L’autore e la sua biblioteca: tra i fondi letterari della Biblioteca nazionale centrale di Roma
di Eleonora Cardinale
La Biblioteca nazionale centrale di Roma da anni ormai viene definita come la “Biblioteca del Novecento” per la specificità dei fondi conservati, relativi soprattutto al patrimonio letterario contemporaneo. Il punto di avvio della politica di acquisizione di carte e libri di scrittori portata avanti dall’Istituto risale alla fine degli anni Sessanta e all’inizio degli anni Settanta, momento in cui la Biblioteca stava vivendo il trasferimento dalla sede storica del Collegio romano alla nuova sede del Castro Pretorio. Proprio in vista del trasferimento, a partire dal 1969 il direttore di allora, Emidio Cerulli, decise di portare avanti l’ambizioso progetto di creare un archivio della letteratura italiana contemporanea con la ferma consapevolezza che spettasse alla più importante struttura bibliografica nazionale la conservazione e lo studio del patrimonio archivistico e librario coevo[1]. In un importante periodo di ridefinizione e di ampliamento non solo spaziale ma soprattutto culturale della Biblioteca, Cerulli volle puntare a una nuova politica di incremento, tutela e valorizzazione rivolta proprio al contemporaneo, una prospettiva innovativa non solo per la Nazionale di Roma ma, più in generale, per le biblioteche pubbliche statali, strettamente legate alle raccolte storiche. Prese così inizio un progetto destinato a segnare in maniera significativa le vicende successive della Biblioteca, che portò a significative acquisizioni per dono di carte di scrittori quali Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini e di numerosi altri autori. Sono oggi oltre 80 i fondi di autori contemporanei conservati nel Fondo Archivi, Raccolte e Carteggi (A.R.C.), mentre si conservano autografi nel Fondo Autografi e manoscritti di singole opere nel Fondo Vittorio Emanuele della Biblioteca[2].
Alla politica di incremento dei doni andò di pari passo quella degli acquisti, il cui risultato più evidente fu rappresentato dall’acquisizione, nel 1976, della biblioteca del critico letterario Enrico Falqui, al quale nel 1982 venne dedicata una sala di consultazione[3]. In occasione dell’inaugurazione della Sala Falqui venne anche realizzata la mostra Poesia in Italia 1945-1980, a seguito della quale molte delle carte dei poeti esposte furono donate all’Istituto[4]. L’acquisizione della biblioteca di Enrico Falqui si inserì così appieno nel clima di rinnovamento che investì l’Istituto in quegli anni, fervido di idee e di stimoli, volto alla creazione di una grande Biblioteca nazionale che potesse assolvere, al pari di quelle straniere, tutti i suoi compiti e definire sempre più la sua vocazione rivolta al contemporaneo con la valorizzazione delle proprie raccolte.
Come indicato dallo stesso Falqui, la raccolta avrebbe dovuto proseguire dopo la sua morte per continuare a documentare in modo sistematico la letteratura italiana contemporanea. Negli anni, quindi, la sala si andò sempre più a caratterizzare come Sala del Novecento letterario, divenendo il luogo di conservazione di altre biblioteche d’autore, di critici, poeti e scrittori. Oggi, all’interno dell’area “Sala Falqui e del Novecento letterario”, non solo è stata realizzata la Sala Italo Calvino, che conserva il suo fondo e ricostruisce con gli arredi originari il salone-studio della sua ultima abitazione romana di piazza in Campo Marzio 5, ma sono presenti anche la biblioteca di Elsa Morante, Mario Petrucciani, Tullio De Mauro, lacerti di biblioteca ritrovata di Umberto e Linuccia Saba, Carlo Levi e Salvatore Quasimodo, un fondo di poesia dialettale e un primo nucleo della biblioteca di Elio Pecora e Lamberto Pignotti[5].
Questo rilevante patrimonio a partire dal 2015 è visibile a tutti con il progetto Spazi900, primo museo della letteratura contemporanea in una biblioteca pubblica che dà voce a diverse figure del Novecento attraverso stanze di scrittori e sezioni d’autore, in un intreccio tra carte, libri, oggetti, opere d’arte e arredi[6].
Di fronte alla ricchezza e varietà di tipologie documentarie che caratterizzano i fondi d’autore, risulta interessante comprendere le specificità di ogni biblioteca e del proprio possessore: nella costruzione della sua biblioteca, nella scelta dell’ordinamento, più o meno voluta[7]. In questa occasione di riflessione l’attenzione viene posta sulle diverse pratiche di lettura che emergono dallo studio dei libri posseduti. Quale rapporto l’autore ha con i propri libri? Uno dei caso di studio più interessanti è senza dubbio rappresentato dalla biblioteca di Elsa Morante, formata da circa 4.000 volumi e 1.200 dischi[8]. La biblioteca era conservata in diverse librerie dell’abitazione di via dell’Oca 27 a Roma, trasferita dopo la vendita dell’appartamento in seguito alla morte della scrittrice da Carlo Cecchi a Campagnano. Donata nel 2015 alla Biblioteca insieme agli arredi, quadri e oggetti appartenuti alla scrittrice, è conservata nelle sue librerie originali presso la Sala Falqui, mentre la collezione di dischi è conservata sempre nella sua libreria originaria ne La stanza di Elsa del museo Spazi900. I suoi libri testimoniano la vastità e varietà di interessi di Morante: la sezione più vasta è quella di letteratura italiana, ma ricche sono anche quelle di storia, filosofia, religione, musica e storia dell’arte. In rapporto alla biblioteca, nell’Archivio Morante risultano di estremo interesse le rubriche dei libri e dei dischi: in particolare in una rubrica dei libri la scrittrice elenca oltre 900 titoli in ordine alfabetico d’autore e soggetto, editi fino al 1965[9]. La peculiarità è che assegna a ogni libro una sorta di vero e proprio “numero d’inventario”, che riporta non solo nella rubrica ma anche nel libro stesso, numero presente in diversi esemplari della sua biblioteca, prova della sua meticolosità e scrupolo nella tenuta dei suoi libri, come avviene per le sue carte. Inoltre spesso è presente quale nota di possesso la sua firma autografa, quasi sempre nella carta di guardia anteriore o nell’occhietto. Morante lascia tracce evidenti delle sue letture sui libri: note a margine, sottolineature, postille, asterischi, stelle di David, con l’uso di diversi media grafici come per i manoscritti, tra i quali il pennarello di diversi colori, piegature del foglio, segnalibri.
La sua biblioteca risulta un esempio significativo di come le pratiche di lettura siano strettamente legate alle pratiche di scrittura. Soprattutto con il romanzo La Storia appare evidente il rapporto che intercorre tra i manoscritti e i libri della scrittrice, non solo per gli evidenti rimandi e citazioni che arricchiscono le pagine dei manoscritti, come era già per Il mondo salvato dai ragazzini, ma anche perché nella biblioteca personale è meglio documentata l’opera più matura di Morante, meno la prima produzione.
I quaderni manoscritti de La Storia sono, infatti, ricchi di riferimenti bibliografici: testi di riferimento necessari come impianto di documentazione storica per la stesura del romanzo.
Tra le diverse fonti utilizzate, da Giacomo Debenedetti, Renzo De Felice a Pino Levi Cavaglione, Nuto Revelli, si riportano ad esempio quelle citate nella carta 11v del Quaderno I: «Per le deportazioni dei bambini, e Drancy / ved. anche Sei milioni di / accusatori. Ed Einaudi / pag. 107-8 e sgg. / […] / v. Léon Poliakov / Il nazismo e lo / sterminio degli Ebrei / Ed. Einaudi / pag. 238 / pag. 265». In un’altra carta, del Quaderno VIII, si incontra la nota: «N.B. / Per la resistenza nelle / borgate (fra cui Pietralata) / ved. pure S. Corvisieri / “Bandiera rossa” a / pag. 50 e sgg (condizioni / civili delle borgate) / […]»[10].
Se si prendono in mano quei libri, tutti presenti nella biblioteca della scrittrice, proprio all’altezza delle pagine citate sono presenti tracce di lettura: piegature del foglio per Sei milioni di accusatori; sottolineature, uno o due tratti verticali e crocetta a margine, note e piegature del foglio per Il nazismo e lo sterminio degli ebrei; sottolineature, tratti verticali a margine e crocetta per Bandiera rossa nella Resistenza romana[11]. La biblioteca personale della scrittrice diviene punto di accesso fondamentale alle sue letture e in particolare alle fonti bibliografiche delle sue opere.
Dalle evidenti tracce di lettura morantiane si passa a un caso quasi opposto, alle minime tracce di lettura di Italo Calvino.
La biblioteca personale dello scrittore, dal 2021 nella Sala Italo Calvino della Nazionale[12], era conservata nell’abitazione di Campo Marzio in quattro librerie del salone-studio, oltre a pochi altri ripiani che erano sparsi per casa, con la particolare caratteristica di disposizione dei libri a doppia fila in quasi tutti i palchetti[13]. Dopo la morte di Calvino, la moglie Esther Judith Singer Calvino, detta Chichita, si è rivelata una fedele custode dei libri e delle carte del marito, tanto da poter affermare che la biblioteca ha mantenuto intatto l’ordinamento originario voluto dallo scrittore. La biblioteca di Campo Marzio, formata da oltre 7.000 volumi, è frutto di una selezione, sono i libri che Calvino decise di portare con sé a Roma – in ogni trasferimento si lascia o involontariamente si perde sempre qualcosa –, racchiudendo all’interno tracce della biblioteca di Sanremo, di Torino e di Parigi. Al tempo stesso è formata dai libri che lo scrittore acquisì dal 1980 al 1985. Ricca di discipline differenti che entrano in relazione tra loro, la biblioteca di Calvino restituisce il suo sapere “enciclopedico”, a differenza di molte biblioteche di scrittori, dove a prevalere sono la letteratura e più in generale il sapere umanistico. Inoltre alla biblioteca di Campo Marzio per la prima volta si sono riuniti proprio all’interno della Sala Italo Calvino circa 1.500 libri provenienti dall’abitazione torinese, rimasti a Torino fino alla sua morte, poi donati da Esther Judith Singer Calvino alla casa editrice Einaudi, che a sua volta li ha donati alla Nazionale di Roma.
Se i libri giovanili, soprattutto quelli scolastici, presentano note, sottolineature, disegni e vignette, come nel caso de L'Iliade e l'Odissea nelle loro bellezze e ne' loro eroi: episodi collegati da riassunti in prosa scelti e commentati da Carlo Giordano del 1932, dove tra i disegni e vignette compare quella di Omero che chiede l’elemosina, negli anni Calvino modifica le sue modalità di lettura[14]. Interviene sempre meno sul testo, lasciando delle minime tracce. In particolare è solito annotare l’indicazione delle pagine di suo interesse all’inizio del libro, nel contropiatto di coperta, nella carta di guardia anteriore o nell’occhietto. Un esempio si rintraccia nell’esemplare della Breve storia dell’infinito di Paolo Zellini del 1980, tra i libri più letti degli ultimi anni, dove nella carta di guardia anteriore è presente una nota autografa con indicazioni delle pagine «132-136 / 170-171»[15]. Invece nell’esemplare de Il Decamerone di Giovanni Boccaccio del 1970 si incontra una minima traccia di lettura a p. 125 – una lineetta iniziale e una finale –, all’altezza della nona novella della sesta giornata, quella di Cavalcanti. Il brano evidenziato corrisponde proprio alla citazione utilizzata, quale esempio di Leggerezza, per le Six Memos for the Next Millenium, che Calvino avrebbe dovuto tenere ad Harvard, edite postume nel 1988 con il titolo Lezioni americane[16]. Una prova evidente di come anche per Calvino, come Morante, la biblioteca sia in primis uno strumento di lavoro, il suo personale schedario per la stesura dei testi.
Questo modo di procedere rivela un’attenzione al testo – un vero e proprio rispetto del testo –, che però per Calvino non è quella propria del bibliofilo, del collezionista di libri rari e di pregio, come avviene, invece, nel caso del francesista Giovanni Macchia. La biblioteca del critico, vincolata dallo Stato già a partire dal 1979, era stata generosamente acquistata nel 1993 dalla Fondazione Roma. L'acquisto, che riservava allo studioso l'usufrutto, prevedeva la donazione dell'intero fondo alla Biblioteca dopo la sua scomparsa. Così nel 2003, due anni dopo la sua morte, i libri dall'appartamento romano di via Guido d'Arezzo ai Parioli fecero ingresso alla Nazionale, che allo studioso ha intitolato una sala. Il vasto fondo bibliografico, formato da circa 30.000 volumi, riflette i suoi molteplici interessi di studioso, docente universitario, ma anche di collezionista[17]. Sebbene non si considerasse un bibliofilo, tuttavia il critico è stato nell'arco della sua vita anche un eccezionale collezionista, lasciandosi affascinare, tra aste e librerie antiquarie, dalla bellezza del libro. Non sarà, quindi, un caso che i suoi libri, primo strumento di studio, siano tuttavia rimasti quasi intatti, sono rare le postille e le tracce di lettura. Macchia era solito invece ricopiare su dei foglietti interi brani dell’opera e su di essi riportava appunti, abbozzi di scrittura, riferimenti bibliografici. Basta soffermarsi su alcuni dei suoi autori più cari, come Baudelaire e Proust, per trovare numerosi foglietti di appunti, spesso su carta intestata dell’Istituto di studi di Filologia moderna dell’Università di Roma “La Sapienza”[18].
Ogni autore entra in rapporto con il libro in un suo specifico modo, determinato anche dal contesto nel quale svolge la propria attività, ma pure da una specifica sensibilità verso “l’oggetto libro”. Ogni esemplare di una biblioteca d’autore lascia tracce più o meno evidenti del proprio possessore, della sua opera, della sua professione, della sua vita.
Quelle domande che vengono poste nelle fasi di descrizione e studio di una biblioteca e del suo autore, alle quali non sempre seguono risposte certe ma solo ipotesi, possono trovare più efficaci risposte di fronte a un possessore ancora vivente, con cui è possibile instaurare un dialogo diretto, non solo mediato dai libri, sul suo rapporto con la biblioteca personale. È il caso, unico per la Nazionale romana, della biblioteca del poeta Elio Pecora, che l’Istituto ha iniziato ad acquisire per dono a partire dal 2020. In particolare sono stati acquisiti diversi volumi di poesia contemporanea, che a volte presentano dediche autografe dell’autore, tutti con il timbro di possesso di Elio Pecora.
Questa breve riflessione sulla biblioteca e il suo autore si vuole concludere proprio con le parole di Elio Pecora:
I miei libri sono andati accumulandosi negli anni per circa venti metri di scaffali e in numero per poco più di diecimila. Li ho tenuti ordinati per paese e per genere, con gli autori in ordine alfabetico. Il mio modo di leggere? Di una parte – dovendone scrivere, quelle che chiamo le mie "cronache di lettura” per quotidiani, settimanali, riviste e per i programmi della Rai –, usavo sottolineare momenti e frasi e ne riportavo il relativo numero di pagina nella pagina d’apertura del libro. In più, nelle mie tante letture, fin dalla prima giovinezza, ho usato copiare, in schede rigate e in larghi fogli, i brani che ritenevo rilevanti. In uno spesso faldone conservo un numero rilevantissimo di citazioni a cui torno spesso e che penso come ad un preziosissimo deposito di intelligenza del mondo.
La biblioteca: un “preziosissimo deposito di intelligenza del mondo”.
[1] Sul progetto di Emidio Cerulli si rimanda a Eleonora Cardinale, Il direttore scrive agli scrittori: un archivio della letteratura italiana contemporanea per la nuova Biblioteca Nazionale, in: La Grande Biblioteca d’Italia: bibliotecari, architetti, artisti all’opera (1975-2015), a cura di Andrea De Pasquale, Roma, Biblioteca nazionale centrale di Roma (d’ora in poi BNCR), 2016, pp. 217-230; sulla storia della Biblioteca di quegli anni cfr. Andrea De Pasquale, Il lauro dimezzato: il primo secolo di vita della Biblioteca nazionale centrale di Roma, Roma, Gangemi, 2020.
[2] Nel Portale Spazi900 della Biblioteca è possibile consultare, nella scheda dedicata ai singoli autori, il censimento dei fondi conservati nella Biblioteca e nelle altre sedi di conservazione: <http://digitale.bnc.roma.sbn.it/tecadigitale/spazi900>. Per la storia dei fondi letterari della Nazionale si rimanda ad Andrea De Pasquale, I fondi di letteratura del ’900 della Biblioteca nazionale centrale di Roma e le collezioni pirandelliane, in: Pirandello mai visto. Dalle collezioni della Biblioteca nazionale centrale di Roma e dell’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo, a cura di Annamaria Andreoli e Andrea De Pasquale, Roma, De Luca Editori d’Arte, 2019, pp. 11-35.
[3] Per la storia dell’acquisizione della biblioteca di Enrico Falqui e le sue caratteristiche si rimanda a Giuliana Zagra, Falqui e la biblioteca del Novecento, in: Falqui e il Novecento, a cura di Giuliana Zagra, Roma, BNCR, 2009 (“Quaderni della Biblioteca nazionale centrale di Roma”, n. 13), pp. 59-70; Eleonora Cardinale, Il Novecento letterario di Enrico Falqui: tra le carte e i libri del Fondo Falqui alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, in: Scritti in onore di Enrico Falqui (Frattamaggiore, 1901-Roma, 1974), a cura di Orazio Ferro, Angelo Della Corte, Fernando Cid Lucas, Senigallia, Ventura edizioni, 2021, pp. 23-37.
[4] Poesia in Italia 1945-1980: mostra bibliografica e documentaria: 19 febbraio – 19 marzo 1982, a cura di Cetta Petrollo e Alda Spotti, Roma, BNCR, 1982 (catalogo dattiloscritto).
[5] Nella Sala Falqui si consultano gli altri fondi speciali del Novecento letterario italiano, collocati nei depositi librari: Maria Luisa Astaldi, Grazia Deledda, Giovanni Macchia, Liliana Scalero, Adriano Tilgher, Vittorio Sermonti e Ludovica Ripa di Meana, Dora Marra Beth.
[6] Sul museo Spazi900 si rimanda a Giuliana Zagra, La stanza di Elsa, Roma, BNCR, 2015; Eleonora Cardinale, «Ragazzi leggeri come stracci»: Pier Paolo Pasolini dalla borgata al laboratorio di scrittura, con un poemetto di Marco Lodoli e un’appendice fotografica di Rodrigo Pais, Roma, BNCR, 2015; Andrea De Pasquale, Eleonora Cardinale (a cura di), Spazi900: gallerie degli scrittori, Roma, BNCR, 2017.
[7] Per una bibliografia aggiornata su queste tematiche si rimanda ad Archivi e biblioteche d’autore. Bibliografia, a cura della Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore dell’Associazione italiana biblioteche (versione 6, settembre 2023), <https://www.aib.it/wp-content/uploads/2023/12/Bibliografia-GBAUT_vers6-2023.pdf>.
[8] Il Fondo Morante, con sezione di collocazione F.MOR, è consultabile nell’OPAC della Biblioteca. Sulla biblioteca della scrittrice cfr. Laura Desideri, I libri di Elsa, in: Le stanze di Elsa. Dentro la scrittura di Elsa Morante, Biblioteca nazionale centrale di Roma, 27 aprile-3 giugno 2006, a cura di Giuliana Zagra e Simonetta Buttò, Roma, Colombo, 2006, pp. 77-85; Monica Zanardo, Il poeta e la grazia. Una lettura dei manoscritti della Storia di Elsa Morante, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2017; Giuliana Zagra, La tela favolosa. Carte e libri sulla scrivania di Elsa Morante, Roma, Carocci, 2019; Eleonora Cardinale, «Solo chi ama conosce». Tra le carte e i libri di Elsa Morante, in «Clionet», (2024), n. 8, <https://rivista.clionet.it/vol8/solo-chi-ama-conosce-tra-le-carte-e-i-libri-di-elsa-morante/>.
[9] Roma, BNC, Archivio Morante, A.R.C.52.IV.3/1.
[10] Roma, BNC, Vitt.Em.1618/Quad.1.VIII, c. 39v.
[11] Rispettivamente Sei milioni di accusatori: la relazione introduttiva del procuratore generale Gideon Hausner al processo Eichmann, con un saggio introduttivo di Alessandro Galante Garrone, Torino, Einaudi, 1961 (Roma, BNC, F.MOR.320.HAUSG.1); Léon Poliakov, Il nazismo e lo sterminio degli Ebrei, Torino, Einaudi, [1955] (Roma, BNC, F.MOR.320.POLIL.1); Silverio Corvisieri, Bandiera rossa nella Resistenza romana, Roma, Samonà e Savelli, [1968] (Roma, BNC, F.MOR.940.CORVS.1).
[12] Sulla Sala Italo Calvino si rimanda ad Andrea De Pasquale, I libri di Cosimo: Italo Calvino alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, «AIB studi», (2021), n. 3, pp. 563-567; Eleonora Cardinale, Lo sguardo dell’archeologo. Calvino mai visto, prefazione di Giovanna Calvino, introduzione di Stefano Campagnolo, con un saggio di Andrea De Pasquale, Roma, BNCR, 2023 (“Spazi900”, 7).
[13] Il Fondo Calvino, con sezione di collocazione F.CAL, è consultabile nell’OPAC della Biblioteca. Sulla biblioteca di Calvino si rimanda a Laura Di Nicola, Un’idea di Calvino. Letture critiche e ricerche sul campo, Roma, Carocci, 2024.
[14] Per gli esempi citati si rimanda a Eleonora Cardinale, Lo sguardo dell’archeologo. Calvino mai visto cit.
[15] Roma, BNC, F.CAL.XIV.E.22.
[16] Roma, BNC, F.CAL.I.E.9r.
[17] Sulla biblioteca di Giovanni Macchia si veda il catalogo speciale consultabile sul sito della Biblioteca: <http://193.206.215.10/macchia/index.html>.
[18] Si veda, a titolo di esempio, Curiosités esthétiques di Charles Baudelaire, edition intégrale illustrée, introduction et notes de Jean Adhemar, Lausanne, Editions de l'œil, 1956 (Roma, BNC, S.MAC.3a.BAUD.3), o Albertine disparue di Marcel Proust; édition originale de la dernière version revue par l’auteur, établie par Nathalie Mauriac et Etienne Wolff, Paris, B. Grasset, 1987 (Roma, BNC, S.MAC.3a.PROU.1).