Poesie di Water Dennis Phillips
Di prossima pubblicazione nel volume Nuova Poesia Americana: Los Angeles e il Far West, a cura di Luigi Ballerini e Gianluca Rizzo per Aragno Editore
traduzione di Luigi Ballerini
Water
1.
Not doors not a root of evil
not the magnet of demons
not lyrics of a missing song.
Your face looking over my shoulder
reflected down the arcade
though I remember an invasive chill
as we raced through the terminal
but that without air around them
our eyes blurred our colors dulled.
Like music there’s no way to capture water
in the markings of language.
Sweat dries salt on skin. Dead Sea concentrations
and here we pause as age insinuates predicates
and simple seamanship looms heroic
or seeing her once small leave
no matter how metaphorical still
we’re talking water now
something needs to fill the moats
though apostasy and self-consciousness
distract from the matter at hand.
Ubiquity is never easy.
Nor governance, nor assertion.
Music also impossible
like language
like fluids
like a drying slice of something once moist.
2.
Where the level sought rests where the plumb resides.
Take this out later but the fair truth’s
that the measure’s corrupted and no measure reads true.
Knowing when the cistern’s full’s half the battle.
So, neo-formalists, how tell the difference between seems and is
if not by architecture?
But if by level I mean surface and by surface
the thousand shocks that flesh is heir to
and by this I mean to employ cartographers of water and ambition
what’s the calibration of equilibrium’s tools?
Where the nozzle? Where the drain?
3.
The line—plumb or story or shroud of a ship—the lines, the transfer of motion, the lineation of words, of seduction, the doubt-inspired rhetoric and the proof of lineage as entrance to the game, the question of what comes first and what anyone means by ontogeny.
4.
You come aglisten and the currents inform you
high and cavitated, lonesome on the swell.
You are both a figure of speech
and a voice formed propelling through the medium1
understood, in this case, to be water.
5.
Who’s left apolishing the corner
and who’s aguessing which figures on the shore
touch the ground or stain the book cover.
Aguessing who swims the river between
and where the reason is
in making things of words.
6.
Raised cups, obliging nobles,
darker seasons than expected.
Hence the call for differing astronomers
with data separate and special
the better to push back tides.
Let’s not push under something we don’t understand,
advisors say, while the distracted can’t stop thinking
about rhythms as ratios.
Where are the postcards, why doesn’t anyone write,
the chorus intones, while we express our darker purpose.
7.
There’s no shift quicker or more extreme
than the slip beneath the skin of surface,
pool or ocean, river or lake
except, of course, the shift we can’t know
but may hope to.
On the banks of Styx wraiths abound.
Nervous limbs, liminal bindings,
shades induced to reason crowd the shore.
Morning’s quotidian experiment
finds steam and chill
as floating heads and stroking arms
emerge from water’s fog.
But the acute address is never that engaging
never alluring enough to follow for long,
no matter how insistent the image.
Clepsydra, water clock: that’s the connection here.
Since waiting’s such a changed thing now
from this end of the scale.
8.
Glisten of rain on concrete.
Weak winter sun barely penetrates cloud filter.
Thick layer of wet yellow mulberry leaves
covers gravel.
One day I’ll be water,
water already mostly am.
Knowing this an illusion
based on knowing this.
1 Europa seduced rides isleward. Details cover her. Warm wind shrouds her arms. Currents sweep in. A Crete we can’t find still sends its missives. Her arms freed, even as the divine bovine swims out to sea, the beautiful, reillusioned warm one astride.
Acqua
1.
Non porte non una radice del male
Non la calamita dei diavoli
Non le parole di una canzone che manca
Il tuo volto che mi guarda oltre le spalle
riflesso nei vetri della galleria
benché mi ricordi del freddo invadente
che ci colse correndo attraverso il terminal
e che poi privi di aria tutt’intorno i nostri
occhi si siano offuscati sbiaditi i nostri colori.
Come succede per la la musica non c’è modo
di afferrare l’acqua nelle marcature del linguaggio.
Il sudore asciuga il sale sulla pelle. Le condensazioni
Del Mar Morto e qui sostiamo per l’età che insinua
presupposti e una semplice pratica di mare si profila eroica
o il vederla piccola un tempo andar via
per quanto ancora metaforicamente
adesso parliamo di acqua
c’è bisogno di qualcosa che riempia i fossati
anche se apostasi e auto-coscienza
ci distraggono da ci`ø che conta davvero.
L’ubiquità non è mai stata facile.
Non l’amministrazione, e neppure l’affermare.
Musica impossibile anch’essa
come il linguaggio
come i fluidi
come l’arida fetta di una cosa umida un tempo.
2.
Dove si arresta il livello richiesto dove risiede il filo a piombo.
Adesso non togliere nulla ma la verità sacrosanta
è che la misura è corrotta e poi non c’è misura che dica il vero.
Sapere quando la cisterna è piena è aver già vinto metà della battaglia.
E allora, cari neo-formalisti, come distingueremo ciò che sembra da ciò che è
se non per mezzo dell’architettura?
Ma se per livello intendo superficie e per superficie
i mille traumi di cui è erede la carne1
e per questo intendo impiegare cartografi dell’acqua e dell’ambizione
cos’è la taratura degli strumenti dell’equilibrio?
Dove l’erogatore? Dove lo scolo?
3.
La linea—filo a piombo oppure storia o sartia di vascello—le linee, il trasferimento del moto, la l’allineamento delle parole, della seduzione, la retorica del dubbio, e la verifica della discendenza per l’ammissione al gioco la questione di quel che viene prima e cosa debba intendersi per ontogenesi
4.
Tu giungi avvolta in uno scintillio le correntti ti danno
forma alta e cavitata e solitaria nell’onda che si gonfia.
Sei tutte e due le cose: una figura retorica
e una voce che si forma traversando a elica il suo elemento2
e non potrà, nel caso specifico, che trattarsi di acqua.
5.
Chi è rimasto a delucidare gli angoli
chi a decongetturare quali figure sulla riva
tocchino terra o macchino la copertina del libro
a decongetturare chi nuota il fiume in mezzo
e dove la ragione si mette
per fare cose di parole.
6.
In alto i calici, nobili acquiescienti3
stagioni più oscure del previsto.
Da cui il bando per astronomi diversi
in possesso di dati separati e speciali
per meglio respingere le maree.
Sotterriamo ciò che non riusciamo capire,
dicono i consulenti, mentre i distratti non pensano ad altro
che ai ritmi e alle proporzioni.
Dove sono le cartoline, perché nessuno scrive più, intona
il coro, mentre noi rendiamo note le nostre più oscure decisioni4
7.
Non c’è cambiamento più veloce o più estremo
dello scivolare sotto la pelle della superficie,
laguna oppure mare, fiume oppure lago
a parte, è naturale, il cambiamento che non conosciamo
ma possiamo sperare di conoscere
Sulle sponde dello Stige abbondano gli spettri.
Membra nervose, legature liminali
ombre indotte alla ragione affollano la riva.
Il quotidiano esperimento del mattino
prova vigore e brividi
mentre teste gallegganti e braccia accarezzanti
trapelano dalla nebbia sull’acqua.
Ma un discorso per acuto che sia non è mai
così accattivante, così invitante che lo si possa
seguira lungo, per quanto ossessiva ne sia l’immagine.
Clessidra, orologio ad acqua: eccolo, il punto di contatto.
Da quando attendere da questo lato della gamma
è diventato una tale novità.
8.
Scintillio di pioggia sull’asfalto.
Un debole sole invernale penetra a stento il filtro delle nubi.
Ghiaia coperta da uno spessore di foglie
gialle del gelso, bagnate.
Uno di questi giorni divento acqua,
praticamente lo sono già.
Saperlo è un’illusione
che si regge sul saperlo
1 Dal monologo di Amleto, Atto primo, scena terza: “Essere o non essere, questo è il dilemma: […] e con un sonno dire che poniamo fine / al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali / di cui è erede la carne”. [n.d.t].
2 Sedotta, Europa cavalca verso l’isola. Coperta di dettagli. Un vento tiepido le avvolge le braccia come in un sudario. Premono le correnti. Una Creta che non riusciamo a trovare invia tuttora le proprie lettere. Sciolte le braccia, mentre il bue divino si allonata nuotando dalla riva, una bellezza nuovamente illusa, calda, in groppa. [n.d. a.]
3 Alla nozione di acquiescenza l’obliging dell’originale aggiunge la nozione della consapevolezza degli obblighi che alla nobilità ineriscono: noblesse oblige, per l’appunto. [n.d.t.]
4 Da Re Lear, atto primo scena prima, verso 37. [n.d.t.]