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Riviste e blog: fluidità, liquefazione, état de poésie

di Tiziana Colusso

 

RIASSUNTO

 

La direttrice del quadrimestrale Formafluens International Literary Magazine - che esiste dal 2009, dapprima come rivista telematica sulla rete internet e dal 2019 anche in versione cartacea - esplora il panorama attuale delle riviste e dei blog letterari, caratterizzati da una inarrestabile proliferazione e da una progressiva “liquefazione”, corrispondente peraltro alla dissolvenza della cosiddetta “società letteraria”, che dall’inizio del XX° secolo e fino agli anni 80-90 ha caratterizzato la vita culturale del paese. All’orizzonte di questo panorama, le impensabili prospettive aperte dall’utilizzo dei software di intelligenza artificiale anche nei settori culturali costituiscono una sfida che intellettuali e scrittori non possono ignorare.

PAROLE CHIAVE: Riviste * blog * poesia * società letteraria * (IA) intelligenza artificiale

 

ABSTRACT

 

The director of the quarterly Formafluens International Literary Magazine - which  exist since 2009, first as an online magazine on the internet and since 2019 also in print - explores the current panorama of literary magazines and blogs, characterized by an unstoppable proliferation and a progressive "liquefaction", corresponding, however, to the fading of the so-called "literary society", which from the beginning of the twentieth century and until the years 80-90 has characterized the cultural life of the country. On the horizon of this panorama, the unthinkable prospects opened up by the use of the artificial intelligence, even in the cultural sectors, are a challenge that intellectuals and writers cannot ignore.

 

 

Era il marzo del 2009. Nell’editoriale del primo numero del quadrimestrale «Formafluens – International Literary Magazine» provavo a chiarire, anzitutto a me stessa, il senso di quel nome-stemma, formafluens, due parole che nel logo della rivista si sono unite in una:

 

«L’espressione latina forma fluens, che si trova soprattutto in studi antichi sul moto e la materia, denota ciò che scorre e scorrendo si trasforma […]. In questo spazio letterario virtualmente globale, l’espressione forma fluens è diventata in qualche modo lo stemma poetico del movimento come irriducibile vitalità di ciò che caparbiamente esiste e resiste ad ogni tentativo di fermare in una definizione, in una lingua, in un genere, in una biografia, ciò che fluisce indiviso, come il mitico fiume della mistica araba a cui ogni essere umano come indistinta goccia torna dopo la morte. Viaggiando e frequentando lingue e culture diverse, l’immagine della forma fluens è diventata il simbolo di un état de poésie, di una poetica vitale che si nutre degli incontri con l’Altro o, meglio, gli Altri, plurali e irriducibili: altre lingue, altre geografie, altri orizzonti, altre religioni, altre storie.»

 

Era il 2009, quasi quindici anni fa. Un’era geologica. La rivista era solo in versione on line, agganciata al sito – www.formafluens.net , sito che dal offre dal 2019 la versione telematica a completamento di quella cartacea, più altre sezioni di “Eventi” e “Extras” multimediali). Formafluens Magazine rimbalzava on line da un paese all’altro, da un Festival Letterario a una Writers’ House. Spesso mi capitava di incontrare autori che erano stati pubblicati sulla rivista a un convegno a Sofia, e poi di nuovo a un Poetry Festival a Calcutta. Era un’altra era. 

Ricordo anche che nel marzo del 2011 – che è solo una decina di anni fa, ma oggi appare un’era geologica remota – avevamo organizzato insieme ad altri responsabili di riviste - in particolare Marco Palladini, allora direttore della rivista  «Le reti di Dedalus», alla quale è subentrata la rivista «L’Age d’Or»- , il convegno “LETTERATRONICA Riviste, editoria e scritture nella rete globale”. L’incontro era ospitato nel salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana, e austeri manoscritti dagli scaffali del ballatoio sembravano guardarci con perplessità, come se questa “rete” fosse un’illusione ottica. Ma in verità già da tempo il mondo letterario, e le riviste in particolare, erano sbarcati sul web.

 Il discrimine fondamentale che ha favorito la diffusione delle riviste telematiche e poi dei blog è il carattere di “gratuità”, almeno per gli utenti. Per chi lavora alla costruzione di siti e riviste c’è invece un grandissimo impegno, nella maggior parte dei casi volontario, pro bono. Il lato positivo di questa accessibilità, libertà e gratuità è che “i giovani”, che con buona volontà didattica Sanguineti voleva coinvolgere in «Bollettario», come risulta da un articolo di Nadia Cavalera in proposito[i], oggi fondano in un batter d’occhio nuove riviste telematiche o blog, in una proliferazione feconda ma che contribuisce anche alla frantumazione del campo letterario e poetico.

Ma la vera cesura è stata la pandemia, che ha accelerato le infinite e radicali trasformazioni del mondo della poesia, della letteratura, della cultura, e in generale della società stessa in ogni settore e ad ogni livello. Oggi l’immagine vigente non sembra più quella della fluidità, che nel mio immaginario era un antidoto agli steccati ideologici, linguistici, culturali, ma quella della liquefazione: tutto sembra liquefarsi, nel mondo della comunicazione letteraria e poetica dominano sempre più i blog, che addirittura sembrano ultimamente essere bypassati da chi pubblica poesia e storie brevi sui social, soprattutto Facebook.

La galassia degli innumerevoli periodici e anche a-periodici che si occupano di poesia in Italia appare sempre più frammentaria, liquida e sfuggente. Molti di essi non fanno in tempo a lanciare nel cosmo il segnale della propria esistenza che già implodono, lasciando sparse scie di testi e d’intenzioni.

 La comunicazione è diventata un infinito “diario pubblico”. Diario in pubblico era un magnifico libro di Elio Vittorini, una sorta di zibaldone che raccoglieva saggi, interventi, recensioni composti fra il 1929 e il 1957. Trent’anni. Oggi il tempo di maturazione medio dei “diari in pubblico” sui social sembra essere di trenta minuti. Ogni trenta minuti si pubblica un post su una cena con le amiche, una poesia, un’invettiva ad personam o ad usum delphini, poi un selfie, e poi di nuovo una poesia. Una sorta di zibaldone pubblico senza soluzione di continuità, che annulla il fluire del tempo, il suo effetto trasformante, con l’effetto di una spazializzazione del tempo in un presente infinito, una “bolla” come si usa dire, che funziona in qualche modo come un acquario che crede di essere il mondo. Alcuni studi di neuroscienze definiscono questo trionfo degli algoritmi come una “prigione cognitiva” in cui si crea una progressiva riduzione dello spazio di esplorazione, ricerca e capacità di relazione.

Anche a livello di “società letteraria” la tendenza è quella di “agire localmente” senza nemmeno la lontana intenzione di “pensare globalmente”. In questo panorama leggermente sconfortante – tranne luminose eccezioni — tutta la galassia dei periodici che si occupano di poesia, da quelli regolarmente iscritti al Tribunale della Stampa, con direttore responsabile e numero ISSN, fino ai blog aperiodici, atipici e anche dichiaratamente irregolari, sono naturalmente lo specchio di tale situazione.

Tuttavia, se da una parte la relativa semplicità della creazione e gestione delle riviste on line e dei blog è causa di una proliferazione inarrestabile e di un certo sovraccarico di informazioni, dall’altra consente anche libertà di opinione e di parola per tutti, al di là delle élites intellettuali che hanno accesso autoriale ai media nazionali e locali, pubblici e privati.

Anche la legislazione ha dovuto prendere atto di questo progressivo proliferare di periodici e di testate in rete, immettendo nel decreto—legge n.103 del 2012, un articolo (Articolo 3—bis) inteso alle “Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni”, fissando tutta una serie di criteri per “le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line[ii],

Questa apertura legislativa è stata una sorta di segnale “libera tutti”, e da allora le riviste on line e soprattutto i blog si sono moltiplicati, causando un senso di euforia nell’ambiente letterario, tutti improvvisamente si sento giornalisti, direttori, facitori e disfacitori di destini letterari di autori e di novità librarie.

Per ciò che riguarda «Formafluens – International Literary Magazine», dal 2009 la rivista ha percorso un lungo cammino. Ci sono state varie tappe, e soprattutto c’è stata l’occasione, nel 2019, grazie alla FUIS (Federazione Unitaria Italiana Scrittori) di rilanciare la rivista in forma ibrida, cartacea ma mantenendo anche la versione in pdf agganciata al sito.

Negli ultimi tempi, mi sono chiesta varie volte se abbia senso ancora costruire un quadrimestrale, sapendo che in quattro mesi le bolle comunicative si gonfiano e scoppiano parecchie volte, escludendo dai loro radar tutto ciò che non risponde algoritmicamente a questa comunicazione sincronica di bolla. Tanto più che gli autori pubblicati in Formafluens – International Literary Magazine appartengono a lingue, paesi e “bolle” diverse, e quindi non esiste un radar comunicativo capace di coprire il range di una comunicazione multilingue come questa.

Ho avuto la tentazione di trasformare la rivista in un blog, o di eliminarla del tutto, recuperando tempo ed energia da impiegare in altro modo, per la mia attività d’autrice ad esempio.

Ho deciso, almeno per il momento, di resistere, di rilanciare, di coinvolgere altri collaboratori in Italia e all’estero, di pensare a una nuova edizione del Forum Formafluens, un incontro in forma ibrida, dal vivo e via zoom - già sperimentato nel 2022 - in modo da poter far partecipare autori di tutto il mondo. Ho pensato anche ad un Premio per un testo, per la traduzione, a incontri informali per ogni numero della rivista. Si vedrà cosa si riesce a realizzare, e in che modo. L’importante è l’intenzione, che ovviamente non è quella di creare una bolla algoritmica, ma una rete elastica e resistente di contatti, esperienze e moltiplicazione di état de poesie, che è una condizione che travalica i generi letterari – poesia prosa scienza testi sapienziali - ed ha a che vedere con l’etica, il progredire umano, la pace universale, la trasformazione spirituale individuale e la trasformazione sempre più veloce della società umana, soprattutto sulla nuova frontiera dell’intelligenza artificiale, per alcuni intellettuali sirena fascinosa, per altri temibile orca.

Teoricamente, ma non troppo, potrebbero essere generati siti del tutto indipendenti dalle mani e dalle menti degli esseri umani, che ospitano recensioni critiche scritte automaticamente da software di IA, ordinati in griglie grafiche del tutto virtuali. E magari, per paradosso, anche i libri recensiti potrebbero un giorno essere scritti da intelligenze non umane. Scenari che sembrano lontani, e lo sono meno di quel che immaginiamo.

 

[i] Nadia Cavalera, Sanguineti, fondatore e direttore di «Bollettario», ora in EDOARDO SANGUINETI,Literature Ideology and Avant—Garde,Edited by Paolo Chirumbolo and John Picchione, Legenda, London 2013, p.198. Quando Nadia Cavalera invitò per lettera Sanguineti ad assumere la direzione del nascente «Bollettario» lui rispose tra l’altro che «una rivista aveva “utilità”solo se poteva dare spazio  a “credibili voci di giovani”».

[ii] Questo il testo completo dell’ Art. 3—bis del decreto legge 103/2012: “Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni — 1. Le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall’articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall’articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni”. In pratica, la semplificazione maggiore è l’esonero dalla registrazione della testata presso il Tribunale per la Stampa e dall’obbligo di nominare un direttore responsabile iscritto all’Albo dei Giornalisti (giornalista, pubblicista, iscritto all’Elenco Speciale).