p. 49-56 > Contributo al Convegno su Elio Pagliarani bibliofilo e la Biblioteca Elio Pagliarani del 25 maggio 2025

La biblioteca di casa Pagliarani

Lucia Merolla

 

 

RIASSUNTO

Il contributo vuole dare un’idea della biblioteca privat di Elio Pagliarani che comprende volumi editi tra il 1400-1500 e 1600-1840. Scegliere quali volumi illustrare tra i numerosi libri ‘rari e di pregio’, non è stata cosa semplice. Ci siamo limitati a ricordare quelli ritenuti più interessanti.

PAROLE CHIAVE: Volumi della raccolta privata di Elio Pagliarani editi tra il 1400-1500 e 1600-1840.

 

ABSTRACT

The contribution aims to give an idea of the private collection of Elio Pagliarani, which includes published books between 1400-1500 and 1600-1840. Choosing among the many ‘rare and valuable’ books which ones to illustrate was not an easy task. We have limited ourselves to mentioning those considered most interesting.
 

KEYWORD: Published books between 1400-1500 and 1600-1840 of the private collection ‘Pagliarani’.

 

 

 

La biblioteca di Elio Pagliarani rappresenta un caso particolare nel panorama culturale italiano perché è dedicata alla conservazione e promozione dell’opera di uno dei più innovativi e apprezzati poeti del Novecento italiano.

 

Elio Pagliarani è stato infatti una figura chiave della Neoavanguardia italiana apportando un contributo importante alla poesia sperimentale e alla letteratura del secolo scorso. Pagliarani ha sempre cercato di raccogliere ed esplorare testi che riflettessero la ricchezza della cultura letteraria italiana ma non solo.

 La sua biblioteca, specializzata nella letteratura italiana moderna e contemporanea, con particolare riguardo alla poesia, alla saggistica e alla letteratura drammatica (teatro), è costituita all’incirca da 14.000 volumi. La biblioteca include anche una ricca sezione di narrativa con i libri finalisti al premio Strega a partire dalla metà del ‘900, edizioni di modernariato di autori italiani e stranieri, riviste letterarie, libri di argomento storico, dizionari ed enciclopedie. Per questo motivo la sua collezione è un vero tesoro per gli amanti della letteratura, del teatro e della storia.

 

Forse però non a tutti è noto che il poeta aveva anche una profonda attrazione per l’antiquariato librario. La sua passione di bibliofilo lo portò a frequentare le principali case d’aste quali Sotheby’s e Christie’s e importanti librerie antiquarie in cui acquistò edizioni per lui di particolare interesse che sono conservate attualmente nell’appartamento di Roma. Nel corso della sua vita ha costituito così una ricca collezione di libri antichi, comprensivi di incunaboli e cinquecentine, che formano una raccolta di circa 700 volumi, a testimonianza del suo grande amore per le edizioni antiche e rare. 

A questa sua passione per l’antiquariato librario si deve la collaborazione con la rivista Winbledon. La gente che legge, per la quale curò, dal 1991 al 1993, la rubrica Libri rari. Alcune edizioni ‘rare e di pregio’ da lui acquistate sono anche descritte negli articoli lì pubblicati.

 

A me spetta il compito di dare un’idea di questa raccolta, che probabilmente è la meno nota a quanti si interessano di Pagliarani poeta e critico letterario.

Mentre la biblioteca ‘moderna’ è inserita nel Polo degli Istituti culturali di Roma del Servizio bibliotecario nazionale (SBN),  la raccolta libraria dei libri antichi e di pregio  deve ancora essere descritta: questi saranno catalogati in un apposito database, al di fuori della rete SBN.

Il catalogo che si vuole realizzare si propone due obiettivi: in primis ordinare, descrivere e far conoscere nel numero e nel contenuto i volumi più antichi della biblioteca, frutto degli acquisti di Pagliarani sul mercato antiquario. Il secondo obiettivo è quello di far conoscere anche al di fuori della cerchia degli studiosi di Pagliarani i libri conservati in una sede diversa dalla biblioteca aperta al pubblico.

Per la catalogazione di questi volumi sono stati elaborati due modelli descrittivi: uno più vasto e articolato volto a una descrizione dei libri più antichi, l’altro destinato ai volumi dei secoli a seguire fino cioè ai primi decenni del XIX secolo (al 1840). Quest'ultimo modello, prendendo in esame libri strutturalmente più simili a quelli prodotti dall’editoria attuale, necessitava di elementi descrittivi minori e più rapidamente rilevabili: per questo riproduce con formula abbreviata il modello più ampio di cui riprende solo alcune voci, e può essere compilato con maggiore rapidità. In entrambi i casi era importante creare un database che tenesse presente queste esigenze e che fosse di facile utilizzo per chi deve catalogare.

I campi dei due schemi descrittivi intendono dar conto anche del libro come oggetto. Sono stati previsti perciò non solo i campi destinati alla collocazione di ciascun volume all’interno della biblioteca, all’autore, al titolo, all’indicazione del luogo, del tipografo o editore, della data di edizione, ma anche campi dove indicare alcuni aspetti esterni del volume quali la descrizione della marca tipografica, eventuali note di possesso ed ex libris. Questi dati non sempre sono segnalati nei cataloghi dei libri antichi.

È anche stato inserita alla fine di ciascuna scheda un’ampia area NOTE dove si possono riportare informazioni che si ritengono utili e interessanti e che non rientrano nelle aree previste dal programma. I dati che costituiscono la scheda hanno anche il fine di contribuire a conservare e salvaguardare la raccolta libraria che il suo proprietario negli anni ha sempre cercato di implementare e arricchire.

 Il programma è elaborato e gestito da Nicola Campopiano, sul sito dell'Associazione letteraria Premio Nazionale Elio Pagliarani - Centro Studi e biblioteca

 

Ad oggi sono stati individuati otto incunaboli, un discreto numero di Cinquecentine, numerose edizioni dei secoli XVII, XVIII e XIX. La catalogazione è iniziata con gli incunaboli e con le edizioni del ‘500. Successivamente si procederà alla schedatura dei libri dei secoli successivi. Per i libri del ‘400 di Pagliarani e di altri collezionisti è prevista la pubblicazione a stampa probabilmente entro la metà del prossimo anno.

Orientarsi e scegliere tra i numerosi volumi rari e di pregio, quali illustrare in questa sede non è stata cosa semplice, siamo infatti ancora agli inizi dell’impresa catalografica. Ci limiteremo perciò solo a ricordare quelli che ci sono sembrati più interessanti.

 

  1. Partiamo dal primo acquisto di Pagliarani, una cinquecentina del Canzoniere (sonetti e trionfi) di Francesco Petrarca stampato nel 1515 a Venezia da Agostino Zani: un’edizione[1] poco diffusa se stando al portale Edit16 (CNCE 39109) in Italia sono presenti esemplari in 29 luoghi di conservazione e a Roma è posseduta solo dalla Biblioteca nazionale centrale e dalla Biblioteca Vaticana.  Sul frontespizio è presente la marca tipografica con l’immagine di s. Bartolomeo con un coltello in mano, sullo sfondo paesaggio con albero e case merlate.
  2. Ricordiamo poi lo Speculum iudiciale, la principale opera giuridica[2] di Guillaume Durand (1230/31ca.-1296) - dal titolo Speculi Gulielmi Duranti iuris utriusque doctoris eximii - Specu(li) pars secunda cum Iohannis Andreae [Giovanni d’Andrea] et Baldi [Ubaldo degli Ubaldi] quorundamque modernorum additionibus. Summariis cuilibet numeratim superadditis. Repertorio item generali separatim collecto. Cuncta praxis deditis pernecessaria.  

Si tratta di un testo suddiviso in tre libri e articolato  in quattro parti: la prima dedicata alle persone che intervengono in un processo (giudici, avvocati, procuratori, accusatore e accusato, rappresentanti e ausiliari di giustizia), la seconda allo svolgimento del processo civile, dalla fase preparatoria alla litis contestatio e alla sentenza, la terza al processo criminale, la quarta alla presentazione di esempi (formae) di libelli, di positiones che l'attore faceva consegnare all'accusato tramite il giudice per precisare la natura del litigio, e di formulari di atti giuridici.  Delle 4 parti finora abbiamo individuato la seconda, pubblicata a Lione nel 1539 da Thibaud Payen - indicato nell’edizione sotto il nome ‘Theobaldus Paganus’ - con un bel frontespizio xilografico, stampato in rosso e nero, inserito in una cornice riccamente decorata, nel margine inferiore ai lati le lettere I. F. che finora non sono state identificate; belle anche le iniziali ornate. Stando a SBN lo Speculum iudiciale, non sempre completo di tutte le quattro parti, è presente in 16 luoghi di conservazione, e a Roma solo nella Biblioteca nazionale centrale.

 

Di Pietro Bembo finora sono stati trovati due volumi:

  1. un volume è costituito dalle Prose ed è dedicato al cardinale Giulio de’ Medici[3] dal titolo Le prose di m. Pietro Bembo. Nelle quali si ragiona della volgar lingua, scritte al cardinal de' Medici, che poi fu creato sommo pontefice, et detto papa Clemente VII, divise in tre libri, con le sue postille, et un'indice [sic] copioso. Di nuovo con somma diligenza purgate, et reviste secondo la buona correttione di m. Lodovico Dolce stampato a ‘Venetia, appresso Nicolò Moretti’, nel 1586.  Sul frontespizio è presente la marca tipografica: dentro una cornice figurata la Fortuna (rappresentata da una donna in mezzo al mare, con una vela tra le mani). Nell'ovale in basso: un leone rampante. Secondo il portale EDIT16 (CNCE 5089) l’edizione è presente in 80 biblioteche italiane tra le quali 6 sono biblioteche romane.

 

  1. L’altro volume è Gli asolani di messer Pietro Bembo pubblicato a Firenze, da Filippo Giunta, il 14 di Luglio 1505. Interessante a c. Iv, su cartellino a stampa, l’indicazione della provenienza del volume dalla biblioteca del canonico Angelo Maria Bandini bibliotecario e collezionista di opere d’arte nonché direttore della biblioteca Medicea Laurenziana e Marucelliana: ex bibliotheca can. Angeli M. Bandini.

Stando al portale Edit16 (CNCE 4985) l’edizione è conservata da 24 biblioteche italiane, a Roma è posseduta dalla biblioteca Corsiniana.

  1. Ricordiamo poi le Institutiones Iustinianeae con glossa di Accursio. Si tratta del libro contenente le nozioni fondamentali di diritto privato a uso dei giuristi e degli avvocati, in cui sono esposti i fondamenti del diritto romano: esso divenne il testo di studio più usato nel Medioevo, stampato in latino a Venezia nel 1516 da Lucantonio Giunta. Sul frontespizio, vi sono il titolo Instituta novissime recognita aptissimisque figuris exculta adiunctis quampluribus in margine additionibus: quas in alijs hactenus impressis minime reperies e la marca tipografica costituita dal giglio fiorentino in rosso, con le iniziali ai lati ‘L. A.’ dentro una cornice.

Secondo il portale EDIT16 (CNCE 13465) l’edizione si conserva in 14 biblioteche; a Roma è presente nelle biblioteche Alessandrina e Casanatense (vd. anche SBN: IT\ICCU\CNCE\013465).

 

  1. Di interesse anche la traduzione dal greco in latino di Giovanni Gioviano Pontano delle Centum Ptolomaei sententiae ad Syrum fratrem, e dello stesso Pontano i libri dal titolo eiusdem Pontani libri XIIII De rebus coelestibus e Liber etiam De luna imperfectus, pubblicati a Venezia nel settembre 1519 da Aldo Manuzio e Andrea Torresano (‘Venetiis, in aedibus Aldi, et Andreae soceri, mense septembris MDXIX’), la cui caratteristica marca  tipografica - ancora con delfino accollato[4], e la scritta ai lati Aldus - è presente sul verso dell'ultima carta. Edizione piuttosto rara: secondo quanto si ricava da SBN (IT\ICCU\TO0E\032945) infatti è conservata in 7 biblioteche, delle quali a Roma solo nella biblioteca Lancisiana.
  2. Un’altra aldina è costituita dalle opere di Iacopo Sannazzaro: De partu Virginis e Lamentatio de morte Christi   edite a Venezia dagli eredi di Aldo Manuzio e dagli eredi di Andrea Torresano, nel 1533. Anche quest’edizione presenta la caratteristica marca tipografica, l’ancora con delfino accollato, e ai lati la scritta Aldus, visibile sia sul frontespizio che in fine al volume. Nel portale Edit16 (CNCE 27215) l’edizione è segnalata in 46 biblioteche italiane, tra cui 4 biblioteche romane, e in 3 biblioteche estere.

 

  1. Importanti anche le Explanationes di Francesco Priscianese[5] alle  Epistulae ad familiares  di Cicerone, e dello stesso il Liber De componendi ratione, sive De arte rhetorica[6]  in volgare, edite a Venezia nel 1579 presso il senese Francesco De Franceschi. Sul frontespizio è presente la marca tipografica che raffigura la Pace rappresentata da una donna seduta accanto a una colonna, con un ramo d'olivo nella sinistra e il braccio destro poggiato su una cornucopia, il tutto racchiuso dentro una cornice figurata, con il motto: Per me qui si riposa e in ciel si gode. Presente nel portale EDIT16 (CNCE 12448) dove è segnalato in 20 luoghi di conservazione tra cui a Roma nella Biblioteca Vaticana.

 

  1. Altro esemplare di rilievo è quello contenente la prima parte Delle stanze di diversi illustri poeti raccolte da m. Lodovico Dolce, à comodità et utile de gli studiosi della lingua toscana. nuovamente ristampate con diligentia, riviste et corrette da Lodovico Dolce, edito a Venezia, da Gabriele Giolito de' Ferrari, nel 1575. Sul frontespizio si può vedere la marca di Giolito costituita da una fenice rivolta sulla destra e posta sulle fiamme uscenti da un'anfora sopra la quale ci sono le iniziali GGF, il tutto è inserito in una cornice ornata da maschere e cariatidi. Stando al portale EDIT16 (CNCE 17411), l’edizione si trova in 15 biblioteche italiane, tra cui a Roma nelle biblioteche Corsiniana e Nazionale centrale.

 

  1. Tra i classici antichi citiamo i Dialoghi di Luciano di Samosata, in latino, editi a Lione nel 1541 da Sebastiano Griffio (‘Lugduni, apud Sebastianum Gryphium, 1541’) con il titolo Dialogi aliquot, D(esiderio) Erasmo Roterodamo et Thoma Moro interpretibus. Eiusdem Oratio, Calumniæ non esse temere credendum, et Encomium Demosthenis: ex Philippi Melanchthonis[7] versione.

Sul frontespizio la marca tipografica: Grifone posato su un parallelepipedo reggente un globo alato, intorno il motto ciceroniano Virtute duce, comite fortuna.

Secondo la base dati SBN (IT\ICCU\RMLE\011105) questa edizione si trova in 5 sedi di conservazione, a Roma è presente nella biblioteca universitaria Alessandrina.

 

  1. Non poteva mancare Boccaccio e precisamente La Geneologia de gli Dei de Gentili, di M. Giovanni Boccaccio. Con la spositione de sensi allegorici delle favole, & con la dichiaratione dell'historie appartenenti a detta materia. Tradotta per M. Gioseppe Betussi da Bassano[8], un umanista e  letterato ricordato soprattutto per aver tradotto in lingua italiana le opere latine del Boccaccio. Il volume è stampato ‘In Venetia, appresso Giovanni Antonio Bertano ’, nel 1574.

Sul frontespizio la marca tipografica: una cicogna nutre il suo piccolo, in cornice con elementi architettonici. Presente il motto: Pietas homini tutissima virtus. Stando a SBN (IT\ICCU\BVEE\001379) e al portale EDIT16 (CNCE 6362), questa edizione si trova in oltre 70 luoghi di conservazione.

 

In ultimo alcuni volumi del ‘600 e del ‘700.

Ad esempio:

  1. la traduzione di Giorgio Dati dell’opera di Valerio Massimo dal titolo De’ detti et fatti notabili de' Romani Ove, oltre alla cognitione dell'istorie, si contengono molti documenti, & essempi, non meno utili, che necessarii alla vita humana stampata a Venezia, ‘appresso Lucio Spineda’ nel 1605 la cui marca tipografica è presente sul frontespizio: dentro una cornice figurata è rappresentata una donna nuda (Umiltà) che schiaccia con un piede la Superbia rappresentata come un leone. Il motto associato è: Sic omnia cedunt humilitati.  Stando alla base dati SBN (IT\ICCU\BVEE\055316) l’edizione è conservata in 17 biblioteche italiane.
  2. E ancora, di Torquato Tasso Il Goffredo, poema eroico del signor Torquato Tasso, con gli argomenti del signor Gio. Vicenzo Imperiale, Padova, nella Stamperia del Seminario, appresso Gio. Manfré’, nel 1728 con il commento di Giovan Vincenzo Imperiale (1582-1648).

In SBN (IT\ICCU\UBOE\020544) l'edizione risulta presente in 18 biblioteche, di cui a Roma solo nella biblioteca Angelica.

 

  1. Di grande interesse poi  i volumi che hanno reso celebre il giurista tedesco Johann Angelius Werdenhagen (1581-1652) iuris consulti, eminente figura della cultura evangelica nella Germania del Seicento, dal titolo De rebuspublicis Hanseaticis tractatus generalis stampati a Leida nel 1631, dall’olandese Joan [Ioannes] Maire. Il volume posseduto dalla biblioteca Pagliarani ha il frontespizio inciso in rame, ornato a piena pagina con stemma imperiale e veduta di Lubecca, sul verso il ritratto di Johann Angelius von Werdenhagen inciso dentro un ovale. Stando a SBN, è reperibile in oltre 20 biblioteche italiane, ma sembra che in nessuna siano presenti tutti e 4 i volumi di cui è composta  l’opera che, come suggerisce il titolo, riguarda la storia della Lega Anseatica e include anche una dettagliata descrizione delle città della Lega e dei loro traffici commerciali con il Nord Europa.

                                                                                                                                                                      

A conclusione di questo breve excursus sulla raccolta dei libri antichi di Elio Pagliarani non si possono non ricordare almeno due edizioni del Quattrocento.

Si tratta di due opere di Girolamo Savonarola[9] verso il

quale lo studioso aveva un profondo interesse.

 

15.   La prima è il Compendio di revelatione impresso a Firenze il 18 agosto 1495, da Francesco Bonaccorsi. Il Compendio di rivelazioni è una sorta di autodifesa di Savonarola sotto il profilo della sua azione politica. Le malignità che alcuni prelati andavano diffondendo sul suo conto vengono poste da Savonarola in bocca al Diavolo tentatore, raffigurato sotto i panni di un vecchio e barbuto eremita. Da questa disputa col principe delle tenebre scaturisce un'opera di grande profilo spirituale e un importante manifesto politico. Stando all’Opac SBN (IT\ICCU\CFIE\055922) l’edizione è posseduta da 11 biblioteche, nel database Incunabula Short Title Catalogue (ISTC), invece, la presenza di questa edizione per l’Italia si registra in 23 biblioteche tra le quali 4 romane (cfr. is00179000).

 

16.  L’altra opera è l’Expositione sopra il psalmo XXX In te Domine speravi...tradocta di latino in vulgare, mutilo in fine, stampata anch’essa a Firenze, ma da Bartolomeo de' Libri. A questo esemplare manca l’indicazione dell’anno di stampa; generalmente la bibliografia (vd. ISTC is00208000) assegna l’edizione alla fine del XV secolo e in particolare dopo il 23 maggio 1498, giorno della morte del frate. Nel testo infatti si legge che la predica è stata composta quando Girolamo era in charcere del mese di maggio 1498.

Secondo SBN (IT\ICCU\LIAE\048967), l’edizione è posseduta da 4 biblioteche italiane tra cui la biblioteca Vaticana.

Resta comunque l’incertezza sulla datazione: fine Quattrocento o inizi del secolo seguente? 

Di questo parlerà più diffusamente il prof. Marco Palma.                                           

          

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Cetta Petrollo Pagliarani, Elio Pagliarani, i libri e le biblioteche. Omaggio a Elio Pagliarani, “Accademie e biblioteche d’Italia”, n.s., 7 (2012), p. 121 e nota 17.

[2]  Dalla quale il soprannome di Speculator, usato frequetemente per designare Durand.

[3] Futuro papa Clemente VII.

[4] Cioè delfino che si attorciglia all’ancora. La marca per la prima volta comparve nel giugno 1502.

[5] Il suo cognome deriva probabilmente dal luogo di nascita: Pieve di Presciano (Arezzo).

[6] Dal titolo M. T. Ciceronis Epistolarum familiarium libri 16. Francisci Priscianensis explanationes grammaticae, ac rhetoricae, Italicè conscriptae, quae utriusque facultatis usu, atque experientia epistolas comprobant. Eiusdem Liber de componendi ratione, siue De arte rhetorica. Index rerum omnium, que ad artem rhetoricam pertinent.

[7] Filippo Melantone (1497-1560).

[8] È un trattato di mitologia in lingua latina (quindici libri) tradotto da Giuseppe Betussi (1512ca.-1573 ca.) sulle origini e discendenze degli dei greci e latini.

[9] Gli scritti di Savonarola, con un decreto di papa Paolo IV, furono inseriti nel 1559 nell'Indice dei Libri Proibiti, da cui furono rimossi nel 1740 da papa Benedetto XIV.