Antologia di RicercaBO. Laboratorio di nuove scritture (2007-2023), a cura di Renato Barilli e Leonardo Canella, San Cesario di Lecce, Manni, 2024
di
Giuseppe Andrea Liberti
Il 1993 è l’anno di nascita della rassegna RicercaRE, un “laboratorio di nuove scritture” immaginato da Renato Barilli nella città di Reggio Emilia (già teatro, come si ricorderà, del secondo convegno del Gruppo ’63 nel novembre 1964). Con il supporto di un sindaco di larghe vedute come Renzo Bonazzi e il sostegno fondamentale di Marisa Sturloni, per dieci anni RicercaRE è stata una fucina di discussioni e confronti letterari, che ha prodotto, nel tempo, antologie come Narrative Invaders. Narratori di “Ricercare” 1993-1999 (Torino, testo & immagine, 2000), allestita dallo stesso Barilli assieme a Balestrini, Burani e Caliceti. Questa felice esperienza si è interrotta nel 2003, «per colpa di un assessore alla cultura ostile alla manifestazione» restio a concedere spazi a una manifestazione che, a sua detta, «non aveva seguito, come se infatti non avesse il nome di “laboratorio”, fatto quindi per una élite locale e nazionale» (p. 5). Pochi anni dopo, però, l’esperimento ha potuto trovare nuova vita in territorio bolognese, a San Lazzaro di Savena prima e tra i borghi della Dotta poi, con un nuovo nome e un inevitabile nuovo gioco di parole: RicercaRE diventa RicercaBO – dove la sostituzione della targa automobilistica segna anche un passaggio, non saprei dire quanto voluto, dall’infinito alla forma latina del futuro semplice; come dire una proiezione ulteriore, sin dall’onomastica, verso l’avvenire della letteratura.
La presente antologia, curata da Barilli e Leonardo Canella e uscita per i tipi di Manni, prova a fare il punto di più di un quindicennio di attività, durante il quale si sono susseguiti alcuni dei nomi più interessanti della letteratura italiana di questo primo quarto di XXI secolo. Ed è interessante ragionare, come fa Canella nel suo contributo critico, sulla possibile “linea evolutiva” che dalle robuste narrazioni di RicercaRE conduce ai corpi verbali solo apparentemente più diafani, in realtà egualmente pesanti, della nuova stagione: «Quel miracolo [RicercaRE, ndr] è durato poco più di dieci anni. Il nuovo nella letteratura italiana è passato di lì. Era l’epoca dei dinosauri grossi e cattivi. Narratori. Poi sono arrivati gli uccelli, dopo il 2000. Piccoli e leggeri, amanti delle forme brevi (poeti?). Però gli uccelli derivano dai dinosauri» (p. 12). Al centro, rimane l’esigenza di individuare ciò che ogni critico, e forse ogni lettore, auspica di incrociare sul suo percorso: il nuovo. «Il nuovo ti entusiasma e rompe d’improvviso la crosticina del già letto, del già visto. Per entusiasmarci abbiamo bisogno del nuovo» (p. 11). E a questa ricerca è stata dedicata proprio la rassegna di RicercaBO, di cui è possibile ripercorrere per campioni le traiettorie di indagine.
È un’antologia, va detto, che potrebbe risultare monca se separata da un contraltare multimediale, fortunatamente disponibile a chi volesse meglio capire funzionamenti del “metodo” di questo laboratorio o avere una visione più completa – appunto, non antologica – di ciò che è stata RicercaBO. A San Lazzaro come a Bologna, gli autori e le autrici selezionate hanno a disposizione un quarto d’ora per leggere propri inediti, poi discussi da critici e avventori della manifestazione. La videoteca dell’iniziativa, liberamente consultabile su YouTube, mostra come i dibattiti sulle opere presentate siano stati, spesso, ben altrimenti che placidi o innocui: penso a un confronto tra Rosaria Lo Russo, Cecilia Bello e Alessandra Carnaroli nel 2011, o a un accesissimo dibattito sulla prosa di Francesco Maino (era l’edizione del 2013). Ma proprio queste discussioni mostrano la vitalità di RicercaBO: che non è stata mai passerella dove scambiarsi strette di mano e pacche sulle spalle, ma palco dove mettere in gioco proposte di poetica, non sempre egualmente interessanti ma tutte meritevoli di dibattito.
L’antologia si divide in due rami: da una parte, c’è la narrativa, dall’altra la sperimentazione poetica. La distinzione non impedisce, ovviamente, che testi avvicinabili al racconto in versi figurino nella prima sezione, e viceversa: vedasi il collocamento di una narrazione in versi come Grande mago di Alessio Paša, mentre gli scritti prosastici del compianto Alessandro Broggi figurano nella sezione “Poesia e scritture di ricerca”. Anche solo scorrendo l’indice, ci si rende conto di avere a che fare con alcuni protagonisti della storia letteraria recente: se da un lato compaiono Giorgio Vasta con un testo poi ripreso per Il tempo materiale o il Matteo Nucci del futuro È giusto obbedire alla notte, dall’altro abbiamo poeti e poetesse come Ciaco, Inglese, Lo Russo, Policastro, fino ad arrivare a esiti agli antipodi come i canti grosso modo endecasillabici di Maria di Aldo Nove (poi uscito nel 2007) e le scritture di ricerca di Tripodi e Zaffarano - e non mi limito che a pochissimi esempi. Al netto di qualche errore (a p. 6 si legge, per esempio di «un cavallo sicuro come Veronica Raimo, con quello che forse resta il suo capolavoro, La passione secondo Matteo»; ma il libro di Raimo si intitola Il dolore secondo Matteo), l’antologia di RicercaBO fornisce un ritratto vivace di ciò che è successo in questi anni.
Assai utile, in tal senso, è l’appendice documentaria allestita da Marco Giovenale che ricostruisce le presenze di autori e critici nelle diverse edizioni di RicercaBO (pp. 221-226). Giovenale è stato autore partecipe delle giornate di RicercaBO 2009, ma come ricorda Barilli «si è conquistato un posto di prima fila nel consigliare testi poetici, a cominciare da quelli del suoi seguaci nella pratica innovativa della Prosa in prosa» (p. 7). Con la consueta professionalità, Giovenale chiarisce che qualche dato potrebbe mancare: ciò nonostante, questa cronologia è un punto di partenza importante per qualunque futura ricerca sulle attività di un laboratorio che ha saputo misurare, nel tempo, la temperatura della pratica della letteratura in Italia.