p. 52-56 > Strommole e piquogne

Strommole e piquogne

Carmine Lubrano

 

e si può scrivere una canzone con la punta del chiodo e lo spago

lo strummolo che rucula rudda rupizza ruzzula ruzzula sinpanna se nchiumma

 

si prende uno strummolo colorato    si avvolge intorno al chiodo lo spago  

si tira lo spago e sulla punta del chiodo lo strummolo gira gira      gira ruzzula

IL GESTO DIVENTA SEGNO        IL SEGNO DIVENTA    SUONO

il canto notturno di un pesce   si combina con  il canto delle cicale innamorate

che schiattano alla fine dell’estate

il chiodo dello strummolo sul foglio bianco ha tracciato punti linee curve

ed il tutto potrebbe somigliare (ESSERE) ad una partitura ottico-foonetica      

una architettura

di emissioni gestuali (che divengono sonore) per combin-azioni

di respiro e silenzio

e tra l’assordante ticchettio di una risonanza magnetica

il chiodo o il grammofono di Ulisse nel sogno (segreto?) di Benjamin producono

suono strrridente che strrridendo ritorna ad essere segno e parola quasi parola

ma già fenomeno della voce da una scrittura differente e sembra quasi di essere

in un quartiere di Algeri dove gli occhi della lingua si annebbiano tra tappeti stesi

pura narrazione barocca  e scrittura non scrittura nella farmacia di Platone

nel mentre Kurt  incolla inchioda stampa declama fischia  abbaia tra fatarima e

fataverso e per la performance totale

e dopo gli aedi i cantori i trovatori e i trobadori (che componevano versi e musica

per la recitazione) ecco Boccaccio ed il suo Decameron

Basile e la voce che in-canta

nel cunto

il secolo breve delle avanguardie e neo-avanguardie

vede il dadaismo  il futurismo

la beat generation  il Festival di Castel Porziano   Berio e Sanguineti    

Pagliarani e il rossocorpolingua  

Balestrini    la poesia totale di Spatola 

la performance-poetry di Patrizia Vicinelli

E ANCORA OGGI IN VARIE PARTI DEL MONDO LA PERFORMANCE-POETRY VIENE

UTILIZZATA COME STRUMENTO DI DISSENSO E CRITICA SOCIALE

così come la Spoken Word (anni venti) utilizzata nelle lotte per i diritti civili dagli

afroamericani statunitensi

successivamente l’Hip Hop e lo stesso Poetry Slam che ancora oggi

negli Stati Uniti raccontano la rabbia il disagio

esempi di Spoken Word come critica sociale li ritroviamo

anche in Palestina e Brasile

(contro Bolsonaro)

in Italia ormai da anni la poesia non attraversa più i luoghi della protesta

e Spoken  Rap e Poetry Slam  sono caduti tutti nel pentolone del postmodernismo

tra improvvisazioni  gare garette  balbettìi   trilli tra i trulli di pappagallini in festa

e qualche stonato cinguettio sanremese

tra il susseguirsi di ricette improvvisate  di “musica e poesia” “poesia e musica”

laddove stentiamo a ritrovare la musica stentiamo a ritrovare la poesia

POVERA POVERA POESIA          LA POESIA È UNALTRA COSA

“la poesia non ha bisogno di musica è già musica

musikè fonè logos

ci sono attori che leggono la poesia ma la straziano

la poesia non va letta la poesia non va musicata

la poesia va vaneggiata” (Carmelo Bene)

 

e che oggi è necessaria una nuova poesia antagonista che sia malsania

freva quartana bavosa di smisturata maraviglia

smasticando la poltiglia di fuliggine

e con lopulenza del mestiere ingravidare la purulenza del poetarum

tra orrido e schifo

della festa con effimera luce

infangare la voce con rauca dismisura covuommeco e tuosseco

e sulla pagina cenciosa

di usurpazioni praticare luso prolungato di una rima accidiosa che osa

tra sangue ed orine

il rosso heros politico subsulto il jazz lapillum di un volcano mai spento  

dal ritmo eloquente

POESIA IN EREZIONE che insorge selvaggia e con erotica bene-dizione

e con l’arte della rivolta l’occhio che

ascolta l’im pagin'Azione delirante          Carmelo Bene che legge Dante

una nuova nolana comedia   tra protopozzi e biglietti per anfratti infernali

bisogna ancora sporcarsi le mani    

A pro  fon  DIRE    tutta la scola napulitana nella distillazione alchemica

e con nuove piedigrotte

coi botti i tricchitracchi 

infilando la lingua nel buco del culo del mondo quest’averno profondo

 

LA VOCE  LORALITÀ  LA LENGUA NEAPULITANA   QUALI ARMI SINESTETICHE

 

e CARMINECANTA tra barocco e dada e funiculì funiculà

non è semplice suono ma è verbo che danza e che invita alla danza

invita ad uscire

dalla stanza   andare tra vicoli e piazze                  diventa canto di resistenza

e dalla pagina il gesto il segno diventa suono

l’inchiostro nei guizzi e schizzi ci sguazza   insegue il verso che avanza

e cerca lo spazio

vuoto    il peccato della pagina stanca e non si sazia solo nel segno

ma diventa   carezza

con laccento che graffia  la vocale che allecca la nota stonata

con un salto nel fosso

di un rebus dalla fioritura dortica che regala il prurito e pizzica pizzica

taranta tarantola      il ritmo è quello della tarantella un canoro bordello

 

CARMINECANTA come Virgilio il mago l’nfernale priera della Sibilla Cumana

mentre la terra trema

le parole comm’ ‘a scarrafune nire escono fora dalle saittelle i versi tra tosse

e paradossi

sarrunchiano nel rantolo per la prucessione devajasses con le spaccastrommole

la scrittura si dilata in tutte le direzioni  la sonorità della parola si tinge

di effetti cromatici

sonorità ora liquida nel gorgogliare le sillabe che si sciolgono

in bocca cantilenando

neniando  letaniando come in un miscuglio disciolto   come i bambini

con il latte materno

il plurilinguismo con sonorità dissimili fra loro tra assonanze e dissonanze

vive tensioni

anacronistiche e col frammentarsi delle diafonie

lo gnommero ingoiato dallurlo e dallo sbadiglio di una società seicentesca

e nel dubbio

si mastica come comunicazione prelinguistica (infantile)

che diviene linguaggio interiore

nelladulto (riverberazioni di grumi linguistici come nella poesia sonora dadaista

di Kurt Schwitters e Hugo Ball )

CARMINECANTA come a Parigi e senza traduzione in franconapoletano”:

Julie Juliette / je taspette ndint’ ‘o vicolette / e ncopp’ ‘a culunnette /

nu vase te mett/…

CARMINECANTA per sedurti sonetti seducenti scabrose serenate

al Cabaret Voltaire

e co’ Lengua amorOsa   il trobar clus   il cadavre exquis

improvvisi calembours delle pescatrici

maccarune ca’ ricotta

o rusario de’ criature ‘n croce

e comm’ acqua chiuvana

ca sta ssona a lu cacaturo

CARMINECANTA