Adesso Guarda.Padre.
di Aldo Nove
A Hilary
Questa fascinazione atterrita
per un traffico di solai improvvisato
la notte nel due
novembre residuo quanto il loro
intreccio di vene, di penne, di orari,
fratelli lontani a cui scrivere
che non è stato un sogno,
che il giorno non si è interrotto,
così che un dubbio
dilagasse, come un bambino
che nasce, non nasce,
nasce.
Solai
da subito contemporei,
loro soltanto e
precisi, fino a togliere sangue
ad ogni cuore, per farne
campi, e stagioni
fresche, sempre
da sempre interrotte.
Il luogo di una memoria
pagata a colpi di scena
mai avvenuti. La preghiera
antica che qualcosa fosse,
qualcuno restasse,
fratello o figlio
poco importa,
ma che restasse.
Raffiche di è questo,
è quello. Buste giapponesi
su cui annotare l’essere stranieri
donate, non sai più da chi,
non è un telefono,
non è un cugino
che all’ultimo afferri il limite
sottile tra i regni, le bolle
di sapone, il confine
tra l’essere
qualcosa che è stato
per qualcuno o
per altri. Tu sei l’acqua
dell’altro mondo
che mi tocca nel sogno
buonanotte stella mia
spengo la luce e ti tengo
al caldo.