p. 24-29 > Ben Porter SCiART

 

Ben Porter SCiART

 

I am proposing something to help get out of the stagnation, instead of continuing to bewail it, and the boredom, inertia and stupidity of everything.

ANTONIN ARTAUD

 

Everything touched by and serving living beings must either be adapted to the fact that the user's life is organic or must corrupt the user by withdrawing his attention from this fact.

 EDWARD HYAMS

 

I FINGER ZERO, readjust my couch in a void that sloth built, the better to do nothing.

Through inaction I act and out of negation I fabricate the debris whose weight litters the plains with the broken backs of cranes and stevedores.

The result is the same as if I did nothing: which I do daily.

Obsolescence revolts me. The alleged modern is a repetition of the ancient decorated in chrome, styled with air-flow and color-engineered to abomination. Tradition-bound, without sense or reason and always beyond complete control, truth and simplicity, the popularly accepted gives wide berth to basic naturalness and inherent possibility.

Thus, communication-wise I junk drum beats, smoke signals, semaphores, fag codes, light flashes, telegraphs, telephones, radios, television sets and all other such systems, devices and developments for my own sensory organs wherein desiring to make known my wishes I merely think them in a frequency universal and in a tongue world known and whomever wishes to hear, receive and understand does so.

The spoken, printed and tele-dramatized word becomes a particle of thought energy.

The drawn, photographed, painted and kinescope-picture becomes more of the same.

All of the devices of locomotion, subterranean, surface and aerial equally reduce.

I am at all places, in all forms, at all times.

What were books became word sequences screen proiected, then free-floating vibrations which impinged upon my mind as I desired them.

What was art left museum walls to become gaseous fusions in color similarly projected, then all prevailing rhythms of radiant energy that stimulated my eye whenever I wished them.

What was poetry became equally transformed to responses for feeling.

Architecture became constructions of ether and Iight.

Clothing a logical extension of skin without embellishment.

Theatre a pageant of masked spectators.

Automobiles, body rockets.

Toys, fondling in the dark.

No civilized thing was left unmodified or unreverted to its natural, logical and true state.

I transformed the world and in so doing I found myself.

 

SCIART: SCIDRA: SCIPAI

 

Finite worlds of infinite reality and beauty revealed by the tools and discoveries of science are ripe for aesthetic development. of light, besides the commonly employed natural and artificial, there is the polarized, the radiating chemical, mineral and radioactive types along with x-ray, cosmic and nuclear-particle beams with all related electro-optical phenomena. of other vibrations, there are the natural, the mechanical oscillatory; resonant and supersonic sound; the entire frequency range of electrical and thermal waves. of movement there is mechanical and electrical accelerations to light speeds; nuclear, gravitational and magnetic interactions; the mechanics of flow and change in matter. Of phenomena there is hysteresis, electrolysis, isotopy, relativity, entropy, et cetera, et cetera; of devices there is no end: cycrotrons, stroboscopes, cynometers, spectroscopes, cloud chambers, tonometers, diffraction gratings, x-ray tubes, electron microscopes, et cetera; likewise, phases of science as meteorology, hydrostatics, crystallography, histology, aerodynamics, astrophysics, metallurgy, et cetera. From such as these, their similar rerated effects, the manifold variants they suggest, stem the heretofore unrealized textures, patterns, forms, devices and techniques comprising Sciart. The depiction of these individual material by conventional methods forages new reality; greater advances are assured when they are expressed on non-rectilinear shapes having other than plane surfaces and with media not normally employed in art. Such combinations as photography and art (photograms), topography and portraiture (map blank-outs), photography and poetry (photo-poems), calculus and sculpture (math-forms), drawing and poetry (poemscopes, poster poems), biology and art (bone sculpture, painting) and aerial photography, geology, biology and painting (dyneton, amorphous, spiritism, non-rectilinear and abstract art) suggest the already fertile potential auguring continued exploitation.

 

the union of science and art

1939-1954

 

 

Bern Porter e SCiART

Traduzione e nota di Gianluca Rizzo

 

 

Fisico, artista visivo, poeta, editore, Bern Porter (1911–2004) è stato un intellettuale poliedrico che ha conciliato l’interesse per le scienze con una pratica artistica longeva e rigorosa, unica e radicalmente controcorrente. Nato nel Maine, negli Stati Uniti, si è laureato a Colby College (dove ora, in parte, vengono custodite le sue carte) e in seguito ha completato un master alla Brown University. Da giovane è stato un fisico, ha contribuito alla creazione dei tubi catodici (fino ai primi anni duemila, la tecnologia di base della televisione), e ha perfino lavorato al Progetto Manhattan. Messo di fronte alle conseguenze devastanti della bomba atomica, ha poi deciso di allontanarsi definitivamente dalla ricerca militare, diventando un acceso critico del governo americano e un attivista politico in ambito pacifista. Da quell’amara disillusione ha maturato la decisione di dedicarsi alle arti e alla sperimentazione in ambito estetico.

Porter è stato fra i pionieri della mail art, e uno dei precursori della poesia trovata (“found poetry”), tecnica con cui si riassemblano materiali testuali e visivi preesistenti per dar loro nuovi significati. I suoi libri, come Found Poems (1972) e The Book of Do’s (1982), ricordano per certi versi le pratiche dadaiste europee, ma si può anche trovare un’affinità con Fluxus e con artisti come Dieter Roth, per l’attenzione al quotidiano e alla dimensione del libro d’artista.

Per la maggior parte della sua vita, Porter ha vissuto in Maine, dove ha fondato l’Institute of Advanced Thinking, un luogo a metà tra laboratorio intellettuale e rifugio creativo. Come editore, ha pubblicato libri a tiratura limitata, spesso artigianali, collaborando con outsider dell’arte e costruendosi una rete culturale che escludeva risolutamente i centri ufficiali della letteratura e dell’editoria. Questa posizione periferica, sia geograficamente che culturalmente, lo avvicina a figure nostrane come Adriano Spatola, o per certi versi Corrado Costa e Emilio Villa. Recentemente, il suo lavoro è stato riscoperto e valorizzato da istituzioni come il MoMA, che gli ha dedicato una retrospettiva nel 2010. Di seguito si dà la traduzione di uno dei suoi manifesti, intitolato SciArt, e cioè sull’unione di Scienza e Arte. Questo testo è raccolto, insieme a molti altri, nel volume I’ve Left: A Manifesto and a Testament of Science and Art (1971), di cui si dà anche l’incipit. Un pdf dell’originale è disponibile online qui: https://monoskop.org/images/3/36/Porter_Bern_Ive_Left_A_Manifesto_and_a_Testament_of_Science_and_Art_1971.pdf

 

Da Bern Porter, I’ve Left: A Manifesto and a Testament of SCIence and -ART (SCIART), New York, Something Elese Press, 1971.

 

Propongo qualcosa per uscire dalla stagnazione,

invece di continuare a lamentarsene, insieme

                                           alla noia, all'inerzia e alla stupidità di tutto.

                                                            ANTONIN ARTAUD

 

Tutto ciò che gli esseri viventi toccano o è al

loro servizio, deve essere adattato al fatto che

la vita dell’utente è organica oppure finisce

per corrompere l’utente distraendolo da questo

                                           fatto.
                                            EDWARD HYAMS

 

GESTICOLO “ZERO”, risistemo il divano in un vuoto costruito dalla pigrizia, per poter meglio far nulla.
Attraverso l’inattività agisco e con la negazione creo detriti il cui peso si sparge sulle pianure fra schiene di gru spezzate e scaricatori di porto.
Il risultato è lo stesso che se non facessi nulla: cosa che faccio quotidianamente.
L’obsolescenza mi rivolta. Il presunto moderno è una ripetizione dell’antico decorato col cromo, modellato con linee aerodinamiche e colorizzato fino all’abominio. Schiavo della tradizione, svuotato di senso o ragione e sempre al di là di qualsiasi controllo, verità o semplicità, ciò che si accetta comunemente se ne sta alla larga da ogni semplice naturalezza o potenzialità intrinseca.
Così, in termini comunicativi, butto via tamtam, segnali di fumo, semafori, bandierine segnaletiche, flash di luce, telegrafi, telefoni, radio, televisori e tutti gli altri sistemi, dispositivi e trovate, e faccio affidamento solo sui miei organi sensoriali, così, volendo esprimere i miei desideri, mi basta semplicemente pensarli usando una frequenza universale e in una lingua nota al mondo, e chiunque voglia ascoltare, ricevere e capire, lo farà senz’altro.
La parola parlata, stampata e teledrammatizzata diventa una particella di energia mentale.
E così anche il disegno, la fotografia, la pittura e l’immagine al kinescopio.

Tutti i dispositivi di locomozione, sotterranei, di superficie e aerei restringono allo stesso modo.
Sono in tutti i luoghi, in tutte le forme, in ogni tempo.
Ciò che erano libri sono diventati sequenze di parole proiettate su uno schermo, poi vibrazioni fluttuanti che mi colpivano la mente in qualunque momento lo desiderassi.
Ciò che era arte ha lasciato le pareti del museo per diventare fusioni di colore gassoso proiettate allo stesso modo, poi ritmi onnipresenti di energia radiante che mi stimolavano l’occhio a comando.
Ciò che era poesia è stato parimenti trasformato in reazioni per sentimenti.
L’architettura è diventata costruzione di etere e luce.
L’abbigliamento un’estensione logica della pelle, senza ornamento.
Il teatro un corteo di spettatori mascherati.
Le automobili, razzi corporei.
I giocattoli, carezze nel buio.
Nessun oggetto civilizzato è rimasto intatto, tutto è stato ricondotto al suo stato naturale, logico e vero.
Ho trasformato il mondo e così facendo ho trovato me stesso.

 

[…]

 

 

SCIART: SCIDRA: SCIPAI

 

Mondi finiti di realtà e bellezza infinita, rivelati dagli strumenti e dalle scoperte della scienza, sono maturi per uno sviluppo estetico. Di luci, oltre a quella comunemente impiegata — naturale e artificiale — esistono quella polarizzata, chimica radiante, minerale e radioattiva, insieme ai raggi X, cosmici e fasci di particelle nucleari, con tutti i fenomeni elettro-ottici correlati.

Di altre vibrazioni, ci sono quelle naturali, le oscillazioni meccaniche; il suono risonante e supersonico; l’intero spettro di frequenze delle onde elettriche e termiche.

Di movimenti, ci sono le accelerazioni meccaniche ed elettriche fino alla velocità della luce; le interazioni nucleari, gravitazionali e magnetiche; la meccanica del flusso e del cambiamento nella materia.

Di fenomeni, ci sono l’isteresi, l’elettrolisi, l’isotopia, la relatività, l’entropia, eccetera, eccetera; di strumenti ce n’è un’infinità: ciclotroni, stroboscopi, cinometri, spettroscopi, camere a nebbia, tonometri, reticoli di diffrazione, tubi a raggi X, microscopi elettronici, eccetera; allo stesso modo, ci sono fasi della scienza come meteorologia, idrostatica, cristallografia, istologia, aerodinamica, astrofisica, metallurgia, eccetera.

Da questi effetti e da altri simili ad essi correlati, dalle molteplici varianti che suggeriscono, derivano le strutture, i modelli, le forme, i dispositivi e le tecniche inedite che compongono la Sciart.

La rappresentazione di questi materiali individuali con metodi convenzionali procaccia nuove realtà; progressi ancora maggiori si ottengono esprimendoli su forme non rettilinee, con superfici diverse da quelle piane, e con mezzi normalmente non impiegati in arte. Combinazioni come fotografia e arte (fotogrammi), topografia e ritrattistica (cancellature cartografiche), fotografia e poesia (foto-poesie), calcolo e scultura (forme matematiche), disegno e poesia (poemoscopi, poster-poesie), biologia e arte (scultura ossea, pittura) e fotografia aerea, geologia, biologia e pittura (dyneton, amorfismo, spiritismo, arte non rettilinea e astratta) denotano un fertile potenziale che inaugura uno sfruttamento continuato.

 

l’unione di scienza e arte
1939–1954