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«L’illuminista»

Francesco Muzzioli

 

 

RIASSUNTO

Descrizione de “l’illuminista” rivista accademica fondata e promossa da Walter Pedullà

PAROLE CHIAVE : L’illuminista, rivista letteraria, Walter Pedullà, tendenza

 

ABSTRACT

Description of "l'illuminista" academic review created and promoted by Walter Pedullà

KEYWORDS : L’illuminista, literary review, Walter Pedullà, tendency

 

«L’illuminista» è una rivista accademica finanziata dall’Università “Sapienza” di Roma. Questo le dà una sicurezza maggiore rispetto ad altre riviste, nello stesso impone obblighi (di numeri all’anno, per dirne uno) e pressioni (come quella recente per passare interamente online).

Tuttavia, malgrado questi condizionamenti, «L’illuminista» ha goduto di una certa libertà che consente di definirla una rivista felicemente “di tendenza”. La data d’inizio è l’anno inaugurale 2000 e il suo fondatore-ideatore è stato Walter Pedullà che tuttora ne costituisce l’animatore, come Presidente del Comitato Scientifico, dopo esser stato sostituito nella direzione, causa il pensionamento, da Silvana Cirillo e ora da Tommaso Pomilio. Quanto all’editore, per lunghi anni se ne sono occupate le edizioni di Ponte Sisto, da poco sostituite da quelle dell’Ateneo stesso.

Pedullà è uomo da riviste, già aveva avuto parte nel «Caffè» di Vicari, nel «Cavallo di Troia» e in varie altre situazioni di periodici. Personalmente ricordo che, quando ero appena laureato, riunì un gruppo di sbarbatelli per un progetto, da cui vennero fuori i «Quaderni di critica». Eccolo dunque anche nel caso de «L’illuminista» circondarsi di una redazione di ex-allievi vecchi e nuovi. Già questo configura una scelta di campo ben diversa dalle consuete riviste accademiche, spesso miscellanee e generiche, dovendo dar retta a tutti secondo le gerarchie universitarie.

Anche il richiamo all’Illuminismo appare decisamente controcorrente in un’epoca dominata da scetticismi e debolismi vari. E per altro di “richiamo” esattamente si tratta, nel senso vaccinale del termine. Nell’editoriale che inaugura il primo numero, Pedullà lo spiega in vari modi: intanto è in atto una nuova Arcadia, rispetto alla quale è necessario reagire, un po’ come avvenuto nel Settecento. Ma non si tratta né di “rinascita”, né tanto meno di “resurrezione”; semmai di indicazioni attive proiettate nel futuro:

 

Dell'illuminismo ci piace ancora la voglia di capire per cam­biare e la voglia di ridere dinanzi a tutti i tentativi di farci cre­dere che le cose stanno mutando in meglio radicalmente. Si sarebbe tentati di dire che è in atto la restaurazione che sempre segue la rivoluzione ma sarebbe un inutile piangersi addosso. Stiamo assai meglio che alla fine del Settecento e alla fine dell'Ottocento: al punto che c'è poco da ridere se si torna a credere nel progresso, se non nel progressismo. Dovremo tuttavia progredire ancora molto, se vogliamo empi­ricamente toccare con mano la libertà e l'uguaglianza, valori per cui l'illuminismo non passerà mai di moda.[i]

 

Di qui il rilancio di alcuni termini chiave:

 

Salveremo della sua eredità almeno queste otto parole: tol­leranza, progetto, laicità, razionalità, verifica, naturalezza, umorismo e immaginazione. Facciamo dieci con spontaneità e logica, due sostantivi che Gadda amava accoppiare. Possia­mo arrivare a dodici? Ecco: lavoreremo perché la rivista ven­ga letta con piacere e utilità, coppia tipicamente illuminista. Per chiudere, o, meglio, per aprire: si accendano le luci.[ii]

 

Una tendenza che si può definire “sperimentale” («L’avanguardia muore, lo sperimentalismo mai», dice Pedullà), sorretta però da una indefettibile ironia, tant’è che il primo numero viene dedicato alla “Comicità”. Fin dall’inizio la rivista converge infatti in ciascun numero su di una direzione tematica. Procedendo negli anni, questa “vocazione monografica” si precisa nei numeri speciali doppi interamente dedicati ad un autore. Una formula felice – poi dirò perché – spinta forse inizialmente da una astuzia editoriale pragmatica, per ottemperare alla stringente regola dei tre numeri l’anno, ma realizzata in modo alquanto originale. Dicevo felice perché le monografie sugli autori hanno avuto la tendenza ad ingrossarsi ospitando, insieme a nuovi contributi saggistici, anche una corposa antologia della critica pregressa, soprattutto delle recensioni apparse sui quotidiani e quindi spesso disperse e di difficile reperimento, se non con caparbie fatiche in emeroteca da parte dei ricercatori. Così le grandi monografie de «L’illuminista» sono diventate uno strumento indispensabile non solo per i laureandi (che ne hanno fatto subito tesoro) ma per chiunque volesse approfondire le conoscenze in materia.

A partire dagli autori prediletti da Pedullà, come Malerba e Pagliarani, il ventaglio delle scelte è stato ampio, ha compreso Landolfi, Volponi e vari altri, dimostrando quindi una tendenza tutt’altro che settaria, molto aperta, che è arrivata a fare i conti senza pregiudizi anche con quella controversa avanguardia italiana che è il Futurismo: Futurismo e letteratura è il titolo del n. 27 uscito nel 2009, in coincidenza del centenario del Manifesto marinettiano (non è un numero doppio, questa volta, ma comunque un volumone di quasi 500 pagine).

Forse la scommessa più coraggiosa sono i due numeri che festeggiano i primi 10 anni della rivista. Pedullà, infatti, vi promuove il tentativo di un bilancio degli anni Zero del nuovo millennio, cosa difficilissima in assenza di tendenze rimarcate e in stagnazione di dibattito teorico. Affidati a critici della generazione in piena attività, rispettivamente Vincenzo Ostuni (il n. 30, Poeti degli Anni Zero) e Andrea Cortellessa (i nn. 31-32-33, Narratori degli Anni Zero), costituiscono rare prove di metter ordine in una produzione letteraria ormai quasi priva di storia, in quanto abbandonata alle oscillazioni del mercato, ma nella quale tuttavia possono essere rintracciate da uno sguardo acuto novità di rilievo tutte ancora da decifrare.

«Potremmo vederne di belle», scriveva Pedullà al termine dell’editoriale del primo numero. L’augurio è che – navigando tra gli scogli delle restrizioni e al contempo degli appetiti accademici – «L’illuminista» continui nel suo compito di “far luce” sul nostro complicato presente.

 

 


[i] W. PEDULLÀ, La parola alla ricerca della cosa, in «L’illuminista», I, 2000, n. 1, pp. 9-10.

[ii] Ivi, p. 10.