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Poesia inedita

Farid Matuk

trad. a cura di Beppe Cavatorta

 

in the would-be undivided
a dust turns
barely arrowed
by a car or panning video camera
or truisms

turning,
susceptible,
we save ourselves,
which preserves
and gifts the undivided
their susceptibility?

keeping my bare feet clean
because you like that, dusty
because I like that,

patio bricks reclaim their surface
from the sun, replaced now by yellow petals
carried down into cracks alive by ants

pulled by some expectation
just ahead, each truism held
through a day of professional
development rewarded

with a nation that floats three inches

above this land no corner of which
doesn’t offer itself as night

 

nell’indiviso si potrebbe
vortici di polvere
sfrecciati appena
da un’auto, da un obiettivo che spazia
o da ovvietà

rigirandoci,
suscettibili,
salviamo noi stessi,
ma cosa mantiene
e dona agli indivisi
la loro suscettibilità?

tenere puliti i piedi scalzi
perché ti piace, polverosi
perché piace a me,

i mattoncini del patio reclamano la loro superficie
dal sole, sostituito adesso dal giallo di petali
trascinati tra crepe brulicanti di formiche

spinte da una qualche aspettativa
in vista, ogni ovvietà confermata
in una giornata di aggiornamento
professionale premiato

da una nazione che fluttua tre pollici

sopra questa terra di cui non c’è angolo
che non si conceda d’essere notte

   

 

      Scrittore queer di origini siriane e peruviane, Farid Matuk risiede negli Stati Uniti dall’età di sei anni passando da “persona senza documenti” a residente “legale” e infine a cittadino naturalizzato. È autore delle raccolte di poesie This Is a Nice Neighborhood (Letter Machine, 2010) e The Real Horse (University of Arizona Press, 2018) e di numerose plaquettes, tra cui My Daughter La Chola (Ahsahta, 2013). Il suo lavoro è stato antologizzato in numerose pubblicazioni, tra cui The Best American Experimental Poetry e Angels of the Americlypse: An Anthology of New Latin@ Writing. Poesie e traduzioni di Matuk dallo spagnolo all’inglese appaiono in riviste come “The Baffler,” “The Nation,” “The Boston Review,” “Denver Quarterly,” “Poetry,” “Bomb Magazine” e “Lana Turner Journal”. Suoi saggi e interviste si trovano in Scubadivers and Chrysanthemums: Essays on the Poetry of Araki Yasusada, The Force of What's Possible: Writers on Accessibility and the Avant-Garde, The Racial Imaginary: Writers on Race in the Life of the Mind, “The Boston Review,” “Entropia,” “Bomb” e “Cross-Cultural Poetics”. Matuk è editore di poesie per FENCE e nel comitato editoriale per la serie di libri Research in Creative Writing di Bloomsbury. Il suo lavoro è stato sostenuto, più recentemente, da borse di studio offerte da The Headlands Center for the Arts e The Lannan Foundation e da una cattedra in Poetry e Poetics presso la Berkeley University di San Francisco. Il libro-oggetto di Matuk, Redolent, realizzato in collaborazione con l’artista visiva Nancy Friedemann-Sánchez, è in uscita da Singing Saw Press.