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Carmelo Bene

di Anna Lapenna Malerba

 

Per la recitazione sorprendente e personalissima per l’arte innovativa di elaborare e proporre i testi per la voce unica - Carmelo Bene conquistò subito grande e meritata fama, ma è stato anche e spesso ricordato – come trascurarlo – per le sue trasgressioni e provocazioni. 

Avevamo visto tutti nel 1961 e tutti con entusiasmo ne fummo sorpresi e conquistati il suo Pinocchio al Teatro Laboratorio - al n.23 di Piazza San Cosimato – due anni prima che lo chiudessero per scandalo quando, durante la rappresentazione di Gesù63 – un artista argentino, tale Alberto Greco, da poco accolto attore nella compagnia, completamente ubriaco, interpretando l’Apostolo Giovanni, pisciò sulla platea - dove erano seduti sconsideratamente un Ambasciatore e la Sua Sposa. Ad alcuni di noi invece capitò soltanto, per fortuna, di essere un po’ sputati addosso da Carmelo direttamente - nelle vesti di Gesù in persona. 

Era riuscito a sorprenderci e perché no a scandalizzarci anche - ma soprattutto a divertirci un bel po’ non posso negarlo - e anche quel poco di spavento per quel che avrebbe potuto inventarsi e che avremmo dovuto sopportare - era una emozione aggiunta all’attesa - per le sorprendenti sue invenzioni. 

Però devo ammettere che fui lieta lietissima che lo sputo di Carmelo-Gesù non mi abbia raggiunto – va bene l’arte ma confesso di essere assaissimo schizzinosa altroché!

Naturalmente fu subito ricercatissimo Carmelo e gli intellettuali più autorevoli e noti - insomma le reali famiglie del potere letterario, artistico e teatrale di allora - Pasolini Moravia Morante, per nominarne alcuni, erano tra i suoi più noti ammiratori e sostenitori. Di lui parlavano di lui scrivevano e non mancavano mai ai suoi spettacoli. 

Ma in quegli anni non dobbiamo dimenticare, stava nascendo l’Avanguardia, il Gruppo 63 per intenderci e molte certezze furono ribaltate. Le preferenze di Carmelo sicché da quella parte – come era naturale - dalla parte di Pagliarani, Sanguineti e Balestrini di Arbasino e Malerba anche - senza dubbio si sentirono - già da subito attratte.

Nel 1968 poi, a Venezia alla presentazione di Nostra signora dei Turchi, film scritto e diretto da Carmelo Bene e tratto dal suo omonimo romanzo - avvenne lo strappo decisivo - e da Pasolini, che gli richiedeva - con ostinata insistenza - di partecipare alla sua personale contestazione, Carmelo si dissociò bruscamente - e vistosamente lo abbandonò.

Era molto legato – il nostro Carmelo - da una amicizia antica e fraterna, nata quando erano stati studenti insieme, con Teresa e con i suoi fratelli - e proprio da Teresa e suo marito Armando La Torre – professore di italianistica alla Sapienza, studioso illustre e nostro caro amico – nella loro casa di via Santa Agnese a Roma, fuori dalle esibizioni, lo abbiamo più volte incontrato. E in quelle memorabili cene che lei sola, Teresa, sapeva preparare, di fronte a quelle specialità tradizionali di alta cucina, apprezzando però eccome e godendo della altrettanto alta conversazione di letteratura e arte - una immagine nuova dell’attore abbiamo conosciuto – di chi insomma sa anche chiedere pareri e consigli e ascoltare. 

Così quando si trattò di scegliere gli attori per la riduzione cinematografica di Millemosche, l’opera in sette volumi scritta insieme a Tonino Guerra – Malerba non ebbe dubbi e subito si rivolse a Carmelo. La regia fu affidata a Indovina e gli altri interpreti furono Franco Parenti e Giancarlo Dettori – grande cast, grandi attori.

Tre puntate per la TV - dal nuovo titolo Tre nel Mille - e un film per le sale fu il risultato - e vennero a girarlo proprio nella campagna umbra – vicino a Orvieto – praticamente a casa nostra.

Per questo quasi tutte le sere avevamo a casa l’intera compagnia. Tonino Guerra e Giancarlo Dettori, Franco Parenti e naturalmente Carmelo Bene con la sua compagna, la giovane e bionda attrice Lidia Mancinelli. Poi come ignorare l’altra attrazione del momento - il regista Franco Indovina con il suo nuovo amore, l’ex imperatrice di Persia, Soraya. 

Furono giorni di grande divertimento - con Carmelo, sempre pronto a dare spettacolo, a scivolare dal teatro alla vita dalla recitazione alla realtà e soprattutto a ironizzare con la sua irrispettosa strafottenza sui continui formali baciamano – con inchino - di Indovina alla sua imperatrice. 

All’inizio il sospetto che non di bere un po’ troppo si trattasse – ma piuttosto di una vera stabile ubriachezza - diffuse fra noi una certa apprensione - che grave divenne però nello scoprire che Carmelo anche durante le riprese lo era - sempre ubriaco - e che non le battute ripeteva ma piuttosto gridava sconcezze - e bestemmiava. 

Che Indovina non avesse sufficiente autorità nemmeno sul set, fu presto a tutti evidente ma per noi altrettanto evidente fu l’insofferenza anzi quasi l’impossibilità per Carmelo di recitare sotto qualsiasi guida che non fosse la sua. 

E il povero Indovina neppure ottenne lo sperato aiuto da Lidia - che infatti in tale costante e devota ammirazione era del suo maestro impresario e compagno - che pur preoccupatissima per la sua ubriachezza, troppo era tremebonda per pronunziare critiche o richiami - che poi da lei nemmeno - anzi tantomeno - il grande Carmelo avrebbe accettato.  

E così Carmelo continuò a bere a bestemmiare e a dare libero sfogo alla sua giocosa e irriverente spavalderia e il film venne davvero doppiato purtroppo – e che peccato e che disdetta aver Carmelo e non la sua voce.

Recensione di Elio Pagliarani (Paese Sera)