Il Catalogo Ragionato e la Biblioteca di Gianfranco Baruchello: un dialogo costante. Opere disperse e alcune note di catalogazione
di Alice Isabella Leone
Riassunto
Questo studio trae origine dal lavoro di ricerca condotto da chi scrive, tra il 2021 e il 2023, alla Biblioteca e Archivio di Gianfranco Baruchello finalizzato alla pubblicazione del Catalogo Ragionato dell’artista curato da Carla Subrizi. Il contributo si propone di dare attenzione agli strumenti preposti alla definizione della scheda finale dell’opera, attenzionando due casi di opere, emerse nel corso della ricerca e di cui si era persa traccia. Trattandosi di un lavoro in via di definizione, le stesse ricerche qui presentate non hanno la pretesa di essere esaustive ma quanto di costruire un solido terreno di base per la loro contestualizzazione storico-artistica e, al contempo, attenzionare le problematiche emerse nel processo della loro catalogazione.
Parole chiave: Gianfranco Baruchello – Biblioteca – Catalogo Ragionato – Catalogazione opere d’arte
Abstract
This study is based on research conducted by the author between 2021 and 2023 at the Library and Archive of Gianfranco Baruchello, with the aim of contributing to the ongoing publication of the Catalogue Raisonné of the artist, edited by Carla Subrizi. The contribution aims to give attention to the tools responsible for defining the final profile of the work, paying attention to two cases of works that emerged during the research and of which trace had been lost. Since this is a work in the process of being defined, the research presented here does not claim to be exhaustive but rather to build a solid basis for their historical-artistic contextualization and, at the same time, to focus on the problems that emerged in the process of their cataloguing.
Costituita nel 1998 su iniziativa di Gianfranco Baruchello e Carla Subrizi, la Fondazione Baruchello ha come principale finalità lo studio, l'archiviazione, la catalogazione e la valorizzazione dell'opera artistica di Gianfranco Baruchello. Alla tutela della figura dell’artista, alle attività di studio e ricerca volte a valorizzare la sua opera, si affianca la cura e la gestione della Biblioteca, ospitata nella sede principale della Fondazione, nella campagna romana, e donata come punto di partenza dell’attività culturale. La Biblioteca di Gianfranco Baruchello comprende l’intero corpus dei materiali che hanno accompagnato e segnato la sua attività dagli anni Cinquanta a oggi e che ne documentano il percorso creativo. Essa si articola in diverse sezioni, comprensive del materiale librario, raccolto dallo stesso artista e poi ampliato nel corso del tempo, a cura di Carla Subrizi, e dell’archivio di Gianfranco Baruchello costituito, a sua volta, da cataloghi di mostre, manoscritti, documenti e corrispondenza, fotografie, film e video.
In coerenza con i propri scopi istituzionali, sin dai primi anni del Duemila la Fondazione ha avviato un progressivo processo di analisi, riorganizzazione e sistematizzazione del vasto materiale documentale a sua disposizione, nonché delle opere custodite al suo interno. L’iniziativa costituisce il punto di partenza per l’avvio dell’importante progetto tutt’ora in corso di realizzazione del Catalogo Ragionato delle opere pittoriche, oggetti e installazioni di Gianfranco Baruchello.[1]
Nell’articolato panorama della letteratura storico-artistica, il catalogo ragionato riveste un ruolo fondamentale, ponendosi come fonte autorevole e indiscussa per la conoscenza dell’opera di un artista.[2] È infatti un progetto che prevede una raccolta criticamente ordinata di tutte le opere di un artista o di una specifica e identificabile categoria di esse riconosciute come autentiche. Obiettivo del catalogo ragionato – o catalogo generale secondo una definizione più spesso impiegata in Italia – è infatti registrare in maniera quanto più possibile esaustiva la produzione di un autore, ordinando la totalità delle opere prodotte. Il termine “ragionato”, così come sottolineato da diversi studiosi[3], fa diretto riferimento alla volontà di sistematizzare i dati raccolti secondo criteri scientifici articolati in funzione della specificità della produzione dell’artista. Di ogni opera inclusa nel catalogo è proposta una fotografia dettagliata comprensiva dei cosiddetti dati “anagrafici” quali titolo, anno di realizzazione, tecnica impiegata, dimensioni e collocazione, insieme a informazioni riguardanti la provenienza[4], ovvero i passaggi collezionistici, la storia espositiva e la ricezione critica dell'opera stessa.
Nella realizzazione di un catalogo ragionato un punto di partenza fondamentale è costituito dall’Archivio d’artista, inteso come un organismo complesso e dinamico atto alla documentazione e alla memoria del suo lavoro. Come scrive Bitta Leonetti, il catalogo ragionato e l’archivio d’artista vivono in una «relazione sistemica» tanto da poter intendere il rapporto tra catalogo ragionato e archivio come «una relazione tra prodotto e suoi elementi costitutivi»[5].
Partendo da tale assunto, questo contributo intende mettere a fuoco alcune questioni emerse durante il lavoro di ricerca condotto nella Biblioteca di Gianfranco Baruchello per la realizzazione del suo catalogo ragionato.
Lavorare alla costituzione di un catalogo ragionato significa confrontarsi con una metodologia strutturata ma soggetta continuamente a variazioni e a seguire percorsi spesso tortuosi in virtù della varietà degli strumenti di volta in volta disponibili e differenti non solo per ricostruire la storia di ogni categoria di opera ma anche per ognuna di esse.
Questo studio nasce dall’esigenza di dare attenzione agli strumenti preposti alla definizione della scheda finale dell’opera, attenzionando due casi di opere, emerse nel corso dei mesi di ricerca e di cui si era persa traccia. Trattandosi di un lavoro in via di definizione, le stesse ricerche qui presentate non hanno la pretesa di essere esaustive ma quanto di costruire un solido terreno di base per la loro contestualizzazione storico-artistica e, al contempo, attenzionare le problematiche emerse nel processo della loro catalogazione.
Reperti di particolare spicco II dalla collezione d’arte di Leonardo Sinisgalli
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Fig. 1 Gianfranco Baruchello, Reperti di particolare spicco II, 1977 (media diversi, legno, vetro, 20 x 15 x 15 cm), riproduzione dell’opera in «Giornale di Brescia», fald. “Articoli dal 1984 al 1988”, Archivio Fondazione Baruchello, Roma. |
Tra questi, un articolo firmato da Paola Pariset e pubblicato sul «Giornale di Brescia» recensisce la mostra Le Muse irrequiete di Leonardo Sinisgalli tenuta nel 1988 a Palazzo Ricci a Macerata[6]. La mostra nasceva dal desiderio di profilare una biografia esaustiva e sfaccettata del poeta e matematico, portando all’attenzione del pubblico l’attività condotta in ambito scientifico, letterario e artistico, come critico d’arte, come direttore della rivista «Civiltà delle macchine» e come collezionista di opere. Ai libri di poesia, premi letterari ricevuti e scritti scientifici erano accostate le opere degli artisti collezionate nel corso del tempo, prediligendo «scultura e pittura del Novecento […] sempre di piccole dimensioni, antimonumentali, previste per la visione ravvicinata»[7].
Non sorprende, dunque, l’interesse dimostrato da Sinisgalli nei confronti dell’opera di Baruchello, presente in mostra, e citato infatti nella recensione di Pariset che, a corredo del testo, presenta una fotografia in bianco e nero di un’opera dell’artista con la seguente didascalia: «una tecnica mista di Gianfranco Baruchello della collezione Sinisgalli»[8] (fig. 1).
Al cospetto dell’immagine, l’opera si presenta come un oggetto in forma di scatola di legno coperta sul recto da una lastra di vetro. All’interno, partendo dal fondo, si scorge la fotografia di una folla armata, probabilmente desunta da una rivista o un quotidiano, secondo una modalità non inedita per Baruchello, e incollata sulla parete lunga. In primo piano, invece, campeggiano le immagini di vasi contenenti forme geometrizzanti che ricordano le fattezze di piante costruite verosimilmente con il cartone ritagliato[9]. Nella parte alta della scatola, infine, si scorge la presenza di una sorta di “arabesco” che pare realizzato in filo metallico.
Essa è riconducibile alla particolare pratica di Baruchello di assemblare materiali di diversa provenienza e tipologia, oggetti, ritagli, pitture e parti testuali. Negli anni Sessanta aveva iniziato infatti a sperimentare le possibilità ottenute tramite il montaggio di parti tridimensionali, giungendo già nel 1964 a realizzare scatole/oggetti caratterizzate da un contenitore in legno e vetro, di dimensioni variabili, in cui assemblare e inserire materiali eterogenei[10].
In fase di catalogazione, questa tipologia di lavori per la loro la natura ibrida ha suscitato importanti riflessioni intorno a specifiche questioni metodologiche di classificazione e descrizione, in funzione dell’individuazione di una categoria di appartenenza capace di differenziarle nell’ambito della vasta produzione dell’artista. A questo scopo, è stata istituita la categoria di “oggetto”, all’interno della quale convergono opere tridimensionali, caratterizzate da un processo operativo che sintetizza la scultura e la pittura, tra queste: le “scatole”, gli “oggetti apribili” (come gli Iteriority Complex) e quelli realizzati con contenitori in plexiglass (come i Leftover). Inoltre, la definizione tiene conto della predilezione dimostrata dallo stesso Baruchello che, come si deduce dalla lettura delle sue agende e degli appunti personali, era solito designare le sue opere tridimensionali con questo termine.
Affrontato, dunque, il tema della categoria dell’oggetto, possiamo approfondire gli ulteriori dati emersi nel corso della ricerca sull’opera e desumibili dal catalogo della mostra.
In questo caso l’opera è riprodotta in bianco e nero accanto alla fotografia di un’altra “scatola”, descritte in un’unica didascalia che riporta informazioni circa i titoli, «Reperti di particolare spicco I/II», la data, 1977, la tecnica, mista, e le medesime dimensioni, 20 x 15 x 15 cm[11] (fig. 2). Seguendo l’impaginato del catalogo, Reperti di particolare spicco II corrisponde all’opera oggetto di indagine, mentre Reperti di particolare spicco I all’altra riprodotta e archiviata con il titolo Reperti di particolare spicco, senza la numerazione, e con la stessa data e le medesime dimensioni indicati in catalogo. 
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Fig. 2 Gianfranco Baruchello, Reperti di particolare spicco I e Reperti di particolare spicco II, 1977 (media diversi, legno, vetro, 20 x 15 x 15 cm) riproduzioni delle opere in Le muse irrequiete di Leonardo Sinisgalli. |
Le titolature riportate sembrano alludere alla pratica di accumulo e montaggio e all’idea della “scatola” come «uno spazio che mantiene e conserva»[12] e, inoltre, suggeriscono una serialità tra le due opere riprodotte, confermata dalla coerenza della data di realizzazione e dai medesimi dati tecnici.
Alla mostra, dunque, due furono le opere di Baruchello esposte e di riflesso, entrambe dovevano essere appartenute alla collezione di Leonardo Sinisgalli. Seguendo infatti ancora le due fonti, la recensione e il catalogo della mostra, sappiamo che la collezione del poeta e matematico al momento dell’esposizione risultava dispersa. Fu riunita per l’occasione dal curatore Giuseppe Appella, senza, però, precisare le circostanze del reperimento delle opere e la loro contestuale proprietà. Un dato, quest’ultimo, che nel caso specifico delle ricerche finalizzate alla pubblicazione del catalogo ragionato di Baruchello, avrebbero potuto, se non propriamente chiarire la collocazione effettiva dell’opera, certamente ampliare le conoscenze sulla provenienza.
Tuttavia, a implementare le informazioni, interviene un’indicazione manoscritta da Baruchello sul retro della fotografia di un’opera del 1961 e intitolata Donna/chiave. L’appunto è datato al febbraio 1997 e riporta: «[…] era di Leonardo Sinisgalli che la barattò da Calzetti con una “scatola” più recente.»[13] (fig. 3). La scatola, oggetto dello scambio, a cui fa riferimento Baruchello è identificabile con Reperti di particolare spicco I, come si evince dall’iscrizione autografa apposta dallo stesso artista sulla cartella che conserva la documentazione cartacea dell’opera, sulla quale si legge: «Data a Calzetti»[14].
Fig. 3 Gianfranco Baruchello, Donna/Chiave, 1961 (media diversi, legno, 50.5 x 69.5 x 10 cm) fotografia dell’opera (fronte e retro), Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
Alla luce dei dati raccolti sappiamo dunque che nel periodo compreso tra il 1977, anno di realizzazione delle due “scatole”, e il 1988, quando la collezione Sinisgalli risultava già dispersa, l’opera Donna/Chiave di proprietà del poeta e matematico[15] passò al gallerista Guido Calzetti, il quale, a sua volta, diede in cambio una “scatola” della sua collezione. Possiamo allora ipotizzare, tenendo in conto le informazioni tratte dallo studio della mostra, che il medesimo passaggio di proprietà abbia interessato anche la seconda scatola della serie, Reperti di particolare spicco II.
Le «Descrizioni di Paradiso» a partire dal volume Un anno d’arte (1986)
Nella sezione dell’archivio costituita dallo stesso Baruchello dedicata alla conservazione della documentazione relativa alle numerose mostre e ai progetti a cui aveva partecipato tra i primi anni Sessanta fino ai primi anni Duemila, è presente una cartella sospesa dedicata, come indica la titolatura, alle Collaborazioni/Cose fatte/Mostre 1984 e segg.
Qui si trova, tra gli altri, la fotocopia del documento inviato da Baruchello al comitato redazionale dell’Ente Nazionale delle Manifestazioni d’Arte preposto alla raccolta dei materiali, poi confluiti nel volume Un anno d’arte pubblicato nel 1986 dalle edizioni Fabri[16]. Il volume, come riporta il sottotitolo, è «un annuario degli avvenimenti e delle opere d’arte degli artisti contemporanei»[17] volto a documentare la ricerca degli artisti a livello internazionale, fino all’anno precedente la pubblicazione, organizzato in sezioni costituite dalla raccolta di fotografie e testi pubblicati inviati, su richiesta della redazione, dagli stessi artisti rappresentati.
Fig. 4 Documento inviato da Gianfranco Baruchello con l’elenco dei materiali finalizzati alla pubblicazione Un anno d’arte, Fabri, Milano, 1986, in fald. “Collaborazioni/Cose fatte/Mostre 1984 e segg.”, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
Compilata nelle sue parti dallo stesso Baruchello, la «Cedola per l’invio del materiale relativo all’attività dell’artista»[18] (fig. 4) riporta i suoi dati anagrafici, la data dell’invio, il 12 settembre 1985, e un elenco dei documenti allegati, ovvero «1 fotografia in bianco e nero e 1 a colori, 4 cataloghi recenti, 7 articoli critici, e un testo di Baruchello “a che cosa penso quando dipingo i miei quadri”»[19].
Parte di questo materiale inviato è documentato da una fotocopia allegata nella stessa cartella in cui, su uno stesso foglio, appaiono sovraimpresse le due riproduzioni fotografiche menzionate, corredate da una sintetica descrizione apposta dall’artista: «2 opere recenti 1985 1 fotocolor e 1 foto in bianco e nero»[20].
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Fig. 5 Gianfranco Baruchello, Tendenza a esistere, 1985 (smalti industriali, pastelli a cera e matita su tela, 50 x 50 cm) riproduzione dall’opera in Un anno d’arte. |
La fotografia in secondo piano, ovvero quella che nella fotocopia è celata dalla presenza del più piccolo fotocolor posto al di sopra, corrisponde all’immagine pubblicata nel volume citato a corredo del saggio di Henry Martin dedicato a Baruchello (fig. 5). La riproduzione è accompagnata da una preziosa didascalia che ci informa del titolo dell’opera, Tendenza a esistere, dell’anno della realizzazione, il 1985 – lo stesso indicato da Baruchello nell’iscrizione visibile nella seconda fotocopia – e delle dimensioni, 50x50 cm[21].
Allo stato attuale degli studi, il documento e il volume correlato costituiscono le sole fonti documentali che attestano l'esistenza dell'opera in questione, la quale risulta attualmente dispersa e di ardua catalogazione. Tuttavia, mediante l'analisi delle informazioni deducibili da tali fonti, il confronto con opere coeve dell’artista e un’attenta osservazione delle immagini disponibili dell’opera, è possibile avanzare ipotesi circa le circostanze della sua realizzazione e definirne le caratteristiche costitutive.
Sappiamo che Baruchello ha utilizzato il formato quadrato e delle dimensioni 50x50 cm in numerose opere e con diversi supporti, soprattutto l’alluminio e la tela. Circoscrivendo, a questo punto, il campo della ricerca alla data 1985, corrispondente a quella di realizzazione dell’opera oggetto di indagine, salta all’occhio un nucleo di dipinti caratterizzati da un’iconografia similare e da medesime caratteristiche materiali.
Trementina Paradise, Descrizioni di Paradiso, Monogramma Paradise, Mont Sainte Marguerite, Filastrocca Paradise, La Montagna di Bodhidharma presentano, come nel caso di Tendenza a esistere, una composizione bipartita. Nella parte alta, campeggiano profili di montagne e di cieli riconducibili al tema del giardino e del bosco, affrontati da Baruchello secondo diverse prospettive e modalità, proprio dalla metà degli anni Ottanta[22]. Al di sotto, entro una banda larga orizzontale, che si estende per tutta la lunghezza del dipinto, si susseguono segni cruciformi, macchie di colore, forme biomorfe e minuscole iscrizioni, alle volte poste in orizzontale seguendo il verso di lettura dell’opera, in altre lateralmente forzando lo sguardo a una visione rizomatica. Inoltre, in tutti i casi citati le opere presentano un medesimo supporto in tela e l’utilizzo di pastelli a cera per lo sfondo dei cieli, dello smalto per le piccole immagini e simboli, e della matita, invece, per i profili e per le iscrizioni.
Le corrispondenze rilevate ci portano, dunque, a ritenere con un certo grado di sicurezza, in primo lungo, che l’identità tra Tendenza a esistere e le sei opere citate sussiste anche sul piano tecnico, confermando anche per l’opera oggetto di indagine la medesima descrizione – smalti industriali, pastelli a cera e matita su tela. A supporto di ciò, inoltre, possiamo considerare anche la fotografia del dipinto pubblicata su Un anno d’arte. Sebbene in bianco e nero, essa consente di rilevare la resa materica dell’opera, leggera e sfumata, che ben si accorda alle qualità costitutive proprie del colore a cera.
In secondo luogo, possiamo considerare Tendenza a esistere un’opera realizzata in stretta connessione alle altre citate. Nella loro unitarietà compositiva, iconografica e materiale, esse corrispondono al ciclo pittorico dedicato alle «Descrizioni di Paradiso», citato dallo stesso Baruchello nella sua agenda personale del 1985, in cui alla data del 5 febbraio si legge: «Nel pom[eriggio] finisco quasi il 1° 50x50 sulle “Descrizioni di Paradiso”»[23].
L’appunto citato ci porta a riflettere intorno a un altro aspetto emerso dal medesimo documento stilato in occasione della pubblicazione Un anno d’arte e di particolare rilievo nell’ambito dell’attività di catalogazione e contestualizzazione storica dell’opera.
Ad essere registrata nell’Archivio della Fondazione Baruchello con il titolo Descrizione di Paradiso è l’opera, citata poc’anzi, il cui fotocolor appare riprodotto nella fotocopia con
le due immagini sovraimpresse. In questo caso, però, l’opera è indicata dallo stesso Baruchello con il titolo «Turpentine paradise»[24] così come si legge nella didascalia manoscritta apposta al di sotto dell’immagine, sul passe-partout del fotocolor.
L'assegnazione di più titoli a un’unica opera è molto frequente nella pratica di Baruchello. Il titolo nella produzione baruchelliana è un tratto identificativo della complessa gestazione dell’opera, che ne svela l’universo referenziale e citazionistico o che ne va a completare il contenuto visibile[25]. Spesso, infatti, la
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Fig. 6 Gianfranco Baruchello, Descrizioni di Paradiso, 1985 (smalti industriali, pastelli a cera e matita su tela, 50 × 50 cm). Courtesy Fondazione Baruchello, Roma. |
duplice (o alle volte triplice) titolatura risulta un’operazione intenzionale dettata, ad esempio, dalla volontà di dare un nuovo significato all’opera, di stabilire connessioni tra diverse opere o portare all’attenzione i diversi temi entro cui si costruisce la riflessione che accomuna uno o più lavori.
Nel caso di Descrizione di Paradiso o Turpentine paradise (fig. 6) è difficile stabilire con certezza le circostanze che indussero Baruchello a modificare, almeno per l’occasione della pubblicazione, la titolatura dell’opera. Pare però plausibile che in un primo momento le opere riconducibili allo stesso tema del “paradiso” fossero identificate dallo stesso Baruchello, come dimostra l’appunto rinvenuto sull’agenda personale, con l’indicazione onnicomprensiva di «Descrizioni di paradiso», optando poi, solo in un momento successivo, per l’attribuzione di un titolo diverso per ogni tela.
Possiamo infine, ipotizzare una possibile consequenzialità, forse narrativa o anche cronologica, tra quest’opera e Monogramma Paradise della stessa serie. Le due tele appaiono riprodotte in un altro documento conservato nell’Archivio della Fondazione Baruchello, in cui similmente al caso precedente, l’artista aveva fotocopiato le fotografie di opere inviate, questa volta, al critico Luigi Meneghelli nel 1986. Nella fotocopia, Descrizioni di paradiso o Turpentine Paradise riprodotta in fotocolor è identificata con il titolo «Descrizioni di paradiso B», invece «Descrizioni di paradiso A»[26] corrisponde, seguendo il medesimo documento, all’opera archiviata con il titolo Monogramma Paradise (fig. 7).
Fig. 7 Gianfranco Baruchello, Monogramma Paradise, 1985 (smalti industriali, pastelli a cera e matita su tela, 50 × 50 cm). Courtesy Fondazione Baruchello, Roma.
Bibliografia
J. GRAMLICH, Reflections on Provenance Research: Values – Politics – Art Markets, «Journal for Art Market Studies», 2017, n. 2, pp. 1-14 online. URL: < https://fokum-jams.org/index.php/jams/article/view/15/36>.
Le muse irrequiete di Leonardo Sinisgalli, (catalogo della mostra, Palazzo Ricci, Macerata) a cura di G. Appella, Roma, De Luca, 1988, p. 149.
B. LEONETTI, Il catalogo ragionato online, in L'archivio d'artista. Prìncipi, regole e buone pratiche, a cura di A. Donati e F. Tibertelli De Pisis, Milano, Johan & Levi, 2022, p. 157-166.
P. PARISET, Matematico, poeta, artista, giornalista, in «Giornale di Brescia», 3 agosto 1988.
M. PASQUALI, La redazione del catalogo ragionato in relazione alle procedure di verifica dell’autentica dell’opera, in L'archivio d'artista. Prìncipi, regole e buone pratiche, a cura di A. Donati e F. Tibertelli De Pisis, Milano, Johan & Levi, 2022, pp. 127-140.
M. PATTI, Storia e stili del catalogo ragionato, in L'archivio d'artista. Prìncipi, regole e buone pratiche, a cura di A. Donati e F. Tibertelli De Pisis, Milano, Johan & Levi, 2022, p. 141-146.
C. PORTESINE, Una «bufera infernal» di debiti e citazioni: Gianfranco Baruchello rifacitore cannibale di Doré, «Dante e l’arte», 2023, n. 10, pp. 107-122.
K. ROGERS, Viewpoint: The Catalogue Raisonné Scholars Association (CRSA), «Art Libraries Journal», vol. 40, 2015, pp. 3-7, online. URL: <https://www.cambridge.org/core/journals/art-libraries-journal/article/viewpoint-the-catalogue-raisonne-scholars-association-crsa/EDB9043B9B9D8996EAE5C57D37102B15>
C. SUBRIZI, Piccoli Sistemi in Baruchello Certe idee, a cura di A. Bonito Oliva e C. Subrizi, Milano, Electa, 2011, pp. 28-99.
Un anno d’arte, Milano, Fabri, 1986.
Fonti Archivistiche
Agenda 1985, 9 febbraio 1985, appunto, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
Corrispondenza di Gianfranco Baruchello con Luigi Meneghelli, 1986, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
Documento inviato da Gianfranco Baruchello con l’elenco dei materiali finalizzati alla pubblicazione Un anno d’arte, Fabri, Milano, 1986, in fald. “Collaborazioni/Cose fatte/Mostre 1984 e segg.”, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
[1] Il presente contributo trae origine dall’intervento Il Catalogo Ragionato e la Biblioteca di Gianfranco Baruchello: un dialogo costante tenuto insieme a Giuditta Sciamanna nell’ambito del convegno Libri e memoria. Le biblioteche d’autore tra storia, fisionomia e tutela curato da Concetta Petrollo Pagliarani e Carla Subrizi (Roma, Fondazione Baruchello, 13 dicembre 2023). La partecipazione nasce in occasione della mia collaborazione, tra il 2021 e il 2023, alle ricerche finalizzate alla pubblicazione del Catalogo Ragionato di Gianfranco Baruchello curato da Carla Subrizi e condotte alla Fondazione Baruchello insieme a Giuditta Sciamanna sotto la direzione di Carla Subrizi.
[2] Gli studi dedicati al catalogo ragionato come genere editoriale sono essenzialmente condotti da Catalogue Raisonné Scholars Association (CRSA); l’International Foundation for Art Research (IFAR). Si menziona l’attività dell’International Catalogue Raisonné Association (ICRA) in Inghilterra e in Francia del Centre Pompidou, che tra il 2023 e il 2024 ha organizzato diversi seminari afferenti al tema Catalogues raisonnés – technologies intellectuelles. In Italia, si rimanda ai seguenti seminari e talk: Il catalogo ragionato: vizi e virtù, Torino, Artissima, novembre 2015; Cataloghi ragionati: prospettive e problemi di metodo, a cura di Mattia Patti, Università di Pisa, 21 gennaio 2016; Gli archivi d'artista e i cataloghi ragionati delle loro opere, a cura di AitArt, Milano, 9 novembre 2018. (cit. in: M. PATTI, Storia e stili del catalogo ragionato, in L'archivio d'artista. Prìncipi, regole e buone pratiche, a cura di A. Donati e F. Tibertelli De Pisis, Milano, Johan & Levi, 2022, p. 143). A questi si aggiunge: Il Catalogo ragionato. Strumento di ricerca e sfida per la storia dell’arte, convegno a cura di Carla Subrizi, Fondazione Baruchello, Roma, 25 febbraio 2022.
Per i testi, invece, si rimanda alla bibliografia indicata in nota al presente contributo.
[3] Cfr: M. PASQUALI, La redazione del catalogo ragionato in relazione alle procedure di verifica dell’autentica dell’opera, in L'archivio d'artista. Prìncipi, regole e buone pratiche, cit., pp. 129-130. Per una storia del termine “ragionato” si veda: M. PATTI, Storia e stili del catalogo ragionato, in L'archivio d'artista. Prìncipi, regole e buone pratiche, cit., pp. 141-166.
[4] La provenance reaserch costituisce un ambito di ricerca a sé stante che incrocia gli studi finalizzati alla realizzazione del catalogo ragionato. Cfr: K. ROGERS, Viewpoint: The Catalogue Raisonné Scholars Association (CRSA), «Art Libraries Journal», vol. 40, 2015, pp. 3-7, online. URL: <https://www.cambridge.org/core/journals/art-libraries-journal/article/viewpoint-the-catalogue-raisonne-scholars-association-crsa/EDB9043B9B9D8996EAE5C57D37102B15> ; J. GRAMLICH, Reflections on Provenance Research: Values – Politics – Art Markets, « Journal for Art Market Studies», 2017, n. 2, pp. 1-14 online. URL: <https://fokum-jams.org/index.php/jams/article/view/15/36>.
[5] B. LEONETTI, Il catalogo ragionato online, in L'archivio d'artista. Prìncipi, regole e buone pratiche, cit., p. 159.
[7] Ibidem.
[8] Ibidem.
[9] Anche in questo caso si tratta di una pratica utilizzata in diverse occasioni da Baruchello. Carla Subrizi a proposito dell’uso della carta all’interno delle scatole scrive: «la carta continua a interessarlo: è un materiale fragile, effimero. Il disegno è un elemento presente in questi oggetti che costituiscono dunque una nuova sintesi tra oggetto e pittura.» (C. SUBRIZI, Piccoli Sistemi in Baruchello Certe idee, a cura di A. Bonito Oliva e C. Subrizi, Milano, Electa, 2011, p. 65.)
[10] Cfr: Ivi, pp. 65-70.
[11] Le muse irrequiete di Leonardo Sinisgalli, (catalogo della mostra, Palazzo Ricci, Macerata) a cura di G. Appella, Roma, De Luca, 1988, p. 149.
[12] C. SUBRIZI, Piccoli Sistemi in Baruchello Certe idee, cit., p. 65.
[14] Cartella contente la documentazione cartacea relativa all’opera Reperti di particolare spicco I, appunto, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
[15] Al retro dell’opera Donna/Chiave è presente una dedica autografa di Gianfranco Baruchello che conferma la proprietà di Sinisgalli: «A Leonardo Sinisgalli Gianfranco Baruchello 1 ott. 1961».
[17] Ibidem.
[18] Documento inviato da Gianfranco Baruchello con l’elenco dei materiali finalizzati alla pubblicazione Un anno d’arte, Fabri, Milano, 1986, in fald. “Collaborazioni/Cose fatte/Mostre 1984 e segg.”, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
[19] Ibibem.
[20] Ibidem.
[21] Un anno d’arte, cit., p. 168.
[22] Cfr. C. SUBRIZI, Piccoli Sistemi, in Baruchello Certe idee, cit., pp. 90-94.
[23] Agenda 1985, 9 febbraio, appunto, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
[24] Documento inviato da Gianfranco Baruchello con l’elenco dei materiali finalizzati alla pubblicazione Un anno d’arte, Fabri, Milano, 1986, in fald. “Collaborazioni/Cose fatte/Mostre 1984 e segg.”, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.
[25] Cfr: C. PORTESINE, Una «bufera infernal» di debiti e citazioni: Gianfranco Baruchello rifacitore cannibale di Doré, «Dante e l’arte», 2023, n. 10, pp. 107-122.
[26] Corrispondenza di Gianfranco Baruchello con Luigi Meneghelli, 1986, Archivio Fondazione Baruchello, Roma.




