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Alberto Moravia: la sua casa, il suo archivio

Alessandra Grandelis[1]

 

All’inizio degli anni Sessanta, quando finisce il matrimonio con Elsa Morante, Alberto Moravia lascia l’abitazione di Via dell’Oca, a pochi passi da Piazza del Popolo, per trasferirsi all’ultimo piano di una palazzina ultimata tra il 1935 e il 1936, in Lungotevere della Vittoria.[2] Qui, in un appartamento luminoso dalle grandi finestre che permettono di spingere lo sguardo in un ‘altrove’ reale e immaginario, lo scrittore risiede  sino al 1990,  prima con Dacia Maraini e poi con Carmen Llera. Entrambe, dopo la morte dello scrittore, hanno deciso di donare l’appartamento al Comune di Roma in modo che potesse diventare un luogo per tutti, appassionati e studiosi: in seguito a un lungo iter cominciato nel 2004, l’inaugurazione della Casa Museo Alberto Moravia è avvenuta nel 2010. Oggi, in quelle stanze che raccontano una parte importante della quotidianità moraviana, sono custoditi la biblioteca dell’autore, il suo Archivio e una notevole collezione di opere d’arte del Novecento.[3]

Quando la donazione era ancora lontana, si è sempre provveduto a mantenere viva Casa Moravia; il merito della tutela e della valorizzazione dei materiali va a Toni Maraini e ad Alberto Cau che per anni hanno raccolto e ordinato i documenti progettando iniziative di valore, come quella della rivista  Quaderni» dell’Associazione Fondo Moravia. In seguito Nour Melehi, responsabile del Fondo Moravia dal 2009 al 2021, ha raccolto l’eredità di ciò che era stato fatto in precedenza auspicando un intervento che potesse dare all’Archivio la sua struttura attuale a cui si è giunti grazie al lavoro di Gabriella Nisticò e di Maria Rita Precone.[4]

Di fatto la storia dell’Archivio, dichiarato di notevole interesse storico dalla Soprintendenza del Lazio nel gennaio 1993, ha un ‘prima’ e un ‘dopo’.

Inizialmente tutta la documentazione era suddivisa in quattro sezioni indipendenti che non dialogavano tra loro:

  • la prima sezione, presente all’interno della casa, includeva una parte della corrispondenza, manoscritti e dattiloscritti, quaderni di viaggio e altre carte di varia natura;
  • la seconda sezione si riferiva a quelle le carte ritrovate in due valigie che erano state depositate in cantina e che contenevano altra corrispondenza, dattiloscritti e carte amministrative;[5]
  • la terza sezione dell’archivio era costituita da quella documentazione – ancora corrispondenza, materiali a stampa, manoscritti e dattiloscritti di racconti, romanzi e recensioni cinematografiche – che era stata inviata al Gabinetto Vieusseux di Firenze per una schedatura di massima;
  • la quarta sezione riuniva un piccolo corpus di materiali teatrali: dattiloscritti ma anche locandine, programmi di sala, inviti.

A queste sezioni si aggiungevano quei documenti provenienti dall’archivio di Enzo Siciliano e consegnati da Flaminia Petrucci Siciliano; alcune lettere dello scrittore alla famiglia, indirizzate soprattutto alla madre e donate dalla sorella di Moravia, Elena Pincherle Cimino; infine, le riproduzioni delle lettere di Moravia a Giuseppe Prezzolini provenienti dall’Archivio Prezzolini della biblioteca cantonale di Lugano.

Con questa situazione complessa ed eterogenea si sono dovute confrontare le archiviste che in quattro anni – dal 2012 al 2016 – hanno ricomposto le diverse sezioni in un unico Archivio attraverso una «battaglia carta per carta», come ha sottolineato Nisticò a lavoro concluso. [6] Allo stato attuale l’Archivio consta di circa 25.000 carte ed è articolato in 11 Serie, ripartite in 11 Sottoserie, per un totale di 769 unità archivistiche, a cui si aggiungono i Materiali a stampa – articoli  di Moravia e su Moravia recuperati e ordinati a partire dalla scomparsa dell’autore, anche con la collaborazione del CNR – e i Materiali fotografici e multimediali messi a punto dal 1990 in poi.

Senza passare in rassegna le diverse Serie, è utile considerare due esempi che permettono di evidenziare le caratteristiche principali dell’Archivio che abbiamo a disposizione.

La serie Corrispondenza consta di circa 1300 carte, per lo più lettere ricevute dai quasi 500 corrispondenti.[7] Tra questi non figurano gli amici scrittori, gli intellettuali, le persone che hanno avuto un’importanza decisiva nella formazione e nell’esistenza di Moravia. I nuclei più consistenti riguardano l’attività editoriale in Italia e all’estero, l’esperienza al Pen Club, i rapporti con gli Istituti di cultura di diversi paesi, gli inviti internazionali, a testimonianza del cosmopolitismo di Moravia che, curiosamente, ha conservato molte lettere di ammiratori e ammiratrici.

Guardando alla Serie dedicata alle Opere narrative, e in particolare alla Sottoserie Romanzi e Racconti, va premesso che Moravia ha attraversato il Novecento con la sua produzione, dal 1929 (Gli indifferenti) al 1989-1990 (Viaggio a Roma e La villa del venerdì e altri racconti) se consideriamo le opere licenziate dall’autore e non i testi apparsi su quotidiani e riviste. Dei romanzi si conservano l’inedito Sergio e Maurizio, pubblicato postumo con il titolo I due amici; la redazione semidefinitiva del Disprezzo, acquistato all’asta nel 2001 da Elena Pincherle Cimino, Dacia Maraini e Carmen Llera; una redazione della Ciociara; varie redazioni della Noia; qualche documento della Vita interiore; più redazioni dell’Uomo che guarda, del Viaggio a Roma e della Donna Leopardo.[8] E a proposito della forma breve, Racconti romani e Nuovi racconti romani sono ben rappresentati con testi del decennio 1949-1959; ma non troviamo tutte le raccolte licenziate da Moravia, e sono molte, dal 1935 al 1990.

Sono sufficienti questi due casi per comprendere come l’Archivio, nel suo complesso, copra un arco cronologico che dagli anni Trenta arriva agli anni Novanta ma con molte lacune e mutilazioni, che vanno dichiarate.

Rispetto alla lacunosità, due sono i rilievi da fare. Innanzitutto, per quanto riguarda i documenti relativi al periodo che giunge sino alla caduta del fascismo, Moravia è stato costretto a liberarsi, probabilmente in più di un’occasione, di ciò che era sensibile sotto il profilo privato e politico. Non va dimenticato che Moravia è stato perseguitato dal Fascismo[9] e la stessa sorella Adriana Pincherle ricorda la perquisizione avvenuta nella casa di via Donizetti nel marzo del 1934, quando Moravia dovette bruciare lettere, libri e altri materiali di notevole interesse.[10]

È altrettanto vero che Moravia ha continuato a eliminare le carte relative alla sua opera, in modo che rimanesse ciò che aveva deciso di licenziare, con poche eccezioni. Una scelta che racconta molto del difficile rapporto che l’autore ha sempre avuto con il proprio passato, «insofferente a ogni laccio della memoria» come ha scritto Dacia Maraini.[11] Un rapporto complesso, sempre ammesso nelle numerose interviste che ha rilasciato, la cui origine va ricondotta anche alla precocità:

Scrivere un romanzo a diciassette anni vuol dire bruciare tutto il proprio breve passato e poi andare avanti con due vite parallele, quella vissuta e quella espressiva, ambedue legate all’attualità, visto che il passato è stato bruciato, e perciò del tutto imprevedibili e senza punti di riferimento, appunto, nel passato.[12]

Così scrive in un’autointervista del 1986, dove appare evidente la figura e la figuralità del bruciare che, a ben vedere, è stata una scelta concreta nel tempo.

Tuttavia l’Archivio, seppur lacunoso, è un presidio culturale di assoluto valore che ha permesso e permette ancora di ricostruire il modus operandi di Moravia, di interrogarsi sulle sue relazioni, di discutere la sua opera anche grazie a uno dei pochi esempi di biblioteca non smembrata del Novecento con la quale l’archivio può e deve interagire. Penso a ciò che è stato fatto negli anni con l’opera omnia curata prima da Francesca Serra e poi da Simone Casini; al lavoro che si è fatto e si sta facendo sull’epistolario, su altri scritti prima mai raccolti in volume, come le poesie e gli scritti d’arte, sulle nuove edizioni dei testi, letterari e saggistici;[13] penso agli articoli e alle indagini di studiosi appartenenti a generazioni diverse che hanno avuto accesso all’archivio[14] o si sono confrontati con L’Associazione Fondo Alberto Moravia. Nel tempo si è costruita una rete di relazioni, tra persone e istituzioni, italiane e straniere.

Casa Moravia continua a essere un luogo di ricerca e di confronto, di dialogo con i grandi e i più piccoli; un posto in cui promuovere la lettura e condividere momenti culturali attraverso iniziative plurime che anche oggi, con la direzione di Carola Susani, coltivano la memoria di Moravia e della sua opera.

 

 

[1] Responsabile scientifico dell’Associazione Fondo Alberto Moravia.

[2] Cfr. N. Melehi, Istantanee da casa Moravia, in Casa Museo Alberto Moravia, a cura di F Pirani e G. Raimondi, Roma, Palombi, pp. 29-30. Il volume si presenta come una guida della Casa Museo arricchita dalle riproduzioni di una parte della collezione d’arte.

[3] La Casa Museo è aperta al pubblico. Per informazioni è possibile consultare il sito www.fondoalbertomoravia.it.

[4] Al lavoro ha partecipato anche Valerio Skofic, allora giovane archivista in formazione.

[5] Una parte di questi documenti è stata restaurata per i danni causati dall’umidità.

[6] Si fa riferimento a quanto dichiarato da Gabriella Nisticò nel testo che apre l’inventario cartaceo dell’Archivio: Moravia e le sue carte, p. 7.

[7] Poche sono le minute perché Moravia non era solito conservarle.

[8] Ricordo che materiali relativi alla Vita interiore e a Viaggio a Roma sono conservati per volontà dello stesso autore a Pavia, dove si trovano anche altre carte riferibili ai Racconti romani, acquisiti da Maria Corti nel 1980 direttamente dalla casa editrice Bompiani.

[9] Cfr. S. Casini, Moravia e il fascismo, in «Studi Italiani», 38-39, XIX, 2, luglio-dicembre 2007; XX, 1, gennaio-giugno 2008, pp. 189-240. Sull’argomento, alcuni documenti si possono trovare in A. Moravia, Se è questa la giovinezza vorrei che passasse presto. Lettere 1926-1940, a cura di A. Grandelis, apparato iconografico a cura di N. Melehi, Milano, Bompiani, 2015.

[10] Cfr. A. Moravia, D. Maraini, Il bambino Alberto (1986), Milano, BUR, 2000, p. 131.

[11] Ivi, p. VI.

[12] A. Moravia, Breve autobiografia letteraria, in Id., Opere 1927-1947, a cura e con introduzione di G. Pampaloni, Milano, Bompiani, 1986, p. XI..

[13] La pubblicazione dell’opera omnia di Moravia, per la casa editrice Bompiani, è iniziata nel 2000: i  cinque volumi sinora licenziati – il primo a cura di Francesca Serra e gli altri di Simone Casini –racchiudono i romanzi e i racconti del periodo 1927-1979. Nel frattempo si stanno pubblicando volumi che raccolgono materiali inediti, dispersi e difficilmente reperibili che arricchiscono il corpus dei materiali moraviani sinora conosciuti e fruibili: tra questi le lettere giovanili, le lettere a Elsa Morante, gli scritti sull’arte, le poesie e gli articoli americani. Anche le ultime edizioni dei romanzi Gli indifferenti, Agostino, La noia e dei saggi L’uomo come fine e L’inverno nucleare sono state proposte con testi inediti e con nuovi apparati.

[14] L’accesso all’Archivio prevede dei filtri minimi intenti a valorizzare quelle richieste che si riferiscono a lavori meditati, consapevoli e che non si limitano alla sterile corsa all’inedito.