Osservazioni sulla traduzione francese de La Ragazza Carla
Aurora Parlato
riassunto
L’articolo propone una riflessione su Carla, une jeune fille: traduzione francese del poemetto La ragazza Carla di Elio Pagliarani. Soffermandosi su alcune scelte stilistiche compiute dalla traduttrice, e attraverso l’analisi esemplare di un passaggio, si mettono in evidenza le strategie adottate dalla traduttrice per rendere la complessità semantica e ritmica del testo originale. In particolare, viene discusso il modo in cui la traduzione cerca di conservare certe caratteristiche espressive del testo di Pagliarani, pur confrontandosi con le specificità della lingua e del contesto di arrivo.
PAROLE CHIAVE: Traduzione; Francia; La ragazza Carla; Studi di genere; Trasposizione metrica.
ABSTRACT
The article propose a reflection on Carla, une jeune fille: the french translation of Elio Pagliarani’s long poem, La Ragazza Carla, translated by Ada Tosatti. Focusing on some stylistic choices made by the translator, and through the analysis of an exemplary passage, the piece highlights the strategies employed to convey the semantic and rhythmic complexity of the original text. In particular, it discusses how the translation attempts to preserve specific expressive features of Pagliarani’s text, while adapting to the linguistic and cultural specificities of the target language.
KEYWORDS: Translation; France; La ragazza Carla; Gender studies; Metric Transposition.
A marzo del 2024 esce a Parigi per Édition Nous Carla, une jeune fille, traduzione del poemetto di Elio Pagliarani La ragazza Carla, curata da Ada Tosatti. La possibilità di pubblicare una traduzione in francese di quest’opera viene dalla vittoria, da parte della studiosa, del VII Premio Nazionale Elio Pagliarani nel 2022, per la sezione “Traduzioni”. Come avremo modo di approfondire nel corso del presente contributo, la pubblicazione del volume contribuisce ad accrescere il rilievo culturale di Elio Pagliarani, consegnandogli una nuova autorevolezza: non solo perché amplia la diffusione dell’opera al di fuori dei confini italiani,[1] ma anche per il genere di attenzioni che la studiosa dedica al testo, nel momento in cui si trova a doverlo presentare a un pubblico, quello dei lettori francesi, che conosce l’opera di Pagliarani per la prima volta in questa occasione. «Par notre traduction de La ragazza Carla, nous avons voulu rendre à Elio Pagliarani la place qu’il mérite dans le paysage littéraire des œuvres italiennes traduite en langue française»[2]: Tosatti apre il volume chiarendo l’importanza del ruolo che il suo lavoro assume, nei riguardi della letteratura francese oggi: già dall’introduzione, le vicende di Carla sono proiettate su temi e prospettive che facilmente si ritrovano nel discorso culturale attuale, e che vengono approfondite al fine di invitare i nuovi lettori a adottare una lettura consapevole del testo, delle sue strutture e delle valenze che lo contraddistinguono.
Procedendo quindi con il presentare l’opera come «chef d’oeuvre contemporain»,[3] la studiosa inquadra il profilo artistico e professionale del suo autore, indicandolo come rappresentante di una parte cruciale della storia letteraria italiana: erede della poetica di Pascoli, Pagliarani convoglia le due voci del dibattito letterario del suo tempo, assorbendo tanto lo sperimentalismo della scuola di Pier Paolo Pasolini quanto le spinte di una rivoluzione testuale e lessicale per la quali si fa riferimento a Luciano Anceschi e a I Novissimi. Passando quindi alla descrizione del testo, La ragazza Carla viene da lei inserito nel campo letterario come il «texte charnière»[4] che volta pagina rispetto alla tradizione lirica neorealista e apre il discorso alla modernità letteraria. Per Tosatti, la vera chiave di svolta è legata al lavoro che Pagliarani ha compiuto nell’indagare le contraddizioni del reale, ovvero quella continua sperimentazione di forme nuove, sintetizzato nella creazione di un genere letterario nuovo: una rivoluzione della pagina scritta, la quale per l’occasione viene tirata, allargata in modo da riuscire ad accogliere al suo interno luoghi e situazioni rappresentanti un reale ugualmente rivoluzionato. Una poetica, la sua, alla cui influenza si può far rispondere molta della produzione letteraria di oggi: citando i più recenti studi su Pagliarani e la Neoavanguardia, Tosatti vuole sia precisare come «son œuvre à été l’object d’un intérêt critique dès l’années soixante», sia «souligner ici l’importance qu’elle a acquise parmi les poétes et les critiques contemporaines».[5] È a questo punto che la studiosa passa a trattare il discorso dei due temi che sostengono il microcosmo testuale del poemetto: la città, e Carla. Città, «une ville faite de paroles»,[6] dialoghi, discorsi che si intrecciano e sovrappongono.[7] Carla, «une jeune fille parmi d’autres»[8] che permette ai lettori di seguirla nelle fasi di una «moderne éducation sentimentale».[9]
Sebbene sia chiaro come il contatto costante tra i due elementi, l’alternarsi del prevalere dell’uno sull’altro, garantisca l’armonia della narrazione, Tosatti sceglie di trattarli separatamente, in modo da sottolineare le rispettive valenze. Carla attraversa spazi intimi e pubblici, cammina e si scontra con una serie di incontri e situazioni che man mano segnano bruscamente le tappe della propria iniziazione alla vita adulta. Concentrandosi su questi temi, e in modo particolare sull’identità di Carla, Tosatti lascia che l’occasione, ovvero la riproposta di un testo del 1962, favorisca il ragionamento intorno ai punti di contatto tra il dibattito critico contemporaneo e la storia della protagonista: la propria storia, in quanto giovane donna che sperimenta la Milano del boom economico, ma anche quella di tante altre giovani donne come lei. È questo parte del motivo che spiega la traduzione del titolo: Carla, une jeune fille. Non una tra, ma una delle: il simbolo di una categoria che in quegli anni muoveva i primi, timidi passi verso una realtà a essa nuova, estranea e certamente ostile. Così Carla conosce il lavoro, con tutto quello che comporta: il diritto, per una donna di quegli anni, di poter lavorare, ma sotto il benestare di chi è per lei responsabile – la madre vedova, nel caso di Carla, o il marito, per chiunque altra.
La dimensione in cui vive la protagonista è quindi, nota Tosatti, simbolicamente costellata di donne vittime di crude umiliazioni quotidiane. Il processo che vede Carla inserirsi nella società e stabilirsi come ζῷον πολιτικόν parte dall’ambiente familiare, costituito dalla sorella Nerina, sposa di un uomo violento, e dalla madre, la vedova Dondi, succube di un’educazione improntata al dominio dell’uomo sulla donna. Prosegue poi nel confronto con i volti che militano attorno alle mura domestiche, come quello della vecchia signora che arriva a indebitarsi con la Dondi pur di rimediare all’urgenza di pantofole nuove, o quello della Signora Ernani, dipendente dall’alcool. Il campo si allarga ulteriormente, includendo quindi la trentenne Zurlini, segnata dalla consapevolezza di essere ormai fuori età da marito, Lidia, la segretaria che ha perso il lavoro per non aver ceduto alle avances del suo capo, o la donna che a Piazza Duomo è costretta a prostituirsi per sopravvivere. Quella ‘moderna educazione sentimentale’, prosegue Tosatti, è quindi costruita da ognuno di questi incontri, tra i quali Carla si fa strada mentre è «constamment en fuite»[10] dagli uomini, o meglio da una serie di situazioni scomode che coinvolgono l’altro sesso con cui si ritrova a dover fare rapidamente i conti. Perciò fugge Piero, il compagno di scuola che non rispetta le distanze, le avances del suo capo, le molestie verbali che riceve passeggiando sola, e persino la delusione data da Aldo, che tradisce la sua fiducia quando viene visto passeggiare con un’altra.
Tosatti sottolinea come il doppio fronte su cui Carla combatte è simbolicamente rappresentato dalla domanda che al verso 27, capitolo 1.9, Piero rivolge alla protagonista: «Chi sarà questo Ravizza?»,[11] passeggiando per l’omonimo parco di Milano. Piero, presupponendo che si tratti di un uomo, dimostra di ignorare l’identità di Alessandra Ravizza (1846-1915), considerata come una delle prime militanti femministe italiane. Ma è il fatto che anche Carla ignori la cosa a inquadrare il suo ruolo nella storia – e in quel momento storico: la sua formazione non è ancora conclusa, per cui «il faut apprendre rapidement à se défendre des autres».[12] È lo stesso Pagliarani, d’altronde, a dimostrare il ruolo emblematico della sua protagonista, nominando nell’epigrafe iniziale l’immagine di un’altra donna, che scossa dall’urto del confronto con questa realtà troppo estranea si abbandona al riposo dei sonniferi durante il fine settimana. È questo il contesto in cui Carla, «tanto poco allenata alle domeniche cittadine»,[13] si plasma, finendo per incidere all’interno del canone italiano il profilo di un’eroina contemporanea, simbolo di una morale di adattamento e resistenza, con la quale ancora oggi si può empatizzare.
Restando in quest’ottica, la città «peut presque apparaître parfois comme la principale protagoniste du poème»:[14] la Milano descritta è una città reale, la capitale del movimento economico italiano di quegli anni, e agisce attivamente in ogni momento della formazione di Carla, accompagnandola in ciascuno di essi. Pagliarani, spiega Tosatti, sceglie il punto di vista della macchina da presa e fissa l’obiettivo su di lei, ma anche su Milano: la segue, mentre cammina per la città, e registra sulla carta ogni codice, messaggio e situazione che questa affronta. Anche l’identità di Milano, come quella di Carla, è plurale: il contenitore che ingloba la polifonia di voci che la vivono, dei protagonisti del poemetto e, infine, del poeta. La studiosa passa quindi a descrivere ai lettori come l’utilizzo della terza persona permetta al poeta di rendere questa polisemia, tenendo a bada il proprio io lirico e proteggendo, insieme, l’identità dei personaggi del racconto, che pur parte della massa non ne vengono risucchiati.
Nel raccontare questi aspetti della poetica di Pagliarani, Tosatti suggerisce implicitamente all’osservatore consapevole – ovvero chi conosce il poemetto e si accosta, curioso, a questa nuova traduzione – che il suo lettore ideale è sì educato alla letteratura, ma effettivamente estraneo a questi determinati contenuti.[15] Certamente, viene esplicitato nella premessa, il primo fine è quello di introdurre l’autore all’interno delle pagine della letteratura francese, trattandosi della prima traduzione integrale del testo di Pagliarani,[16] e la consapevolezza di quanto una tale operazione comporti una altrettanto grande responsabilità è dimostrata dalla selezione che la curatrice compie dei testi critici sull’argomenti, scegliendo di rimandare ai più aggiornati studi sul poeta.[17] Tuttavia, dal modo in cui la traduttrice organizza il volume emerge chiaramene l’intenzione di aprirsi a un pubblico che possa fruire dell’opera senza necessariamente entrare nel merito delle questioni più intricate del lavoro poetico di Pagliarani. La premessa, alla quale abbiamo già accennato, è concisa e organizzata per temi, e si focalizza sugli aspetti semantici e paratestuali dell’opera, mentre all’approfondimento delle scelte traduttive è dedicata una Note de la traductrice in chiusura al volume. Trattandosi di una «édition bilingue», come comunica il sottotitolo in copertina, nel volume è presente il testo italiano, che tuttavia Tosatti sceglie di non inserire a fronte di quello francese. Perciò, Carla, une jeune fille viene immediatamente dopo la premessa, ed è seguita prima dal piccolo apparato di note al testo (su cui torneremo a breve) e solo dopo, in coda quindi al testo francese, da La ragazza Carla. A chiudere la sezione narrativa si trova, infine, la Petit récit chronologique, traduzione della Cronistoria minima di Pagliarani. Optando per questa specifica disposizione delle componenti, Tosatti impedisce le interruzioni alla lettura, agevolandone la fruibilità.
Per quanto riguarda le note al testo, la loro natura comunica qualcosa in più rispetto alla chiave di lettura proposta da Tosatti: l’apparato è essenziale, dal numero contenuto e apparentemente scarno, ma gli interventi di Tosatti sono calibrati sulla necessità di spiegare quei riferimenti culturali di cui La ragazza Carla è costellata, e che contribuiscono a rendere il testo così proiettato nella realtà. Viene perciò raccontata «La Rinascente», come Grandi Magazzini battezzati da Gabriele D’Annunzio nel 1865, specificato come la cittadina di Biella sia famosa per l’industria tessile o, ancora, vengono brevemente raccontate le elezioni del 1948, con la vittoria della Democrazia Cristiana sulla federazione del Fronte Democratico Popolare. Salta facilmente all’occhio il fatto che non ci siano appunti della curatrice di ambito più specificamente linguistico, o tecnico: le uniche eccezioni si riferiscono ai punti in cui nel testo francese vengono preservati nomi propri di luoghi o formule dialettali, scelta di cui tratteremo a seguire.
Osservando quindi la struttura del volume, emerge come il focus della lettura sia orientato al testo, ovvero alle vicende e al piano semantico legato alla narrazione, piuttosto che all’aspetto metrico e fonetico. Per questo motivo, l’impostazione metodologica di questo articolo, declinato nella forma delle osservazioni, permette il passaggio dalle questioni esclusivamente formali fin qui esposte a quelle interne al testo. Specificamente all’ambito fonetico, anche le osservazioni di questo tipo contribuiscono infatti a un discorso di omogeneità sulla traduzione di Tosatti.
Per quanto, considerando la vicinanza dei due codici linguistici, il passaggio dall’italiano al francese possa presupporre una difficoltà di adattamento fonetico minore rispetto alla stessa operazione verso (o da) lingue non romanze, nel caso de La ragazza Carla ai problemi propri di una trasposizione si aggiunge quello più puntuale della resa dell’equilibrio tra senso e forma, tipica della poetica di Pagliarani. L’ostacolo principale è quindi dato dalla ricerca di una soluzione che si adatti alla destrutturazione dell’endecasillabo, e alla sua commistione con altre ripartizioni metriche (l’ottava, il verso lungo o la prosa ritmica). Il tutto rispettando anche il code switching, ovvero l’assemblamento di diversi codici linguistici, che corrispondono alla trasposizione scritta dei numerosi stimoli ai quali Carla viene sottoposta.
Tosatti si dimostra certamente consapevole del problema della coerenza strutturale, raccontando, nella nota alla traduzione, della «frustration» data dal non poter restituire fedelmente al lettore la complessità del testo. Il punto di partenza, comunque, viene rappresentato dall’idea da lei sostenuta per cui tradurre significa ‘interpretare’ un testo: perciò la frustrazione si alterna al «joyeuses tentative»[18] di rimaneggiare l’opera, al fine di creare un oggetto nuovo, che somigli all’originale pur non corrispondendo totalmente a quest’ultimo: «j’ai souhaité conserver autant que possible les différences tonales et la richesse des languages présents dans l’original, même si cette comprésence de tons et registres peut, parfois, être troublante».[19] Tosatti sostiene di posizionarsi in un filone teorico per cui, nel confronto con un testo e di fronte alla volontà di restituirlo in un codice diverso, la priorità viene data alla sua asperità e alla complessità stilistica: in questo caso la «richesse polysémique» e «l’étrangéité originelle»[20] che lo contraddistinguono, sebbene ciò comporti il rischio di dover rinunciare alla totale fedeltà della costruzione originale.
Nella stessa sede Tosatti riprende il problema del titolo: ritenendo necessario chiarire ai lettori francesi la complessità di una formula così profondamente strutturata, viene approfondito il valore associato ad essa, chiarendo come l’influenza di una soluzione linguistica tipica dei contesti orali informali del Settentrione – e quindi l’applicazione dell’articolo determinativo in posizione precedente i nomi propri di persona – sia tale da arrivare a influenzare la sintassi scritta. Perciò La ragazza Carla non avrebbe lo stesso significato di Carla, la ragazza, in quanto l’inserimento dell’articolo non è solo la ‘ripresa’ di una soluzione linguistica, ma compie anche una funzione qualificatrice: segna la protagonista, spiega la studiosa, marcandola di un’identità di natura pubblica piuttosto che privata. È per restare fedele a questa classificazione che Tosatti sceglie di identificarla come fille, e non come madame o mademoiselle: le due alternative consegnerebbero infatti una diversa posizione sociale alla protagonista, quasi sublimandola a un contesto riservato. E la presenza di un aggettivo qualificativo, jeune, possiede un suo peso specifico:
J’ai bien évidemment exclu le titre “la fille Carla” en raison de la valeur connotative du substantif “fille”, qui désigne en français une femme de mauvaise réputation, une prostituée, sourtout lorsqu’il est suivi du nom proprie: que l’on pense au roman d’Edmon de Goncourt, La fille Elisa (1877).[21]
La traduttrice precisa poi che anche una scelta alternativa, come ad esempio ‘Jeune Carla’, non sarebbe stata funzionale, perché limitante: definirla come una giovane, senza specificare che si tratta di una giovane ragazza, non avrebbe garantito la restituzione di quella sintetizzazione della pluralità in un’identità singolare.
Infine, la scelta di passare dall’articolo determinativo all’indeterminativo potrebbe sì essere disorientante rispetto alla situazione di partenza, ma è una scelta obbligata dalla grammatica francese che vedrebbe come scorretta la formula ‘la’ jeune fille. Il fatto che Tosatti assecondi qui le regole della sintassi, optando per una formula che permetta di preservare quell’aspetto emblematico del poemetto legato al titolo, testimonia un processo tipico della ‘traduzione d’autore’: il senso di collettività che Pagliarani ha consegnato alla sua protagonista viene ripensato secondo la personale interpretazione di chi cura il testo, e restituito da questi attraverso l’attuazione di un compromesso, plasmando cioè una formula nuova ma efficace, anche se lontana dalla scelta originaria dell’autore. Alla luce di ciò, un confronto interessante può essere quello fatto con altre traduzioni, come l’americana The Girl Carla (2008) e l’inglese A Girl Named Carla (2006), la prima a cura di Philip Rumble e la seconda a cura di Luca Paci e Huw Thomas. Come succede nel caso di Carla, une jeune fille, già dai titoli è possibile dedurre che si tratta di due scelte di traduzione differenti, tuttavia «speculari»: una più letterale, l’altra più rivolta verso la sfera semantica, come i due diversi lavori sul testo da loro adottati.[22]
Il paragone con altre traduzioni viene poi menzionato dalla stessa Tosatti nelle Note de la traductrice, quando, a proposito della questione dei riferimenti alla sfera culturale italiana e milanese presenti nel testo, cita il lavoro svolto da Leonardo Vilei e Ignacio Vleming[23] per La muchacha Carla (2017).[24] Tosatti spiega infatti di aver preso a riferimento la traduzione spagnola, in particolare per ciò che riguarda la decisione di specificare in nota i diversi riferimenti extratestuali, così come per quella di rispettare la toponomastica italiana e la commistione di linguaggi diversi, trasferendoli fedelmente nel testo di destinazione. I nomi propri di persona o di luogo vengono allora mantenuti nella loro forma italiana, ma vengono tradotti quei termini non strettamente legati alla nostra cultura: per cui viene conservato «bela tusa»,[25] specificando in nota che il termine del dialetto milanese corrisponde in francese a «jolie fille», ma si trova poi «Les Germains de Tacit dans la fleuve/ les jettent dans le fleuve à peine nés».[26]
Passando quindi al più articolato discorso inerente alla forma del poemetto, abbiamo già anticipato la difficoltà evidenziata da Tosatti di trasportare da un codice linguistico a un altro quel delicato assemblaggio di soluzioni metriche che rende difficile la definizione esatta de La ragazza Carla. Di fronte a questo ostacolo, la studiosa spiega come anche in questo caso il procedimento da lei adottato è necessariamente marcato da una prospettiva ‘compensativa’, trovandosi a dover trasformare la forma originale laddove non esista un immediato corrispettivo francese; tendenza che conferma, ancora una volta, la volontà di dare priorità alla funzione semantica. Lavorando sulla classificazione degli elementi del testo, e sull’identificazione dei rapporti instaurati tra questi, la traduttrice ricostruisce le coordinate della ‘recita in versi’ che ha orientato la composizione del poemetto, e tenta di riproporla preservando le situazioni portanti. Per riallacciarsi, quindi, al filo rosso che lega insieme i tasselli strutturali del testo, Tosatti sceglie di farsi guidare dalla restituzione dell’aspetto ritmico del testo. Raccogliendo l’eredità del poeta, la studiosa adotta il metodo della «scrittura secondo l’orecchio»:[27] ascoltando e riascoltando la lettura ad alta voce di Pagliarani, grazie anche alle testimonianze audiovisive lasciate da questo, e procedendo a pronunciare di volta in volta i suoi tentativi di traduzione in francese. Il risultato garantisce al suo testo la stessa musicalità dell’originale, riuscendo a risolvere il nodo creato dalla mancanza di una regola rigida che orienti il metro e, di conseguenza, il ritmo.
Restando ai margini di un’analisi metrica e/o stilistica, proponiamo a esempio un estratto dal capitolo 2.2, vv. 10-13 con i corrispettivi versi francesi, passando quindi a nominare ed evidenziare quei tratti essenziali per svolgere una lettura comparatistica dei due:
La città si è trasferita al nord,
com’è nata nel sud, per via del clima,
quante energie distilla alla mattina
il tempo di febbraio, qui in città?
Quindi, la relativa traduzione francese:
La civilisation s’est déplacée au nord,
comme elle est née au sud, à cause du climat,
combien d’énergie distille au matin
le temp de février, ici dans la ville?
A proposito dei versi italiani, è evidente come il passo scelto risulti essere straordinariamente rigido rispetto al resto del poemetto, relativamente al discorso metrico. Volendo innanzitutto collocare nell’architettura della pagina il blocco strofico proposto, il dialogo con il contesto in cui è inserito è spezzato dalla sua disomogenea disposizione, discordanza data dal maggiore rientro di questo rispetto ai versi che lo anticipano e a quelli che lo seguono. La disposizione dei versi, tanto grafica quanto strutturale, influenza certamente la lettura del passo, spostando il focus della narrazione: un momento prima Carla camminava per Piazza Duomo, e ora Pagliarani sceglie di allargare la prospettiva spostando l’attenzione sulla città di Milano, crogiolo di popoli, e guidando la sensibilità del lettore nel riferimento (quasi naturalistico) al clima invernale tipico di una mattina di febbraio. Questa sensazione di distacco è quindi approfondita dalla composizione strutturale dei versi: un endecasillabo tronco, due endecasillabi piani e infine ancora un endecasillabo tronco. La posizione in apertura di un verso tronco segna bruscamente questo spostamento di camera, sottolineando la marginalità della situazione narrativa, tensione che si risolve nei due versi piani successivi, formalmente agganciati tra loro dalla rima imperfetta data dall’assonanza dei due suffissi (-ima e -ina). Ancora una volta e ugualmente al primo, la presenza di un verso tronco chiude la parentesi narrativa, marcando quindi la distanza tra questa strofa e i versi successivi.
Dal confronto con i versi francesi emerge facilmente come la soluzione stilistica adottata da Tosatti non preservi appieno la composizione di Pagliarani: non solo per l’isometria - che vede in questo caso un verso di dodici membri, seguito da uno di undici e infine da due di dieci - ma anche per la mancanza di quel distacco dato dall’armonica disposizione italiana dei due versi piani incorniciati dai due tronchi.
Tuttavia, coerentemente con quanto la studiosa affermava a proposito del vantaggio del contenuto sulla forma, diverso è il discorso per ciò che riguarda la questione del significato. Da questi versi emerge uno dei tentativi, da parte della traduttrice, di trasferire nel testo francese la ‘città’ del primo verso, quindi la Milano di fine anni Cinquanta, che vive tutte le conseguenze del potente flusso migratorio del Meridione. Per la traduttrice la questione si risolve con la scelta di sostituire «città» con «civilisation»: e la ‘città’ chiamata in causa da Pagliarani è effettivamente da intendere nella sua ottica sociale, cioè come insieme di persone appartenenti a contesti diversi e assemblate in un tessuto urbano unico. Concetto che trova certamente conferma nella definizione di ‘civiltà’, quindi nel corrispettivo italiano del sostituto proposto da Tosatti: civiltà, ovvero la «forma particolare con cui si manifesta la vita materiale, sociale e spirituale d’un popolo (eventualmente di più popoli uniti in stretta relazione)».[28] La studiosa sceglie quindi di dedicare al più letterale ‘ville’ la seconda occorrenza, quindi la ‘città’ nominata al verso 4, laddove anche il poeta ne svuota il significato: intendendo qui il luogo geografico in sé, quindi la città di Milano. La ricerca di un corrispettivo lessicale adatto alla resa di una trasposizione puntuale, come in questo caso, è certamente un fattore che contribuisce ad accrescere l’autorevolezza del testo, per le nuove prospettive su ogni elemento di quest’ultimo che l’occasione stimola.
Passando a ragionare sulla prosodia – quindi sugli elementi sonori di un verso, che lo costituiscono e lo inseriscono nell’architettura del testo mettendolo in relazione agli altri – è facilmente osservabile nel nostro esempio come Tosatti lavori a rispettare quei tratti della catena parlata che regolamentano la versificazione originale. Un’evidenza è sicuramente rappresentata dalla fedeltà con cui sono rispettate le cesure. Replicando la posizione dei segni di punteggiatura, quindi delle virgole, permette al testo francese di preservare anche l’intensità dell’andamento narrativo originale: per cui è rispettata tanto la valenza assegnata all’informazione sull’origine meridionale degli abitanti della città, quanto quella data alla contestualizzazione temporale (quindi la necessità di precisare che si tratta di una fredda mattina di febbraio). L’impressione è dunque quella della presenza di una corrispondenza ritmica tra i due esempi, sebbene questa sembri essere minata dal fatto che non venga esattamente rispettata la relazione di intensità tra le diverse sillabe dei versi, proprio per la ricca presenza di sillabe toniche nei versi italiani che non trovano un corrispettivo grammaticalmente e semanticamente corretto nel lessico francese, di cui abbiamo parlato poc’anzi. Volendo riprendere dall’esempio il binomio ‘città’-‘civilisation’: il termine italiano, tronco, provoca un’interruzione di lettura, dunque una pausa ritmica, pausa che viene effettivamente replicata nel verso francese, sebbene sia dovuto al numero di sillabe di ‘civilisation’ e non alla sua quantità.
Nonostante le differenze sintattiche e strutturali, leggendo ad alta voce i versi italiani e, immediatamente dopo, quelli francesi risulta evidente un’effettiva corrispondenza ritmica. Tirando le somme, da questa considerazione sembra emergere come Pagliarani, guidando la propria scrittura attraverso la recitazione dei suoi versi, e piegando questi di conseguenza alle regole dell’intonazione piuttosto che viceversa, abbia in qualche modo e involontariamente anticipato il problema delle traduzioni, suggerendo un metodo – appunto, la trascrizione di una recitazione orale – che traduttori e traduttrici come Ada Tosatti hanno scelto di adottare. La volontà di trasmettere ai lettori-spettatori francesi le vicende di Carla, e con essa l’essenza semantica dell’opera di Pagliarani, trova un felice riscontro, data dalla facilità con cui La ragazza Carla trova posto all’interno della letteratura e del mercato editoriale francese. Ciò è reso certamente possibile dalla natura iconica del soggetto, e dalla coerenza con cui questa si accosta ai temi attorno i quali gravita la letteratura oggi, tanto quella commerciale quanto quella più specializzata – in particolare, rispetto alle prospettive degli studi di genere. L’aspetto con cui si presenta Carla, une jeune fille non chiude quindi alla possibilità di tornare nuovamente sul testo originale: con una seconda traduzione, per esempio, più orientata verso la trasposizione delle strutture anarchiche del verso libero di Pagliarani, riservando all’aspetto lirico la priorità del lavoro, agli antipodi con quello svolto da Tosatti.
Il presente contributo, oltre a tenere traccia della presenza de La ragazza Carla nel mercato editoriale estero, in questo caso francese, vuole anche sottolineare come questa recente pubblicazione dimostri il continuo interesse verso l’opera e la poetica di Elio Pagliarani oggi. Interesse visibile sia all’interno del perimetro letterario italiano, nel quale è rappresentato dal progetto di un Meridiano dedicato all’autore, attualmente in fase di lavorazione; sia, appunto, in contesti più lontani dal nostro, sicuramente incoraggiato dall’appoggio dal Premio Nazionale Elio Pagliarani, dimostrato dalla proposta annuale di una sezione per i progetti di traduzione in lingua straniera. Il fine di questo scritto è dunque lasciar emergere i punti di interesse sui quali la traduttrice ha voluto impostare il proprio lavoro. Tuttavia, crediamo che proprio per questo motivo possa porsi come stimolo a una futura analisi comparativa tra i diversi processi di traduzione scelti dagli studiosi, passati e recenti, che hanno lavorato alla trasposizione del poemetto in codici e strutture linguistiche diverse dall’italiano.
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
A. PERRONE, A Girl Named Carla e The Girl Carla: analisi comparata e commento delle due traduzioni inglesi de La Ragazza Carla di Elio Pagliarani, «Testo a fronte», 2020, n.61, pp. 221-241.
A. TOSATTI, Carla, une jeune fille, Parigi, Èdition Nous, 2024.
E. PAGLIARANI, Cronistoria minima, in A. CORTELLESSA (a cura di), Elio Pagliarani. Tutte le poesie. 1946-2011, Milano, Il Saggiatore, 2019, pp. 480-83.
E. PAGLIARANI, La ragazza Carla, in A. TOSATTI, Carla, une jeune fille, op. cit., pp. 59-96.
Vocabolario Treccani, s. v. civiltà, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, 1994-in corso, online https://www.treccani.it/vocabolario/civilta/ (ultimo accesso 3/06/2025).
[1] Sebbene le traduzioni parziali de La ragazza Carla siano numerose e distribuite in una vasta gamma di lingue, quelle integrali risultano più esigue. Nello specifico, in ordine cronologico, sono a oggi attestate: PACI L., THOMAS H. (a cura di), A Girl Named Carla, UK, Troubador Publishing, 2006; RUMBLE P., The Girl Carla and Other Poems, New York, Agincout Press, 2009; KRÜGER M. (a cura di), Das Mädchen Carla (1.3; 2.1), in Die Erschliessung Des Lichts, Monaco, Hanser, 2013; VILEI L. e VLEMING I. (a cura di), La muchacha Carla, Madrid, La Bela Varsovia, 2017; è infine in lavorazione la traduzione in arabo, a cura di HUSSEIN M., per il Centro Nazionale per la Traduzione del Cairo.
[2] A. TOSATTI, La ragazza Carla, chef d’œuvre contemporain, in EAD. (a cura di), Carla, une jeune fille, Parigi, Èdition Nous, 2024; p. 8.
[3] Ibidem.
[4] EAD., La Ragazza Carla, chef d’œuvre contemporain, in EAD. (a cura di), Carla, une jeune fille, cit., p.9.
[5] EAD., Carla, une jeune fille, cit., p. 16n.
[6] EAD., Une ville fait de paroles, in EAD. (a cura di), Carla, une jeune fille, cit., p.12.
[7] Ivi, cit., p. 13.
[8] EAD., Carla, une jeune fille parmi d’autres, in EAD., (a cura di), Carla, une jeune fille, cit., p. 10.
[9] Ivi, cit., p. 11. Tosatti si riferisce a un tema largamente citato, accennato dallo stesso Pagliarani (cfr. ID., Cronistoria minima, in Tutte le poesie. 1946-2011, Milano, Il Saggiatore, p. 481).
[10] A. TOSATTI, Carla, une jeune fille parmi d’autres, in EAD., Carla, une jeune fille, cit., p. 11.
[11] Per comodità, le citazioni a Elio Pagliarani, La Ragazza Carla qui riportate fanno riferimento al testo italiano inserito in coda alla traduzione francese; per cui questa citazione è reperibile in A. TOSATTI, Carla, une jeune fille, cit., p.71.
[12] A. TOSATTI, Carla, une jeune fille parmi d’autres, in EAD. Carla, une jeune fille, cit., p. 11.
[13] E. PAGLIARANI, La Ragazza Carla, in A. TOSATTI, Carla, une jeune fille, cit., p. 61.
[14] A. TOSATTI, Note de la traductrice, in EAD., Carla, une jeune fille, cit., p. 106.
[15] Lo stesso editore, Édition Nous, lo conferma: un editore focalizzato nella diffusione di letteratura internazionale. Traduce Pagliarani per la prima volta nel testo qui presentato, inserendo il libro nella collana «NOW», collana dedicata ad autori del secolo scorso incidenti nella letteratura di oggi.
[16] È opportuno precisare che una traduzione in francese di alcune parti del testo è stata pubblicata precedentemente all’opera qui discussa da un traduttore ignoto come La jeune Carla, (La ragazza Carla, I.1, 7, 9; II.1, 3, 6) in «Cahiers du Sud», LII, 1965, n.382, pp. 526-531. Concentrandoci in questa sede sulle traduzioni integrali, riteniamo marginale la valenza della traduzione di questi versi perché, appunto, parziale.
[17] Per quanto riguarda i testi di Pagliarani, il riferimento è a Tutte le poesie. 1946-2011, a cura di A. CORTELLESSA, Milano, Il Saggiatore, 2019. Ulteriori opere citate sono: F. FASTELLI, Dall’Avanguardia all’eresia. L’opera poetica di Elio Pagliarani, Firenze, Società editrice fiorentina, 2011; A. DONERA, Su una tovaglia lisa. Nell’inventario privato di Elio Pagliarani, Roma, L’Erudita, 2017; La poesia di Elio Pagliarani, «L’Illuminista», 20-21, settembre-dicembre 2007 (numero monografico); Expanded Pagliarani, «Il Verri», 73, giugno 2020 (numero monografico). Vengono inoltre fatto riferimento al lavoro di G.A. LIBERTI.
[18] A. TOSATTI, Note de la traductrice, in EAD., Carla, une jeune fille, cit., p. 105.
[19] Ivi, cit., p. 107.
[20] Ivi, cit., p. 105.
[21] Ivi, cit., p. 106.
[22] Cfr. A. PERRONE, A Girl Named Carla e The Girl Carla: analisi comparata e commento delle due traduzioni inglesi de La Ragazza Carla di Elio Pagliarani, «Testo a fronte», 2020, n.61, pp. 221-241.
[23] Notare come quasi ogni edizione abbia una curatela differente - per cui quella spagnola e quella inglese sono curate da studiosi italiani in collaborazione con colleghi madrelingua, l’edizione americana sia curata dal solo Rumble, docente di Italianistica a Toronto, infine Ada Tosatti, anche lei unica curatrice ma madrelingua – crea uno spunto interessante per un eventuale lavoro di comparazione delle scelte traduttorie.
[24] Anche in questo caso, la pubblicazione viene a seguito della vittoria da parte di Leonardo Vilei del Premio Nazionale Elio Pagliarani per la sezione traduzioni (II edizione, 2016).
[25] E. PAGLIARANI, La Ragazza Carla, cap. III.6, v. 32, in TOSATTI A., Carla, une jeune fille, cit., p. 92.
[26] Ivi, cap. I.9, vv. 53-54; cit., p. 32.
[27] E. PAGLIARANI, Cronistoria minima, cit., p. 481.
[28] Treccani, https://www.treccani.it/vocabolario/civilta/.