“Lettere, diari, collaborazioni, collezioni: attivare l’archivio tra generazioni. Riflessioni su un lavoro in progresso”
Caterina Borelli
Alla morte dei miei genitori, Giovanna Moro e Sergio Borelli[1], mi sono trovata davanti alle pareti dei tre piani della loro casa tappezzate di librerie e stipate di ogni tipo di materiale stampato, da brochures di viaggio a dattiloscritti a riviste d’epoca.
In realtà avevo assunto il ruolo di gestore della loro ‘eredita’ culturale’ già anni prima quando avevo preso in mano la collezione di materiale iconografico[2] che mia madre non era più in grado di gestire, per poi consolidarsi con la sua morte nel 2012 quando, per distrarre mio padre e contribuire a dargli qualcosa su cui impegnare la testa, gli avevo proposto di fare un documentario sulla sua casa.
Ft.1 Vista generale della casa Ft.2 Poster per il film “The House He Built”
LA CASA
Perché la casa? Per mio padre è sempre stata una parte di sè esterna al suo corpo ma integrante della sua psiche, come se fosse una memoria digitale esterna.[3] La casa, come il suo corpo che cambiava nel tempo, era in continua lavorazione e gli spazi e le librerie si moltiplicavano. Nei sei anni di riprese che ci sono voluti per completare “The House He Built”[4] (a quel tempo lavoravo a tempo pieno a una trasmissione di informazione TV quotidiana e filmavo principalmente nei fine settimana) non solo ho avuto modo di esplorarla con lui ma lui stesso ci ha tenuto a stabilire che nel tempo me ne occupassi io, dandomi il permesso di guardare dappertutto compreso leggere i suoi diari e le lettere.
Riconoscendomi in qualche modo il merito di aver trasformato il prodotto della sua vita in un’eredità culturale.
MARE MAGNUM
Questa “eredità culturale” si è materializzata in un mare magnum di materiali molto diversi. Mio padre nella sua vita non ha mai buttato via niente, per cui assieme ai manoscritti degli articoli e alle copie dei giornali e riviste su cui erano stati pubblicati, i taccuini con gli appunti, le lettere di lavoro e personali, ci sono anche i biglietti aerei, le brochure degli alberghi, i biglietti di entrata ai musei, gli orari dei treni, gli opuscoli di propaganda e via andando. Per non parlare dei materiali scolastici - quaderni, appunti, temi, esercizi di matematica - delle lettere e dei diari; delle pellicole in 9.5mm Pathe baby, 16 mm. e dei nastri con le registrazioni audio che vanno da un’intervista a Fanfani nei primi anni ‘60, a Miriam Makeba che canta. E a centinaia di foto, perché all’inizio della sua carriera faceva anche reportage fotografici. Non solo, essendo lui una persona curiosa, gli argomenti collezionati coprivano soggetti molto diversi. E così per mia madre, per le ricerche di immagini che facevano parte del suo lavoro.
Affrontare i materiali di mia madre invece offriva altri tipi di problemi. Dopo che siamo nate, sopratutto dopo la nascita della terza e quarta figlia, ha cambiato percorso professionale e da giornalista quale era ha iniziato a lavorare come ricercatrice iconografica, collaborando a varie pubblicazioni sopratutto internazionali. Ma dato che, come per la maggioranza delle donne della sua generazione, le vicende personali si erano indistricabili da con quelle professionali, il materiale che mi sono trovata davanti è molto mischiato. Per esempio: non scriveva un diario ma aveva un’agenda in cui segnava dalle ore delle collaboratrici domestiche agli appunti delle ricerche in biblioteca, dalla febbre di una di noi agli spunti per degli articoli da proporre o per del materiale da cercare. Essendo nata quando i suoi non avevano una stabilità economica, per lei tutta la carta era buona per scrivere, dagli scontrini ai cartoncini dei collant annotati con la sua calligrafia ‘esuberante’ e a volte persino stenografica.
Ft.3 Alcuni appunti e una delle agenda di Giovanna
Quanto scritto risulta molto difficile da interpretare, e quegli appunti si sono tradotti per me in puzzle da decifrare. Per cui mentre è stato abbastanza facile seguire la logica che sostiene l’organizzazione della sua collezione di cartoline, foto ed immagini sociali, culturali e politiche dal 1800 al secondo dopoguerra, per quanto riguarda appunti, lettere, considerazioni, spunti, la situazione è molto più laboriosa.
CHE FARE?
Così, mentre l’esplorazione della casa è avvenuta con mio padre attraverso la realizzazione di “The House He Built”quella del resto è successa dopo, nel tempo, soprattutto dettata dall’esigenza di vuotare le stanze per i nuovi abitanti della famiglia. È stato in quel momento che mi sono trovata di fronte a un bivio: vendere tutto in blocco o ridargli vita e significato?
Ho scelto quest’ultima strada. Dopo aver ‘ripulito’ le collezioni buttando via o regalando a persone che vendono nei mercatini le cose che non erano interessanti, ho pensato che una buona destinazione per parte dei materiali fosse di far arrivare alcune delle raccolte in particolare, a luoghi dove andassero ad integrare ed arricchire collezioni già esistenti. In accordo col resto della famiglia ho fatto donazioni alla Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma (collezione di quotidiani degli anni della seconda guerra mondiale 1940-45); alla Biblioteca Franco Serantini (Pisa) (collezione di libri, riviste e quotidiani sull’anarchia, socialismo e comunismo); alla Home Movies Foundation di Bologna (film di famiglia in 9.5mm e 16mm); al Circolo Gianni Bosio, Roma (materiali per il fondo sul LUS - Liceo Unitario Sperimentale di Roma ); al CIRCOM Bruxelles (materiali sulla fondazione e direzione dell’organizzazione); alla biblioteca dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona (videocassette e materiale sull’INPUT-International Public Television conference, dalla fondazione al 2010 circa); alla Ventanas Edizioni (libri di letteratura spagnola); alla Biblioteca dell’università di San Marino (collezione di libri sull’USSR; alla Fondazione Baruchello (riviste Time).
La cosa che però mi interessava fare era riattivare il materiale facendo progetti creativi e costruire così un ponte generazionale tra il pensiero dei miei genitori com’era riflesso nelle loro collezioni, e me. Dal 2018 ho fatto un film, tre corti, un’installazione, tre libri e una mostra oltre ad averlo aperto ad altri artisti e studiosi che lo hanno usato per i loro lavori d’arte e di ricerca.[5]
Ho iniziato con la collezione di mia madre, facendo “NEMICI La rappresentazione del nemico nelle cartoline della Grande Guerra della collezione MoroRoma”[6] (2018) una mostra in collaborazione con l’ISUC (Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea). A questa è seguito “Lavoro, solidarietà’, istruzione”[7] il catalogo della collezione sulle società di mutuo soccorso che mia madre ha raccolto in ricordo di suo padre Paolo (sindacalista della Lomellina) e che la Biblioteca di storia moderna e contemporanea di Roma ha acquisito. Con il suo materiale ho anche iniziato il progetto “Memoria necessaria” un libro[8] e tre proposte di interventi in città (Roma) sulle memorie dell’impresa coloniale italiana.
Ft.4 Pagine del libro “Memoria necessaria”
CITTA’ SCONOSCIUTE, GENTE SCONOSCIUTA
Questi tre libri hanno seguito un tragitto lineare, invece la realizzazione di i corti e l’installazione hanno implicato uno scavo in ‘diagonale’ in tutti i materiali perché ho dovuto fare ricerche tra lettere, film, appunti e diari. L’avvio è stato il tentativo di capire dove fossero state girate le pellicole che ho trovato sparse tra gli scaffali di casa, sopratutto le più vecchie, quelle in 9.5 Pathe Baby in cui si vedevano i miei genitori appena sposati a Londra e in vari luoghi europei e chiaramente non italiani, durante viaggi a me sconosciuti. Attraverso un lavoro di scavo dentro ai vari strati di materiali, cercando per prima cosa di identificare i luoghi (da insegne di negozi o monumenti filmati) per poi immergermi nei diari dei primi anni di matrimonio e trovare un possibile viaggio corrispondente. Ho incrociato così una lettera di mia madre a mia nonna, in cui descrive il viaggio da Londra per aereo-treno-nave e poi ancora treno, verso il Secondo Congresso Mondiale dei Partigiani della Pace, svoltasi a Varsavia nel 1950[9], con un libro e la sua tessera n.187 con un disegno di Picasso che rappresenta la colomba con il ramo d’ulivo. Il diario di mio padre integra le informazioni con un racconto di come la conferenza sia stata spostata da Sheffield, negli UK, alla Polonia, nel giro di due giorni.
Ft.5 Alcuni dei documenti relativi al Secondo Congresso Mondiale dei Partigiani della Pace
L’aver trovato un testo scritto a mano da mio padre in cui descrive un viaggio nel 1948 al sud, in Calabria, nei paesi di origine del suo patrigno, mi ha aiutato ad identificare un’altro filmato e le persone che appaiono in esso. E qui mi ha anche aiutato la raccolta di carte topografiche dettagliatissime che non a caso ho trovato in casa nonché il ricordo di certi biscotti durissimi che arrivavano a mio nonno per le feste. Questo ha dato vita al corto “Verso sud”[10].
Delle altre bobine, chiaramente filmate a Londra dove i miei genitori si stabilirono appena sposati, mi riportano a molte foto e a degli articoli pubblicati su varie testate in cui avevo trovato degli articoli firmati da Giovanni Borelli o Sergio Moro, palesemente delle combinazioni dei loro nomi. Confrontandomi con il diario di quell’anno che era scritto a quattro mani da tutt’e due, ho capito che dovevano firmare alcuni degli articoli che mandavano in Italia con degli alias per non farsi concorrenza fra le tante testate per cui lavoravano per sopravvivere. In quelle pagine ci sono delle descrizioni dettagliate della loro vita di giovani giornalisti squattrinati all’inizio della loro carriera: da quanto spendevano per la metro alle proposte da mandare in Italia; da dove telefonare per dettare gli articoli a quante lettere, tante! scrivevano e ricevevano giornalmente. Incrociando questi materiali ho prodotto il corto “Londra 1950”[11] e poi l’installazione “afterimages”[12] presentata per la prima volta a Bologna durante Arte Fiera nel 2022 (1 - 16/2).
L’opera fa un parallelo tra le tracce delle attività scomparse lasciate nei negozi chiusi a causa della pandemia del COVID19, con l’evanescenza delle immagini dei film di famiglia, tracce anche loro di qualcosa che esisteva e che non c’è più. Installata in un negozio vuoto, la proiezione ‘copriva’ i mobili abbandonati, mentre una luce puntuale illuminava il diario dei miei genitori assieme a una cartina di Londra d’epoca e una delle lettere dell’epoca.
L’installazione era visibile dalla vetrina del negozio e gli spettatori venivano ‘chiamati’ da dei brani del diario letti da due attori, le cui voci risuonavano sotto i portici. Il filmato proiettato integrava i materiali diversi - film, lettere, foto e diario - attraverso fasce di colore blu la cui assenza o presenza sottolineava un dettaglio dell’immagine mentre in altre sezioni del frame si vedono le mie mani che sfogliano alcune foto fatte nello stesso periodo. Ho poi ri-allestito la stessa opera a Roma nel 2024[13], questa volta uno strato simbolico aggiunto dato che era installata nel mio studio, tra i materiali delle collezioni dei miei genitori.
Ft.6 “Afterimages” Bologna Ft.7 “Afterimages” Roma, vista generale e manifesto
LA PAROLA CHIAVE
Spesso mi fermo a riflettere, preoccupata se di fatto mi sto facendo travolgere dalle vite e dall’eredità culturale’ dei miei genitori. Per me è importante avere chiaro perché ho deciso di rielaborare questo materiale e cosa esso mi da. Trovo sempre degli spunti molto interessanti che mi stimolano, sia dal punto di vista storico e politico che a livello di immagini. Penso che sia una fortuna e un privilegio averlo a disposizione. Questa per me è la base su cui sto costruendo la relazione con questi due archivi. La parola chiave che mi sostiene nel cammino rimane ‘ri-attivazione’.
[1] Giovanna Moro Sartirama Lomellina (PV) 8/10/2020 - Roma 23/4/2012, giornalista e ricercatrice iconografica; Sergio Giacobbe Borelli Milano 4/5/2023 - Roma 17/9/2021, giornalista
[2] MoroRoma.com “Meravigliosamente ricca e varia collezione di foto, stampe, poster, dipinti, volantini, giornali e materiale effimero che copre un ampio spettro di movimenti politici e culturali da circa il 1800 ad oggi…. una collezione personale di grande carattere e interesse – una delle vere grandi risorse incluse in questo libro…” Evans, Hilary: “Picture Researcher’s Handbook - an international guide to picture sources and how to use them”; David & Charles, Londra 1975
[3] Ho scritto “The House He Built: autobiografia in una casa” un articolo approfondito sulla relazione tra luogo e memoria attraverso mio padre e la sua casa, per la rivista accademica Mnemosyne, Numero 10; ULP Presse Universitaire de Louvain, 2017
[4] “The House He Built” 75 min. 2019 https://vimeo.com/475973021
[5] Per citarne alcuni: Jose Ramon Aiz, Estbaliz Sadaba, Txuspo Poyo, Giulia Scotto, Carla Zollinger, Clara Galzerano, Teresa Bertilotti, Carla Boserman.
[6] “NEMICI La rappresentazione del nemico nelle cartoline della Grande Guerra della collezione MoroRoma” ottobre e dicembre 2018, Palazzo della Penna, Perugia e Palazzo Eroli, Narni.
[7] “Lavoro, solidarieta’, istruzione” Le societa’ di mutuo soccorso nella raccolta Moro della Biblioteca di storia moderna e contemporanea; a cura di Caterina Borelli e Rosanna De Longis, Viaindustriae, 2024
[8] “Memoria necessaria” guida critica a dodici luoghi della Roma coloniale. Con i contributi di: Ubah Cristina Ali Farah, Giulia Barrera, Aster Carpanelli, Maristella Casciato, Anna Cestelli Guidi, Gaia Delpino, Rosa Anna di Lella, Vittorio Longhi, Licia Martella, Zakaria Mohamed Ali, Alessandro Portelli, Eric Salerno, Alessandro Triulzi, Gabriel Tzeggai; Viaindustriae, 2022
[9] Varsavia, 16-21 novembre 1950
[10] “Verso sud” 9’35” min. 2020
[11] “Londra 1950” 9 min. 2022
[12] “afterimages” prodotta da Mirco Santi per la Fondazione Home Movies; Bologna, 2022
[13] “afterimages” Unarchive Found Footage Festival, 28/5 al 2/6/2024, Roma