p. 52-54 > “Edoardo Sanguineti alla comune di Berlino”

 

“Edoardo Sanguineti alla comune di Berlino”

di Erminio Risso, Edizioni dell’Orso, 2023

di Roberto Milana

 

   È raro incontrare un saggio critico, come questo di Erminio Risso sopra alcune opere di grande significazione di Sanguineti, che setacci così capillarmente e con un raggio d’azione quasi enciclopoedico testi letterari di recente memoria, di fresca contemporaneità. Leggendo si ha l’impressione di avere a che fare con un moderno commentario dantesco di rilievi critici allargati filologicamente a linguaggi e generi in sinergia trasversale, di note biografiche di stretta ottica sociale e domestica, di citazioni organiche e altre di azzardata ma sempre convincente parentela. Il libro fa parte della collana “Costellazione Sanguineti” del Centro Interuniversitario <<Edoardo Sanguineti>>, promosso da un parterre accademico importante che giustamente pare curare, come in questo volume, il lato storico, filologico e militante nell’autentico spirito dell’impegno sanguinetiano.

Nel 2009, penultimo anno della sua vita, Sanguineti torna più volte a rievocare il suo soggiorno a Berlino di alcuni mesi nel lontano 1971, invitato come intellettuale e con tutta la sua famiglia dal Senato della città. Risso ricostruisce la cronaca di quella vivida esperienza stanziale di fitta e continua relazione sociale e di vita culturale pulsante << ...c’era davvero, in quell’epoca, e in parte è viva ancora, una generazione che si è incontrata e ritrovata un po’ ovunque, nel tempo, peregrinando da un festival all’altro… >> (Sanguineti, Per Tadeutz). Appunto, come recita il titolo, una specie di “Comune”. La città è vista e vissuta da Sanguineti come luogo urbano soprattutto antropologico, pubblico e privato, concreto e fantasmatico. Afferma Risso che << Egli ne diventa molto rapidamente cittadino, svestendo altrettanto rapidamente i panni del turista, che Sanguineti non vestirà mai e in nessun luogo, ma anche quelli del viaggiatore o del visitatore...in quel ‘71, pronuncia il suo politicissimo, personale Ich bin ein Berliner (Io sono un berlinese), anzi, Ich bin zwei berliner (Io sono due berlinesi) >>, perché con il passaporto straniero può facilmente visitare anche la parte est della città e seguire i notevoli eventi culturali, opere, concerti, Berliner ensemble ecc. e osservare in loco il sistema comunista languente e teso ormai ad una resa progressiva al modello capitalista. Attraverso un rapporto di natura esistenziale e fisica con le aporie e le contraddizioni dello status irrisolto e lacerato ma storicamente esemplare di Berlino, Sanguineti opera un cambiamento di rotta importante della sua linea letteraria e politica, registrato con fedeltà tematica e cura espressiva in Reisebilder (Descrizione di immagini) la raccolta di poesie pressoché quotidiane scritte nel periodo berlinese.

    Nel 1956 Laborintus, l’opera giovanile dell’affermazione dirompente nel contesto dei realismi post-guerra metteva in campo procedimenti d’avanguardia  tout court come giochi di polifonie, plurilinguismi spinti, figure retoriche estreme, rotture sintattiche e lesioni grammaticali, torsioni semantiche, echi onirici diffusi. La rottura del linguaggio tradizionale mostrava un’evidenza contestativa come da calcolo intellettuale per cui la vis polemica si raffreddava in un tono ideologicamente deduttivo.  Così l’Io di genere privato, allontanato, ritornava morfologicamente nuovo in una veste ribellistica un po’ esibita e strutturata, prodroma di un certo sordo protagonismo del futuro sessantotto. Reisebilder invece si muove induttivamente nella rete di una fenomenologia diffusa di incontri ed eventi reali, evocati, immaginari in cui il fatto quotidiano, la vita intima e perfino domestica si unisce ai macroargomenti della storia e del pensiero con ricadute esistenziali sulla propria cultura ideologica e letteraria. Per cui le sicurezze rivoluzionarie d’antan si stemperano in considerazioni più amare e radicali nella critica della società mercatista adoperando gli assunti adorniani di Minima moralia e senza tralasciare l’approccio marxista del materialismo storico e della filosofia della prassi. A proposito di Reisebilder,  Risso afferma che <<...Sanguineti scrive davvero la sua marxista antropologia generale (culturale, sociale e corporale) rifacendosi sicuramente ad Heine e a Goethe, a Marx e a Brecht, ma ricorre -a parer mio- , per quanto in maniera più occulta, proprio per il continuo riflettere, interpretare e ripensare, pure all’Adorno dei Minima moralia...Sanguineti distrugge così, una volta di più, i confini e i limiti del poetabile per creare una sorta di Minima moralia in versi…>>.

    Come abbiamo già detto, il libro di Risso ruota intorno all’esperienza berlinese di Sanguineti contemplando un prima e un dopo. A Parigi 1969

Sanguineti compone un Renga, cioè un esperimento di scrittura collettiva ripreso dalla tradizione giapponese, con Octavio Paz, Jacques Roubaud, Charles Tomlinson. Poi nel 1971 ne compone per sua iniziativa un altro a Rotterdam con Yehua Amichai, Breyten Breytenbach, Vasko Popa, intitolato Made in Holland. Il libro in appendice presenta una rara testimonianza visiva dei fogli originali spiegazzati e scritti a penna, commoventi dettagli dell’utopia della scrittura collettiva diffusa e circolare di Lautréamont. Appena dopo, Berlino sarà protagonista diretta di Reisebilder 1971 per continuare in seguito ad informare raccolte come Postkarten 1972-1977, Corollario 1992-1996, Cose 1996-2001. In queste scritture si avvicendano specifici materiali espressivi con diversa coniugazione rispetto ai contesti storici. Da Postkarten 49 si evince una specie di poetica a cenni <<...preparare una poesia, si prende “un piccolo fatto vero” (possibilmente fresco di giornata>>. Poi un elenco di elementi: la figura del doppio e gli eteronimi in un gioco di identità e maschere di forte implicazione semantica simbolica da Sade a Rosa Luxemburg, Archibaldo de la Cruz personaggio bunueliano, Cathy Berberian, il gruppo scultoreo egizio del sacerdote Tenti e di sua moglie, George Jackson militante del Black Panther assassinato nel 1971 ecc. Le cartoline e il viaggio. Il naufragio del soggetto che si può sostenere con il verso di Postkarten 50 << non ho creduto in niente >> nel senso di non aver mai avuto certezze comode o ipse dixit ma di continuare sempre metodicamente a cercare. Lo straniamento brechtiano fondamentale nel nuovo corso fenomenologico per non perdersi appresso a mille elementi fattuali. Il valore metapoetico perseguito all’interno della versificazione, una riflessione teorica in corso d’opera. La coppia come soggetto erotico, la catalogazione nevrotica delle presenze femminili. Il corpo umano, le referenze, i segni del linguaggio. Il corpo della città e gli attraversamenti del flaneur, tra Baudelaire e Walter Benjamin, figura importante di identificazione per Sanguineti, passeggiatore di città dalle trame antropologiche.