Il Catalogo Ragionato e la Biblioteca di Gianfranco Baruchello: un dialogo costante.
Il ruolo del libro come fonte di ricerca e come materia prima dell’opera dell’artista.
di Giuditta Sciamanna
Riassunto
La Biblioteca della Fondazione Baruchello, istituita a partire dalla donazione della personale Biblioteca dell’artista Gianfranco Baruchello, si caratterizza per l’accostamento di saperi e discipline diversi: dalla psicoanalisi alla narrativa, dalla poesia e le arti visive, alla filosofia, il cinema e la politica. Nel corso degli anni, per la cura di Carla Subrizi, si è specializzata nei settori dell’arte, della critica d’arte, della filosofia e dell’estetica. Insieme agli Archivi di Gianfranco Baruchello, che occupano parte della Biblioteca, essa assume un ruolo essenziale nel lavoro di ricerca finalizzato alla realizzazione del Catalogo ragionato dell’artista, ponendosi come fonte imprescindibile di informazioni. Oltre ad essere la fonte principale per la ricostruzione della storia bibliografica delle opere, la Biblioteca spesso fornisce preziose informazioni per la compilazione degli altri campi della scheda dell’opera nel catalogo, quali la provenienza e le esposizioni. Nel caso specifico di Baruchello, la Biblioteca diviene anche una fonte ricca di materiali utili per la creazione delle sue opere d’arte.
Parole chiave: Gianfranco Baruchello; Fondazione; Biblioteca; libri; Archivio d’artista; Catalogazione di opere d’arte; Catalogo ragionato
Abstract
The Library of Fondazione Baruchello, established from the donation of the artist Gianfranco Baruchello's personal Library, is characterized by the juxtaposition of diverse knowledge and disciplines: from psychoanalysis to fiction, from poetry and visual arts to philosophy, cinema, and politics. Over the years, under the care of Carla Subrizi, it has specialized in the fields of art, art criticism, philosophy, and aesthetics. Alongside the Archives of Gianfranco Baruchello, which occupy part of the Library, it plays an essential role in research aimed at the realization of the artist's Catalogue Raisonné, serving as an indispensable source of information. In addition to being the primary source for reconstructing the bibliographic history of the works, the Library often provides valuable information for compiling the artwork entries in the catalogue, such as provenance and exhibitions. In the specific case of Baruchello, the Library also becomes a rich source of materials useful for the creation of his artworks.
Keywords: Gianfranco Baruchello; Foundation; Library; Books; Artist Archive; Artwork cataloguing; Catalogue Raisonné
La Biblioteca della Fondazione Baruchello è stata istituita nel 1998 su iniziativa di Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi, a partire dalla generosa donazione della personale Biblioteca dell’artista[i].
Questo primo nucleo, conservato tutt’oggi, si caratterizza per la sua grande eterogeneità: le sezioni più antiche sono costituite dai Fondi Camillo Manfroni e Mario Baruchello e comprendono libri, pubblicazioni e riviste di Storia della Marina e delle Colonie (1870–1940), Storia della Toscana Medicea e della città di Livorno, oltre che di Economia e di Storia del periodo fascista in Italia. Gianfranco Baruchello aveva da sempre conservato questa parte della Biblioteca, arricchendola di volumi riguardanti la psicoanalisi, la narrativa, la poesia, le arti visive, la filosofia, il cinema e la politica.
Oltre a queste sezioni, in costante ampliamento e aggiornamento, la Biblioteca comprende volumi di altro argomento, numerosi tra i quali sono quelli riguardanti i temi di agricoltura, zootecnia, avventura, etnologia e antropologia, la storia, il teatro, il viaggio, il fumetto, le scienze naturali e le scienze sociali.
La Biblioteca della Fondazione Baruchello, nel suo stato attuale, si caratterizza dunque per l’accostamento di saperi e discipline diversi che rispecchiavano gli interessi dell’artista.
Una parte della Biblioteca è dedicata esclusivamente al lavoro e all'attività di Baruchello, contenendo volumi che lo riguardano direttamente come i cataloghi di mostre personali e collettive, le pubblicazioni di Gianfranco Baruchello o frutto della sua collaborazione con altri autori, e altri volumi, riviste e giornali che trattano del lavoro dell’artista.
Per portare alcuni esempi, questa sezione conserva il catalogo di una delle prime mostre collettive a cui l’artista ha partecipato, la Mostra Nazionale di Pittura. Premio E.Z.I. presso i Saloni d'Esposizioni del Banco di Sicilia, Palermo, del 1961[ii] e il catalogo della prima mostra personale dell’artista del 1963 presso la galleria La Tartaruga di Roma[iii].
Nel corso del tempo, dal 1998 a oggi, nuove acquisizioni hanno arricchito ed arricchiscono il fondo librario della Fondazione Baruchello, ampliando le sezioni esistenti e creandone di nuove, specializzandosi nei settori dell’arte, della critica d’arte, della filosofia e dell’estetica con volumi che delineano i cambiamenti che l’arte attraversa nel mondo globale e transnazionale.
Oltre ad ampliare costantemente il proprio patrimonio, la Biblioteca si è anche caratterizzata negli ultimi anni per l’acquisizione di Fondi di grande rilevanza storica, tra cui il Fondo Alberto Grifi (cultura underground e cinema sperimentale), il Fondo Nanni Balestrini (storia politica, poesia, riviste), il Fondo del poeta Emilio Villa (manoscritti, libri appartenuti al poeta, inediti di grande rilevanza storica come il Dizionario etimologico e il Dizionario mitologico). In ultimo, nel 2009 è stato acquisito un consistente nucleo del giornale «la Repubblica», dal primo numero del 1976, a cui la Fondazione ha recentemente dedicato una importante esposizione negli spazi della Fondazione siti in via del Vascello a Roma[iv].
Parte della Biblioteca è costituita dagli Archivi di Gianfranco Baruchello che comprendono, da una parte, l’archivio cartaceo delle opere dell’artista[v] e, dall’altra, una ricca varietà di materiali costituita da cataloghi, manoscritti, documenti e corrispondenza, fotografie, film e video appositamente conservati.
Tra i progetti a cui la Fondazione Baruchello si dedica quotidianamente, a partire dal 1998, è il lavoro di ricerca finalizzato all’ordinamento dei documenti cartacei e fotografici dell’opera dell’artista, materiali e ricerca che poi sono confluiti, dal 2014, nel lavoro finalizzato alla pubblicazione del Catalogo ragionato di Gianfranco Baruchello, relativo alle opere su tela, su alluminio, su plexiglass, oggetti e installazioni.
Il Catalogo ragionato, oggi concepito sia nella versione cartacea sia nella versione digitale[vi], è una pubblicazione[vii] in cui sono elencate e descritte le opere d’arte prodotte da un artista durante la sua carriera. Questo tipo di catalogo fornisce una panoramica dettagliata e accurata delle opere dell’artista, solitamente organizzate in ordine cronologico o tematico, attraverso un complesso di informazioni fornite per ciascuna opera e relative a: titolo, anno di realizzazione, dimensioni, tecniche utilizzate, storia dell'opera circa la sua attuale collocazione e la provenienza, le esposizioni e la storia bibliografica, immagini dell'opera, eventuali annotazioni critiche o interpretative su di essa.
Un catalogo ragionato è quindi uno strumento fondamentale per stabilire l'autenticità e la provenienza delle opere d'arte di un artista, nonché per comprendere l’evoluzione stilistica della sua produzione nel corso del tempo.
Il Catalogo ragionato di Baruchello, a cura di Carla Subrizi, si propone di costituire la fonte principale di riferimento per gli storici dell'arte, i collezionisti, i musei e gli appassionati d’arte, per studiare, comprendere ed apprezzare il lavoro dell'artista nella sua complessità.
Il catalogo sarà strutturato in schede tecniche, all’interno delle quali sono previsti i diversi campi per sistematizzare i dati, e in apparati finali, consistenti in una bibliografia generale sull’artista – comprensiva di cataloghi di mostre, articoli in riviste e in quotidiani, saggi, monografie, testi scritti e pubblicati da Gianfranco Baruchello – e in un elenco selezionato delle principali esposizioni.
L’Archivio e la Biblioteca assumono un ruolo fondamentale in questo lavoro di ricerca ponendosi, insieme all’osservazione e allo studio diretto delle opere, come fonti in costante dialogo, confronto e verifica delle informazioni.
In particolare, una disamina dei cataloghi delle mostre conservati presso la Biblioteca della Fondazione, spesso provvisti di un elenco delle opere esposte e/o della riproduzione delle stesse, insieme ad una ricognizione di tutti i documenti conservati presso la sezione degli Archivi di Gianfranco Baruchello dedicata alle mostre dell’artista, è stato uno dei principali lavori intrapresi dalla Fondazione per uno studio filologico delle opere incluse all’interno del Catalogo ragionato.
Il lavoro sulla Biblioteca, nel contesto delle ricerche finalizzate al Catalogo ragionato di Gianfranco Baruchello, si dipana inoltre in diversi utilizzi e prospettive: non si propone solamente come fonte principale per la compilazione della storia bibliografica delle opere, ovvero per la ricerca delle voci bibliografiche in cui le opere sono citate o riprodotte, ma spesso diviene la fonte utile per reperire informazioni circa gli altri campi della scheda tecnica. Spesso una fonte bibliografica fornisce informazioni sulla provenienza di un’opera, citando la collezione in cui l’opera è o è stata custodita, o contribuisce alla ricostruzione delle esposizioni a cui essa ha partecipato citando le mostre in cui l’opera è stata esposta, oppure fornisce informazioni sulla tecnica e i materiali o le dimensioni dell’opera, attraverso una breve didascalia che accompagna l’immagine dell’opera riprodotta in un articolo o in un volume. Spesso può inoltre accadere che la Biblioteca sia la fonte principale per conoscere l’aspetto di un’opera o scoprire nuove opere di cui l’Archivio non aveva traccia.
Una serie di casi studio che sono illustrati in questa sede è esemplificativa del lavoro di ricerca condotto dall’Archivio della Fondazione Baruchello in costante dialogo con la sua Biblioteca. Per alcuni di questi casi le ricerche sono ad oggi ancora in corso. Attraverso la mia collaborazione a queste ricerche, tra il 2021 e il 2023, ho avuto modo di constatare l’importanza di tale dialogo tra i materiali presenti nella Biblioteca, in funzione del Catalogo Ragionato dell’artista.
Un primo caso studio è rappresentato da un gruppo di opere di cui l’Archivio aveva traccia solamente attraverso il titolo, estratto nella maggior parte dei casi dal libro Milletitoli di Gianfranco Baruchello, pubblicato da Essegi e Exit Edizioni nel 1987[viii]. Milletitoli è un vero e proprio elenco dei titoli delle opere, organizzati in ordine alfabetico, realizzate da Baruchello fino alla data della pubblicazione.
In alcuni casi, la ricerca condotta attraverso la consultazione dei volumi conservati nella Biblioteca ci ha permesso di individuare l’opera, di cui si conosceva solamente il titolo attraverso Milletitoli, rintracciandone la riproduzione fotografica, e di costruire un quadro più esaustivo di essa, comprensivo a volte della storia espositiva e della provenienza, oltre ovviamente alla bibliografia.
L’opera Then walk to the next IRT station, del 1967 (Fig. 1), ne è un esempio. La storia dell’opera ad oggi nota all’Archivio è ancora parziale, ma le informazioni che sono state raggruppate finora provengono da tre differenti fonti che accostano la ricerca in Biblioteca e la ricerca in Archivio.
Un articolo di Jean Van Der Mark pubblicato nella rivista «Flash Art» del mese di gennaio-febbraio 1968[ix], conservato presso l’Archivio della Fondazione, costituisce la fonte per le informazioni relative alla datazione dell’opera, 1967, al titolo, individuato già all’interno di Milletitoli e qui confermato, e una sua riproduzione in bianco e nero, che ci ha permesso per la prima volta di conoscerne l’aspetto.
Fig. 1 Gianfranco Baruchello, Then walk to the next IRT station, 1967 (media diversi su due strati di plexiglass, 27,2x35,3 cm), riproduzione dell’opera in «Flash Art», fald. “Ritagli di giornali 1968-1972”, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
L’immagine dell’opera, pubblicata in «Flash Art», è inoltre riprodotta sull’invito della mostra personale di Gianfranco Baruchello che si è tenuta presso la Galerie Schmela di Düsseldorf l’anno seguente, nel 1969[x]. Alcune copie dell’invito, consistente in un cartoncino pieghevole, sono conservate negli
Archivi di Gianfranco Baruchello, nella sezione delle mostre dell’artista, ed è inoltre presente in copia nella busta cartacea dell’opera conservata nella sezione dell’Archivio cartaceo delle opere di Baruchello.
A partire da queste informazioni, si è potuta completare la scheda tecnica dell’opera verificando, attraverso il confronto con l’immagine in bianco e nero, le informazioni relative alle dimensioni e al supporto dell’opera provenienti dal catalogo della mostra Baruchello. Supericonoscopio, che si è tenuta presso la Galleria Schwarz di Milano nel 1968[xi], di cui alcune copie sono conservate nella Biblioteca. In questo catalogo, l’opera è descritta come un “plexiglass” e risulta citata nell’elenco delle opere esposte, insieme ad altre opere realizzate sullo stesso supporto.
Le opere in plexiglass, realizzate da Baruchello a partire dal 1964, consistono in strati sovrapposti di questo materiale, montati su un fondo di cartone, disegnato o dipinto. Anche gli strati in plexiglass sono dipinti: Baruchello cercava una superficie neutra e trasparente che non si imponesse come spazio precostituito. Il risultato che l’artista ottenne con questo materiale è il movimento tridimensionale delle immagini, che sembrano fluttuare nello spazio attraverso un gioco di colori e ombre[xii].
Le fonti finora consultate a proposito di Then walk to the next IRT station ci hanno dunque permesso di conoscere l’aspetto dell’opera, il titolo, l’anno di realizzazione, i materiali e una parziale storia espositiva e bibliografica, definita dalle pubblicazioni in cui l’opera è citata e riprodotta. Le ricerche in corso sono dunque finalizzate a raggiungere una maggiore conoscenza della storia dell’opera e soprattutto a reperirne l’attuale collocazione.
L’opera Uomini stereometrici a colloquio con le proprie responsabilità, 1966, (Fig. 2) è un altro esempio rappresentativo del gruppo di opere citate nel libro Milletitoli ma di cui l’Archivio non aveva altre informazioni a supporto della loro catalogazione, che sono emerse da un incrocio delle ricerche fra l’Archivio e la Biblioteca della Fondazione Baruchello.
Fig. 2 Gianfranco Baruchello, Uomini stereometrici a colloquio con le proprie responsabilità, 1966 (media diversi su due strati di plexiglass, 50x61,5 cm), riproduzione dell’opera sull’invito alla mostra personale Gianfranco Baruchello, fald. “Mostre personali cataloghi”, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
Prima del rinvenimento dell’immagine dell’opera, l’Archivio aveva registrato nel database delle opere di Baruchello le informazioni relative al titolo, estratto in primo luogo da Milletitoli e poi confermato da altri elenchi inediti, la tecnica di realizzazione e le misure estrapolati a loro volta dai medesimi elenchi inediti redatti da Baruchello.
Nel corso della sua attività Baruchello era solito compilare elenchi e registri sia delle opere da lui realizzate in un certo periodo di tempo, sia inventari di opere presenti nei suoi studi e magazzini, o elenchi di opere da inviare in occasioni di mostre in Italia o all’estero. I titoli delle opere si susseguono in questi elenchi alcune volte privi di qualsiasi altro dato, altre volte accompagnati da un numero di inventario, o spesso accompagnati dalle informazioni di anno di realizzazione, tecnica o materiali, e dimensioni. Questi elenchi, redatti su fogli sciolti, frammenti di pagine, quaderni o block-notes, sono conservati in una cartella sospesa dell’Archivio dei Cinque Cuori, un armadio metallico Olivetti posto nello studio dell'artista, che costituisce una sezione preziosa degli Archivi di Gianfranco Baruchello.
L’Archivio dei Cinque Cuori è un lavoro iniziato da Baruchello nel 1962 e proseguito per oltre 50 anni. Il titolo indica cinque diverse ipotetiche epoche della vita dell’artista, dall'infanzia fino al 1998: amori, amicizie, curiosità e lavoro si mescolano senza un ordine particolare all’interno dell’archivio metallico, attraverso centinaia di titoli e soggetti raccolti in altrettante cartelle sospese. Ogni fascicolo contiene ritagli, pagine, appunti e immagini riguardanti un determinato argomento[xiii].
Titologia è il titolo della cartella sospesa in cui sono raggruppati tutti gli elenchi redatti dall’artista nel corso della sua attività, e costituisce una fonte imprescindibile di verifica per il lavoro al Catalogo ragionato dell’artista.
Il complesso delle informazioni raggruppate a partire da Miletitoli e da Titologia circa l’opera Uomini stereometrici a colloquio con le proprie responsabilità, ci ha permesso di stabilire una identità tra l’opera così descritta e quella riprodotta sull’invito della mostra personale Gianfranco Baruchello presso la Galerij Aujourd’hui di Bruxelles nel 1967[xiv]. L’immagine riprodotta sul cartoncino di invito è infatti accompagnata dalla didascalia che non lascia dubbi circa la corrispondenza delle informazioni.
Grazie nuovamente ad un incrocio dei dati proveniente dalla Biblioteca e dall’Archivio si è dunque potuta individuare un’opera che fino a poco prima delle ricerche era nota solamente da un titolo.
Un secondo caso studio è rappresentato da un gruppo di opere in cui i libri, o i ritagli di questi, costituiscono la materia fisica dell’opera. In questi casi, la Biblioteca della Fondazione Baruchello, da fonte di informazioni tecniche e bibliografiche per la schedatura delle opere, diviene una fonte di approvvigionamento di materiali per la produzione dell’artista.
La lettura negata del 1962 (Fig. 3) è un primo esempio in cui la bibliografia diventa materia dell’opera.
In questo caso particolare, il titolo dell’opera descrive il processo che Baruchello ha utilizzato nel ricoprire di vernice bianca il lato delle pagine dei libri che costituiscono l’opera, per impedirne la lettura.
L’opera, che non era nota al database di archiviazione delle opere dell’artista, è stata scoperta di recente grazie alle ricerche condotte dall’Archivio e grazie anche alla collaborazione della Galleria Il Ponte di Firenze.
Fig. 3 Gianfranco Baruchello, La lettura negata, 1962 (libri, smalti industriali, ritagli di giornale, dimensioni variabili). Courtesy Fondazione Baruchello, Roma.
Infatti, un’immagine dell’opera è riprodotta nel catalogo della mostra L’arte è una parola che si è svolta negli spazi fiorentini della Galleria Il Ponte nel 2010[xv]. L’immagine è qui accompagnata da una didascalia che ne specifica il titolo, l’anno, i materiali e la provenienza. A seguito delle informazioni rinvenute a proposito di questa mostra, l’Archivio ha contattato la Galleria per richiedere maggiori informazioni sull’opera e per accertarne l’autenticità.
Grazie alla ricca documentazione fotografica che la Galleria ha gentilmente inviato, insieme ai moduli informativi compilati con tutte le informazioni richieste, è stato possibile supporre che l’opera sia costituita da libri estratti dall’artista dalla sua Biblioteca personale: i libri utilizzati nell’opera, parzialmente ricoperti di vernice bianca, prefigurano infatti una serie di temi su cui l’artista è ritornato anche in opere successive. Pensiamo ad esempio ai due volumi Sono mamma e al volume Il codice della strada (Figg. 4-5), che costituiscono tre elementi dell’opera: questi volumi corrispondono all’interesse di Baruchello per le enciclopedie e i generi affini, a cui un’intera sezione della Biblioteca della Fondazione è ancora oggi dedicata.
Fig. 4-5 Gianfranco Baruchello, La lettura negata, 1962 (dettagli).
Courtesy Fondazione Baruchello, Roma.
La lettura negata, insieme agli altri esempi di opere individuate all’interno di questo caso studio, è testimone della pratica diffusamente utilizzata da Baruchello di ricoprire i materiali a stampa, giornali, riviste e libri, con il vinavil e poi, in alcuni casi, coprirli nuovamente di vernici bianche, attraverso un processo di risemantizzazione degli oggetti del quotidiano.
I libri o i giornali, nei casi di opere come i Cimiteri di opinioni che vedremo più avanti, sono disposti uno a fianco dell’altro, mentre in altri casi, come in La prise de conscience II, 1962, o in Partout le silence 2, 1962, sono disposti uno sopra l’altro, realizzando, in entrambi i casi, una sorta di archivio dei materiali a stampa[xvi].
Può accadere inoltre che Baruchello scelga i giornali che in un determinato periodo storico hanno trattato di uno stesso argomento: questo accade ad esempio nell’opera Cimitero di opinioni per Pinelli dal '69 al '70 del 1970 (Fig. 6).
Fig. 6 Gianfranco Baruchello, Cimitero di opinioni per Pinelli dal '69 al '70, 1970 (quotidiani, vinavil, minio, cassa di legno, 33x39x26 cm), exhibition view della mostra Baruchello. Certe Idee. Courtesy Fondazione Baruchello, Roma.
Cimitero di opinioni per Pinelli dal '69 al '70 è un’opera dedicata all’anarchico e ferroviere Giuseppe Pinelli. Pinelli morì in circostanze mai chiarite il 15 dicembre 1969, precipitando da una finestra della questura di Milano dove era stato trattenuto per accertamenti in seguito alla esplosione di una bomba nella sede di piazza Fontana della Banca Nazionale dell’Agricoltura – evento noto alla storia come Strage di Piazza Fontana – dal quale egli risultò successivamente essere estraneo.
Nel caso di questa opera Baruchello ha utilizzato i quotidiani pubblicati nel corso dell’anno 1969-1970, fissando un momento particolare della storia d’Italia. L’artista ha piegato i giornali, li ha disposti verticalmente uno a fianco dell’altro all’interno di una cassa di legno e li ha ricoperti di vinavil, raccogliendo in una sorta di archivio privato le diverse testimonianze sul caso dell’omicidio di stato subito dall’anarchico.
Un altro esempio di questo gruppo di opere è rappresentato da Cimitero di opinioni del 1985 (Fig. 7).
Fig. 7 Gianfranco Baruchello, Cimitero di opinioni, 1985 (smalti industriali, quotidiani, legno, 42x20 cm), riproduzione dell’opera in Libri unici, Biblioteca Fondazione Baruchello, Roma.
L’opera consiste in alcuni libri disposti su un’asse di legno, interamente ricoperti di vernice bianca.
Il caso di questa opera è molto particolare in quanto l’opera, che fino all’inizio delle ricerche non era registrata sul database delle opere dell’artista, è stata rinvenuta a partire dal lavoro di ricognizione dei volumi conservati nella Biblioteca della Fondazione. L’opera infatti è riprodotta nel catalogo della mostra Libri unici. Collezione Vittoria Zileri Dal Verme del 2007 che si è tenuta presso la Torre dei Templari a San Felice Circeo (LT) nel 2007[xvii].
Il catalogo della mostra, in questo caso, oltre a fornire informazioni bibliografiche sull’opera, costituisce anche una fonte importante per le informazioni relative alla provenienza e alla collocazione attuale dell’oggetto: la collezione Vittoria Zileri Dal Verme, di cui l’opera fa parte, è stata donata al Comune di San Felice Circeo nel 2007 e si trova esposta ancora oggi presso la Torre dei Templari di San Felice Circeo, gestita dalla Pro Loco della città. La Pro Loco e il Comune della città sono stati contattati per avere maggiori informazioni sulla storia dell’opera e per richiedere un sopralluogo presso gli spazi espositivi della Torre.
La ricerca, dunque, anche in questo caso, resta aperta.
[i] Il presente contributo nasce dall’intervento, condiviso con la collega Alice Isabella Leone, al convegno Libri e memoria. Le biblioteche d'autore tra storia, fisionomia e tutela, a cura di Cetta Petrollo Pagliarani e Carla Subrizi, che si è svolto presso gli spazi della Fondazione Baruchello, via del Vascello 35, Roma, in data 13 dicembre 2023.
[ii] Mostra nazionale di pittura sul tema “Zolfo”. Premio Ente zolfi italiani, Palermo, Pezzino, 1961.
[iii] Baruchello, Roma, Galleria La Tartaruga, 1963.
[iv] Aprire la storia, Fondazione Baruchello, via del Vascello 35, Roma, 20 ottobre 2022-24 febbraio 2023, a cura di Carla Subrizi. La mostra e il programma culturale che ha accompagnata l’evento è consultabile al sito web della Fondazione Baruchello. URL < https://fondazionebaruchello.com/progetti/aprire-la-storia-20-10-2022-24-02-2023/ > (16 marzo 2024).
[v] L’Archivio della Fondazione Baruchello utilizza sistemi di catalogazione e archiviazione dei dati sia fisici sia digitali (FileMaker Pro) e conserva, in una sezione dedicata dei propri spazi, l’archivio cartaceo di tutte le opere – finora note – dell’artista, che consiste di buste cartacee contenenti materiale fotografico, documentazione storica ecc.
[vi] Un interessante dibattito internazionale, condotto dalle istituzioni culturali dedicate a queste tematiche, vede al centro l’analisi dei pro e dei contro nel rispetto delle due diverse versioni del Catalogo ragionato. La questione principale affrontata nel corso del dibattito è relativa alle informazioni di provenienza, esposizioni, bibliografia, soggette a continui aggiornamenti e variazioni nel corso del tempo, che rendono la pubblicazione cartacea obsoleta già al momento della sua pubblicazione.
Le funzionalità e i vantaggi offerti da Internet per questo tipo di pubblicazione sono molteplici, e vanno dagli accessi e aggiornamenti online in tempo reale alla disponibilità di spazio e alla possibilità di incrocio dei dati attraverso un solo click. I contro individuati a sfavore di questo tipo di pubblicazione provengono da una sfiducia nei confronti dei sistemi di sicurezza di cui internet si avvale.
Relativamente alla pubblicazione cartacea, viene riconosciuto il valore di testimonianza storica e materiale che la pubblicazione assume, che ferma nel tempo, attraverso un volume (o più volumi) fisicamente consultabili, un preciso momento delle ricerche condotte su un determinato artista. I contro a sfavore della pubblicazione cartacea vanno dall’impossibilità di aggiornare le informazioni in esso contenute, se non attraverso nuove pubblicazioni a stampa, alle dimensioni e al peso dei volumi, spesso consistenti in più di un migliaio di pagine, fino al costo che rende la pubblicazione inaccessibile al pubblico più vasto.
A partire da una ricognizione condotta sui più recenti progetti di cataloghi ragionati, in Italia e all’estero, la posizione degli autori di fronte questi due tipi di pubblicazioni sembra essere ancora divisa: alcuni autori, pur riconoscendo il valore della pubblicazione cartacea e avendo talvolta già pubblicato in questa versione, supportano e intraprendono la pubblicazione del Catalogo in versione digitale, come ad esempio Arnaldo Pomodoro (dal 2019), Giulio Paolini (dal 2021), Tom Wesselmann (2021), Robert Rauschenberg (previsto per il 2025), altri invece, pur riconoscendo i vantaggi offerti dal digitale, scelgono la pubblicazione cartacea, come ad esempio Pietro Consagra (Skira, 2023), Carol Rama (Skira, 2023), Jasper Johns (The Wildenstein Plattner Institute, 2017), Robert Motherwell (Yale University Press, 2022).
Si vedano i convegni dedicati a questo tema: CRSA-Catalogue Raisonné Scholars Association, Online Catalogue Raisonné mini-conference. Issues of the Online Catalogue Raisonné, New York, 22 settembre 2011; CRSA-Catalogue Raisonné Scholars Association, Preparing for Tomorrow - but how? The future of online Catalogue Raisonné, Dedalus Foundation, New York, 8 novembre 2018; Fondazione Baruchello, Il Catalogo ragionato: strumento di ricerca e sfida per la storia dell’arte, Roma, 25 febbraio 2022.
[vii] Per definizione, il catalogo ragionato è un elenco di dati. Si sceglie qui questo termine per includere nel concetto di Catalogo le due diverse versioni oggi adottate dalle Fondazioni, dagli Archivi o dagli studiosi che si dedicano a questo lavoro.
[viii] G. BARUCHELLO, Milletitoli, Lugo, Essegi e Exit Edizioni, 1987.
[ix] J. VAN DER MARK, s.t., in «Flash Art», 1968, n. 6.
[x] Gianfranco Baruchello, Galerie Schmela, Düsseldorf, 19 agosto-14 settembre 1969.
La Galerie Schmela è stata una delle gallerie d’arte più importanti della Germania nel periodo del secondo dopoguerra. Attraverso un programma di mostre all’avanguardia, il fondatore Alfred Schmela ha introdotto e promosso artisti innovativi europei e americani, come Joseph Beuys, Arman, Gerhard Richter, il gruppo ZERO, Hans Haacke, Christo, Lucio Fontana, Robert Indiana, Yves Klein, Gordon Matta-Clark, Jean Tinguely e numerosi altri.
A partire da una ricerca sui database online delle istituzioni culturali internazionali dedicate alle arti visive, è emerso che la documentazione d’archivio della Galerie Schmela è conservata presso il Getty Research Institute di Los Angeles (Collection Title: Galerie Schmela Records; Collection Number: 2007.M.17). La documentazione si concentra principalmente sugli anni Cinquanta e Settanta e comprende: corrispondenza con artisti e clienti; documenti finanziari della galleria; documentazione fotografica d’epoca di installazioni, inaugurazioni di mostre e opere d’arte; ampi fascicoli di ephemera stampati, manifesti e ritagli di giornale.
La ricerca finalizzata a ricostruire la mostra e le opere esposte è in corso.
[xi] Baruchello. Supericonoscopio, Galleria Schwarz, Milano, 3-30 aprile 1968.
[xii] Gran parte delle opere in plexiglass sono realizzate negli anni compresi tra il 1964 e il 1966. Queste opere sono state esposte per la prima volta a New York, in occasione delle prime mostre personali di Baruchello presso la Galleria Cordier & Ekstrom rispettivamente nel 1964 e nel 1966. Quasi tutti i plexiglass esposti in quelle occasioni sono entrati a far parte di collezioni di musei o di privati americani. Per fare alcuni esempi: Nonetheless e Unavoidable difficulties in the Garden of Eden, 1964, oggi fanno parte della collezione dell’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Smithsonian Istitution, Washington DC (opere donate da Joseph H. Hirshhorn, 1966); Le Jeux du Monde, 1965, fa parte della collezione del Solomon R. Guggenheim Museum, New York.
Cfr. C. SUBRIZI, Piccoli sistemi, in Certe idee, a cura di, A. BONITO OLIVA, C. SUBRIZI, Milano, Electa, 2011, pp. 28-99.
[xiii] A partire dai documenti conservati nell’archivio metallico Olivetti, la Fondazione Baruchello, nel corso delle attività di digitalizzazione di sezioni specifiche degli Archivi di Gianfranco Baruchello, ha dato vita ad un progetto che ha trasformato questa enorme quantità di materiali d’archivio in volumi, facilmente consultabili. I volumi Archivio dei Cinque Cuori editi da ARB(O)R-Archivi Riuniti Baruchello (O) Roma nel 2018, sono circa duecento e ciascuno di essi corrisponde ai soggetti raccolti nel corso del tempo dall’artista. Ogni volume è pensato come un contenitore di centocinquanta pagine circa, che fotocopia e riproduce i documenti raccolti sotto ciascuna “voce” delle cartelle sospese da cui provengono, senza tentare alcun tipo di ordinamento, selezione o spiegazione. Questi volumi sono oggi parte integrante della Biblioteca della Fondazione e sono stati esposti in occasione dell’allestimento Archivio dei Cinque Cuori ed altri archivi, Fondazione Baruchello, via del Vascello 35, Roma, 30 gennaio-8 giugno 2018.
[xiv] Gianfranco Baruchello, Galerij Aujourd’hui, Bruxelles, 4 marzo-18 marzo 1967.
La ricerca finalizzata a ricostruire la mostra e le opere esposte è in corso.
[xv] L’Arte è una parola, Galleria Il Ponte, Firenze, 12 dicembre 2009-26 marzo 2010. Il catalogo è disponibile online. URL < https://issuu.com/galleriailponte/docs/l_arte_e___una_parola__galleria_il_ > (18 marzo 2024).
[xvi] Cfr. C. SUBRIZI, Piccoli sistemi, in Certe idee, a cura di, A. BONITO OLIVA, C. SUBRIZI, Milano, Electa, 2011, pp. 28-99.
[xvii] Libri Unici. Collezione Vittoria Zileri Dal Verme, Torre dei Templari, San Felice Circeo, 2007. La mostra è stata inaugurata in occasione della donazione, da parte di Vittoria Zileri Dal Verme, di una collezione di oggetti, libri e opere d’arte appartenuti a Elsa De Giorgi al Comune di San Felice Circeo. Il catalogo della mostra è stato pubblicato nel 2009. Vd. Libri unici: Collezione Vittoria Zileri Dal Verme, San Felice Circeo, Comune di San Felice Circeo, 2009.





