p. 52-59 > Poesie di John Latta

Da John Latta, Some Alphabets 
Di prossima pubblicazione presso Agincourt Press, New York

Traduzioni di Gianluca Rizzo

SLIPPERY AND WRIT 

Not ‘the thesis of the

Plentifullest John’ by Wallace Stevens,

My hiking in fleabane’d flats

Of seiche-shrunk tributaries to 

A lake long with light 

And slippery, seeking vestigiae 

Dei, pawprints of the Gods. 

And finding ‘thine Eie is

Cloid with its seeing,’ finding 

‘Spite of thy hap, hap 

Hath wel hapt’ and what 

Exhausts is complicity, that tandem 

Of what is writ blank, 

Summery, and furious, writ in 

A Beam of Sunne by 

The finger of God himself.

 

Scivoloso a chiare lettere[1

Non ‘la tesi del sovrabbondante 

John’[2] di Wallace Stevens, 

Questo mio camminare fra pulicarie su piane 

di tributari rattrappiti da onde di sessa 

verso un lago lungo di luce 

e scivoloso, in cerca di vestigiae 

Dei, impronte di zampe divine. 

E imbattersi ne ‘il tuo occhio è 

offuscato dalla vista’,[3] imbattersi in 

‘Spregio di tua sorte, sorte che 

È ben venuta’ e quel che 

Ne esala è complicità, quel paio 

Di cose lasciate in bianco, 

Estivo, e furioso, scritto su 

Un Raggio di Sole dal 

Dito di Dio stesso.

 

HUBBUB 

Arrest’d in lieu of to- 

Do at end of day: 

That diaspora involved with filmmaking. 

Flaunting of the Arab burnoose  

Increasingly view’d as incompatible culture- 

Straddling, a ridge called Anthology. 

It, unlike th’emergent, is task 

Only to those who hold 

To God’s normal hubbub of 

Routine empire: pointy and rubber, 

Bras and girdles. Such constraints 

Oft’ doff’d as difference, that 

Between a noun and a 

Means of living. All that 

Versus the history of science: 

Texts untouched, or only peripherally.

 

Baraonda 

Fermato in luogo del da- 

Farsi alla fine della giornata: 

Quella diaspora inclusa nel far cinema. 

A sfoggiare quel burnus arabo 

Visto sempre di più come cultura incompatibile- 

A cavallo, un crinale detto Antologia. 

Quello, a differenza dell’emergente, è compito 

Solo per coloro che seguono 

La normale baraonda di Dio, 

L’impero di routine: appuntito e di gomma, 

Reggiseni e busti. Tali vincoli 

Spesso dismessi come differenza, quella 

Fra un sostantivo e un 

Mezzo di sostentamento. Tutto questo 

Contro la storia della scienza: 

Testi intonsi, o solo marginalmente. 

 

KNOB’D 

Knob’d, swell’d, and tumescing, I 

Reach for th’insessorial itch. I 

Consider form as an imp 

Position, a means to regulate 

A hole wherein we see 

Our deaden’d selves with a 

Scribble of not-so-indifferent 

Light in our eyes. How 

Big need be the story 

Of our knots and libels, 

Our avid manners polished-out, 

Our ‘foetidas and gooes’?  How 

Big need be our sound 

Before bespoken be its name. 

In the sweet commonwealth of 

Little bees, not so big.

 

Bitorzoluto 

Bitorzoluto, gonfio, tumescente. Mi 

Gratto il prurito insessore. Mi 

Pare, la forma, un’imposizione 

Gnomesca,[4] un mezzo per regolare 

Un buco nel quale vediamo 

Noi stessi morenti con uno 

Scarabocchio di luce 

Non-indifferente negli occhi. Ma 

Quanto deve essere grande la storia 

Dei nostri nodi e delle diffamazioni, 

Quelle maniere avide e rifinite, 

I nostri ‘foetori e umori’? Ma 

Quanto deve essere grande il suono

Prima che si possa pronunciare il suo nome. 

Nel dolce consorzio di 

Piccole api, non tanto grandi. 

 

VOLCANIC 

Volcanic against the fugg, you 

Offer yourself up, a palpable 

Orange in a flux of 

Whiches. Nomina sint numina, oh 

You shimmering monkey! Fidelity to 

A discourse bangs up against 

Fatuity—you cannot be th’eponymous 

Hero if the novel’s unnamed. 

I’ll call you Lud of 

The estuaries and harborage, I’ll                     

Call you Dapple in confluity, 

Yours, Etc. in the scriptorium. 

Here in the village of 

Ystpytty Ystwyth—Yellow’d Robes of 

The Sun. Heap up found  

Things all around our wound.

 

Vulcanico 

Vulcanico sullo sfondo di nebbia,[5] tu 

Ti dai in offerta, un’arancia 

Palpabile nel flusso di 

Perché. Nomina sint numina, oh 

Scimmietta mia luccicante! Fedeltà 

A un discorso cozza contro 

Fatuità—non puoi essere l’Eroe 

Eponimo se il romanzo è anonimo. 

Ti chiamerò Lud degli 

Estuari e dell’approdo, ti 

Chiamerò Dapple in confluità, 

Tuo, Etc. nello scriptorium. 

Ystpytty Ystwyth—Vesti ingiallite del 

Sole. Ammucchia oggetti trovati 

Tutto intorno alla nostra ferita. 

 

[1] L’originale gioca su una frase comunemente usata su avvisi e cartelli affissi in ambienti pubblici, marciapiedi, stazioni: “slippery when wet”, e cioè “attenzione, scivoloso se bagnato”. Al bagnato (“wet”) dei cartelli, si sostituisce “writ”, che è una forma arcaica di “written”, cioè participio passato del verbo scrivere, e dunque “scritto”. Anche questa seconda metà appartiene a una frase idiomatica: “writ large”, cioè “scritto a chiare lettere”.

[2] Si tratta di una citazione dalla poesia intitolata “Description Without Place”, naturalmente di Wallace Stevens.

[3] In questo (e altri) passaggi virgolettati o in corsivo, Latta adotta uno spelling inconsueto e arcaizzante, che ricorda classici della letteratura rinascimentale o barocca. In italiano è impossibile riprodurre queste anomalie allografiche, e del resto si è resistita con forza la tentazione di includere vocaboli peregrini e antiquati, che avrebbero avuto l’unico risultato di appesantire il verso.

[4] L’inglese divide la parola “imposition”, imposizione, su due versi, ricavandone una “imp / position”, e cioè una posizione da “imp”, che vuol dire “folletto, spiritello maligno”. In italiano si è perso il gioco di parole, ma si è conservato il senso.

[5] L’originale “fugg” è un’altra di quelle varianti allorafiche e non attestate di cui abbiamo detto. In italiano, si è reso con più ortografica “nebbia”. “Lud”, “Dapple” e “Ystpytty Ystwyth”, che si leggono più sotto, sono tutti nomi propri di origine incerta, tranne Ystpytty Ystwyth, che è un paesino del Galles.