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Il ruolo delle librerie antiquarie nella conservazione della memoria

di Luca Cadioli
 

Riassunto

Il contributo intende esaminare il ruolo che le librerie antiquarie ricoprono nella conservazione della memoria degli scrittori attraverso l'acquisizione e la vendita di carte e libri. Un ruolo in parte avvicinabile a quello delle istituzioni culturali, ma che trova la sua specificità nella mediazione tra mercato del collezionismo e le istituzioni culturali come archivi e biblioteche.

Parole chiave: collezionismo, antiquariato, archivio, biblioteca, librai antiquari.

 

Abstract

The contribution aims to examine the role that antiquarian booksellers play in preserving the memory of writers through the acquisition and sale of papers and books. This role is partly similar to that of cultural institutions, but finds its specificity in the mediation between the collecting market and cultural institutions such as archives and libraries.

Keywords: collecting, antiques, archive, library, antiquarian booksellers

 

Mi pare interessante in questa sede provare a rispondere al seguente interrogativo, che riprende il titolo del convegno: quale può essere il ruolo di una libreria antiquaria nella conservazione della memoria degli scrittori attraverso le loro carte (e aggiungerei, attraverso i loro libri)?

L'Articolo 29 del Codice dei beni culturali e del paesaggio[1] recita quanto segue: «La conservazione del patrimonio culturale è assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attività di studio, prevenzione, manutenzione e restauro».

Una serie di attività che, a ben vedere, sono analoghe a quelle svolte dalle librerie antiquarie, quantomeno le più importanti, quelle che producono cataloghi e schede bibliografiche complesse, e che non si limitano dunque, come avveniva fino a qualche decennio fa (e ancora avviene in alcuni casi), a un elenco di autori e titoli, con descrizioni che assomigliano a formule magiche per iniziati: «ed. or., xil. in cop., br. ed. ill., tavv. ft., leg. mz. pelle, tt. tela edit.», per citarne solo alcune.

Lo studio dei beni acquisiti, siano libri o carteggi, è l'attività preliminare su cui ogni libraio antiquario si concentra quando rileva del materiale. Uno studio che passa innanzitutto per una prima catalogazione, diversa, com'è facilmente intuibile, da quella di un archivio o di un ente di conservazione, certamente più sommaria e soprattutto basata su criteri altri rispetto a quelli stabiliti dall’Iccu e dalle Soprintendenze: ampio spazio è dedicato ad esempio alla descrizione delle condizioni di conservazione, elemento determinante nel collezionismo.

Uno studio, poi, che passa attraverso ricerche che potremmo definire 'applicate', volte a comprendere gli aspetti salienti delle carte, se sono inedite o meno, a illustrare il contesto in cui sono state prodotte, a conoscere gli eventuali destinatari e così via, tutte operazioni ben note agli studiosi e ai conservatori che si occupano di materiali analoghi; ma parlo nello specifico di ricerche 'applicate' perché l’obiettivo ultimo per il libraio è la redazione di schede descrittive volte a favorire la vendita dei beni, dopo aver elaborato, spesso proprio a partire dalle ricerche svolte, una loro valutazione economica. Estendendo il discorso non solo alle carte autografe ma anche ai libri stampati, è così che nascono i cataloghi delle librerie antiquarie.

Ma torniamo all'Articolo 29 del Codice dei beni culturali, che nelle righe successive a quelle sopra citate va a definire con precisione i termini 'prevenzione', 'manutenzione' e 'restauro':

Per prevenzione si intende il complesso delle attività idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto. Per manutenzione si intende il complesso delle attività e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell'integrità, dell'efficienza funzionale e dell'identità del bene e delle sue parti. Per restauro si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all'integrità materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali[2].

Va da sé che risulta primario interesse dei librai mantenere i documenti nel miglior stato di conservazione possibile: ogni peggioramento delle loro condizioni comporta necessariamente una svalutazione economica degli stessi. E sono molti i casi in cui i volumi o le carte sono affidate ad abili restauratori per interrompere processi di deterioramento dei fogli, sanare strappi che tendono ad allargarsi, rinforzare dorsi e legature che possono causare la perdita di fascicoli o pagine.

Tra le attività delle librerie antiquarie nemmeno mancano quelle legate alla valorizzazione dei beni, altro elemento fondativo della tutela del patrimonio. «La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso» – recita l'articolo 6 del Codice dei Beni culturali – «al fine di promuovere lo sviluppo della cultura».

Sono ormai comuni i casi in cui i librai prestano beni in loro possesso per la realizzazione di mostre, e di frequente sono le stesse librerie a ospitare e organizzare esposizioni: solo tra l'ottobre e il novembre 2023, all’interno della Libreria Antiquaria Pontremoli per cui lavoro[3] sono state organizzate tre mostre, accessibili gratuitamente, che hanno esposto al pubblico il materiale catalogato. Una sulla scapigliatura, una sul Gruppo 63 e una intitolata «Inchiostri di guerra», dedicata agli scrittori della Prima guerra mondiale.

Per quanto le attività di una libreria antiquaria siano dunque avvicinabili a quelle di un archivio, pubblico o privato che sia, diametralmente opposte risultano le sorti riservate ai documenti raccolti: in libreria volumi e carte entrano per poi uscire il più rapidamente possibile attraverso la vendita; negli archivi, invece, entrano per restarci.

Mi pare allora che si possa affermare che i librai antiquari rivestono un ruolo fondamentale non tanto perché conservatori delle carte, ma in quanto 'mediatori'. Mediatori tra coloro che quelle carte le posseggono e le istituzioni pubbliche e private preposte alla loro conservazione.

Che il possessore di un carteggio si rivolga a una libreria antiquaria nel momento in cui vuole alienare libri o manoscritti credo dipenda da due elementi molto pratici: uno, naturalmente, legato al fattore economico. Se il possessore vuole mettere a valore il proprio bene, è naturale che si rivolga a chi di mestiere commercia questa tipologia di materiale. Il secondo elemento, addirittura preponderante sul primo, è legato alla facilità di contattare una libreria antiquaria e ancor più alla rapidità di chiusura della transazione. Insomma, dal punto di vista del privato, rivolgersi a una libreria antiquaria permette di evitare tutta una serie di lungaggini burocratiche che inevitabilmente sono previste se ci si rivolge a un’istituzione pubblica.

Basti un esempio concreto. Nel 2018 la Libreria Pontremoli ha realizzato un catalogo monografico dedicato a Giovanni Pascoli, composto da quasi duecento titoli tra volumi e autografi, raccolti nel corso degli anni. Proprio in virtù della pubblicazione online di quel catalogo, quattro anni più tardi, all'inizio del 2022, la libreria è stata contattata da una persona intenzionata ad alienare un importantissimo fondo appartenuto al migliore amico di Giovanni Pascoli, contenente centinaia di lettere del poeta e della sorella, fogli sciolti con componimenti autografi, alcuni inediti, e ancora libri, articoli di giornale con dediche, fotografie. Nel giro di quindici giorni dal primo contatto, il possessore del fondo è riuscito ad alienare tutto materiale vendendolo alla Pontremoli. A quel punto le carte sono state studiate, catalogate, schedate, ne è stata fatta una valutazione volta alla vendita, e dopo due mesi di lavoro l'insieme è stato proposto alle più importanti istituzioni culturali italiane, a partire dalla biblioteca Nazionale di Roma. Dopo numerosi rifiuti, come comprensibile d’altronde, una rinomata università italiana si è detta molto interessata all’acquisto. Tra la fase decisionale, la ricerca dei finanziamenti, la produzione dei documenti necessari, la messa a bilancio dell'esborso, è passato oltre un anno e ancora la transazione non è conclusa. È evidente che un iter così lungo e complesso è sostenibile senza grosse difficoltà da un'azienda solida, non le è affatto per un singolo cittadino.

Sembra in ogni caso che l'operazione possa trovare un esito positivo, e se così fosse sarebbe un bene per tutti, perché saremmo di fronte a una tipica win win situation, come si dice in gergo: il possessore ha alienato le carte in fretta e ottenendo il compenso sperato, la libreria avrà il suo margine di profitto, l’istituzione culturale svolgerà appieno la sua funzione di recupero e conservazione, gli studiosi di Pascoli potranno accedere a materiale fino ad oggi sconosciuto e inedito, alimentando così le ricerche sull’autore.

Certo non tutte le transazioni vanno a buon fine. Nel 2022 la Libreria Pontremoli ha curato il catalogo della più grande collezione privata italiana sulla Prima guerra mondiale, intitolato Come d'autunno. La Grande Guerra nella Raccolta Isolabella. Oltre due anni di lavoro per schedare centinai di libri, quadri, disegni, mappe geografiche, carte autografe che hanno dato vita a tre volumi per un totale di 1200 pagine. Una collezione immensa, con opere di grande importanza e valore, che risulta ancora più significativa se presa nella sua interezza. Di comune accordo con l’avvocato Lodovico Isolabella, che ha riunito il materiale in oltre quarant'anni di ricerche, sono stati fatti diversi tentativi per trovare una collocazione pubblica alla sua raccolta, andando innanzitutto a presentare il catalogo in sedi istituzionali di grande prestigio e alla presenza di cariche pubbliche ed esperti della materia, così che fosse immediatamente riconoscibile e riconosciuto l'interesse storico, artistico e letterario del materiale[4].

La raccolta è stata dunque proposta a musei storici e d’arte, a biblioteche e università: «mancano i soldi, non solo per l’acquisizione, ma anche per la catalogazione, e mancano gli spazi», è stata la risposta elargita costantemente. Il risultato, naturalmente, è che la collezione, se non troverà rapidamente adeguata collocazione, sarà messa in vendita a lotti separati e dunque smembrata.

Vengo alla conclusione. Quanto circola nelle librerie antiquarie spesso rimane confinato all’interno del ristretto mondo del collezionismo, e se i beni raggiungono gli archivi e le biblioteche pubbliche è solo grazie all’impegno e alla buona volontà di quei conservatori (pochi) che hanno la pazienza di setacciare i cataloghi. Anche perché, purtroppo, in Italia è pressoché assente quella figura professionale dedicata specificamente al reperimento di materiale che vada ad accrescere i fondi librari delle istituzioni culturali. Allo stesso modo, osservando il problema dalla parte dei librai, cercare di fare proposte e ottenere risposte dalle istituzioni o dagli archivi, dispersi, diffratti, a volte impenetrabili, è impresa lunga e complicata, che richiede tempo e lavoro, spesso a investiti a vuoto. Lavoro che, dunque, pochi decidono di intraprendere. A questa complessa situazione si aggiunge una sorta di sfiducia delle istituzioni nei confronti delle librerie antiquarie, alimentata dagli scandali degli ultimi anni, e si pensi in particolare alla vicenda dei Gerolamini.

La nostra esperienza ci insegna però che, superata l'iniziale diffidenza, è possibile instaurare relazioni di fiducia tra librai e istituzioni; e che la costruzione di rapporti diretti favorisce uno scambio costante di informazioni utile a entrambi. Quello che ci auspichiamo dunque è queste relazioni possano crescere, nell’interesse di tutti, e che si riescano a trovare le giuste forme per ricomporre una situazione al momento atomizzata. Rapporti e relazioni da costruire con pazienza, anche attraverso iniziative comuni: e il convegno organizzato dalla Fondazione Pagliarani ci sembra andare esattamente in questa direzione.

 

 

[1] Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 24 febbraio 2004 - Supplemento Ordinario n. 28.

[2] «Codice dei beni culturali», Articolo 29.

[3] La libreria Antiquaria Pontremoli ha sede a Milano ed è stata fondata oltre 35 anni fa da Lucia Di Maio e Giovanni Milani, tuttora i titolari dell'attività. La libreria è specializzata in particolar modo in prime edizioni e rarità dell'Ottocento e del Novecento. Interna alla libreria è la casa editrice Pontremoli Editore, che pubblica libri che parlano di libri. Ricordo in particolare P. Mancosu, Itinerari nella storia editoriale del dotto Zivago. Tra contrabbandieri ribelli e pirati (2023) e Come d'autunno. La Grande Guerra nella Raccolta Isolabella, a c. di L. Cadioli (2022).

 

[4] Il lavoro è stato presentato dapprima presso la biblioteca del Senato a Roma (cfr. «Presentazione di Come d'autunno. La Grande Guerra nella raccolta Isolabella. Discorso del Presidente Gianni Marilotti. Sala Capitolare, 15 giugno 2022» in «MinervaWeb. Rivista online della Biblioteca “Giovanni Spadolini”», a c. del Settore orientamento e informazioni bibliografiche, n. 69, Nuova Serie, agosto 2022, a c. della Commissione per la biblioteca e per l'archivio storico. URL: https://www.senato.it/Leg18//4800?newsletter_item=18623&newsletter_numero=1515), e poi a Palazzo Reale a Milano.