Strommole e piquogne
Carmine Lubrano
e si può scrivere una canzone con la punta del chiodo e lo spago
lo strummolo che rucula rudda rupizza ruzzula ruzzula s’inpanna se ‘nchiumma
si prende uno strummolo colorato si avvolge intorno al chiodo lo spago
si tira lo spago e sulla punta del chiodo lo strummolo gira gira gira ruzzula
IL GESTO DIVENTA SEGNO IL SEGNO DIVENTA SUONO
il canto notturno di un pesce si combina con il canto delle cicale innamorate
che schiattano alla fine dell’estate
il chiodo dello strummolo sul foglio bianco ha tracciato punti linee curve
ed il tutto potrebbe somigliare (ESSERE) ad una partitura ottico-foonetica
una architettura
di emissioni gestuali (che divengono sonore) per combin-azioni
di respiro e silenzio
e tra l’assordante ticchettio di una risonanza magnetica
il chiodo o il grammofono di Ulisse nel sogno (segreto?) di Benjamin producono
suono strrridente che strrridendo ritorna ad essere segno e parola quasi parola
ma già fenomeno della voce da una scrittura differente e sembra quasi di essere
in un quartiere di Algeri dove gli occhi della lingua si annebbiano tra tappeti stesi
pura narrazione barocca e scrittura non scrittura nella farmacia di Platone
nel mentre Kurt incolla inchioda stampa declama fischia abbaia tra fatarima e
fataverso e per la performance totale
e dopo gli aedi i cantori i trovatori e i trobadori (che componevano versi e musica
per la recitazione) ecco Boccaccio ed il suo Decameron
Basile e la voce che in-canta
nel cunto
il secolo breve delle avanguardie e neo-avanguardie
vede il dadaismo il futurismo
la beat generation il Festival di Castel Porziano Berio e Sanguineti
Pagliarani e il rossocorpolingua
Balestrini la poesia totale di Spatola
la performance-poetry di Patrizia Vicinelli
E ANCORA OGGI IN VARIE PARTI DEL MONDO LA PERFORMANCE-POETRY VIENE
UTILIZZATA COME STRUMENTO DI DISSENSO E CRITICA SOCIALE
così come la Spoken Word (anni venti) utilizzata nelle lotte per i diritti civili dagli
afroamericani statunitensi
successivamente l’Hip Hop e lo stesso Poetry Slam che ancora oggi
negli Stati Uniti raccontano la rabbia il disagio
esempi di Spoken Word come critica sociale li ritroviamo
anche in Palestina e Brasile
(contro Bolsonaro)
in Italia ormai da anni la poesia non attraversa più i luoghi della protesta
e Spoken Rap e Poetry Slam sono caduti tutti nel pentolone del postmodernismo
tra improvvisazioni gare garette balbettìi trilli tra i trulli di pappagallini in festa
e qualche stonato cinguettio sanremese
tra il susseguirsi di ricette improvvisate di “musica e poesia” “poesia e musica”
laddove stentiamo a ritrovare la musica stentiamo a ritrovare la poesia
POVERA POVERA POESIA LA POESIA È UN’ALTRA COSA
“la poesia non ha bisogno di musica è già musica
musikè fonè logos
ci sono attori che leggono la poesia ma la straziano
la poesia non va letta la poesia non va musicata
la poesia va vaneggiata” (Carmelo Bene)
e che oggi è necessaria una nuova poesia antagonista che sia malsania
freva quartana bavosa di smisturata maraviglia
smasticando la poltiglia di fuliggine
e con l’opulenza del mestiere ingravidare la purulenza del poetarum
tra orrido e schifo
della festa con effimera luce
infangare la voce con rauca dismisura co’ vuommeco e tuosseco
e sulla pagina cenciosa
di usurpazioni praticare l’uso prolungato di una rima accidiosa che osa
tra sangue ed orine
il rosso heros politico subsulto il jazz lapillum di un volcano mai spento
dal ritmo eloquente
POESIA IN EREZIONE che insorge selvaggia e con erotica bene-dizione
e con l’arte della rivolta l’occhio che
ascolta l’im pagin'Azione delirante Carmelo Bene che legge Dante
una nuova nolana comedia tra protopozzi e biglietti per anfratti infernali
bisogna ancora sporcarsi le mani
A pro fon DIRE tutta la scola napulitana nella distillazione alchemica
e con nuove piedigrotte
coi botti i tricchitracchi
infilando la lingua nel buco del culo del mondo quest’averno profondo
LA VOCE L’ORALITÀ LA LENGUA NEAPULITANA QUALI ARMI SINESTETICHE
e CARMINECANTA tra barocco e dada e funiculì funiculà
non è semplice suono ma è verbo che danza e che invita alla danza
invita ad uscire
dalla stanza andare tra vicoli e piazze diventa canto di resistenza
e dalla pagina il gesto il segno diventa suono
l’inchiostro nei guizzi e schizzi ci sguazza insegue il verso che avanza
e cerca lo spazio
vuoto il peccato della pagina stanca e non si sazia solo nel segno
ma diventa carezza
con l’accento che graffia la vocale che allecca la nota stonata
con un salto nel fosso
di un rebus dalla fioritura d’ortica che regala il prurito e pizzica pizzica
taranta tarantola il ritmo è quello della tarantella un canoro bordello
CARMINECANTA come Virgilio il mago l’nfernale priera della Sibilla Cumana
mentre la terra trema
le parole comm’ ‘a scarrafune nire escono fora dalle saittelle i versi tra tosse
e paradossi
s’arrunchiano nel rantolo per la prucessione de’ vajasses con le spaccastrommole
la scrittura si dilata in tutte le direzioni la sonorità della parola si tinge
di effetti cromatici
sonorità ora liquida nel gorgogliare le sillabe che si sciolgono
in bocca cantilenando
neniando letaniando come in un miscuglio disciolto come i bambini
con il latte materno
il plurilinguismo con sonorità dissimili fra loro tra assonanze e dissonanze
vive tensioni
anacronistiche e col frammentarsi delle diafonie
lo gnommero ingoiato dall’urlo e dallo sbadiglio di una società seicentesca
e nel dubbio
si mastica come comunicazione prelinguistica (infantile)
che diviene linguaggio interiore
nell’adulto (riverberazioni di grumi linguistici come nella poesia sonora dadaista
di Kurt Schwitters e Hugo Ball )
CARMINECANTA come a Parigi e senza traduzione in “franconapoletano”:
Julie Juliette / je t’aspette ‘ndint’ ‘o vicolette / e ‘ncopp’ ‘a culunnette /
nu vase te mett’ /…
CARMINECANTA per sedurti sonetti seducenti scabrose serenate
al Cabaret Voltaire
e co’ Lengua amorOsa il trobar clus il cadavre exquis
improvvisi calembours delle pescatrici
maccarune ca’ ricotta
o rusario de’ criature ‘n croce
e comm’ acqua chiuvana
ca sta ssona a lu cacaturo
CARMINECANTA