"L'intelligenza artificiale generativa ci sta insegnando che il modo in cui si parla è in realtà il codice stesso" - Lisa Huang
di Elisa Davoglio
Oggi sono qui per discutere di Intelligenza Artificiale e linguaggio, e in particolare voglio esplorare il concetto di volatilità e permanenza dei testi in un mondo sempre più digitale. Parlo da una prospettiva un po' particolare: da quasi due anni lavoro come AI Trainer. Inizialmente non sapevo bene di cosa si trattasse, ma sono stata reclutata da una grande azienda per addestrare i bot più avanzati, aiutandoli a migliorare il loro linguaggio.
Cosa significa "migliorare il linguaggio" per aziende come Google e Meta? Si tratta soprattutto di aggiungere sfumature, come l'ironia, la tristezza o la rabbia, cercando di evitare stereotipi. Si punta a suscitare emozioni, pur mantenendo la premessa rigida che l'AI non prova e non deve provare sentimenti. L'obiettivo è creare testi meno volatili, più unici e sempre più "permanenti".
Le ambizioni dei bot sono enormi. Non lasciatevi ingannare da chi sostiene che l'AI non potrà mai arrivare a scrivere opere come *Guerra e Pace*. L'obiettivo è esattamente questo: le aspettative sono altissime.
Nel mio lavoro con l'AI, ho imparato alcune cose che vorrei condividere con voi.
Primo: l'AI può scrivere poesie, e alcune sono addirittura più che decenti. Anche se ha difficoltà con le rime e i significati complessi, può già scrivere poesie in uno stile simile a quello di Kerouac in modo accettabile. Tuttavia, ha ancora problemi con l’espressività di certi accostamenti. Ad esempio, una frase come "il massacro affettuoso delle pernici" ne *Il Gattopardo* è difficile da codificare per l'AI. Non riesce a cogliere la profondità di tale accostamento, e gli esempi che produce spesso risultano inadeguati. Detto questo, l'AI può comunque creare poesie accettabili, in grado di replicare uno stile specifico.
Parlo dei modelli avanzati su cui lavoro, che saranno accessibili a tutti nei prossimi mesi. Il mio compito è fornire al bot le giuste istruzioni, e questo è in gran parte ciò che faccio.
Secondo: cosa significa "Godmother Bookcase" e come sarà il linguaggio che dovrà superarci dieci a uno? Non conosco il significato di "Godmother Bookcase". Ogni progetto interno legato all'AI ha titoli strani e creativi, spesso ispirati ad animali o battute di film, e nessuno ci spiega mai perché sono stati scelti, ma rispondono con una risata yankee. Una cosa invece è certa: quando ho iniziato questo lavoro, ciò che producevo come risposta doveva superare quella del bot dieci volte. L'obiettivo era insegnare all'AI a migliorare drasticamente le sue risposte, perché i sistemi sofisticati della Silicon Valley avrebbero vagliato il mio contenuto. Il bot, in futuro, dovrà preferire la mia risposta rispetto alla sua originale.
Non è facile. Non basta scrivere una risposta migliore per farla passare. Ci sono diversi livelli di valutazione: almeno venti persone devono decidere se la mia versione è davvero dieci volte migliore di quella del bot. Si valutano il linguaggio, il tono, la creatività e l'aderenza alle richieste del prompt.
Facciamo un esempio, ma tratto da un caso reale. Immaginate un prompt che richiede di scrivere una filastrocca di 10 versi in cui Enea insegna a Salvini come combattere le barche degli immigrati usando solo antiche armi latine. In questo caso, il bot deve rispettare un "constraint" (cosa non deve fare) e creare una filastrocca memorabile. Tuttavia, secondo le regole di "Safety", un prompt del genere non può essere accettato, e il bot dovrebbe rispondere con un messaggio che spiega che non può soddisfare tale richiesta, aggiungendo magari un disclaimer etico (in gergo si chiamano “soft punt” o “canned response”). Questo dimostra che ogni gesto creativo del bot deve essere valutato attentamente, tenendo conto di linee guida interne, etiche e culturali.
Terzo: la permanenza dei versi in un'epoca di crisi dell'editoria e volatilità del web, tra testo autoriale e "intelligente". Al momento, tutte le AI stanno cercando di rendere il linguaggio completamente sovrapponibile a quello umano. Negli ultimi mesi ho lavorato su tutto, dai messaggi social alle email per la mamma o il professore, dalle lettere scritte a mano alle fiabe per aiutare i bambini a superare la paura del buio. Ho persino lavorato su saggi dedicati alla deforestazione.
La mia esperienza mi porta a credere che il linguaggio dell'AI possa essere largamente sovrapponibile a quello umano. Potrebbe non arrivare a scrivere frasi come "il massacro affettuoso", *L'infinito* o *L'Iliade*, ma non è escluso che ci riesca in un futuro ben più avanti nel tempo. L'AI sta iniziando a “comprendere” i significati dei colori ad esempio, i contesti e le emozioni. Ha accesso a miliardi di tweet, post e caption su Instagram. Se su Internet scopre che il blu non è associato solo al cielo o al mare, ma anche a cose come l'abito di una madre o il colore di alcune caramelle, potrebbe usarlo in un testo, magari anche in una poesia.
L'intelligenza artificiale si nutre delle nostre parole, e con l'accesso a una quantità immensa di dati, può confermare ciò che ho affermato nel prologo: "L'intelligenza artificiale generativa ci sta insegnando che il modo in cui parliamo è in realtà il codice stesso". La complessità del linguaggio, che per noi è naturale, è per l'AI accessibile come codice, e sta diventando ad essa sempre più comprensibile, o meglio “decodificabile”.
Il linguaggio, a differenza della musica o dell'arte, parla di sé, e l'AI può collegare la comunicazione umana con la comprensione delle macchine, aprendo la strada a interazioni uomo-macchina sempre più intuitive ed efficaci. In un mondo digitale, dove le informazioni fluiscono rapidamente, l'AI potrebbe paradossalmente risultare più "permanente" del linguaggio umano, o addirittura precederlo.
Vi invito a non demonizzare l'AI, ma a coltivare un rapporto di curiosità e sperimentazione con essa. Come è accaduto con i social media ma in modo esponenziale superiore, l'AI diventerà una parte sempre più importante della nostra quotidianità, e giocherà un ruolo cruciale nel linguaggio. Senza che ce ne accorgiamo, sarà la lingua dei libri di testo, dei titoli di giornale, o dei resoconti sportivi. Ma ricordate, non è qualcosa di separato da noi: alimenta le sue capacità con le nostre parole, “impara” e si “addestra” con esse. E questo potrebbe aprire nuovi orizzonti per la ricerca e la creatività. Anche in poesia.