p. 20-38 > «Appunti, quaderni e ritagli: il laboratorio nascosto di Federico De Roberto»

«Appunti, quaderni e ritagli: il laboratorio nascosto di Federico De Roberto»

Giorgia Sciuto, Mauro Distefano

 

Riassunto:

La proposta intende esplorare un nucleo di materiali documentari giovanili e privati di Federico De Roberto — appunti scolastici, traduzioni, quaderni, ritagli di giornale, carte di studio, un diario di bordo e frammenti poetici — come testimonianza marginale ma decisiva per ricostruire la genesi dell’autore e la sua formazione intellettuale tra Otto e Novecento. L’indagine intende mettere in evidenza come questi materiali minori, spesso trascurati o frammentari, possano restituire la complessità di una biografia intellettuale in fieri, illuminando la dimensione quotidiana e familiare di un laboratorio di scrittura. In questa prospettiva, l’archivio privato si rivela non solo come deposito di carte, ma come luogo vivo di relazioni, di passaggi generazionali e di microstorie capaci di restituire l’ordito nascosto di un contesto letterario in continua trasformazione.

Parole chiave: Federico De Roberto, Archivio privato, Appunti, Materiali minori, Scrittura d’autore 

 

Abstract:

This proposal aims to explore a core of Federico De Roberto's early and private documentary materials—school notes, translations, notebooks, newspaper clippings, study papers, a logbook, and poetic fragments—as a marginal yet crucial testimony to reconstructing the author's genesis and intellectual development between the nineteenth and twentieth centuries. The investigation aims to highlight how these minor materials, often overlooked or fragmentary, can convey the complexity of an intellectual biography in progress, illuminating the everyday and family dimension of a writing laboratory. From this perspective, the private archive reveals itself not only as a repository of papers, but as a living place of relationships, generational transitions, and micro-stories capable of revealing the hidden fabric of a constantly evolving literary context.

 

Keywords: Federico De Roberto, private archive, notes, minor materials, authorial writing

 

Introduzione

Lo studio in archivio ha da sempre, nella storia degli studi archivistici e della filologia d’autore, costituito un punto fondamentale per la scoperta – o riscoperta – delle trame nascoste di un determinato autore.[1]

Se da un lato alcuni documenti vengano considerati imprescindibili per la loro importanza – come ad esempio stesure precedenti di un’opera, variazioni di trama e una struttura embrionale di personaggi – in altri casi tali documenti vengono scartati o, semplicemente, declassificati dalla loro importanza perché ritenuti superflui, inutili e incapaci di fornire informazioni nuove.[2]

Uno dei tasselli importanti per tale ricerca è la possibilità di fruizione di questi luoghi: la difficoltà per alcuni di essi di venir setacciati e studiati è probabilmente uno dei problemi maggiori che inficia sullo studio dei documenti di archivi pubblici e privati.[3]

Nel caso degli autori Veristi, in particolare modo di Federico De Roberto, si denota un’intensa attività di ricerca sui materiali epitestuali, sugli scritti critici e da materiali nati dall’attività giornalistica dell’autore; specularmente, lo studio dei materiali d’archivio privati risulta essere contorta e lungi dall’essere ben delineata.[4] Sebbene la maggior parte dei documenti presenti nella Società di Storia Patria della Sicilia Orientale di Catania,[5] composti da documenti, fogli e semplici appunti dal carico certamente suggestivo, sono tuttora presenti all’interno del Fondo derobertiano privi di censimento.[6]

Procedendo sulla scia della “riscoperta”, sono stati analizzati – ove possibile per motivi sia materiali, di disponibilità e di comprensione – i vari documenti presenti; si tratta di un nutritissimo corpo di appunti, di quaderni, di lettere e di semplici strisce annotate che rappresentano una parte parcellizzata della storia dell’autore, dei suoi studi e delle sue conoscenze.

Il seguente contributo si propone di analizzare e mostrare il contenuto di alcune buste conservate nel Fondo derobertiano presso la Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale.[7] Tale analisi si inserisce in un più ampio intento di valorizzazione e rilettura critica dei materiali documentari legati alla figura di Federico De Roberto, la cui eredità letteraria e intellettuale risulta ancora oggi in parte inesplorata nei suoi aspetti più minuti e privati. Tra questi spiccano i materiali dedicati a Giacomo Leopardi, distribuiti in più buste e in differenti stadi redazionali, insieme ai fogli relativi al saggio Leopardi e Flaubert e al manoscritto sulla Storia di Malta britannica. A tali documenti si affiancano alcune carte riconducibili, con buona probabilità, a Federico De Roberto senior: fogli che rivelano un temperamento poetico significativo e contribuiscono a definire il contesto familiare e culturale dell’autore. Si segnala inoltre la presenza di materiali inerenti alla traslazione della salma di Vincenzo Bellini dalla Francia a Catania, testimonianza dell’interesse di De Roberto per la memoria storica e civile. Nel loro insieme, questi documenti costituiscono un corpus eterogeneo ma coerente, essenziale per comprendere nuovi aspetti della formazione e del pensiero dello scrittore.

L’esame dei documenti contenuti nelle buste prese in considerazione — corrispondenze, minute, abbozzi, appunti, e materiali di lavoro — mira a restituire un quadro più definito dei processi di elaborazione, delle relazioni culturali che emergono dalla pratica quotidiana dello scrittore. La ricerca, articolata nei capitoli che seguono prende in esame specifiche buste o un nucleo documentario omogeneo, mettendone in luce il contenuto, la datazione, la struttura interna e i possibili legami con opere ed eventi già noti.

In tal senso, il lavoro intende offrire un contributo alla conoscenza non solo dell’autore, ma anche del contesto letterario e storico in cui egli operò, mostrando come i documenti d’archivio possano diventare strumento privilegiato di indagine critica e storiografica.

 

 

I

All’interno della busta n. 25[8] del Fondo derobertiano, conservato presso la Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale, è custodito un manoscritto di particolare interesse intitolato Leopardi e Flaubert. Il documento, composto da otto fogli di formato 205 x 135 mm, si presenta in discreto stato di conservazione, pur mostrando lievi segni di ossidazione della carta, indice del naturale processo di invecchiamento del supporto.

Il manoscritto appare redatto con mano sicura, ma con interventi di revisione che lasciano intuire una fase di elaborazione ancora non definitiva; per contenuto e impostazione, esso sembra costituire la base preparatoria del saggio omonimo pubblicato da Federico De Roberto il 22 agosto 1886 sul periodico Fanfulla della domenica, nel quale l’autore pone in confronto le figure e le poetiche di Giacomo Leopardi e Gustave Flaubert. La presenza di questo manoscritto nel fondo offre un prezioso indizio del Romanticismo che, in ottica derobertiana, non rappresenta un’epoca letteraria e culturale particolare; esso è piuttosto una tipologia atemporale, una «concezione di vita».[9]

Continuando sulla scia degli studi condotti da De Roberto su Leopardi, è sul medesimo autore che si concentra il contenuto della busta 29.[10] All’interno di essa, si conservano diversi fogli sciolti riconducibili allo studio che Federico De Roberto dedicò a Giacomo Leopardi.[11] Il manoscritto, composto da quarantuno fogli di formato 310 x 200 mm, si presenta in uno stato di conservazione complessivamente buono, pur mostrando una lieve ossidazione della carta, provvisto di numerazione manoscritta. L’analisi materiale del documento rivela una scrittura ordinata ma fittamente intervallata da correzioni, in particolare eseguite in lapis blu, e da integrazioni redazionali su inserti cartacei successivamente aggiunti.

Si notano come titoli incipitari L’indole seguito da un secondo titolo Il sentimento poetico; mentre il titolo Saggio su Leopardi è desunto dall’indicazione riportata sulla busta, suggerisce che si tratti di un nucleo di lavoro preparatorio o di una fase intermedia del progetto critico leopardiano che De Roberto andava sviluppando in quegli anni.[12] L’ampiezza del materiale e la presenza di stratificazioni testuali — correzioni, aggiunte e sottolineature in lapis nero, mentre le cancellature, per ampi blocchi, in lapis blu — indicano una riflessione articolata e progressiva, in cui l’autore sembra procedere per nuclei tematici e argomentativi successivi mostrando l’interesse dell’autore catanese per il recanatese.[13] 

Il testo nel primo foglio recita:

 

Bambino di quattro anni e mezzo, dinnanzi al cadavere di un fratellino, Giacomo Leopardi scoppiò in un pianto così dirotto che il padre ne fu maravigliato ad essere questo sentimento in un suo diario. La prima volta che lo condussero in teatro, alle prime battute del melodramma il fanciullo provò tale commozione da perdere i sensi e cadere. Tutti gli affetti furono in lui, sin dall’inizio, della sua vita […]; le finte battaglie dovevano [parole di difficile comprensione]; ai fratellini ed ai compagni toccava trascinarlo trionfalmente.

 

Il testo prosegue elogiando le doti di Leopardi nel ricordare le persone da un semplice sguardo al viso e di come fosse “glorioso” sin da giovane.

La sintassi risulta essere serrata, quasi apodittica; si nota la presenza di varie macchie che hanno minato la comprensione di alcuni termini, unite alla diffusa presenza di segni quali « » per pensieri e brevissimi dialoghi.

Ampie porzioni di testo sono state cancellate con lapis blu, altrettante in nero; ai bordi di molte pagine De Roberto ha apportato delle aggiunte minime, preferendo l’eliminazione di varie parti in tutto il testo in maniera vistosa.

Assai curioso e singolare il contenuto della busta 44:[14] apparentemente una raccolta di fogli numerati con abbondanti cancellature e cassature trattandosi in realtà in quella che sembra una vera e propria stesura alternativa del già citato L’indole e Il sentimento poetico.

Questi ultimi titoli sono presenti nel primo foglio come nella prima redazione descritta poc’anzi, mostrano però un contenuto assai diverso da quanto precedentemente citato:

 

Bambino di tre o quattro anni e mezzo, Giacomo Leopardi stava dietro alle persone perché gli raccontassero favole, «e mi ricordo anche io», scrisse egli stesso, «che in pure maggiore età ero innamorato dei racconti e del manifestarsi che si percepisce all’udito o colla lettura». Ad otto anni, per divertire i suoi fratellini, non ripeteva soltanto le fiabe udite, ma raccontava per conto suo novelle e racconti, alcuni dei quali duravano più giorni, come romanzi.

 

È evidente la diversa materia contenuta nelle due buste seppur recanti medesimi titoli, altresì appare diversa l’intera materia della raccolta di fogli sciolti i quali, anch’essi, presentano numerosissimi rifacimenti, cancellature in lapis blu, cassature e sporadiche striscette di carta che ampliano le correzioni poste ai margini dei fogli.

Il confronto tra i materiali conservati nelle buste n. 29 e n. 44 del Fondo derobertiano, offre un quadro di notevole interesse per la comprensione dell’evoluzione del pensiero critico dell’autore. Sebbene non sia stato possibile effettuare un riscontro integrale tra i due nuclei documentari per ragioni oggettive di consultazione, la suggestione che emana da tali reperti manoscritti risulta di grande valore, poiché consente di intravedere le linee di continuità e di approfondimento che caratterizzano la riflessione derobertiana su Leopardi.

Proseguendo con la descrizione delle buste del fondo, all’interno della busta 30 del Fondo derobertiano conservato presso la Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale si trova un insieme di fogli d’appunti contenente la Storia di Malta britannica.[15] Si tratta di un documento di particolare rilievo, poiché testimonia l’interesse di Federico De Roberto per tematiche storiche e geopolitiche legate al contesto mediterraneo e alla presenza coloniale britannica.[16] Il manoscritto presenta una scrittura ordinata ma densamente intervallata da correzioni, aggiunte e varianti redazionali eseguite sia a inchiostro sia a lapis, segno evidente di un lavoro in fieri e di una riflessione autoriale protratta nel tempo. La struttura del quaderno appare accuratamente organizzata in capitoli, ai quali si affiancano fogli sciolti di appunti, verosimilmente concepiti come materiali preparatori o come integrazioni successive al testo principale.

Dal punto di vista materiale, il documento si conserva complessivamente in un buono stato, pur mostrando tracce di una leggera ossidazione della carta e la presenza di macchie brune, probabilmente dovute alle condizioni di conservazione o alla qualità del supporto cartaceo originario. Tali elementi, pur non compromettendo la leggibilità, costituiscono indizi preziosi per una datazione approssimativa e per la ricostruzione delle vicende conservative del fondo.[17]

 

 

II[18]

Rivolgendo l’attenzione su un eventuale vocazione poetica da parte di Federico De Roberto senior, si evidenziano in particolare alcuni documenti manoscritti contenuti nelle buste 24 e 40 del Fondo.

Il primo di essi è un quadernetto rilegato con fogli a righe delle dimensioni di 194x144 mm, conservato nella busta 24 e contenente appunti di vario tipo, vergati da diverse mani.[19] La prima carta, scritta solo sul recto, è intitolata Sonetto a rime disegnate, nonostante non riporti alcun componimento poetico ma la bozza di una lettera indirizzata a Edoardo Sonzogno, direttore de «Il Tesoro delle famiglie»,[20] datata a Catania il 20 novembre 1868 e firmata da un tale Felice de Rota:

 

Nel N° 36, anno 3, del suo bel giornale «Tesoro delle Famiglie» è proposto un sonetto a rime disegnate. Le se ne fa tenere uno, nel contro foglio, per quel che potrà valere nella sua tenuità, e si prega, in caso di pubblicazione, serbare le iniziali che sono in fine del sonetto stesso. Ove occorra riscontro, dirigasi al sottoscritto, qui in Catania “ferma in posta”.[21]

 

L’autore della missiva fa riferimento ad un “sonetto a rime disegnate”, presente nel “contro foglio” della lettera inviata all’editore e da attribuire, in caso di pubblicazione, ad una sigla posta a seguito del componimento. Fatto curioso è che sotto la firma “Felice De Rota” sia stato aggiunto, verosimilmente in seguito e da un’altra mano, il nome “Federico De Roberto” tra parentesi quadre.

Il quaderno, il quale risulta essere mutilo in alcuni punti, come dimostrato da svariati frammenti di carta presenti nelle cuciture, contiene alcuni fogli di appunti di diverse mani. Tra questi la traduzione, datata maggio 1878, di un articolo del 1823 di Victor Hugo su Voltaire e alcune notazioni riguardo “Comunicazioni Scientifiche e Letterarie” dello stesso anno. Dal verso della sesta carta al verso della nona, l’orientamento di scrittura risulta essere capovolto e contiene probabilmente alcuni appunti risalenti al periodo in cui De Roberto junior ricopre il ruolo di bibliotecario alla Biblioteca Civica di Catania dal 1885 e il 1898.[22]

Inoltre, sono presenti anche alcuni fogli sciolti di identiche dimensioni, forse appartenenti in un primo tempo al quaderno, come dimostrerebbero la presenza delle righe e le cuciture a margine. Oltre a tre carte di appunti sulla spedizione in Sicilia del 1860, ne rimangono alcune su cui è necessario soffermarsi. Una di esse, scritta solo sul recto, presenta un componimento con il titolo Sonetto – apparentemente steso dalla stessa mano del Sonetto a rime disegnate – firmato con le iniziali “F.d.R.”, corrispondenti al mittente della bozza della lettera contenuta nella prima carta, Felice de Rota, e al nome aggiunto il seguito, Federico De Roberto. Non è assurdo, dunque, ipotizzare che la carta sciolta fosse in passato posta in seguito alla prima e che il sonetto a cui si fa riferimento nella bozza di lettera sia proprio questo, di fatto corredato dall’indicazione della sigla preannunciate nella missiva. Oltretutto, considerata la data, ovvero il 1868, anno in cui Federico junior era appena un bambino, è verosimile che il componimento sia stato prodotto proprio da Federico senior e che il nome Felice de Rota non sia altro che uno pseudonimo letterario, come proverebbe la coincidenza delle iniziali. Il testo del componimento è il seguente:

 

Qual mai Nume infernal darà l’inchiostro.

Se Pluto non ne porge una bottiglia.

A scriver l’esterminio di quel mostro

Ch’è fine di Borbonica famiglia?

 

Fuggi l’Ispano suol, e Gigi nostro

Sabella accolse, e inumidì le ciglia;

Però non seppe che additarle un chiostro

Ancora di salvezza al para-piglia

 

Purché Claret e Marfori sian con me,

Vada al chiostro Patrocinio, e basta ciò!

Pensò la rea, e s’allietò con sé.

 

Al bene che la rivolta si donò

Redimesti, Spagna, il nero anto-da-fé:

Tuo brando il colse, e capitombolò.[23]

 

Della stessa mano appare anche il recto di un’altra carta sciolta, che conserva un ulteriore componimento in quattro strofe da quattro versi di metro vario (nella prima e nella terza strofa si alternano ottonari e settenari, nella seconda e nella quarta, invece, settenari e senari), intitolato Brindisi, firmato semplicemente con “F” e di cui si riporta il testo:

 

Signori i lieti calici

Colmiam dei varî vini

Per far concordi un brindisi

Al Consigliere Maini

 

E poi che i detti vini       

al numero son di tre

Gridiam di tutto cuore

Viva Vittorio Re.

 

E pur del lieto brindisi

Umili offriamo un fiore

Alla salute prospera

Delle gentil Signore

 

Confesso: dir di meglio

La musa mia non sa:

Vivi il Prefetto Veglio

E questa società.[24]

 

Nell’ultimo foglio slegato vi è un altro sonetto,[25] probabilmente scritto o ricopiato da un’altra mano in inchiostro blu e firmato ancora una volta con la sigla “F.d.R”:

 

Nell’ostriche o’ Peppino che mi dasti

Dono io m’ebbi ben gradito assai

Che di Napoli mio che pur tu amasti

Dolcemente con esse rammenta

 

Accetta pur... ma che bonora dico

Che affastello in questi versi io mai

Vate non son ne piu mi o’ l’estro amico

Che un di mi fe strombettare guai

                  

Che dunque ti dirò meglio saria

Che tu comprenda e io zittisca ormai

E stringendoti la man men vada via

                  

Ma no che qualche cosa ascolterai

Leggila nel mio cuor e l’alma mia

Quanto grata a te sia apprenderai.[26]

 

Nella busta 24 è inoltre conservata un’ulteriore carta scritta sia sul recto, contenente un Sonetto per l’onomastico di Carolina Asmundo e datata 4 ottobre 1869, che sul verso, risalente a «l’anno dopo, 1869».[27] Entrambe le facciate vengono firmate da «l’affettuosissimo cognato Federico». Il foglio, il quale verosimilmente non è altro che una copia di bozza, come mostrerebbero le prove di penna sul recto in fondo a sinistra, attribuirebbe anche in questo caso i componimenti alla penna di De Roberto senior. I versi poetici dedicati a Carolina, la sorella di Marianna Asmundo recitano così:

 

Alma gentil, diletta Carolina,

Oggi ch’è il giorno al nome tuo sagrato,

Un fiore t’offro dal mio cor sbucciato

Ed in versi, e quai versi, oh te meschina!

 

Odo irrompere già la tua vocina

“Questo, fra gli altri guai, m’è capitato!”

Ma tanto ardir mi avrai tu perdonato;

chè, sta zitta, ora il bello s’avvicina.

 

Il Ciel ti scansi da [Salvin] da cane,

E dalla madre tua quando merendi

O per balli progetta cose strane!

 

Chè se, mai sempre al ben, tuo cuore accendi,

Lungamente ti serbi a virtù sane

Ed a noi, che felici ognor tu rendi.[28]

 

E ancora, sul verso:

 

Alla gentilissima

Signorina Carolina Asmundo

in cambio di promesso sonetto

pel suo di’ onomastico 4 Novembre 1869.

 

Pel sonetto che imperfetto

Molto, o cara, risultò

Il Poeta, poveretto,

cioccolatte ti donò:

Del sonetto più diletto

certo il dolce ti recò.[29]

 

Tra le numerose carte presenti nella busta 40 del Fondo, alcune di esse potrebbero costituire una sorta di “sottocategoria” di documenti scritti o appartenenti a Federico senior. Ciò è ipotizzabile grazie alla presenza di una busta da lettere – strappata in diversi punti – delle dimensioni di 170 x 219 mm, recante la dicitura “il babbo” scritta con una matita blu,[30] accanto ad una serie di appunti vergati in inchiostro nero, la quale verosimilmente conteneva parte della documentazione a lui appartenente.

In particolare, è di grande interesse il bifoglio,[31] di dimensioni 210 x 134 mm, datato a Catania il 26 novembre 1868 e contenente sul recto della prima carta la minuta della lettera ricopiata nel quaderno contenuto nella busta 24, destinata a Sonzogno, mentre nel recto della seconda carta – e dunque nel “contro foglio” – il “sonetto a rime disegnate”, firmato da F.d.R. Le due redazioni della lettera risultano identiche se non per l’esclusiva presenza della firma “Felice de Rota” (non viene dunque aggiunto il nome reale) e per la denominazione della rivista, in questo caso menzionata come «Tesoro per le Famiglie». Lo stesso vale per il sonetto, il quale si differenzia solo per l’uso dell’interpunzione nei primi due versi della prima quartina. Tuttavia, non è chiaro quale delle due versioni sia copia dell’altra o se si tratti della stessa mano.

Ancora, vi è il già citato biglietto,[32] inviato a De Roberto padre, il quale presenta sulla parte esterna, il nome del destinatario: «All’Onorevole e distinto Cav.re Sig. Federico de Roberto Maggior comandante la Piazza in Matera». Sul verso appare vergato, con tratto piuttosto veloce e sbrigativo, uno dei componimenti poetici presenti nella busta 24, nello specifico quello che nei fogli sciolti è intitolato Brindisi. Non è chiaro quale fosse l’obiettivo dell’autore del biglietto: se rendere omaggio al comandante riportando uno dei suoi componimenti, o al contrario donarne uno dei propri, ricopiato successivamente all’interno del quaderno.

Il documento presenta sul recto della prima pagina il titolo “Riassunto delle principali regole grammaticali francesi. Riunite per principianti da F. d. R”.

In conclusione, nonostante non sia possibile dimostrare che la grafia dei sonetti sia effettivamente quella di Federico De Roberto senior, i componimenti sono con gran probabilità a lui attribuibili grazie alla data e all’utilizzo della ricorrente sigla F.d.R.

 

III

Potrebbero essere sfuggite agli studiosi due pubblicazioni sui numeri del 1° gennaio 1889[33] e del 19 ottobre 1890[34] della rivista settimanale «Fortunio: Cronaca Illustrata della Domenica», diretta da Scalinger ed edita a Napoli.

L’articolo del gennaio dell’89 non è altro che l’estratto di una novella intitolata Quesiti, pubblicata per intero, in una diversa redazione,[35] nel numero del 27 luglio dello stesso anno nella rivista «Vita Nuova: periodico settimanale di letteratura, d'arte e di filosofia»,[36] e poi confluita nella raccolta L’Albero della Scienza, pubblicata in tre diverse edizioni nel 1890, nel 1900 e nel 1911.[37]

La genesi della collaborazione con «Fortunio» è da individuare nella lettera inviata da Scalinger a De Roberto il 13 dicembre del 1889, conservata assieme all’intera corrispondenza presso la Biblioteca Regionale Universitaria di Catania:

 

Solamente, perché il ritardo sia in parte giustificato e il Fortunio, arrivando ultimo, faccia qualcosa dippiù, io desidero pubblicare con l’articolo, il suo ritratto. Abbia quindi la cortesia di farmi tenere la sua fotografia e io sarò lieto aggiungerla a quella del [illegibile], del d’Annunzio, del de [illeggibile] e degli altri, nella galleria del Fortunio.

Intanto, in prova ch’Ella non è in collera con me, io le chiedo un brevissimo scritto, si anche un pensiero, da pubblicarsi nel Numero Strenna che farò pel Natale. Tengo assai che la sua firma figuri in sul numero speciale e perciò ardisco importunarla, pur sapendone tanto poco meritarle.[38]

 

Oltre alla promessa di un articolo dedicato all’autore nella galleria della rivista assieme ad un suo ritratto, il direttore richiede uno scritto da pubblicare nel numero speciale natalizio. Pochi mesi dopo, nella missiva del 9 febbraio 1890, la questione dell’articolo sull’autore viene nuovamente affrontata:

 

Io debbo vivamente ringraziarla della squisita cortesia avuta verso il Fortunio, al quale ha voluto dedicare un brano tanto simpatico della sua prosa squisita. Mi auguro che sia rimasto contento del Numero Strenna del posto assegnato al suo scritto, e spero che vorrà ricordarsi del mio giornale, anche senza altre richieste, che potrebbero esser noiose, e senza la ricorrenza di date solenni.

Causa la mancanza completa di operai zincografi […] ho dovuto spedire il suo ritratto a Milano per l’esecuzione in zinco. Appena mi perverrà, sarà pubblicato.[39]

 

Effettivamente, l’estratto di Quesiti risulta pubblicato sul “Numero Strenna” natalizio della rivista. Tuttavia, per motivi tecnici l’articolo dedicato a De Roberto viene rimandato, non essendo ancora pronto il suo ritratto.

La seconda pubblicazione dell’ottobre 1890 consiste nella novella Le stagioni, già uscita sul numero del 15 settembre 1889 del «Fanfulla della Domenica» in una diversa redazione,[40] poi confluita anche in questo caso, in un’ulteriore redazione, ne L’Albero della Scienza.[41] In nota alla novella appare questo trafiletto:

 

Federigo del Roberto, il fine artista, che rimette in onore presso di noi, e vigorosamente lo porta nel romanzo e nella novella, il metodo psicologico del Bourget, pubblicherà tra giorni due importanti volumi, presso la Casa editrice Galli. I due volumi han per titolo Processi verbali e L’albero della scienza, e son preziosa riprova del sottile ingegno e del delicato gusto di arte del giovane per quanto colto scrittore siciliano.

A Fortunio – a cui tornano gradite assai tali preferenze degli editori – è dato pubblicare con anticipazione un brano di uno di quei volumi e lo fa lieto del plauso onde i lettori accolgono ogni saggio della sua vigile sollecitudine.

 

 

 La missiva che rende nota la pubblicazione dell’articolo è datata 21 ottobre 1890:

 

Felicitazioni sincerissime per le importanti pubblicazioni. Gli editori Chiesa e Guindani mi ha permesso riprodurre una novella; deve perciò a Le stagioni l’ultimo successo il mio «Fortunio».

Al più presto pubblicherò l’articolo di cui le son debitore e il ritratto che è pronto da un pezzo.[42]

 

Oltre all’ulteriore procrastinazione dell’articolo promesso, Scalinger fa riferimento all’uscita in volumi de L’Albero della Scienza e de I Processi Verbali, pubblicati dalla casa editrice Galli. La corrispondenza con l’editore, e in particolare con Carlo Chiesa, custodita sempre alla Biblioteca Regionale, mostra che nei giorni precedenti l’attività pubblicistica per i nuovi scritti era già stata avviata. Infatti, il 13 ottobre Chiesa scrive:

 

Ho bisogno ch’Ella mi usi la gentilezza di sapermi dire a quali pubblicisti diede i due libri: Processi Verbali e Albero della Scienza, per non fare dei doppi.

Da tempo non ho notizie sue.[43]

 

Ma non risulta essere l’unica missiva spedita in quella data:

 

Coll’istesso corriere di questa Le spedisco 15 copertine e se ne desidera ancora voglia dirlo. Il libro esce dopodomani nelle vetrine dei librai, ma la pubblicità è già incominciata. La terrò informata di tutto e di quel poco che saprò fare io e del molto che, spero, faranno gli altri.[44]

 

Un ulteriore sollecito arriverà pochi giorni dopo, il 16 ottobre:

 

I nomi, i nomi, i nomi, mio gentilissimo Signor De Roberto. Ora Ella fa com’io facevo quando mi trovavi in Isvizzera e me ne consolo. Non vorrei, capisce, fare dei doppi. Me La raccomando, adunque.

E a Berlino? Ci pensa Lei a Berlino?[45]

 

Nella lettera del 17 emergono alcuni nomi tra i contatti della casa editrice:

 

A [Canti], Scalinger e [Avancini] avevo già fatto avere tutto: di Fleres, [Cimbali], Butti e [Gabreli][46] non conosco l’abitazione e mando quindi a Lei le copie. Va bene così? Pel resto ci ho pensato.[47]

 

L’accordo tra Scalinger e la casa editrice Galli, dunque, fa parte della campagna pubblicitaria delle nuove pubblicazioni di De Roberto. L’intento pubblicistico appare anche sul numero del 30 novembre 1890 del «Fortunio» in cui, nella sezione “Schegge”, si fa riferimento ad un soggiorno a Napoli dell’autore e alle sue recenti pubblicazioni:

 

Gli altri hanno appresa con compiacenza che tra gli ospiti bene accetti è stato un artista tanto squisito e promettente che fa molto parlar di sé, ora specialmente in cui Processi verbali e L’albero della scienza procurano a lui le più deferenti critiche e i più simpatici apprezzamenti.[48]

 

 Infine, l’articolo promesso a De Roberto verrà pubblicato sul numero del 29 gennaio 1891[49] tra la galleria degli autori del «Fortunio» e firmato da Vittorio Pica, citato tra gli amici dell’autore anche sul numero del 30 novembre.

Nella medesima busta, dunque la numero 48, è conservato un dattiloscritto consistente in una carta intitolato Sulla morte di Vincenzo Bellini, firmato da Carlo Moncada[50]. È stata aggiunta a mano sul verso la nota “Allegate 3 fotografie: la tomba di Bellini al Père-Lachaise, casa ove Bellini morì, ritratto di B. [Bellini] con una stampa dell’epoca”. È possibile supporre che il documento sia stato tenuto in considerazione da Federico De Roberto per il reportage Le feste belliniane, pubblicato il 15 ottobre del 1876, su «L’Illustrazione Italiana»[51] in occasione del trasporto delle ceneri del celebre compositore catanese Vincenzo Bellini dal cimitero monumentale di Père-Lachaise a Parigi presso il Duomo di Catania.

 

Da un mese Catania è in uno stato anormale, ognuno si sente in dovere di adoperarsi per ricevere degnamente il grande concittadino, e tutti si sono adoperati tanto che per la ristrettezza del tempo si sono fatti miracoli. Il 21 era tutto pronto.[52]

 

In realtà, infatti, la preparazione linguistico-stilistica di De Roberto - trattandosi l’articolo di esordio - era totalmente differente: essendosi iscritto ad un istituto tecnico, lo studio degli autori classici non era approfondito come quello degli altri giovani di condizione agiata della sua età. Di impostazione scientifica e spartana è dunque lo stile del reportage derobertiano: la sobrietà dell’espressione sarebbe infatti «effetto di un rigore e di uno scrupolo referenziale desunti dalla consuetudine con le dimostrazioni geometriche, con le descrizioni tecnologiche, con le registrazioni delle scienze naturali»:[53]

 

Il domani, alle ore 10 e ½, le reliquie di Bellini furono solennemente consegnate al Sindaco e alla Giunta municipale.

Tutte le deputazioni delle associazioni cittadine, nazionali ed estere; le rappresentanze dei corpi scientifici ed artistici; […], ecc. ecc., si adunarono alle 11 e ½ al Palazzo di Città. Il professore Ardizzoni lesse un discorso che fu applauditissimo.

Alle 3 tutte le deputazioni e rappresentanze, la milizia l’ufficialità dell’esercito, lo stato maggiore delle navi il «Guiscardo» e il Messaggiere arrivarono alla piazza de Borgo, a cui fu dato il nome di Piazza Bellini. Alle 3 e ¾ un sarcofago di ebano con lavori in argento fu posto sopra un carro a tre ordini. Il primo era una specie di grande biga, sostenuta da quattro ruote eguali. Sul basamento davanti era posta la statua della Melodia, di dietro un trofeo di bandiere delle nazioni e città ove il Bellini colse gli allori. Dal primo basamento si elevava il secondo ordine coperto da una coltre di velluto nero con il nome di Bellini ricamato in argento. La coltre era sostenuta da festoni appesi ai colli di quattro cigni, posti agli angoli superiori del secondo basamento. Il terzo ordine era composto di dieci cariatidi rappresentanti gli spartiti di Bellini e sostenenti una barella su cui era il sarcofago.[54]

 

Si deve dunque dedurre che lo stile sì giovanile, ma volutamente sobrio e omogeneo, non sia tanto rappresentativo della lingua della scrittura di quegli anni, bensì una caratteristica tipica della prosa scientifica. Di fatto, simile era la prosa del vulcanologo Carlo Gemmellaro, a cui sarà successivamente intitolata la Regia Scuola Tecnica di Catania.[55]

 

Conclusioni

L’analisi dei materiali documentari privati di Federico De Roberto ha confermato l’importanza di questi reperti nel ricostruire non solo la genesi dell’autore, ma anche il contesto familiare e culturale in cui maturò la sua formazione intellettuale. La consultazione delle buste, dei quaderni e dei fogli sciolti ha evidenziato quanto la frammentarietà e la dispersione dei documenti possano rappresentare un limite oggettivo alla ricostruzione completa delle vicende testuali e biografiche. Tuttavia, è proprio questa difficoltà di censimento e catalogazione a rendere ancora più prezioso il lavoro filologico: ogni appunto, correzione o sonetto, anche se isolato o incompleto, offre una suggestione potente e contribuisce a delineare un quadro più vivido e complesso della figura di De Roberto.

In conclusione, il Fondo derobertiano non si limita a essere un semplice deposito di carte, ma diventa uno spazio di osservazione privilegiato per comprendere il laboratorio creativo di un autore in fieri, le relazioni tra le generazioni e la formazione di una sensibilità letteraria che spazia dalla prosa alla poesia. La ricchezza e la varietà dei materiali documentari, pur nella loro difficoltà di lettura e catalogazione, testimoniano la vitalità della ricerca archivistica e offrono strumenti imprescindibili per approfondire la figura letteraria di Federico De Roberto.

 

 

 

 

Bibliografia

A. DI GRADO, La vita, le carte, i turbamenti di Federico De Roberto, gentiluomo, Roma-Acireale, Bonanno, 2007;
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A. STUSSI, Filologia d’autore, in Fondamenti di critica testuale, Bologna, il Mulino, 1998;
G. FINOCCHIARO CHIMIRRI, Federico De Roberto studioso di Leopardi, in ID., Tra Ottocento e Novecento, Catania, Niccolò Giannotta editore, 1974;

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ID., Le feste belliniane in «L’Illustrazione Italiana» III, 1876, n. 51, 15 ottobre 1876

ID., Le stagioni in «Fortunio, Cronaca Illustrata della Domenica», III, 41, Napoli, 19 ottobre 1890;

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G. CONTINI, Come lavorava l’Ariosto, Torino, Einaudi, 1974;

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S. LAUDANI, Lo stato del Principe. I Moncada e i loro territori, Caltanisetta, Sciascia, 2008;

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V. PICA, La galleria di Fortunio. Federigo De Roberto in «Fortunio, Cronaca Illustrata della Domenica», IV, 4, Napoli, 29 gennaio 1891.

 

 

 

 

Sitografia
 

Piattaforma Manus, Fondo De Roberto: https://manus.iccu.sbn.it/cerca-biblioteche/-/bib/fund/2373 ;

Busta 25 (Flaubert e Leopardi): https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1383027?fondo_id_s=2373&page=3 ;

Busta (Leopardi) 29: https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1383058?fondo_id_s=2373&page=3 ;

Busta (Leopardi) 44: https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1482003?fondo_id_s=2373&page=5 ;

Busta 24 (Malta inglese): https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1383063?fondo_id_s=2373&page=3 ;

Busta 24 (quadernetto): https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1473607?fondo_id_s=2373&page=2 ;

Busta 24 (sonetti): https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1655940?fondo_id_s=2373&page=2 ;

https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1655947?fondo_id_s=2373&page=2 ;

Busta 24 (sonetto a Carolina Asmundo): https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1655949?fondo_id_s=2373&page=3 ;

BiASA, periodici italiani digitalizzati: http://periodici.librari.beniculturali.it/visualizzatore.aspx?anno=1875-1876&id_immagine=15068631&id_periodico=5480&id_testata=1

 

 

 

[1] A. STUSSI, Filologia d’autore, in Fondamenti di critica testuale, Bologna, il Mulino, 1998, p. 291; G. PASQUALI, Edizioni originali e varianti d’autore, in Storia della tradizione e critica del testo, Firenze, Le Lettere, 1988, pp. 397-465; G. CONTINI, Come lavorava l’Ariosto, Torino, Einaudi, 1974, pp. 232-241.  

[2] Si segnala l’interessante convegno annuale della MOD (Società italiana per lo studio della modernità letteraria) tenutosi a Torino il 12-14 giugno 2025 dal titolo Una Mole di carta. Archivi, biblioteche e documenti della modernità letteraria con focus proprio su questa materia.

[3] S. INSERRA, Memorie di carta. Archivi, biblioteche, documenti, libri e lettori dal nord al sud d’Italia, Milano, Ledizioni, 2019.

[4] Per la complessità dell’analisi filologica dei manoscritti firmati da G. Verga, nel 1987 F. Branciforti offriva un approfondimento dettagliato. Si consiglia il testo, insieme ad altri, per una panoramica generale sulla complessità dello studio filologico condotto per Verga e gli autori Veristi: F. BRANCIFORTI, Lo scrittoio del verista, presentazione di G. Alfieri e C. Ricciardi, Novara, Interlinea, 2022; A. AMADURI, L’officina dei Viceré, La genesi del romanzo attraverso l'epistolario di Federico De Roberto, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2017; A. DI GRADO, La vita, le carte, i turbamenti di Federico De Roberto, gentiluomo, Roma-Acireale, Bonanno, 2007; S. ZAPPULLA MUSCARÀ, Lettere a donna Marianna degli Asmundo, Catania, Tringale, 1978; EAD, Martoglio e De Roberto, in Nino Martoglio, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia Editore, 1985; V. BRANCATI, De Roberto e dintorni, a cura di R. Verdirame, Acireale, Tringale, 1988.

[5] R. CASTELLI, Il punto su Federico De Roberto. Per una storia delle opere e della critica, Roma-Acireale, Bonanno, 2010.

[6] S. INSERRA, La biblioteca di Federico De Roberto, Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 2017.

[7] Per una ricerca dettagliata sulla piattaforma Manus: https://manus.iccu.sbn.it/cerca-biblioteche/-/bib/fund/2373 .

[9] F. DE ROBERTO, Una pagina della storia d’amore, Milano, Treves, 1898, cit., pp. 213-214;

ID., Leopardi e Flaubert, in ID., Romanzi, novelle e saggi, a cura di Carlo A. Madrignani, Milano, Mondadori, 1993, pp. 1589-1590; G. LOMBARDI, Dai documenti umani alle novelle di guerra. La poetica delle contraddizioni in De Roberto novelliere, Catania, Fondazione Verga – Euno Edizioni, 2018, pp. 57-58.

[11] N. BORSELLINO, Introduzione a F. DE ROBERTO, Leopardi, a cura di N. Borsellino, Roma, Lucarini, 1987, pp. 1-12.

[12] Si tratta del saggio F. DE ROBERTO, Leopardi, Milano, Treves, 1898.

[13] Dell’interesse mostrato da De Roberto verso Leopardi si segnalano importanti studi quali A. DI GRADO, Federico De Roberto e la “scuola antropologica”. Positivismo, verismo, leopardismo, Bologna, Pàtron, 1982; G. FINOCCHIARO CHIMIRRI, Federico De Roberto studioso di Leopardi, in ID., Tra Ottocento e Novecento, Catania, Niccolò Giannotta editore, 1974; M GUGLIELMINETTI, La rosa e l’asfodelo (note sul «Leopardi» di De Roberto) in Federico De Roberto, Atti del convegno nazionale (Zafferana Etnea, 23-25 ottobre 1981), a cura di S. Zappulla Muscarà, Palermo, Palumbo 1984, pp. 5-11.

[16] A. AMADURI, Geografia, esplorazioni e società nel De Roberto giornalista, in Natura Società Letteratura, Atti del XXII Congresso dell’ADI – Associazione degli Italianisti (Bologna, 13-15 settembre 2018), a cura di A. CAMPANA e F. GIUNTA, Roma, Adi Editore, 2020, pp. 1-11.

[17] Si vedano F. DE ROBERTO, Come Malta divenne inglese, a cura di Giovanna Finocchiaro Chimirri, Catania, C.U.E.C.M., 1992 e il già citato R. CASTELLI, Il punto su Federico De Roberto.

[18] Per un’analisi più approfondita, si rimanda alla tesi di laurea magistrale di G. SCIUTO, Il giovane De Roberto e i viaggi esplorativi e commerciali, Catania, Università degli Studi di Catania, 2023, pp. 12-17.

[19] SOCIETÀ DI STORIA PATRIA PER LA SICILIA ORIENTALE, Fondo Federico De Roberto, busta 24, d’ora in avanti in sigla SSPSO; per Manus https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1473607?fondo_id_s=2373&page=2 .

[20] Si tratta di un periodico bimestrale, edito tra il 1868 e il 1907, destinato ad un pubblico prevalentemente femminile.

[21] SSPSO, Fondo Federico De Roberto, busta 24, appendice a p. 241.

[22] S. INSERRA, Biblioteche e bibliotecari a Catania tra XIX e XX secolo, Acireale-Roma, Bonanno, 2012, pp. 77-88.

[23] SSPSO Fondo Federico De Roberto, busta 24, appendice a p. 247.

[26] Ibidem. appendice a p. 248. Sono state omesse nella trascrizione alcune cancellazioni e correzioni.

[27] https://manus.iccu.sbn.it/risultati-ricerca-manoscritti/-/manus-search/detail/1655949?fondo_id_s=2373&page=3 ; R. CASTELLI, Il cannocchiale di Federico: De Roberto e il padre in un inedito progetto narrativo, in La Letteratura la Storia il Romanzo, a cura di M. Tropea, Caltanissetta, Edizioni Lussografica, 1998, p. 160.

[28] Ibidem. appendice a p. 250.

[29] Ibidem. appendice a p. 251.

[30] SSPSO, Fondo Federico De Roberto, busta 40, appendice a p. 252.

[31] Ibidem. appendice a pp. 253-254.

[32] Ibidem. appendice a p. 255. Carta in cattive condizioni con tracce di nastro adesivo lungo una delle pieghe del supporto scrittorio.

[33] F. DE ROBERTO, Quesiti in «Fortunio, Cronaca Illustrata della Domenica», II, 51, Napoli, 1 gennaio 1890.

[34] F. DE ROBERTO, Le stagioni in «Fortunio, Cronaca Illustrata della Domenica», III, 41, Napoli, 19 ottobre 1890. Il periodico è stato trovato durante le ricerche di archivio nella busta 48 del Fondo De Roberto presso la Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale. Inoltre, l’articolo pubblicato sul «Fanfulla della Domenica» viene ritrovato in una bozza di stampa nella busta 26 del Fondo De Roberto conservato alla Società di Storia Patria per la Sicilia Orientale. È verosimile identificare la mano di Fe Roberto in quella che ha posto la cartulazione in lapis blu nel margine superiore destro delle carte. Non presente nella cronologia de Il punto su Federico De Roberto.

[35] Non si ha ancora avuto modo di confrontare queste redazioni con l’edizione de L’Albero della Scienza del 1890.

[36] Rivista edita a Firenze tra il 1889 e il 1990.

[37] R. CASTELLI, Il punto su Federico De Roberto, cit., p. 85.

[38] Biblioteca Regionale Universitaria, Epistolario De Roberto, 018.017. U.Ms.EDR., Riviste. Fortunio, epistola 2, d’ora in poi BRU.

[39] BiRU, Epistolario De Roberto, 018.017. U.Ms.EDR., Riviste. Fortunio, epistola 3.

[40] Si tratta di una differenza di circa ventisette termini.

[41] In realtà appare come una redazione molto simile con appena 5 termini di differenza.

[42] BRU, Epistolario De Roberto, 018.017. U.Ms.EDR., Riviste. Fortunio, epistola 4. Nella scheda di registrazione su Manus online è datata erroneamente 21 ottobre 1896. Parte della lettera è stata pubblicata negli annali n° 11 e 12 della Fondazione Verga nel saggio Il canzoniere apocrifo di Ermanno Raeli di Branciforti a pp. 21-22 nella nota 32. Nonostante la missiva renda nota l’esistenza di un’ulteriore pubblicazione della novella Le stagioni sul «Fortunio» non viene indicato il numero nello specifico, limitandosi a riportare quello del «Fanfulla della Domenica» in precedenza citato.

[43] BRU, Epistolario De Roberto, 006.001.U.Ms.EDR.Ed. Galli, Epistola 60.

[44] BRU, Epistolario De Roberto, 006.001.U.Ms.EDR.Ed. Galli, Epistola 61.

[45] BRU, Epistolario De Roberto, 006.001.U.Ms.EDR.Ed. Galli, Epistola 62.

[46] Si tratta, con molta probabilità, dei direttori di alcune riviste particolarmente note in quegli anni che non è stato possibile identificare.

[47] BRU, Epistolario De Roberto, 006.001.U.Ms.EDR.Ed. Galli, Epistola 63.

[48] «Fortunio, Cronaca Illustrata della Domenica», III, 47, Napoli, 30 novembre 1890.

[49] V. PICA, La galleria di Fortunio. Federigo De Roberto in «Fortunio, Cronaca Illustrata della Domenica», IV, 4, Napoli, 29 gennaio 1891.

[50] Di difficile e fumosa comprensione l’identità di Carlo Moncada. Non sono attestate altre occorrenze del medesimo nome in buste; si potrebbe ipotizzare a un giornalista/amico di F. d. R., ma il nome Moncada – molto presente nel territorio catanese – acuisce ulteriormente l’identificazione. Per la valenza dei Moncada in Sicilia si rimanda a: S. LAUDANI, Lo stato del Principe. I Moncada e i loro territori, Caltanisetta, Sciascia, 2008; L. SCALISI, La Sicilia dei Moncada. Le corti, l’arte e la cultura nei secoli XVI-XVII, Catania, Domenico Sanfilippo Editore, 2006.

[51] Si tratta del periodico settimanale della casa editrice Treves, con sede a Milano, edito tra il 1873 e il 1962. Si ritiene si tratta dell’articolo d’esordio del De Roberto giornalista alla giovane età di quindici anni.

[52] F. DE ROBERTO, Le feste belliniane in «L’Illustrazione Italiana» III, 1876, n. 51, 15 ottobre 1876 in BiASA, periodici italiani digitalizzati, p. 311, consultato il 29/09/2025, http://periodici.librari.beniculturali.it/visualizzatore.aspx?anno=1875-1876&id_immagine=15068631&id_periodico=5480&id_testata=1.

[53] G. MAFFEI, La prima formazione di Federico De Roberto: la questione della lingua e le risorse della scienza, in Critica letteraria, 2, 2017, cit., p. 291.

[54] F. DE ROBERTO, Le feste belliniane, cit., p. 314, consultato il 29/01/2023.

[55] G. MAFFEI, La prima formazione di Federico De Roberto: la questione della lingua e le risorse della scienza, cit., p. 293.