Fernanda Ascarelli bibliotecaria e bibliografa, a cura di Maria Gabriella D’Amore e Marco Menato, prefazione di Anna Foa. Roma: Lithos Editrice, 2025.
Denise Biagiotti e Mauro Guerrini
Fernanda Ascarelli (Roma 12 maggio 1903 – Roma 9 aprile 1994) ha partecipato come bibliotecaria delegata italiana all’International Conference on Cataloguing Principles (ICCP) tenuta a Parigi nell’ottobre 1961 (e ai suoi lavori preparatori), da cui emersero i Principi di Parigi che, per oltre mezzo secolo, sono stati alla base della definizione di regole di catalogazione di tutto il mondo. Gli altri due membri erano Francesco Barberi, presidente, e Diego Maltese, in sostituzione di Giorgio De Gregori, indisposto. Quando si partecipa a un congresso di tale livello come delegata, peraltro all’interno di un gruppo così ristretto, significa che vi è un riconoscimento ampio della propria competenza e professionalità. All’ICCP parteciparono i più importanti bibliotecari del momento, da Seymour Lubetzky, il più autorevole teorico della catalogazione del Novecento, presidente scientifico del congresso, a S.R. Ranganathan, tra i bibliotecari di maggior valore di tutti i tempi, a Eva Verona, Arthur H. Chaplin, Leonard J. Jolley, Akos Domanovsky. Nonostante la sua partecipazione a incontri internazionali, la figura di Ascarelli non ha avuto troppa fortuna in Italia, tant’è che il suo nome è scomparso dalla letteratura biblioteconomica. Il volume, pertanto, copre una lacuna e restituisce ad Ascarelli il suo giusto posto nella storia delle bibliotecarie e dei bibliotecari del Novecento. Al suo nome, tuttavia, compare una voce, col dovuto rilievo, nel Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo edito dall’AIB (Associazione italiana biblioteche), che ricorda come dal 1954 ai primi anni Sessanta rappresentò l'Associazione nel Comitato sulla catalogazione dell'IFLA (International Federation of Library Association and Institutions) fino a essere delegata all’ICCP. Da segnalare, inoltre, la pubblicazione della sua bibliografia su “Accademie e Biblioteche d’Italia” nel 1994.
Il volume, con una tiratura di 100 copie numerate, raccoglie i discorsi tenuti in occasione del trentennale della scomparsa di Fernanda Ascarelli, nella sede dell’ESSMOI (Ente per la storia del socialismo e del movimento operaio italiano) di Roma, lunedì 8 aprile 2024. Il tono di conversazione viene mantenuto, seppure i ricordi siano stati rivisti, riorganizzati e completati di note. Il saggio iniziale di Maria Gabriella D’Amore, per esempio, conserva lo stile con il quale è stato pensato e organizzato, ovvero riporta le slides impiegate per l’esposizione orale. Alcuni temi sono affrontati più volte; altri, come dichiarato nella Notizia iniziale, sono stati accantonati per la loro eccessiva tecnicità, come, per esempio, la questione della catalogazione, nonostante abbia avuto tanta parte nell’attività professionale di Ascarelli; una tematica che poteva avere, invece, maggiore spazio, dato che la bibliotecaria romana mantiene aperta la discussione sul tema anche al rientro dall’ICCP, discutendo, talora polemicamente, con Barberi e Maltese su come rivedere il codice di catalogazione italiano alla luce dei Principi di Parigi: un aggiustamento o una riscrittura. Prevalse la seconda soluzione che portò alla pubblicazione delle RICA nel 1979, dopo anni di confronto animato con altri esperti di catalogazione, fra cui Alfredo Serrai.
La copertina del volume ritrae la sede attuale dell’ESSMOI mentre la quarta presenta un’immagine dell’esterno della Biblioteca Alessandrina, per tanti anni diretta da Ascarelli: due luoghi emblematici della vita professionale di Ascarelli. L’Introduzione è curata da Anna Foa, presidente della Fondazione Modigliani – ESSMOI, la quale evidenzia che nel trentennale della scomparsa di Fernanda Ascarelli, bibliotecaria e bibliografa di chiara fama, la fondazione, sotto l’impulso di Maria Gabriella D’Amore, ha desiderato ricostruire, tramite ricordi personali e professionali, l’immagine di una donna riservata ma dal cuore grande.
Un primo inquadramento è offerto in Contributi bibliografici e archivistici per Fernanda Ascarelli e famiglia di Maria Gabriella D’Amore, perlopiù, mediante testimonianze visivamente fruibili quali, per esempio, alberi genealogici, fotografie familiari, dati d’archivio sugli antenati, documenti ufficiali di tribunali, bandi di vendita ecc.
A partire dal secondo contributo le immagini lasciano il posto alle parole e il racconto si fa più intimo.
In Fernanda Ascarelli ed io, Marco Menato afferma: “Sentii nominare, per la prima volta, il nome dell’Ascarelli dal direttore della Biblioteca civica di Verona, Franco Riva (tipografo d’eccezione, filologo e studioso della storia del libro), quando mi incaricò di allestire la sezione ‘Cinquecentine’ della Civica, in contemporanea con il censimento delle cinquecentine italiane avviato dall’Istituto centrale per il catalogo unico. […] Giunto a Roma e scelta come sede la Biblioteca Universitaria Alessandrina (fui incerto per la Nazionale, ma poi le lezioni di Bibliografia tenute da Maria Cochetti, allora direttrice della Alessandrina, mi spinsero a cambiare), venni a sapere che in una stanza c’era appunto l’Ascarelli (come ha raccontato con verve Mirtella Taloni): finalmente potevo dare un volto al repertorio tante volte consultato!” (p. 43-44). Menato offre in chiusura un aggiornamento alla bibliografia pubblicata su “Accademie e Biblioteche d’Italia” nel 1994 e alcune fonti archivistiche, in particolare riporta “i dati che ho ricevuto da Piergiorgio Parodi, responsabile dell’archivio della Vaticana, circa i rapporti tra Ascarelli e la Vaticana. Non è stato possibile avere notizia sul censimento delle cinquecentine romane conservate in Vaticana che Ascarelli condusse (da sola o in collaborazione? servendosi di quali strumenti?) per la pubblicazione, nel 1972, de Le cinquecentine romane” (p. 53).
Mirtella Taloni racconta Gli anni trascorsi insieme nella Biblioteca Universitaria Alessandrina privilegiando un punto di vista personale, come lei stessa dichiara in apertura del suo contributo: “Cercherò di ricordare con voi la figura di Fernanda Ascarelli, privilegiando un punto di vista del tutto personale, per quella fortunata coincidenza che ci fece condividere alcune ore del giorno, a partire dalla seconda metà del 1979 e per un circa un decennio, in una stanza della Biblioteca Universitaria Alessandrina, collocata lontano dagli spazi destinati al pubblico e dai magazzini librari. La mia testimonianza ha pertanto, come unico obiettivo, quello di fare emergere gli aspetti della personalità che mi sono apparsi evidenti attraverso i suoi sguardi, le battute sagaci, alcuni confronti politici, qualche confidenza di vita familiare” (p. 55). “Fernanda Ascarelli arrivava puntuale ogni mattina, intorno alle 9,30, e più o meno a mezzogiorno andava via. Sempre elegante nei suoi tailleur principe di Galles, nel rigoroso soprabito invernale, nel trench sportivo, ci salutava sorridente sull’uscio e raggiungeva con passo felpato la sua scrivania, già piena di volumi del Fondo Antico. Appariva austera, completamente assorta ad annotare, a consultare, a elaborare, senza alcuna distrazione. Non è escluso, tuttavia, che i silenzi le servissero per mantenere una iniziale distanza da quelle giovani donne a lei ancora sconosciute” (p. 56).
Le storie narrate da punti di vista diversi s’intrecciano tra loro per spazi e tempi condivisi e, in questa pluralità di sguardi e di voci, si delinea un quadro più ampio della Ascarelli bibliotecaria e bibliografa. “L’arrivo di Marco segnò un cambiamento e un’accelerazione nei suoi studi. Molto velocemente, infatti, scoprì le competenze e l’interesse di quel giovane bibliotecario per la storia della tipografia antica, tanto da coinvolgerlo nella revisione e nell’ampliamento dell’opera edita nel 1953, cui era intenta da anni. L’atmosfera dell’ufficio divenne più effervescente. Si incrociavano discorsi, confronti serrati tra chi, come noi, era impegnato a schedare analiticamente le edizioni antiche, e chi, come Ascarelli e Menato, conduceva studi storici su quel secolo rivoluzionario che cambiò profondamente la vita sociale delle persone attraverso la diffusione del libro a stampa” (p. 57). Il sodalizio, tuttavia, pare esser rimasto più sul piano professionale che personale; alcune vicende, presumibilmente troppo dolorose, restarono private, come ricorda Taloni: “Rimase, tuttavia, completamente sconosciuta a noi la vicenda dolorosa del suo allontanamento dal pubblico servizio a causa delle leggi razziali, come quella della morte della madre nel campo di concentramento di Auschwitz. Non ne parlò mai, né mai la curiosità di sapere sfiorò noi. Come “il mutismo colpì molti reduci dai campi, resi incapaci di narrare l’insensatezza della quale furono vittime”, così per decenni la gente preferì non indagare. Purtroppo fu un’occasione persa, di cui non fummo consapevoli” (p. 58). Taloni chiude con una riflessione: “Di quel decennio [1979-1989] fondamentale, formativo in ogni campo della nostra personalità, resta in noi un ricordo intenso. Spesso il pensiero vola a quella grande stanza dell’ultimo piano, alle giornate piene di luce e di animati confronti, a quella strana compagnia fatta di giovani bibliotecarie e bibliotecari e di un’anziana signora, che seppe affascinarci con il suo stile discreto e gentile. Grande è stata la fortuna di incontrare la studiosa Fernanda Ascarelli e, soprattutto, di conoscere la donna Fernanda Ascarelli nell’ultima parte della sua vita. A lei, ancora oggi, va il nostro pensiero affettuoso e la nostra sentita riconoscenza” (p. 58-59).
In La Bibliografia del Socialismo. Appunti per una storia, Viviana Simonelli ricorda il gruppo delle “Signore bibliotecarie”, ovvero “Fernanda Ascarelli, Vittoria Silva Pugliese e Renata Paccariè, che costituivano un gruppo affiatato di bibliotecarie che avevano costruito, su impulso e disegno di Vera Funaro Modigliani, uno straordinario ed unico progetto di ricerca bibliografica sulla storia del Socialismo italiano e del Movimento operaio che, per struttura e ampiezza di dati analitici registrati, non aveva pari nel panorama degli strumenti di studio del settore. E tale è rimasto per anni nei tanti volumi che generazioni di studenti e studiosi hanno consultato” (p. 61). Le chiamava affettuosamente così lo storico del socialismo Gaetano Arfè, amico di Vera Funaro Modigliani, colei che ebbe l’idea, subito dopo la scomparsa di suo marito Giuseppe Emanuele Modigliani, avvenuta a Roma nel 1947, di far nascere un ente che favorisse gli studi storici sul socialismo e sul movimento operaio.
Con Un ricordo familiare Gianna Di Nepi riporta la narrazione nell’alveo dei ricordi e grazie al suo pur breve racconto emerge un’altra sfumatura della personalità di Ascarelli; tuttavia, come dichiara Di Nepi in apertura: “Io non ho mai avuto contatti diretti con Fernanda, a parte i convenevoli di quando ci si incontra. I miei ricordi sono o per sentito dire soprattutto da Vera Russo con cui Fernanda ha convissuto a lungo o deduzioni da suoi atteggiamenti che ne rivelavano la mentalità e il carattere” (p. 65). Una cugina di Vera aveva una figlia bibliotecaria sposata e con un bambino piccolo che, purtroppo, era nato con una malformazione che gli impediva di camminare bene. Il padre aveva lasciato la famiglia e Fernanda era molto affezionata al bambino, anche perché lo considerava doppiamente vittima, della sua infermità e dell’abbandono da parte del padre, cosa questa che nella sua mentalità era inaccettabile. “Vera mi ha raccontato che dopo la morte di Fernanda un giorno il bambino, avendo avuto un dispiacere per qualcosa, disse che per farsi consolare avrebbe telefonato in cielo a zia Fernanda” (p. 65). L’immagine della bibliotecaria Ascarelli, rigida e di poche parole, viene smentita dal racconto di chi aveva occasione di conoscerla e frequentarla anche fuori dall’ambiente professionale; in biblioteca “lei doveva fare il Direttore e quello faceva” (p. 66).
Giovanna Dalla Chiesa, in Fernanda Ascarelli: le sintonie con un presidente bibliofilo, racconta di aver conosciuto la Ascarelli grazie alla consuetudine con suo padre. Presidente dell’ESSMOI, ne parlava in famiglia con un’ammirazione speciale; dunque, i suoi ricordi passano attraverso di lui. Li univano una consonanza di idee e la passione e il senso di missione verso la classe operaia. “La statura professionale di Fernanda Ascarelli, d’altronde, l’impegno poderoso di cui era garante, che conduceva con una dedizione e con competenze encomiabili, non potevano che aprire nel cuore di mio padre una breccia colma di riconoscenza e di gratitudine, sentimenti che lui nutriva anche nei confronti di tutte le altre collaboratrici, bibliotecarie competenti e operose, il cui prezioso lavoro non solo spiritualmente, ma materialmente era un dono, perché veniva svolto, in forma volontaria e per di più a titolo gratuito” (p. 69).
L’ampia Appendice riporta la riproduzione fotografica delle Recensioni di Derek A. Clarke e Dennis E. Rhodes a La tipografia cinquecentina italiana, opera fondamentale di Fernanda Ascarelli; gli interessanti appunti di un Corso di aggiornamento per bibliotecari dei gradi iniziali tenuto da Ascarelli a Roma nel 1967; chiude il necrologio, con la Bibliografia di Fernanda Ascarelli, pubblicata su “Accademie e biblioteche d’Italia” del 1994, ricostruita e aggiornata da Marco Menato.
Il volume, nel suo insieme, restituisce un ritratto corale e sfaccettato di Fernanda Ascarelli, intrecciando testimonianze professionali, riflessioni storiche e memorie personali. Il tono conversazionale dei testi, pur nel rigore documentario, consente di cogliere la vivacità di un ambiente culturale in cui la passione per la ricerca e lo studio e la dedizione al lavoro si coniugavano con un sincero spirito di collaborazione. Tra le pagine si avverte il respiro di un tempo condiviso. La scelta d’integrare immagini, fonti in formato originale e materiali d’archivio contribuisce a rendere più concreta e viva la memoria di Ascarelli, la cui eredità si estende ben oltre i confini della Biblioteca Alessandrina o dell’ESSMOI, abbracciando l’intero panorama degli studi biblioteconomici e bibliografici italiani. Nel trentennale della sua scomparsa, questa raccolta di interventi pare non soltanto un omaggio, ma anche un invito a riscoprire, tramite le voci di chi le fu vicino, la forza della studiosa e della bibliotecaria rigorosa, ma anche di una donna sensibile, discreta e profondamente umana, capace di lasciare un’impronta duratura in chi l’ha conosciuta, che ha saputo unire competenza e umanità, rigore e dedizione.
Denise Biagiotti e Mauro Guerrini
Università di Firenze
denise.biagiotti@unifi.it; mauro.guerrini@unifi.it