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Autori e autrici nell’Archivio del Novecento della Sapienza:

percorsi tra le carte

Cecilia Bello Minciacchi

 

 

aBSTRACtIl contributo offre una sintetica storia dell’Archivio del Novecento della Sapienza Università di Roma di cui presenta alcuni fondi di scrittori, segnatamente quelli di Paola Masino, Gianna Manzini, Enrico Falqui, Carlo Bernari, Luce d’Eramo, Luigi Malerba, Sindacato Nazionale Scrittori, Guido Manacorda, Angelo Maria Ripellino e le rispettive attività di ordinamento, inventariazione, studio e ricerca filologica, nonché i risultati editoriali offerti alla comunità scientifica.

The contribution offers a concise history of the Archivio del Novecento, Sapienza University of Rome, of which it presents some collections of writers’ papers, namely those of Paola Masino, Gianna Manzini, Enrico Falqui, Carlo Bernari, Luce d’Eramo, Luigi Malerba, Sindacato Nazionale Scrittori, Guido Manacorda, Angelo Maria Ripellino and the related activities of sorting, inventorying, study and philological research, as well as the publishing results offered to the scientific community.

parole chiave: Archivio del Novecento Sapienza; archivi di scrittori italiani contemporanei; patrimonio archivistico italiano; Paola Masino; Gianna Manzini; Enrico Falqui; Carlo Bernari; Luce d’Eramo; Luigi Malerba; Sindacato Nazionale Scrittori; Guido Manacorda; Angelo Maria Ripellino

 

Realtà vivace per attività di ricerca e in progressivo arricchimento documentario, l’Archivio del Novecento della Sapienza Università di Roma è nato nel 1985 dalla sinergia e dalla vocazione alla ricerca filologica di un gruppo di docenti della Facoltà di Lettere guidato da Giuliano Manacorda e comprendente Francesca Bernardini, Marcello Carlino, Marinella Galateria, Aldo Mastropasqua, Francesco Muzzioli e Rocco Paternostro. Per poter lavorare di prima mano sulle carte degli scrittori ed entrare nei loro peculiari laboratori, appariva sempre più cogente raccoglierne le carte manoscritte e dattiloscritte, la corrispondenza, le bozze di stampa, i taccuini per creare, presso un ateneo come La Sapienza, nella capitale, un centro di conservazione, di studio e di consultazione che mettesse i materiali documentari a disposizione della comunità scientifica. Si deve allo scrittore Marcello Venturi la prima donazione ricevuta dall’Archivio del Novecento: un mannello di 45 lettere di Italo Calvino. A questo primo generoso gesto, che di fatto segnava l’atto di nascita dell’Archivio, fece presto seguito un’altra donazione da parte della moglie dello scrittore futurista Luciano Folgore, che conserva, tra l’altro, qualche lettera di Filippo Tommaso Marinetti.

Proposto come progetto di ricerca e subito molto attivo nelle esplorazioni filologiche, e sostenuto da finanziamenti messi a bando dall’Ateneo e da altri enti istituzionali tra cui, per alcuni ani, l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, l’Archivio ha continuato negli anni ad ampliare il proprio patrimonio documentale raccogliendo fondi di scrittori per comodato, donazione o acquisizione. All’inizio degli anni Novanta, in due tempi, è poi arrivato presso l’Archivio del Novecento il Fondo Silvio Micheli, la cui corrispondenza editoriale, in particolare con Cesare Pavese e Natalia Ginzburg, è stata di recente studiata e in parte pubblicata[1].

Nel 1996, quando Giuliano Manacorda ha lasciato l’insegnamento, titolare del progetto è diventata Francesca Bernardini, cui si deve una guida appassionata e duratura che ha consolidato l’Archivio favorendo acquisizioni di altri fondi e avviando lavori di inventariazione. Gli anni Novanta hanno visto un incremento del patrimonio conservato presso l’Archivio del Novecento: nel 1996 è stato acquisito il Fondo Fidia Gambetti, nel 1997 sono arrivate alcune carte di Bontempelli non cedute ad archivi statunitensi, in particolare alcuni manoscritti e spartiti musicali. Ancora nel 1997 il Fondo Paola Masino, ricco di documenti preziosi per qualità e quantità, in buona parte già ordinati dalla scrittrice, tra cui spiccano gli inediti quaderni di «Appunti», la folta serie della corrispondenza e della pubblicistica (collaborazioni a giornali, riviste e radio), e naturalmente manoscritti e dattiloscritti di opere narrative e traduzioni, e libretti d’opera. Lo studio dei materiali, che tracciano un ampio arco cronologico, dagli anni dell’infanzia a quelli successivi alla sua morte[2], ha consentito l’organizzazione di una mostra romana aperta da un convegno internazionale, nel 2001, di cui è testimonianza il catalogo apparso per la collana “Scrittrici e intellettuali del Novecento” della Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori[3]. A lavoro di inventariazione concluso e pubblicato nel 2004[4], il Fondo Masino è oggi tra i più studiati per tesi di laurea e di dottorato, per progetti di ricerca, saggi letterari e di gender studies, pubblicazioni di inediti e riedizioni. La pubblicazione più corposa è quella di un inedito di grande originalità, Album di vestiti, rinvenuto nei quaderni manoscritti di Paola Masino, Appunti 6 e 7, e pubblicato con appassionata cura da Marinella Mascia Galateria[5]. L’opera è una singolare autobiografia che è al tempo stesso storia della cultura e del costume, vaglio critico dell’epoca storica vissuta attraverso l’avvicendarsi della moda, dei tagli e dei diversi tessuti degli abiti indossati, un arco biografico che percorre la gioventù curiosa e tenace di Masino, irriducibile alle norme per indole ed educata alla libertà di giudizio dalla famiglia, gli affetti familiari, i precoci dialoghi intellettuali con artisti e scrittori, la relazione per la vita con Bontempelli, il difficile rapporto con il fascismo e con la censura, il confino a Venezia condiviso con il compagno, le ultime, turbolente fasi del conflitto mondiale, i cambiamenti socio-culturali della ricostruzione e del boom economico vissuti a Roma, il ritiro precoce dall’attività di scrittrice ma non da quella intellettuale. Alcune opere già edite sono state ripubblicate con il conforto filologico dei documenti conservati presso l’Archivio del Novecento, tra queste il romanzo Periferia, il racconto lungo Anniversario e la raccolta Racconto grosso[6].

Gli atti della giornata internazionale di studi Classici italiani nel mondo. Paola Masino, svoltasi a Roma nel 2013, sono stati raccolti in un volume di saggi[7] che non intende più “riscoprire”, considerando la cosa acclarata, ma approfondire i molteplici aspetti dell’opera di Masino e della sua figura di intellettuale.

L’interesse e la varietà dei materiali del Fondo Masino hanno consentito anche la realizzazione di mostre documentarie, recente quella che ha accompagnato con quaderni, manoscritti, dattiloscritti, corrispondenza, fotografie, la mostra delle carte da gioco dipinte (napoletane, francesi, tarocchi) che Paola Masino ha commissionato agli amici artisti e conservato in una collezione di grande pregio in cui compaiono, tra gli altri, Carla Accardi, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Fabrizio Clerici, Jean Cocteau, Renato Guttuso, Fausto Pirandello, Enrico Prampolini, Ottone Rosai, Toti Scialoja, poi donata dal nipote Alvise Memmo al Museo di Roma a Palazzo Braschi[8].

Nel 1998 l’Archivio del Novecento ha poi accolto in deposito il Fondo Gianna Manzini insieme al Fondo Enrico Falqui, il critico letterario cui la scrittrice è stata legata per tutta la vita. Nel 2001 il deposito è diventato acquisizione, con donazione parziale delle carte Falqui da parte degli eredi.

I due fondi, pur appartenendo alla famiglia Falqui, sono giunti all’Archivio chiaramente distinti tra loro, solo una esigua porzione di documenti manziniani è stata rinvenuta nell’Archivio Falqui e lì conservata come Appendice.

Rispettato il vincolo posto da Gianna Manzini sull’apertura di alcuni materiali conservati in una cassetta, le carte sono state ordinate, mantenendo sempre eventuali raggruppamenti disposti dall’autrice, e descritte in un inventario dettagliato[9] che dà conto anche di altre porzioni di carte manziniane conservate in altre istituzioni, quali il Fondo Falqui della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, oggetto di lascito affettuoso a Mimma Mondadori. Le carte dell’Archivio del Novecento costituiscono tuttavia un insieme vasto ed eterogeneo, decisamente interessante e ricco sia per la tipologia dei documenti conservati – corrispondenza, manoscritti e dattiloscritti di opere, bozze di stampa, ritagli di giornale talora con correzioni autografe dettate dal suo raffinatissimo senso estetico e musicale –, sia per l’ampio arco di tempo di cui offrono testimonianza. Alcuni di questi materiali, infatti, risalgono ai primi del Novecento, in particolare due volumi a stampa del padre di Gianna, Giuseppe Manzini, Libero amore - Studio di Sociologia Moderna, del 1905, e la novella Tatà, del 1915.

La parte più estesa del Fondo Manzini è costituita dalla corrispondenza, che testimonia la fitta rete di relazioni intellettuali italiane e internazionali – in un arco cronologico che va dal 1929 con un fascicolo per il raffinato romanzo d’esordio di Gianna Manzini, «Lettere per “Tempo innamorato”», fino alla sua scomparsa, nel 1974. A questo ampio corpus sono accostabili dattiloscritti e manoscritti narrativi e critici, e un cospicuo numero di ritagli con racconti pubblicati dalla scrittrice su diversi periodici italiani, spesso con l’aggiunta di correzioni autografe direttamente sui ritagli, segno di un laboratorio in continua attività e di un inesausto, sempre inappagato desiderio di perfezionamento stilistico che è sua cifra distintiva.

Anche a Gianna Manzini è stata dedicata una mostra documentaria e iconografica inaugurata da un denso convegno presso la Casa delle Letterature di Roma e un catalogo, sempre per la collana “Scrittrici e intellettuali del Novecento” della Fondazione Mondadori[10], che dà conto della varietà di documenti presenti nelle tre istituzioni nelle quali sono conservate le sue carte. Scrittrice considerata “difficile” per l’altezza della sua prosa e per lo sguardo ad esperienze d’oltralpe – interessante la sua lettura di Virginia Woolf, i suoi rapporti con Jean Pauhlan –, Gianna Manzini sembra finalmente suscitare nuovi e meritati interessi editoriali: recentissima la riedizione della raccolta di racconti Arca di Noè[11], che appare nello stesso anno di uno studio di D’Ambrosio[12] su un’altra silloge di testi brevi, congenialissimi alla scrittrice pistoiese, Venti racconti, pure condotto sulla ricognizione di documenti presso l’Archivio del Novecento, in particolare sulla riflessione, in gran parte inedita, Appunti per una lezione sulla prosa d’arte.

Molto studiato per l’ampiezza dei corrispondenti e i faldoni contenenti progetti editoriali è anche il Fondo Enrico Falqui, che per i molteplici interessi del critico e per la sua infaticabile e lunga attività – se ne veda l’aurorale e bella ricognizione offerta da Aldo Mastropasqua[13] –, offre ricchi materiali a ricercatori italiani e stranieri e terreni d’indagine adatti anche a tesi di laurea e di dottorato[14], in particolare la curatela di carteggi inediti che contribuiscono notevolmente, sotto il profilo scientifico, alla ricostruzione della temperie culturale e delle feconde relazioni intellettuali nel Novecento letterario italiano.

Il Fondo Falqui conserva anche interessanti materiali fotografici, basti pensare a quelli utilizzati da Falqui per Bibliografia e Iconografia del Futurismo, edizione opulenta, generosamente documentata, apparsa nel cinquantesimo anniversario della fondazione del movimento d’avanguardia[15], autografi di grande pregio, quali alcune importanti carte ungarettiane, di recente utilizzate anche per l’epistolario[16]; alcuni splendidi manoscritti di Dino Campana giunti a Falqui con la mediazione di Mario Novaro nel periodo in cui il critico stava lavorando alla riedizione dei Canti Orfici, che aveva deciso di riproporre con rispetto della princeps, così emendando quella curata con troppa disinvoltura da Bino Binazzi nel 1928, e dei preziosi Inediti[17]. Impegnato per anni nell’edizione vallecchiana delle opere complete di Curzio Malaparte, a lungo interlocutore e corrispondente, Falqui ha lasciato anche ricchi materiali malapartiani, consultati per l’edizione filologica dell’incompiuto Ballo al Kremlino[18].

Dei carteggi su cui le carte conservate presso l’Archivio del Novecento hanno permesso di lavorare, mi fa piacere ricordare le numerose e interessanti lettere gaddiane apparse per l’ottima curatela di Aldo Mastropasqua[19], missive salienti anche per la sofferta elaborazione e l’altrettanto difficile storia editoriale di Eros e Priapo.

Il Fondo Gianna Manzini e il Fondo Enrico Falqui sono oggetto, insieme al Fondo Luigi Malerba – tutti e tre dichiarati di notevole interesse storico dalla Soprintendenza archivistica del Lazio –, della ricerca di Ateneo TeCa. Testi e Carteggi dal Novecento letterario, che si propone di salvaguardare i documenti tramite digitalizzazione e inserimento delle schede inventariali sul sito «Carte d’autore online» e di valorizzare sotto il profilo scientifico e divulgare i documenti digitalizzati in due direzioni complementari: lavoro filologico sui testi e ricostruzione delle reti culturali in prospettiva nazionale ed europea.

Nel prossimo autunno, il 3 e 4 ottobre 2024, si svolgerà tra la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e la Sapienza un convegno nato dal progetto TeCa dedicato a Gianna Manzini ed Enrico Falqui, un modo per ricordare il loro lavoro ininterrotto, e in costante e fecondo dialogo, nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario della loro scomparsa.

Sarebbe inattuabile dare qui il giusto conto di tutti i fondi conservati presso l’Archivio del Novecento e delle nuove ricerche continuamente avviate sul patrimonio documentale, mi limito pertanto a segnalare solo alcune raccolte di documenti interessate da ricerche e attività di ordinamento e inventariazione e alcune iniziative editoriali concluse di recente o tuttora in svolgimento, rinviando al sito «Carte d’autore online»[20] per l’elenco completo dei fondi d’autore.

I cospicui documenti del Fondo Carlo Bernari, autore del celebre Tre operai (1934)[21], scrittore dalla produzione sfaccettata – oltre alla narrativa, sceneggiature e reportages di viaggio e di guerra –, nonché fine fotografo, hanno consentito, negli anni, diversi lavori di approfondimento e riscoperta, tra i quali, nel 2012, una mostra di materiali inaugurata da un convegno presso il Museo Laboratorio della Sapienza. Il Fondo Bernari è ora in fase di nuovo ordinamento, lavoro cui collaborano come tirocinanti, data la sua utilità didattica, alcuni studenti e alcune studentesse dei corsi magistrali della Facoltà di Lettere.

Alle carte del Fondo Luce d’Eramo, donato dal figlio Marco, e riordinato tra il 2011 e il 2013, molto devono saggi sui suoi romanzi più noti, convegni e pubblicazioni, in particolare l’edizione complessiva della sua narrativa breve, Tutti i racconti[22], che riunisce quelli apparsi su rivista e/o in raccolte parziali, con l’aggiunta di alcuni inediti, e il convegno internazionale svoltosi a Parigi nel 2016 i cui risultati scientifici sono raccolti in un ampio volume di atti[23].

Un importante lavoro di ordinamento e inventariazione ha interessato il Fondo del Sindacato Nazionale Scrittori, fondato a Roma da Corrado Alvaro e Libero Bigiaretti, salvato dalla dispersione per intervento della CGIL nazionale e successivamente dichiarato di importante interesse storico dalla Soprintendenza archivistica per il Lazio, per l’ampio arco cronologico della documentazione (1945-2013) e per il prestigio dei suoi iscritti. L’inventario, realizzato grazie ai fondi ottenuti con un bando della Soprintendenza, è già da tempo disponibile online (SIUSA)[24].

Grazie al fondo intitolato a Gherardo Marone e alla rivista napoletana «La Diana», fondo parziale ma pregevole, che conserva alcune straordinarie cartoline scritte da Giuseppe Ungaretti durante la Prima guerra mondiale, è stato allestito un volume di lettere, Da una lastra di deserto[25], che non solo testimonia il vivace e affettuoso legame tra Ungaretti e Marone, ma offre anche varianti inedite di poesie composte al fronte e inviate all’amico napoletano per «La Diana».

Tra le pubblicazioni che si sono giovate delle carte conservate presso l’Archivio del Novecento, va ricordato l’imponente saggio di storia contemporanea, Zwischen Hitler und Mussolini. Guido Manacorda und die Faschistischen Katholiken, realizzato da Patrick Ostermann grazie anche a mesi di ricerche nel fondo del germanista e traduttore Guido Manacorda, importante interlocutore della Santa Sede e di alti funzionari della Germania nazista, che conserva una ricchissima corrispondenza.

Rimanendo alle pubblicazioni, il Fondo Luigi Malerba, acquisito nel 2017 e ricco di ritagli, recensioni, corrispondenza, dattiloscritti con numerose stesure dei romanzi, filologicamente preziose, ha già prodotto un considerevole numero di saggi raccolti in un fascicolo monografico di «Avanguardia»[26] e un convegno organizzato presso la Casa delle Letterature e la Biblioteca Alessandrina nel 2018, cui si aggiungono un denso saggio di Tommaso Pomilio[27] e due tesi di dottorato[28] che pure si sono giovate di ricerche presso l’Archivio del Novecento. Gli studi si accompagnano a pubblicazioni di testi malerbiani: la raccolta di racconti, già apparsi su periodici o in volume, cui l’autore attendeva negli ultimi mesi della sua vita, Sull’orlo del cratere[29], allestita postuma da Gino Ruozzi, che qualche anno più tardi ha curato anche l’imponente edizione complessiva, Tutti i racconti[30], magnifico repertorio delle innumerevoli sperimentazioni formali, di voce, personaggi, ambientazioni di cui Malerba ha investito la narrativa breve a lui particolarmente congeniale.

Una felice anticipazione: l’imminente, generosa donazione all’Archivio del Novecento anche di un’ultima tranche del Fondo Malerba finora conservata dalla famiglia, l’Archivio Malerba Cinema, che offrirà alla comunità scientifica soggetti per cinema e televisione, sceneggiature o trattamenti cinematografici in larga parte inediti.

In questi mesi, infine, è in corso di realizzazione l’ordinamento del Fondo Angelo Maria Ripellino, boemista e russista, oltre che scrittore, poeta e saggista in lingua italiana. Si tratta di un aggregato documentario affascinante, che conserva testi, appunti, traduzioni, corrispondenza in diverse lingue e agende manoscritte con inchiostri di diverso colore e applicazione di ritagli, cartoline, disegni che le rendono dei manufatti straordinari.

È contemporaneamente interessato da una prima ricognizione finalizzata a stilare un elenco di consistenza, l’eterogeneo, non ordinato e parziale Fondo Carlo Villa, ricevuto per donazione (un’altra porzione dell’archivio di Carlo Villa era stata inviata al Centro Manoscritti dell’Università di Pavia). Anche questo lavoro[31], che ha utili effetti didattici, è affidato, con supervisione, a un gruppo di tirocinanti interni.

Pur non mancando aspetti perfettibili, a cominciare da un auspicabile incremento di personale e di spazi, l’Archivio del Novecento della Sapienza è un luogo estremamente vivo, molto amato non solo dai ricercatori ma anche dagli studenti che hanno modo di prendere contatto e confidenza con documenti originali e di apprendere metodi di indagine filologica sul campo. L’atmosfera che vi si respira, infatti, è quella di un laboratorio in cui vigono la collaborazione, l’entusiasmo e la gratuità dello scambio intellettuale.

 

 

 

[1] Ricordo con piacere i lavori di due giovani studiose alle quali il Fondo Silvio Micheli ha offerto materia d’indagine e ricostruzione critica: «Anche di romanzatura si deve vivere». Carteggio Pavese-Micheli (1942-1950), a cura di F. PLACIDI, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2020 e G. BASSI, «Con assoluta sincerità». Il lavoro editoriale di Natalia Ginzburg, Firenze-Siena, Firenze University Press-USiena Press, 2023, online URL: <https://media.fupress.com/files/pdf/24/12992/37508>.

[2] Con lungimiranza e generosità, il nipote Alvise Memmo fino a gennaio 1998 ha continuato a raccogliere e conservare tra i documenti, i ritagli stampa dedicati all’opera di Paola Masino anche dopo la scomparsa della scrittrice, avvenuta nel 1989.

[3] Paola Masino, a cura di F. BERNARDINI NAPOLETANO e M. MASCIA GALATERIA, Milano, Fondazione Mondadori, 2001.

[4] L’archivio di Paola Masino. Inventario, a cura di F. BERNARDINI NAPOLETANO, Roma, Casa Editrice Università La Sapienza, 2004.

[5] P. MASINO, Album di vestiti, a cura di M. MASCIA GALATERIA, Roma, Elliot, 2015.

[6] Le tre riedizioni, tutte per la curatela di M. MASCIA GALATERIA, sono: P. MASINO, Periferia, Salerno/Milano, Oèdipus, 2016; EAD., Anniversario, Roma, Elliot, 2016; EAD., Racconto grosso e altri, Roma, Rina edizioni, 2021.

[7] Paola Masino. Scrittrici e intellettuali del Novecento. Approfondimenti, a cura di B. MANETTI, Milano, Mondadori, 2016.

[8] Pittori del Novecento e carte da gioco. La collezione di Paola Masino, Museo di Roma – Palazzo Braschi, 15 dicembre 2016 – 30 aprile 2017, mostra e catalogo a cura di M. MASCIA GALATERIA e P. MASINI, Modena, Diano Libri, 2016.

[9] L’archivio di Gianna Manzini. Inventario, a cura di C. BELLO MINCIACCHI, C. MARTIGNONI. A. MIOLA, S. CIMINARI, A. CUCCHIELLA, G. YEHYA, Roma, Carocci, 2006.

[10] Gianna Manzini, a cura di F. BERNARDINI NAPOLETANO e G. YEHYA, con la collaborazione di S. CIMINARI, S. GHIRARDELLO e F. PAOLI, Milano, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2005.

[11] G. MANZINI, Arca di Noè. Racconti, Roma, Rina edizioni, 2023.

[12] Cfr. A. D’AMBROSIO, «Una diversa me stessa». Venti racconti di Gianna Manzini, in «La sintassi del mondo». La mappa e il testo, a cura di L. BARDELLI, E. CAPORICCIO, U. CONTI, A. D’AMBROSIO, C. FACCHIN, M. ROMANELLI, Firenze, Società Editrice Fiorentina, 2023, pp. 393-413, ed. cartacea e digitale; online URL: https://digital.dilef.it/capitolo/una-diversa-me-stessa-emventi-raccontiem-di-gianna-manzini/153.

[13] A. MASTROPASQUA, Un castello di carte: l’Archivio Enrico Falqui, in Falqui e il Novecento, a cura di G. ZAGRA, «Quaderni della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma», XIII, 2009, pp. 71-78.

[14] Mi fa piacere ricordare il recente lavoro dottorale di A. D’AMBROSIO, «Noi si lavora per vocazione». Il carteggio di Giuseppe De Robertis ed Enrico Falqui (1933-1943), Tutor Simone Magherini, ciclo XXXIII, a.a. 2019/2020. Nell’ampio saggio introduttivo si dà conto, tra l’altro, della meticolosità filologica con cui Falqui si è dedicato alle edizioni e riedizioni campaniane (cfr. infra) per le quali ha più volte richiesto il parere di Giuseppe De Robertis. Su questo segnalo anche A. D’AMBROSIO, «E si raccoglie la mia anima». Contributo a una storia dei Canti Orfici, «PEML», 5, 2020, dedicato ai carteggi di Falqui con Contini e Giuseppe De Robertis per l’edizione dei testi campaniani.

[15] E. FALQUI, Bibliografia e Iconografia del Futurismo, Firenze, Sansoni antiquariato, 1959, poi in ristampa anastatica Firenze, Le Lettere, 1988. Il critico aveva dimostrato notevole interesse per il Futurismo anche in alcune trasmissioni radiofoniche che avevano poi originato Il Futurismo. Il Novecentismo, a cura di E. FALQUI, Torino, ERI, 1953. Su questo cfr. A. D’AMBROSIO, «Un libro eccellente». Bibliografia e Iconografia del futurismo di Enrico Falqui, in La modernità letteraria e le declinazioni del visivo. Arti, cinema, fotografia e nuove tecnologie. Atti del XIX Convegno Internazionale della MOD, 22-24 giugno 2017, a cura di R. GASPERINI GERONA, F. MILANI, Pisa, ETS, pp. 177-184.

[16] G. UNGARETTI, Le lettere di una vita. 1909-1970, a cura di F. BERNARDINI NAPOLETANO, Milano, Mondadori, 2022.

[17] D. CAMPANA, Canti orfici, a cura di E. FALQUI, Firenze, Vallecchi, 1941 e ID., Inediti, a cura di E. FALQUI, Firenze Vallecchi, 1942. Campana era destinato a rimanere autore d’indagini e curatele appassionate: più tardi avrebbe curato Canti orfici e altri scritti, Firenze, Vallecchi, 1960 e l’edizione complessiva ID., Opere e contributi, Firenze, Vallecchi, 1973 e avrebbe prefato l’inedito Taccuinetto faentino, a cura di D. DE ROBERTIS, Firenze, Vallecchi, 1960 e l’anastatica del ritrovato Il più lungo giorno, a cura di D. DE ROBERTIS, Roma e Firenze, Archivi Arte e cultura dell’età moderna e Vallecchi, 1973.

[18] C. MALAPARTE, Il ballo al Kremlino (Materiale per un romanzo), a cura di R. RODONDI, Milano, Adelphi, 2012. L’opera, lasciata incompiuta e con diversa grafia (Cremlino in luogo di Kremlino), era apparsa per la prima volta proprio per le cure del critico di Frattamaggiore: ID., Il ballo al Cremlino e altri inediti di romanzo, a cura di E. FALQUI, Firenze, Vallecchi, 1971.

[19] C. E. GADDA, Lettere a Enrico Falqui e a Gianna Manzini, a cura di A. MASTROPASQUA, in «I quaderni dell’Ingegnere», 2014, n. 5, pp. 95-186.

[20] Presso il sito «Carte d’autore online», cui afferiscono diversi Archivi italiani, è consultabile l’elenco completo dei fondi d’autore conservati presso l’Archivio del Novecento della Sapienza di Roma e sono accessibili circa 22.000 schede e, previo permesso, le oltre 10.000 immagini digitalizzate, online URL: https://www.cartedautore.it/archivi/andro.html.

[21] Il romanzo è stato ripubblicato con introduzione filologica e critica fondata sullo studio dei materiali conservati presso l’Archivio del Novecento: C. BERNARI, Tre operai, a cura di F. BERNARDINI NAPOLETANO, Milano, Mondadori, 2005.

[22] L. D’ERAMO, Tutti i racconti, a cura di C. BELLO MINCIACCHI, Roma, Elliot, 2013.

[23] Luce d’Eramo. Un’opera plurale crocevia dei saperi, a cura di M. P. DE PAULIS, C. LUCAS FIORATO, A. TOSATTI, Roma, Sapienza Università Editrice, 2019.

[24] Storia archivistica, descrizione e inventario del Fondo Sindacato Nazionale Scrittori sono accessibili online URL: https://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=comparc&Chiave=594855.

[25] G. UNGARETTI, Da una lastra di deserto. Lettere dal fronte a Gerardo Marone, a cura di F. BERNARDINI NAPOLETANO, Milano, Mondadori, 2015.

[26] Cfr. Per Luigi Malerba, numero monografico di «Avanguardia», XXIII, n. 67, 2018.

[27] T. POMILIO, Vibrando; o dell’immagine del suono. Malerba dal Serpente al Protagonista, in Antimimesis. Le poetiche antimimetiche in Italia (1930-1980), a cura di A. GIALLORETO, S. JURIŠIĆ, Novate Milanese, Prospero, 2021, pp. 369-407.

[28] E. SINNO, Parodia e sperimentalismo nel Protagonista di Luigi Malerba, Firenze, Cesati, 2023 e M. FARINA, La narrativa di Luigi Malerba tra testualità, generi e ricezione, tutor G. Turchetta, XXXV ciclo, a.a. 2020/2021.

[29] L. MALERBA, Sull’orlo del cratere, a cura di G. RUOZZI, Milano, Mondadori, 2018.

[30] ID., Tutti i racconti, a cura di G. RUOZZI, Milano, Mondadori, 2020.

[31] Sul Fondo Carlo Villa e sul lavoro di ordinamento in corso si veda il contributo di Arianna Saggio in questo stesso fascicolo.