Centri o periferie? Sguardi sul perché delle antologie di poesia regionale
Loredana Magazzeni
RIASSUNTO
A partire da Le radici e l’altrove. Sguardi sulla poesia contemporanea abruzzese (Seri Editore, 2025) sarebbe utile innescare una riflessione sulle antologie, in particolare sulle antologie di poesia regionale. Nell’antologia sono seguiti alcuni criteri di equità, a mio parere politici, perché appaiono presenti in egual numero poeti affermati e giovani esordienti, poeti di tre diverse generazioni, donne e uomini in pari numero. Su queste scelte è bene spendere alcune parole per individuare linee di tendenza, al di là degli stili personalissimi e diversi fra loro.
PAROLE CHIAVE: poesia contemporanea abruzzese, stili, tendenze
ABSTRACT
Starting with Le radici e l’altrove. Sguardi sulla poesia contemporanea abruzzese (Seri Editore, 2025), it would be useful to spark a reflection on anthologies, particularly those of regional poetry. The anthology follows certain criteria of equity, which in my opinion are political, because it features an equal number of established poets and young emerging ones, poets from three different generations, and equal numbers of women and men. It’s worth spending a few words on these choices to identify trends, beyond the highly personal and diverse styles.
KEYWORD: contemporary Abruzzo poetry, styles, trends
A partire da Le radici e l’altrove. Sguardi sulla poesia contemporanea abruzzese (Seri Editore 2025) sarebbe utile innescare una riflessione sulle antologie, in particolare sulle antologie di poesia regionale.
Il percorso delle antologie di poesia è lungo e variegato nelle varie epoche. Rispecchia posizioni, prospettive, scelte che riflettono il proprio tempo o il passato, per questo esse appaiono frutti deperibili o, all’inverso stanze, mappe e cantine da tenere a disposizione per consultazioni ripetute o saltuarie, sempre comunque fruttuose e colme dello spirito del tempo.
Questo libro è nato da un desiderio, quello di ritrovare delle radici molto amate, le mie. L’altro desiderio è stato quello di creare un senso di comunità fra poeti che hanno una comune matrice geografica e temporale, di studiare se esistano affinità, ricorrenze testuali o tematiche, delle particolarità fra le scelte che essi operano nella poesia, di fronte alle tante possibilità che offre la ricerca linguistica e la tradizione poetica abruzzese e nazionale.
È recentissima l’indagine compiuta da Cristiana Panella e Carlo Salzani, dal titolo Il tappeto e la farfalla. La poesia come evento antropologico (puntoacapo 2026), i cui vari saggi esplorano il territorio della letteratura come un campo per indagare i legami con le culture umane, l’umanità dell’essere poeti.
Forse mi sbaglio, ma fino a poco tempo fa, la poesia abruzzese veniva identificata automaticamente con la poesia dialettale, facendo coincidere un confine geografico con i dialetti locali.
Importante per la valorizzazione del dialetto come lingua popolare rimane l’apporto di poeti come Pier Paolo Pasolini, che in Poesia dialettale del Novecento, un importante studio critico scritto con Mario Dall'Arco, si soffermava su alcuni grandi autori dialettali di varie regioni, fra cui l’Abruzzo, e sulle espressioni della moderna poesia dialettale italiana, rivendicandone la pari dignità con quella in lingua. Ne costituisce il nucleo centrale un'antologia di testi con traduzione italiana, organizzati secondo un percorso geografico dal Sud al Nord, fino all'esperienza dei poeti friulani, quella Academiuta di lenga furlana cui sentiva di appartenere.
Anche l’indagine compiuta da poeti come Manuel Cohen, Valerio Cuccaroni, Rossella Renzi, Christian Sinicco, dal titolo L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie fra Novecento e Duemila (Gwynplaine 2014), rivendica l’identità di lingua di poesia alle lingue neodialettali e postdialettali della seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento, così come considera importante il recupero del dialetto in un’Italia policentrica, «come lingua e cultura minoritaria fra le tante lingue e culture minoritarie del mondo, all’interno di un più vasto fenomeno globale di transculturalismo, meticciato, pluri - e mistilinguismo, in cui le questioni poetiche si intrecciano a quelle geopolitiche».
La poesia regionale è dunque un campione della mappa plurima e frammentata della lingua e della cultura italiana, una cultura fatta «di mille centri e mille periferie».
Secondo il critico abruzzese Simone Gambacorta, ad oggi le principali antologie di poesia abruzzese sono quattro: quella di Vittoriano Esposito, Parnaso d’Abruzzo. Rassegna di poeti in italiano, latino e dialetto, 1880-1980, (Edizioni dell’Urbe 1980); di Giammario Sgattoni, Poesia abruzzese del Novecento. 23 poeti in lingua d'Abruzzo e Molise (Quadrivio 1961) e due antologie di Anna Ventura, Il sole e le carte Antologia di poesia abruzzese contemporanea in lingua (Marcello Ferri Editore 1981); Canzoni come il grano, (Del Romano 1995).
Per la regione Marche una delle principali antologie, modello di metodo, appare quella di Guido Garufi e Remo Pagnanelli, Poeti delle Marche, Forlì, (Forum/Quinta generazione 1981), cui seguirono nel 1998 La Poesia delle Marche. Il Novecento e, alla fine del 2021, La Poesia delle Marche. Il Novecento e oltre, sempre curata da Garufi.
Secondo Garufi e Pagnanelli, scopo delle antologie è far conoscere le poetiche, mentre il curatore si fa mediatore tra opera e pubblico. La domanda che pongono è se esistano linee di tendenza, quali sono i rapporti tra letteratura regionale e letteratura nazionale, l’equilibrio fra il gioco delle influenze fra centro e periferie, equilibrio che non sempre «depone a favore dei cosiddetti centri», e spesso consiste in una pendolarità di scambi, rilevando una «funzione provincia» attiva per tutto il Novecento.
Sempre secondo i critici e poeti marchigiani, alle linee di tendenza sono subentrati gruppi, nelle poetiche un equilibrio tra tradizione e novità, mentre i poeti non scelgono la fuga ma appaiono ben integrati nel territorio di appartenenza. Spesso la scelta formale va verso una poesia che diventi discorso argomentante, più che verso la sperimentazione di forme o lo straniamento delle strutture linguistiche, e si concentra maggiormente sull’esperienza individuale inserita nella storia.
Laura Pugno, nella sua Mappa immaginaria della poesia italiana contemporanea (Il Saggiatore 2021), afferma che la poesia italiana può essere vista come una comunità di persone e di opere. Il poeta costituisce «la somma del campo di forze delle sue opere, della percezione delle stesse da parte della comunità, delle influenze date e ricevute su altri poeti» e su una ipotetica mappa «può tradursi in un nodo nello spazio».
La mappa, secondo Daniela Brogi, nel suo Lo spazio delle donne (Einaudi, 2022) «non agisce mai, banalmente, come un elenco, ma è una rappresentazione del territorio, una messa in vista dell’essenziale, un ritratto (o autoritratto) di famiglia».
Oggi la stragrande maggioranza dei poeti inseriti nell’antologia Le radici e l’altrove. Sguardi sulla poesia contemporanea abruzzese esercitano un peso culturale grandissimo sul loro territorio, e usano la lingua italiana con saltuari inserti in cui il dialetto è presente (lessicalmente o sintatticamente) ma riletto e piegato a squarcio di memoria, da cui toccare più da vicino persone e affetti del passato e del presente.
Nell’antologia si sono seguiti alcuni criteri di equità, a mio parere politici, perché appaiono presenti in egual numero poeti affermati e giovani esordienti, poeti di tre diverse generazioni, donne e uomini in pari numero. Su queste scelte è bene spendere alcune parole per individuare alcune linee di tendenza, al di là degli stili personalissimi e diversi fra loro.
La cosiddetta generazione maggiore, costituita da poeti con una produzione consolidata e pluriennale, ha tra le sue presenze Antonio Alleva, Daniele Cavicchia, Pietro Civitareale, Nicoletta Di Gregorio, Anna Maria Giancarli, Marcello Marciani, Dante Arnaldo Marianacci, Francesco Paolo Memmo, Renato Minore, Renzo Paris, Remo Rapino, Daniela Quieti, Stevka Šmitran, Marco Tabellione.
Considerando la ricerca di questi autori, e il lavoro culturale da loro svolto nei decenni, possiamo già individuare un nucleo, un microcosmo da cui guardare oggi alle seconde generazioni di intellettuali abruzzesi. Un lavoro culturale allargato all’editoria (Di Gregorio, Di Felice, Ulbar), alla comunicazione pubblica come giornalisti, alla critica letteraria e alla traduzione, alla scuola e all’Università come docenti, alla narrativa come scrittori, all’arte come artiste, alla musica, un lavoro che è stato ed è tuttora impagabile e innerva l’intero tessuto regionale e in parte nazionale. Dalla loro passione sono nati premi letterari e associazioni.
La generazione di mezzo (Alessia Bronico, Tiziana Cera Rosco, Danila Di Croce, Valeria Di Felice, Nino Iacovella, Massimo Pamio, Mariagiorgia Ulbar), è costituita da poeti più giovani anagraficamente, ma con poetiche già ben individuabili e mature. Anche il lavoro culturale di questi poeti si dipana su più fronti (sperimentazione, arte, scultura, ceramica, illustrazione) e diverso è il loro rapporto col dialetto e la tradizione così come con la sperimentazione e l’avanguardia.
Infine i poeti, come Giuseppina Michini, Fabio Barone, Daniele Costantini, Diletta D’Angelo, Federica Maria D’Amato, Lorenzo Di Palma, Vernalda Di Tanna, Vincenzo Lisciani Petrini, Enrico Maria Marcelli, Klaus Miser, Nerio Vespertin, Domenico Antonio Pennese, che portano avanti un percorso di ricerca innovativo da seguire nel tempo.
Fra questi, alcune poete si riconoscono nel genere o performativo o in quello sperimentale, come Klaus Miser, Mariagiorgia Ulbar, Diletta D’Angelo, Vernalda Di Tanna, Federica Maria D’Amato. In altri, le scelte si rivolgono verso la ripresa e la reinvenzione delle forme del Novecento, la ricerca di una propria lingua poetica individuabile e ribelle alle norme, la rielaborazione e il riuso del dialetto.
Voglio spendere due parole sul titolo: Le radici e l’altrove. Molti dei poeti abruzzesi risiedono in Abruzzo, ma molti altri vivono altrove, hanno subito la diaspora delle generazioni dei nostri padri e nonni, eleggendo altre città per motivi di studio e di lavoro. Le città più ricorrenti risultano essere Roma, Milano, Bologna. Ma l’altrove non è solo spostamento geografico: è una tensione continua fra marginalità, fra centri e periferie, tra protagonismi e riservatezza, tra fedeltà a un’idea di tradizione e slanci anarchici, un desiderio di essere altro e di capire l’altro.
Mi sono chiesta se avesse un suo senso lavorare per un’idea di comunità, vedendo nella poesia un’arte che andava oltre la dimensione individuale per aspirare a un noi, un po’ come appare nell’inchiesta poetica avviata a Bologna da Lorenzo Mari, Rossella Renzi e Gianluca Rizzo, dal titolo Poesia prima persona plurale (Argolibri 2025), costituita da un questionario rivolto a poeti con contributi pubblicati sulla rivista online «Le parole e le cose».
Il mio intento non è stato sociologico ma della memoria: realizzare una mappa aperta, in dialogo costante col dentro e il fuori, il passato e il presente, i padri fondatori e le genealogie, e dare un’apertura di senso verso il futuro.
La grande evenienza che è saltata subito agli occhi è stata per me l’impressionante presenza nella regione Abruzzo di un tessuto culturale fittissimo, fatto di luoghi e persone poliedriche, giornalisti, insegnanti, operatori culturali, associazioni, editori, studiosi e appassionati che organizzano eventi, festival, rassegne e premi letterari piccoli o molto importanti. L’effetto complessivo è quello di un ambiente culturale diffuso, di una regione fittissima di relazioni e maglie culturali, di una vera e propria rete che tiene alto il livello del confronto.
C’è infatti una grande consapevolezza nella tessitura che i poeti presenti nell’antologia tramano giorno per giorno nei loro laboratori, come orafi raffinati o performer artistici. Come dice Franco Scataglini, citato da Mari nella prefazione a Lo spazio e l’onda. Una teoria di giovani poeti marchigiani (Seri 2021), antologia sorella di questa, per ispirazione e vicinanza geografica: «Io sono in quanto sono in un mondo», e i poeti abruzzesi sono in un mondo, in cui si riconoscono o non si riconoscono, ma da qui partono e qui ritornano.
Per concludere, questo libro è dedicato a mio padre (Emidio) e a mio zio (Ermando) entrambi poeti dialettali abruzzesi, cui è intitolata un’associazione culturale di Colledara, il Centro Studi Emidio ed Ermando Magazzeni, grazie alla presidente Rita Magazzeni, che ne fa rivivere la memoria attraverso l’amore per l’educazione e il senso della comunità.
Bibliografia
D. BROGI, Lo spazio delle donne, Torino, Einaudi, 2022.
M. COHEN, V. CUCCARONI, R. RENZI, C. SINICCO, L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e in altre lingue minoritarie fra Novecento e Duemila, Gwynplaine, 2014.
G. GARUFI, R. PAGNANELLI, Poeti delle Marche, Forlì, Forum/Quinta generazione, 1981.
Le radici e l’altrove. Sguardi sulla poesia contemporanea abruzzese, a cura di L. MAGAZZENI, Macerata, Seri Editore, 2025.
L. PUGNO, Mappa immaginaria della poesia italiana contemporanea, Milano, Il Saggiatore, 2021
Lo spazio e l’onda. Una teoria di giovani poeti marchigiani, introduzione di L. MARI, Macerata, Seri, 2021.
Poesia prima persona plurale, a cura di L. MARI, R. RENZI, G. RIZZO, Ancona, Argolibri, 2025.