Edoardo Sanguineti e Gianfranco Baruchello:
un giuoco epistolare
Chiara Portesine
RIASSUNTO:
Il contributo si propone di contestualizzare e trascrivere una selezione di lettere di Edoardo Sanguineti, Gianfranco Baruchello e Renzo Sommaruga, conservate presso la Fondazione Baruchello di Roma. Sono state scelte le lettere relative a due progetti (Il Giuoco dell’Oca e T.A.T.), utili a dimostrare come i materiali d’archivio possano attivamente contribuire nella ricostruzione della cronologia, della poetica e delle alleanze tra artisti e poeti della Neoavanguardia italiana.
ABSTRACT:
This paper seeks to contextualize and transcribe a selection of correspondence between Edoardo Sanguineti, Gianfranco Baruchello and Renzo Sommaruga, held at the Baruchello Foundation in Rome. The letters examined pertain to two specific projects (Il Giuoco dell’Oca and T.A.T.) and are intended to demonstrate how archival materials can play an active role in reconstructing the chronology, poetics, and networks of collaboration among artists and poets of the Italian Neo-Avant-Garde.
KEYWORDs: Neoavanguardia; Gruppo 63; Archivi d’artista; Epistolari; Edoardo Sanguineti; Gianfranco Baruchello.
L’archivio contemporaneo è uno spazio d’urto che ci costringe a ripensare le categorie della filologia e dell’ermeneutica classica. In passato, la scarsa quantità dei documenti aveva generato un feticismo del ritrovamento purchessia. Oggi, al contrario, l’esubero delle carte (diari, taccuini, lettere e appunti sparsi) dovrebbe implicare un’assunzione di responsabilità di fronte alla selezione primaria dei materiali. In questo senso, la tendenza all’accumulazione seriale di autori che si auto-musealizzano in vita, se può inquietarci sul piano esistenziale e sociologico, ci consente finalmente di uscire dal ricatto dell’inedito. Negli ultimi decenni, infatti, l’individuazione di qualsiasi cartiglio autografo degli scrittori ‘maggiori’ (un biglietto d’auguri di Montale, uno scarabocchio di Leopardi) veniva automaticamente premiata dalla vetrina di una pubblicazione scientifica, con tanto di titoli sensazionalistici («Scoperta una nuova carta di X», «Un inedito di Y recuperato nel monastero di Voghera»). Il merito dello studioso si limitava, dunque, al momento della scoperta – un’azione che a volte richiede bravura ma, più spesso, un misto di fortuna, velocità e relazioni di potere. Nelle logiche che influenzano l’individuazione delle fonti non includo soltanto la ‘soffiata’ dall’alto sull’esistenza di un manoscritto ma soprattutto il tempo (e il capitale) materialmente a disposizione per perlustrare archivi, fondazioni e musei disseminati sul territorio. In assenza di contratti di ricerca o finanziamenti mirati, questo Grand Tour archivistico rischia di diventare l’ennesima questione di classe, in cui chi ha una maggiore copertura finanziaria è più bravo a trovare le fonti semplicemente perché può permettersi di cercarle.
Anche sul piano metodologico, il mito dell’inedito ha comportato un impoverimento del pensiero critico. Dopo aver piantato la bandierina e marcato il territorio del nuovo, l’analisi viene spesso ridotta a una descrizione generica, al massimo una parafrasi che scioglie le biografie dei personaggi nominati in una lettera. Se l’indagine documentaria resta valida per i secoli alti, per la contemporaneità ha ancora senso feticizzare il non pubblicato?[1] Piuttosto, liberata dalla nevrosi dell’inedito, la filologia potrà tornare a essere davvero un’interpretazione del testo: a patto che lo studioso si assuma la responsabilità di scegliere cosa salvare e cosa lasciare sommerso.
Gli archivi d’avanguardia spingono al limite e al paradosso questa necessità di riconfigurare i rapporti tra ricerca e archivio. Wunderkammer, mercati delle pulci, mausoleo anticipato: l’archivio degli autori sperimentali somiglia a un «museo degradato, perverso, feticistico».[2] Eppure, proprio per studiare la Neoavanguardia – un movimento fatto di occasionalità, di attaccamento alla cronaca e di spunti «freschi di giornata» –[3] gli archivi si rivelano estremamente utili e, a volte, determinanti per ricostruire l’evento che ha occasionato un testo. La scrittura del Gruppo 63 va pensata come una pratica collettiva, fatta di continue suggestioni reciproche che spesso lasciano delle tracce tangibili negli epistolari e nelle dediche.
Da questa prospettiva ho trascritto alcune lettere tra Edoardo Sanguineti, Gianfranco Baruchello e Renzo Sommaruga conservate presso la Fondazione Baruchello di Roma.[4] Ho selezionato soltanto le comunicazioni utili a ricostruire due dei lavori più oscuri e fraintesi di Sanguineti – il Giuoco dell’Oca (1967) e il T.A.T. (1967-1968) –,[5] tralasciando qualsiasi comunicazione privata o innecessaria all’interpretazione dei testi. L’augurio è che possa nascere una costellazione di epistolari neoavanguardisti,[6] estendendo la ricerca interdisciplinare anche ai musicisti, ai registi e a tutti quei collaboratori che hanno trasformato il Gruppo 63 in uno spazio di provocazione e apertura alla modernità.[7] Questa appendice di materiali è pensata come un supporto pratico alle ricerche di altri studiosi,[8] per provare a immaginare i risultati delle visite in archivio non come un trofeo individuale ma come una piattaforma plurale di studio e d’invenzione. La selezione non è da intendersi, dunque, come un regesto integrale ma come una base da completare, ciascuno secondo i propri mezzi e secondo i fini di una ricerca che è sempre più grande, pericolosa e politica di qualsiasi puro ritrovamento archivistico.
BIBLIOGRAFIA
Edoardo Sanguineti, Carol Rama, a cura di L. Tozzato e C. Zambianchi, Torino, Franco Masoero, 2002.
Queste e non altre: lettere e carte inedite, a cura e con un saggio introduttivo di F. Milone, Pisa, Pacini, 2016.
C. Allasia, «La testa in tempesta». Edoardo Sanguineti e le distrazioni di un chierico, Novara, Interlinea, 2017.
C. Portesine, La continuazione degli occhi. Ecfrasi e forma-Galeria nelle poesie della Neoavanguardia (1956-1979), Pisa, Edizioni della Normale, 2024.
G. Carrara, Dentro e fuori l’avanguardia: T.A.T., in Ritratto di Sanguineti 1930-2021, numero speciale a cura di C. Allasia, L. Resio, E. Risso e C. Tavella, «Sinestesie», XXI, 2021, pp. 73-86.
E. Risso, Prefazione a E. Sanguineti, Il giuoco dell’oca, Feltrinelli, Milano, 2023, pp. 9-37.
E. Sanguineti, E. Filippini, Cosa capita nel mondo: carteggio (1963-1977), cura, introduzione e note di M. Fuchs, Milano-Udine, Mimesis, 2018.
E. Sanguineti, Segnalibro. Poesie 1951-1981, prefazione di E. Risso, Milano, Feltrinelli, 2021.
E. Sotgiu, Il Giuoco dell’Oca nella trilogia di Edoardo Sanguineti, «Italianistica», 2, 2016, pp. 141-155.
APPENDICE
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 3 gennaio 1966)
caro Baruchello,
[...] Le ha scritto il Cine Club di Torino? Volevano la Sua “verifica”: mi dia qualche notizia della cosa.
non Le capita di venire a Torino? se sì, mi preavvisi (potrebbe venire a presentare il Suo film); non ho potuto vedere la Sua mostra, e mi è spiaciuto molto: a giudicare dal catalogo Lei fa cose ‘altamente apprezzabili’.
bene, continui per tutto il 66, e mi creda
suo
Edoardo Sanguineti
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (25 aprile 1966)
caro Baruchello,
ho trovato la tua lettera al mio ritorno, e ti ringrazio.
siamo dunque d’accordo per il 17 maggio: la cosa è già in calendario, e avrai presto una lettera ufficiale in merito.
a Bruxelles ho parlato col direttore della cineteca belga (è la maggiore d’Europa, come forse sai). è assai lieto dell’idea di vedere il tuo lavoro, che gli ho descritto un po’ a voce... e lo può far proiettare con facilità a Bruxelles dal cine club locale. devi dunque scrivergli (in francese, possibilmente), dandogli tutti i dati sul film (mm. della pellicola, durata della proiezione, e ogni utile dato in merito), e concordando una data per spedirgli la pellicola (almeno il periodo). cerca di non concordare per il 17 maggio, naturalmente... (a meno che tu abbia più copie della “Verifica”), e digli che sei quello di cui gli ha parlato Sanguineti (del resto, se non ha perduto l’appunto, si è annotato il tuo nome e il titolo del film). forse potresti anche essere interessato a andare personalmente a Bruxelles, non so, vedi tu.
tienimi informato sugli sviluppi della cosa, naturalmente, così io gli scrivo tempestivamente per appoggiarla. si chiama René Micha. [...]
ciao, e buon lavoro (e grazie per la promessa di un quadro: lo collocherò bene...)
Edoardo Sanguineti
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 3 maggio 1966)
caro Baruchello,
molto bene per la lettera a Micha. quanto alla scelta della tua opera, certo che mi fido, e molto!
a presto incontrarci qui a Torino, e cari auguri di buon lavoro!
Edoardo Sanguineti
P.S. oggi ho parlato per telefono con Ziveri: ti scriveranno presto per la mostra alla “Carabaga” genovese.
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 7 giugno 1966)
carissimo,
stavo per telefonare allo Schwarz, per avere tue notizie buone, ed ecco che mi arriva la tua lettera: sei vivo, e questo è bene, molto bene. [...]
Parto per La Spezia (gruppo ’63) dopodomani, e ho giorni tremendi (oggi c’è Barthes, all’Unione Culturale, con cui ho da dibattere, e domani c’è da presentare, col Berio, il nostro ‘Omaggio a Dante’...). Confido di trovare al ritorno il tuo libro, e faremo subito un grosso piano di lavoro, che impegni in modo gradevole e fecondo la tua convalescenza.
Dammi presto buone notizie della tua salute, accogli auguri per te e figlia, e salutaci tutti tua moglie.
Affettuosamente, tuo
Sanguineti
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 14 giugno 1966)
carissimo,
torno da La Spezia (gruppo 63), e trovo il tuo splendido libro: grazie infinite, e complimenti!
[...] per il nostro lavoro, ti scriverò quanto prima, dopo aver meditato sul tuo libro: ho già varie idee in capo, e presto spero di poterti comunicare un progetto concreto: anche tu, intanto, dimmi i tuoi pensieri in merito.
a fine settimana vado a Helsinki qualche giorno: ti scrivo al mio ritorno.
affettuosi auguri, e cari saluti a tua moglie (anche da mia moglie).
Tuo
Edoardo Sanguineti
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 21 marzo 1967)
Carissimo,
ti spedisco subito queste due fotografie di mia moglie, di cui consiglio particolarmente l’uso per il capitolo XLIV. Puoi utilizzarle entrambe, se ti va, ritagliando come ti pare; se una delle due non ti serve, ti prego di rinviarmela, come reliquia memoriale.
Al momento, così subito, non “mi viene in mente” di poterti inviare altro. Se qualcosa “mi viene in mente”, però, te la mando subito.
Adesso mi faccio coraggio, e voglio chiederti una cosa: mi regaleresti, poi, l’originale del tuo “Giuoco dell’oca”? Capisco che è pretendere molto, ma per uno che si sogna il suo ‘monumentino’ (vedi sempre capitolo XLIV), trovarselo tutto fatto così, da giocarci sopra, e fatto da te, capirai che cosa vuol dire.
Insomma, te la butto come mi viene, ma si capisce che puoi dire: no, me lo tengo.
Ciao, carissimo, e grazie.
(Ho visto lo Schwarz a Torino, or è qualche giorno) (dice che il Traumdeutung è proprio imminente: che bellezza!)
Edoardo Sanguineti
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 22 marzo [1967])
Carissimo,
ecco dunque il capitolo LX, che è un capitolo, come vedi, di “affiches”.
Quanto al XXII, sei proprio tu, in causa, si capisce, anche se ti faccio un po’ fare certi ./.,:/:,.//., ecc., che tu veramente non fai proprio così, pazienza...
Ciao e grazie! (e buona Pasqua!); (avrai avuto intanto il mio espresso con le fotografie della mia Gentile Signora).
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 3 aprile 1967)
carissimo B.,
grazie per i reggiseni: deliziosi! utili!
non stupirti se non ricevi una letterona con tanti punti interrogativi, per il Giuoco: c’è un perché: ed è che i miei dubbi mi sono utili, ho pensato, per il contro-romanzo che devo scrivere (anzi, per il Controgiuoco). È meglio che, almeno per un po’, io mi interroghi da solo: che ne dici?
intanto, vivi felice, e tanti complimenti e rallegramenti, ancora, per il tuo bellissimo lavoro!
molto affettuosamente,
Edoardo
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 4 aprile 1967)
Carissimo,
ieri a Milano, in rapida corsa, sono stato da Feltrinelli, e ho visto il tuo GIUOCO: Diobbono! che bellezza che è! Quello che la piccola fotografia lasciava indovinare, è superbamente bello: va lì, che sei proprio bravo come dicevo io! Ieri poi è venuto il Riva [Valerio Riva] a Torino, a scortarci un giornalista, e ha riportato il tuo GIUOCO perché me lo ricontemplassi un po’ (deve ancora fotografarlo per bene), e così anche la moglie e i figli sono caduti in trance in blocco per la meraviglia.
Insomma, sono e siamo tutti contenti.
Bene, spero che ci si veda presto: intanto i nostri GIUOCHI stanno per diventare pubblici, e presto sapremo che effetto faranno in giro.
Ciao, carissimo, e grazie!
Edoardo
Ieri ho fatto un salto da Schwarz. Ho visto le ultime bozze del TRAUM., belle belle. [...]
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (25 aprile 1967)
carissimo,
mi invitano a Napoli il 20 maggio, sabato, a parlare del Giuoco dell’Oca alla Libreria Guida (gente molto cortese: ci parlai già due volte, è un posto molto simpatico e sempre affollato). Io ci sto.
Ora, mi dicono se voglio un compagno di giuoco: io voglio te. E rispondo in questo senso. Dovremmo parlare – dico io – un po’ in dialogo (io ci leggo anche qualche capitoletto, a quelli) così: “A proposito del Giuoco dell’Oca”; il che mette in causa, per poco che ci diamo da fare, tutte le questioni del romanzo e della pittura, oggi.
Che ne dici?
Se ci stanno loro, ti scrivono, e tu sai di che si tratta.
Allora, mi dici qualcosa a Roma il 2 maggio, nell’ora e luogo indicati (ore 11,50, arrivo da Tunisi, Fiumicino, martedì): non dirmi di no: pensa che bella cosa, Napoli, noi due, la luna...
ciao, ciao,
Edoardo
- Lettera di Gianfranco Baruchello a Edoardo Sanguineti (22 giugno 1967)[9]
Carissimo,
sono desolato per la nuova grana che fa il nostro. Come puoi ben capire, non sono mai esistite lettere “incrinanti” di qualsivoglia tipo. Sed: gli è passata la voglia di fare la cosa. Il mio “tentativo di incrinare” equivale all’incirca alla “trappola moscovita” in cui tapino ti lasciasti attrarre. Penso invece di fare una cosa: chiedere in restituzione il materiale e farmelo da me, sia pure in numero ristretto di copie. Ti va? Non è che il nome dell’editore (se così si può chiamare) conti tanto in questo genere di specialissime cose. Se però avessi altre idee e/o possibilità non farai che dirmele ed io...
Ciao vittima indiretta e amico de “i statisti arabi”. A presto
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 26 giugno 1967)
ore 24 (mezzanotte, cioè);
ho telefonato al Riva, che si dice molto interessato, tanto più – dice – se si potessero avere i clichés, senza dover pagare il bieco A.S.
spero di sì, gli ho detto io, basta che tu paghi, invece, il G.B. e l’E.S.
va bene, ha detto lui, allora; gli telefono domani (al G.B.).
ma mi raccomando, gli ho detto io, devi farlo proprio domani;
sì sì, ha detto, lui, lo faccio;
va bene, gli ho detto io, buonanotte;
buonanotte, ha detto lui;
e abbiamo tolto la comunicazione;
che ne dici? dunque, tienimi informato; intanto, io medito già un:
“Inno al G.B., da cantarsi in coro” (per il catalogo, dico);
ciao (poi un giorno mia moglie scrive alla tua, un po’ per il mare, ciao);
E.S.
- Lettera di Gianfranco Baruchello a Edoardo Sanguineti (21 settembre 1967)[10]
Cher Ami,
ti mando certe mie righe che il Lambert (il mercante di Parigi) pubblicherà come mia dichiarazione sul catalogo della mostra. È indispensabile che tu le legga e, non condividendole (?), tu possa ancora ritirarti dalla generosa offerta di partecipare al catalogo stesso con tuoi versi...
Il catalogo avrà il formato 20 x 20 e devo (ahimé con urgenza) disegnarlo io. Non ritirandoti dunque dalla generosa offerta come sopra (e come spero) e se avrò la cosa prestino farò tempo a mandarti il layout del catalogo per l’approvazione. Sai come fanno i mercanti, prima lasciano passare mesi e ora vogliono tutto in un giorno.
Grazie! Un affettuoso saluto a tutti voi
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (26 settembre 1967)
Mon Amour,
ecco una poesia, diletta mia gioia, che solo tu puoi capire (in parte). È indispensabile che tu la legga e, non condividendola (?), tu possa ancora ritrarti dalla generosa offerta di parteciparla al tuo catalogo...
ti scrivo in ritardo, come vedi, ma sono tornato stanotte da un tour Veneto-Romagnolo di una settimana e più: scusami anche col Lambert.
ti abbracciamo in massa, anzi vi abbracciamo (in coro, ma con le braccia):
Edoardo
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 24 aprile 1968)
carissimo,
la lettera che allego ti dice tutto: si tratta di un’elegante edizione numerata di una serie di poesie T.A.T. (7 poesie, per l’esattezza), compresa quella del tuo catalogo, per cui voglio, come è ovvio, la tua collaborazione.
il Sommaruga era partito chiedendo poesie per un libro da fare col Fontana, e accettai: in caso di sostituzione, mi disse, chiederei a Baj o a Vedova. io dissi di sì. poi il Fontana è malato, poveretto, e rinuncia. il Sommaruga mi chiese di scegliere tra Baj e Vedova. io risposi: scelgo Baruchello, in stretta relazione al quale questi versi nacquero nella mia alta mente. il Sommaruga mi dice: così sia. ma tu, anima mia, che dici?
se la risposta tua, come esigo, è positiva, scrivi due espressi, o fai due telefonate, al Sommaruga Renzo [...] e a me [...], ad un tempo (le telefonate è meglio non farle tutte e due insieme, se no si parla in tre, e la cosa diventa un po’ oscura). se la tua risposta è negativa, scrivi o telefona solo a me, e attenditi le più crude e spietate rappresaglie.
come va il Traumdeutung? hai notizie? e la vita, tua e dei tuoi, come va? io, come puoi immaginare, ti scrivo un po’ al galoppo, tra un comizio e una tavola rotonda, e tuttavia non dimentico né la poesia, né il Baruchello.
affettuosamente,
tuo Edoardo Sanguineti.
- Lettera di Renzo Sommaruga a Gianfranco Baruchello (Verona, 23 maggio 1968)
Carissimo BARUCHELLO,
ecco alcune bozze delle poesie di Sanguineti. Non faccia caso, per favore, alle imperfezioni di queste pagine: sono state tirate in fretta, senza “avviamento” con le “forme” libere.
Gradirei conoscere il Suo parere sulla soluzione che ho data al frontespizio (che poi non è nel lato giusto). Un titolo così corto sarebbe abbastanza facile “risolverlo” su una pagina di rivista, ma nel nostro caso si tratta di un volume di poesie, molto serio, e la cosa non è altrettanto facile. A me sembra, per esempio, che l’idea di mettere i due punti dopo i nomi sia coerente con la particolare punteggiatura delle poesie; ma questo è solo un particolare. Comunque attendo una sua idea in merito. Per quanto riguarda le cose da incidere sui due linoleum, basta che Lei mi mandi due cartoncini grandi come le pagine del libro, con disegnato sopra le forme da incidere (speriamo non troppo piccole né complicate).
Appena riceverò i disegni annunciatimi telefonicamente, provvederò subito a riportarli su lastre di metallo e inciderli. Farò delle prove che sarà mia cura inviarle.
Nell’attesa, voglia gradire i saluti più cordiali.
Suo
Renzo Sommaruga
PS. Mi viene una bellissima idea all’ultimo momento. I numeri tipografici dei titoli delle poesie, così come sono, non mi piacciono più. La pregherei di ridisegnare Lei sette numeri, con il suo stile. Ai numeri, un po’ irregolari, darei un volume. L’esempio che ho incollato su uno dei fogli che Le mando mi sembra molto buono. Mi occorrerebbero nella grandezza laterale di cm. 1,5. Verrà una cosa interessantissima, perché poi gli stessi numeri penso di poterli raggruppare insieme, capovolti e no, e ubicarli nello spazio vuoto del frontespizio.
- Lettera di Renzo Sommaruga a Gianfranco Baruchello (4 giugno 1968)
Carissimo BARUCHELLO,
c’è un particolare nella sua ultima lettera (31/5/68) che oltre a dimostrare quanto io sia stato poco chiaro con lei, durante la sua breve visita veronese, rischia di far crollare tutto il nostro bel castello. Il particolare tanto importante è questo: i due disegni (che ho regolarmente ricevuto questa mattina, e che mi piacciono), a lastre incise, non devono essere conservati, ma distrutti (sotto gli occhi di noi due, s’intende). Lo stesso deve intendersi per i disegnini sui linoleum. Per un motivo semplice: se fossero conservati (non importa dove e da chi), quelle del nostro libro, ovviamente, non sarebbe più delle stampe originali, bensì delle riproduzioni. Varrebbe quindi la pena ch’io mi dessi tanto da fare per incidere delle riproduzioni “croniche” all’acquaforte? Credo proprio di no. E già mi dispiace moltissimo che occhi indiscreti abbiano penetrato il nostro segreto tecnico.
Prima di proseguire nel lavoro attendo un suo cenno in merito. Se sarà d’accordo e si potrà continuare, da parte mia, al compenso in natura già stabilito, aggiungerò per lei una tiratura di cinque/sei “prove” di ciascuna acquaforte, su carta di formato grande, in folio. (È chiaro che le lastre – dopo la tiratura – saranno biffate e i sette disegnini dei numeri rimarranno di mia proprietà).
In attesa, mi abbia suo
Renzo Sommaruga
- Lettera di Gianfranco Baruchello a Renzo Sommaruga (7 giugno 1968)[11]
Caro Sommaruga,
spero di averle già efficacemente chiarito l’equivoco, per il quale lei si era messo in allarme, con la mia telefonata. Stamane le ho mandato a mezzo posta i sette numeri. Glieli ho fatti un po’ più grandi per ragioni tecniche mie (impossibilità di lavorare in modo pulitissimo al di sotto di certi formati, su superfici adatte alla china): lei potrà ridurli alle dimensioni volute. Oppure lasciarli così? Spero che le piacciano.
Mi mandi qualche prova, via via che le prepara. Può darsi che verso il 18 o 20 io capiti a Venezia; potrei allora fare una corsa a Verona per vedere come vanno le cose per i disegnini dei linoleum. Ma forse è inutile.
A risentirci presto; cari saluti.
Baruchello
- Lettera di Renzo Sommaruga a Gianfranco Baruchello (Verona, 27 giugno 1968)
Carissimo Baruchello,
eccole tre esempi di numeri per T.A.T. di Sanguineti. il secondo mi è riuscito un po’ “renzo”, ma migliore; si lega, stilisticamente, alle illustrazioni. Per farli potrebbe usare quei suoi omini, o biciclette, o altro!
Tutti i numeri dovrebbero “occupare” queste misure [4 x 3,5 cm].
Spero che questi “suggerimenti” le possano essere utili. In attesa di sue nuove in merito, la saluto con tanta cordialità,
suo
Renzo Sommaruga
PS con le acqueforti sono a buon punto, appena ho le prove gliele mando.
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 10 agosto 1968)
carissimo/i,
felice te: ma presto il sud, divorerà anche noi, e pour toujours! Infatti, addì 11 settembre, ecco che andremo in Salerno, ad abitarci [...]. prima, invece, no: quindi, ahi, non passeremo per Puolo (ma tu verrai a trovarci nella nuova sede; anche se non subito; perché, appena arrivato, io riparto, un po’ per Torino, un po’ per Venezia, un po’ per Chianciano).
per il caso Sommaruga, non sapevo: ma i numeri buoni (e vecchi), io li voglio, si capisce, in “grazioso omaggio”, sì (pioi, cioè no, poi, voglio anche un tuo quadro, a rallegrarci la vita* nella città della scuola medica, secondo un’antica promessa: un grosso e bel quadro, sissignore che lo voglio: quando verrai a visitarmi sur plage, verrai con il cadeau, va bene?).
[...] saluta il gruppo famigliare (o, se preferisci, familiare) al completo, e credimi, con gli “ahò! ohè!” della mia banda,
tuo Edoardo
* la vi(s)ta
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Torino, 5 luglio 1968)
carissimo,
torno a Torino (a Roma fui troppo di corsa per vederti): andrò a vivere a Salerno, e cercherò anche casa a Roma, più in là: così ti starò sempre accanto, in città come a Puolo: sei contento?
il Sommaruga mi ha scritto (gli avevo scritto per fargli i miei auguri), mandandomi saggio delle tue mirabili tavole (bravo!!!); inoltre mi dice che ti ha chiesto i numeri delle poesie (spero che lo farai contento).
ti scriverò ancora con calma, e ti saluto affettuosamente
Edoardo Sanguineti
PS. cercai molto il Fadini, sempre invano: continuerò.
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Salerno, 6 settembre [1968])
carissimo,
embè? Come mai da Puolo non ti epifanizzasti? io aspettavo e speravo, come la faccetta nera; ma tu, niente.
intanto, dal Sommaruga ebbi la prima copia del T.A.T.: bello, eh?
ora, una prece: in Francia sta uscendo il mio Giuoco dell’Oca: il traduttore, che ha visto il tuo, cioè il tuo mirabile manifesto, pensa di poterlo impiegare per celebrarne la sortita in Gallia: ma io, ahi, non ne ho più: puoi tu spedirgli una copia del medesimo, con graziosa urgenza? Mi faresti tanto lieto e lieto il traduttore; il quale nomasi: Jean Thibaudeau [...].
scrivimi tanto di te, e omaggiami l’intiero gruppo familiare.
Edoardo
- Lettera di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Salerno, 22 settembre 1968)
carissimo,
sono a Salerno, senza telefono ancora, e con casa in progress. ma ho già corretto nuove bozze per il Sommaruga, che mi dice che uscirà a Natale: bene!
che ne diresti di dedicare il T.A.T. al Duchamp? forse gli reca gioia, che so io? se l’idea ti pare buona (io lo farei volentieri, per parte mia), dovresti (poiché lo puoi[)], telefonare al galoppo al Sommaruga, dicendo che la dedica: “per Marcel Duchamp” (con p minuscolo, così come sta scritto tra le virgolette) – che tu dovresti dettargli con cura, dicendogli poi di inviarmene bozza, dovrebbe essere posta a pag. 7, in caratteri molto piccoli sotto il titolo T.A.T., in corsivo. scrivimi!
tuo Edoardo
- Cartolina di Edoardo Sanguineti a Gianfranco Baruchello (Salerno, 4 gennaio 1970; cartolina del Museo Nazionale di Paestum, Centauro morente. Metopa dell’Heraion del Sele)
mio caro, ho dimenticato di dirti al telefono che mi ha scritto il Sommaruga: “In questi pochi mesi tutti i miei esemplari di TAT si sono esauriti (...). Ho ancora in casa le copie di Baruchello. Dopo l’esemplare ad personam che gli avevo spedito non si è più fatto vivo con me. Speravo di potergli consegnare i 14 TAT a mezza strada o a Milano. Se avrà l’occasione di parlargli glielo dica”. L’ho detto: buona Befana!
Edoardo
[1] Peraltro, in luoghi in cui l’inedito è la norma e non l’eccezione, ha senso incentivare la pubblicazione di articoli parziali e, a volte, volutamente parcellizzati, per ragioni più legate ai concorsi e all’ANVUR che non alle effettive necessità della ricerca?
[2] Edoardo Sanguineti, Carol Rama, a cura di L. Tozzato e C. Zambianchi, Torino, Franco Masoero, 2002, p. 23.
[3] Alludo al famoso verso di Sanguineti tratto da Postkarten, 49: «per preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente / fresco di giornata)» (E. Sanguineti, Segnalibro. Poesie 1951-1981, prefazione di E. Risso, Milano, Feltrinelli, 2021 [1982], p. 209).
[4] Per l’autorizzazione a riprodurre questi testi, desidero ringraziare la disponibilità di Giulia Sanguineti e di Carla Subrizi – a cui va tutta la mia riconoscenza per aver supportato le ricerche di questi anni.
[5] Si tratta, rispettivamente, del secondo romanzo di Sanguineti (Il giuoco dell’oca, Milano, Feltrinelli, 1967) e delle sette poesie del T.A.T., di cui la prima era stata pubblicata nel catalogo della mostra Limbeantipouvoir, inaugurata alla Galerie Yvon Lambert di Parigi nel novembre del 1967. Gli altri testi compariranno per la prima volta in una plaquette a tiratura limitata (105 esemplari), accompagnati da quattro incisioni di Baruchello (Verona, Renzo Sommaruga, 1968). Queste sono le informazioni generali che si ritroveranno, pertanto, nelle lettere pubblicate in appendice.
[6] Ricordo gli scambi epistolari già pazientemente ricostruiti dai colleghi negli ultimi anni: Queste e non altre: lettere e carte inedite, a cura e con un saggio introduttivo di F. Milone, Pisa, Pacini, 2016 ed E. Sanguineti, E. Filippini, Cosa capita nel mondo: carteggio (1963-1977), cura, introduzione e note di M. Fuchs, Milano-Udine, Mimesis, 2018.
[7] Presso la Fondazione Baruchello sono conservate le lettere di intellettuali come Giorgio Manganelli, Umberto Eco, Antonio Porta, che aspettano ancora una pubblicazione e un’adeguata contestualizzazione critica.
[8] Per una prima interpretazione di questi dati, rimando a C. Portesine, La continuazione degli occhi. Ecfrasi e forma-Galeria nelle poesie della Neoavanguardia (1956-1979), Pisa, Edizioni della Normale, 2024. Per una panoramica sul Giuoco dell’Oca e sul T.A.T., si vedano almeno le seguenti pubblicazioni: C. Allasia, «La testa in tempesta». Edoardo Sanguineti e le distrazioni di un chierico, Novara, Interlinea, 2017; G. Carrara, Dentro e fuori l’avanguardia: T.A.T., in Ritratto di Sanguineti 1930-2021, numero speciale a cura di C. Allasia, L. Resio, E. Risso e C. Tavella, «Sinestesie», XXI, 2021, pp. 73-86; E. Risso, Prefazione a E. Sanguineti, Il giuoco dell’oca, Feltrinelli, Milano, 2023, pp. 9-37; E. Sotgiu, Il Giuoco dell’Oca nella trilogia di Edoardo Sanguineti, «Italianistica», 2, 2016, pp. 141-155.
[9] La lettera non è firmata e si può ritenere una bozza conservata da Baruchello.
[10] La lettera non è firmata e si può ritenere una bozza conservata da Baruchello.
[11] Fotocopia della lettera originale spedita a Sommaruga.