p. 37-38 > David Bandelj, Undici anni e mezzo di silenzio. Poesie. Traduzione di Aleksandra Devetak

David Bandelj, Undici anni e mezzo di silenzio. Poesie. Traduzione di Aleksandra Devetak, Gorizia, Qudulibri, 2025, 186 p., “Collana Porta Maggiore. I Poeti”, ISBN 979-12-81171-34-3, € 17,00

Recensione di Marco Menato

 

Anche questo volume riguarda purtroppo temi di morte. È il risultato di numerosi viaggi che David Bandelj, professore a Gorizia nel liceo con lingua d’insegnamento slovena, ha condotto con le sue scolaresche ad Auschwitz: “Ciò che vediamo / non possiamo dirlo / in nessuna lingua”. Di fronte all’immane e sconsiderata tragedia dei campi di concentramento vale il silenzio, non si trovano parole giuste per dire quanto l’umanità sia stata abbandonata al demonio della distruzione, con sofferenze inaudite. Un silenzio durato appunto ‘undici anni e mezzo’ e che ha trovato sbocco solo ora con queste liriche che raccontano storie di uomini, donne e bambini, che non hanno avuto la sorte di invecchiare, di ricordare. Quello che stranisce è che l’umanità tutta (o forse solo i supremi reggitori?) non ricorda e corre pazzamente verso il baratro anche oggi. Il volume è corredato da due postfazioni, di Ferruccio Tassin e Maria Viviana Paladino, che meglio fanno comprendere il senso di questo intenso lavoro poetico e politico.

 

A casa

mi tolgo le scarpe

le porto in bagno

per lavarle

là inizio lentamente

a togliere il fango

lo raccolgo in una scatolina

mia figlia mi chiede perché

sussurro

non è fango questo

sono persone

con la scatolina interro una parte di me

non lavo le scarpe

ciò che rimane di tanti

camminerà

con

me.