trine e ricami, tessuti, moda e costume. Prefazione di Arianna Boria, Bologna, Pendragon, 2025, VI-169 p., ill., isbn 979-12-5718-044-7, € 20,00, catalogo della libreria Libri nel Borgo di Bologna, in collaborazione con la Libreria Antiquaria Docet di Bologna e la Libreria Antiquaria Drogheria 28 di Trieste.

Non siamo più abituati ai cataloghi di vendita cartacei che un tempo piovevano sulle scrivanie di bibliotecari e collezionisti in un numero davvero importante e che ora sono diventati improvvisamente ricercati, dato che il passaggio ai cataloghi elettronici ha decretato la loro completa estinzione. Tuttavia, qualche libraio rimane affezionato a quell’antico modo di presentare la propria merce e quindi capita ancora di trovarsi fra le mani simili strumenti. Simili, ma non uguali, perché i due cataloghi che presento sono nella realtà due bibliografie tematiche, dedicate a Gadda e alla moda in generale, nelle quali i singoli pezzi posti in vendita oltre ad essere descritti in maniera puntuale sono anche commentati dal punto di vista storico e culturale, offrendo quindi un tipo di lettura e di consultazione autonomo dall’attività di compravendita. È certamente la nuova frontiera dei cataloghi di vendita che in un certo senso ci fa ritornare alle origini, quando i cataloghi di antiquariato (penso a quelli di Hoepli) erano dei veri e propri compendi di storia letteraria e per questo motivo sono tuttora utilizzati. È impossibile ovviamente tornare nel passato e quindi la vendita dell’usato, modernariato o antiquariato che sia, oggi non può che passare tramite i canali elettronici on line, ma ogni tanto poter sfogliare in pace e con diletto un catalogo cartaceo, ben costruito e illustrato, che non si getta nel cestino dopo la spunta, ci mette di buon umore!

 

Sergio Vatta, La nostra vita, degna, nella casa umana. Disegni e dipinti da collezioni pubbliche e private di Virgilio Giotti, Paolo Belli e Nina Schekptoff. Con un contributo di Gabriella Norio, Trieste, Libreria antiquaria Drogheria 28, 2026, 122 p., ill., isbn 978-88-96925-67-6, € 20,00

Virgilio Giotti, Appunti inutili. Con un saggio di Simone Volpato, Dueville, Ronzani, 2025, 90 p., ill., “Vento Veneto, 46”, isbn 979-12-5997-044-2, € 14,00.

Virgilio Giotti (Trieste, 1885-1957) è più noto come poeta, ma la sua attività artistica iniziò con il disegno, come ci mostra bene il catalogo di questa mostra allestita da Vatta nel museo Let’s ossia il museo della letteratura triestina (https://lets.trieste.it/ita/) della Biblioteca civica Hortis di Trieste (18 marzo – 27 aprile 2026). È la storia di Giotti e della sua famiglia, considerata sotto l’aspetto artistico, in quanto tre su cinque componenti hanno usato il disegno per esprimersi, con risultati efficaci e mai banali. Di Virgilio si mette in rilievo nel capitolo secondo anche il contributo offerto a Umberto Saba nella cura grafica dell’attività della libreria e mini-casa editrice oltre che come rilegatore (aspetto fino ad oggi poco considerato e invece molto interessante se solo fosse continuato in modo più stabile): collaborazione che si conclude quasi improvvisamente intorno ai primi anni Trenta, probabilmente per motivi economici (secondo me). I capitoli terzo e quarto sono invece dedicati all’attività artistica del figlio Paolo che, come detto si interrompe con la chiamata alle armi e con la successiva scomparsa in Russia nel 1943, insieme al fratello Franco, e della moglie Nina, di origine russa (che Virgilio conosce a Firenze), delicata acquarellista di temi molto vicini a quelli del marito, tanto che Vatta vede “la comune aspirazione al raggiungimento di un obiettivo comune confinato tra le mura della loro casa” (p. 80) in via La Marmora n. 34, abitata dopo il ritorno a Trieste da Firenze nel 1919 fino alla fine (da qui la citazione nel titolo). L’ultimo capitolo è di Gabriella Norio, bibliotecaria della Hortis, che analizza la posizione di Giotti nei confronti dell’educazione infantile, nel quadro del pensiero pedagogico del Novecento. Il catalogo, edito senza alcun contributo pubblico, si distingue per la grafica accurata e per l’ottimo apparato illustrativo, comprese rare fotografie, provenienti da collezioni private, che ritraggono il poeta e la sua famiglia. In fine, ampia bibliografia e utilissimo indice delle mostre dei disegni di V. Giotti.

Simone Volpato, libraio antiquario con sede a Trieste, l’unico che in regione può qualificarsi socio Alai, ha curato la nuova edizione degli Appunti inutili di Giotti, che erano usciti nel 1959 con la sigla editoriale dello Zibaldone di Anita Pittoni (1901-1982), animatrice culturale di una Trieste che non c’è più e che Volpato ha valorizzato con molti studi e con il salvataggio del suo archivio. Dal 1946 al 1955, senza alcuna costanza e volontà diaristica, Giotti scrive queste brevi e dolorose note, quasi a sanare (se veramente si potesse) l’assurda morte di due figli in terra di Russia. In appendice la “Storia di un libro” (p. 63-89), diario di bibliografia e filologia scritto con sentimento dal curatore. Libretto del quale si apprezza anche la semplice grafica, che bene si sposa con l’animo giottiano.