p. 36-53 > Life Supports: new and collected Poems di William Bronk

Life Supports: new and collected Poems di William Bronk

Traduzione di Stefano Bottero

THE OTHER PERSON IN A DREAM
Section: “My father photographed with friend”
pp. 13-14

Beyond the slightest doubt I find you right
for there is nowhere any simple bliss
or any terror not to be relieved.

But nevertheless you promise and disturb
and in the sad images which you enlist
rejoicing seems equally right with weeping words.

The barely articulate arguments which you advanced
in the quiet occluded hours of the mild night
are clear to me and just. I have received you.

And I will surely look for you in the streets by day
when all my mind is the dream’s for what you say.

L’ALTRA PERSONA NEL SOGNO
Sezione: “Mio padre fotografato con un amico”


Oltre il minimo dubbio sei nel giusto
perché in nessun luogo esiste una felicità spontanea
o una qualche fobia da non sanarsi.

Nonostante ciò prometti e interferisci
e nelle tristi immagini che arruoli
sembra adeguato anche godere con parole di pianto.

Gli argomenti articolati a malapena che hai avanzato
durante le ostruite ore di una notte inoffensiva
sono per me fondati e chiari. Ti ho compreso.

E domani ti cercherò senz’altro per la strada, quando
per le tue parole, il mio pensiero è ancora in ciò che è sogno.

VIRGIN AND CHILD WITH MUSIC AND NUMBERS

Section: “The world, the worldless”
pp. 52-53


Who knows better than you know,
Lady, the circumstances of this event
– meanness, the overhanging terror, and the need
for flight soon – hardly reflect the pledge
the angel gave you, the song you exchanged in joy
with Elizabeth, your cousin? That was then
or that was for later, another time. Now –.

Still, the singing was and is. Song
whether or nor we sing. The song is snug.
Are we cozened? The song we hear is like
those numbers we cannot factor whose overplus,
an indeterminate fraction, seems more than the part
we factor out. Lady, if you despair
is to be unable to factor ourselves in song
or factor the world there, what should our joy
be other than this same integer that signs
and mocks at satisfaction? We are not
fulfilled. We cannot hope to be. No,
we are held somewhere in the void of whole despair,
enraptured, and only there does the world endure.

Lady, sing to this Baby, even so.

VERGINE E BAMBINO CON MUSICA E NUMERI

Sezione: “Il mondo, l’assenza di mondo”


Chi comprende più di quanto tu comprendi,
Signora, le circostanze di questo avvenimento
– cattiveria, il terrore a sprofondo, e la necessità
prossima di una caduta – riflettono difficilmente il pegno
che ti ha dato l’angelo, la canzone che hai tradotto in leggerezza
con Elizabeth, tua cugina? Questo è stato allora
o è stato per più tardi, un’altra volta. Adesso –.

Ancora, il canto era ed è. Canzone
che noi cantiamo o meno. La canzone è abbraccio.
Ci inganniamo forse? La canzone che ascoltiamo è come
la dismisura di quei numeri impossibili da scindere in fattori,
in una frazione indeterminata, che sembra ulteriore alla parte
che scindiamo. Signora, se ti disperi
è essere incapace di scomporre noi stessi in canzone
o di scomporre il mondo, cosa dovrebbe essere
la nostra leggerezza più che questo numero intero
che canta e deride per compiacimento? Noi non siamo
appagati. Noi non possiamo sperarlo. No,
siamo altrove ostaggi nel vuoto di disperazione,
rapiti, e lì soltanto il mondo regge.

Signora, canta per questo Bambino, nonostante tutto.

COLLOQUY ON A BED

Section: “The empty hands”
pp. 80-81


Listen, the celestial motions, thought they make
an order of sorts, and this is an order in part
accessible to the mind, it is not to be thought
that is a rational order. Not to our mind.
How should the scale, alone, make any sense?

There is evidence to be seen in addition to this
that, like it or not, this place, this universe,
in any rational sense is hopelessly
insane. Hopelessly: the saving word.
How should it otherwise be meaningful?

No, I don’t love you, though the small hairs
around your eyes can make me tremble, stop
me talking, thinking even. You can go.
But you remind me passion does exist
as hopeless and meaningful as the universe is.

CONVERSAZIONE SU UN LETTO

Sezione: “Le mani vuote”


Ascolta, i moti celesti, ho pensato creassero
una sorta di ordine, e questo è in già parte un ordine
accessibile alla mente, da non considerarsi
come un ordine razionale. Non per la nostra ragione.
Come dovrebbe la misura, da sola, avere un qualche senso?

Ci sono prove da esaminare in aggiunta al fatto
che, gradito o meno, questo posto, questo universo,
in ogni senso razionale è perdutamente
privo di ragione. Perdutamente: la parola che salva.
Come dovrebbe altrimenti avere un senso?

No, non ti amo, anche i peli sottili
sui tuoi occhi possono farmi tremare, fermami
dal parlare, dal pensare perfino. Puoi andare.
Mi ricordi però che la passione esiste
così sensata e disperata come è l’universo.

THE MEDIUM MOVES

Section: “That Tantalus”
p.114


It is hard to wish now for a long life.
One lost belief is length as such.
What do we want of it? Isn’t what we make
a secretion of process merely: an oyster shell,
the life the same oyster, always the same?
That pale softness. What would more mean?
Pearls are not the point. Somebody’s pearl world!
Perdurable. No. The blob of it.
That grey dab as if for nothing, as if
for always. Tough, so to say, the water moves
a little. Water colors. Seems to move.
Sleeping or walking, not much of life is life.

I MOVIMENTI DURANTE

Sezione: “Quel Tantalo”


È arduo ormai desiderare una vita lunga.
La perdita di fede è la durata in quanto tale.
Cosa desideriamo in essa? Non è forse quello che creiamo
la secrezione di un processo appena: una conchiglia d’ostrica,
la vita la stessa ostrica, sempre la stessa?
La sua morbidezza pallida. Cos’altro può significare?
Le perle non son il punto. Il mondo di perla di qualcuno!
Imperituro. No. La sua macchia.
Quell’alone grigio come se per niente, come se
per sempre. Dura, per così dire, l’acqua si muove
appena. L’acqua colora. Sembra muoversi.
Camminare o dormire, non molto della vita è vita.

SOMETHING MATTERS BUT WE DON’T

Section: “To praise the music”
p. 139


In man, I can see no substance solidity;
it is as if what we call man where no more
than an oddly angled look at something else.
Or is it my limitation, being man,
not to be able to see whatever is there?
And aren’t these two alternatives the same?

Let me leave off speaking, unknowing as I am,
But not before I speak of the limits of speech,
or tell of man there is nothing to tell,
or tell of what we discern perhaps there could be
to tell that we know too little except it is there
and, if anything happens, it must be it happens there

and not to us, not by us: good
or evil, it doesn’t matter what we do.

QUALCOSA CONTA MA NON NOI

Sezione: “Per esaltare la musica”


Nell’essere, non trovo alcuna solidità della materia prima;
è come se ciò che chiamiamo essere non fosse più
di uno sguardo vacuo a qualcosa d’altro.
O è magari il mio confine, l’essere,
il non essere in grado di guardare ciò che esiste?
E non sono forse uguali queste alternative?

Lasciami finire di parlare, inconsapevole come sono,
Ma non prima che io parli delle limitazioni del parlare,
o dica che dell’essere non c’è niente da dire,
o dica che magari c’è da dire dello scibile
che lo comprendiamo troppo poco, se non ché esiste
e che, se qualcosa accade, deve accadere in esso

e non a noi, non per noi: bene
o male, quello che facciamo non conta.

WHAT THE BODY DOES AND DOESN’T DO

Section: “Silence and metaphor”
p.169


What world is there for body – pit? – gust?
The trunk is where we feel. At either end
there are throats, flowing, throbbing. We could be
headless, limbless – are – for all it does.

to change our ineffectual solitude.
The body wishing is helpless for that and yet
our meditation alone is colored as if
there were something to say to, something to say.

COSA COMPIE IL CORPO E COSA NON

Sezione: “Silenzio e metafora”


Quale mondo esiste per la folata – la tomba? – del corpo?
Il busto è il dove in cui sentiamo. Ad ogni estremità
ci sono gole, correnti, vibranti. Potremmo essere anche
senza testa, senza arti – siamo – per ciò che compie

pur di cambiare la nostra inadeguata solitudine.
Per questo ciò che vuole è irraggiungibile e ancora
a colorarsi in noi è solo la meditazione come se
ci fosse qualcosa da dire a, qualcosa da dire.

WHERE WE ARE

Section: “The meantime”
p. 183


The biological life is not the life
of the universe. It is the large splendour of stars
only to ornament or illuminate
us? No, their life is the main show.

Our eyes and mind participate. Where abstract
is concrete at last our desire feels the stars.
Watch, be aware. Time is the distances
of space. Look, look! It is all there.

DOVE SIAMO
Sezione: “Il frattempo”


La vita biologica non è la vita
dell’universo. Davvero la grandezza delle stelle
esiste per fregiarci e illuminarci
soltanto? No, la loro vita è il vero spettacolo.

Prendono parte il pensiero e i nostri occhi. Nell’astratto
è concreto infine il nostro desiderio percepisce le stelle.
Guarda, concentrati. Il tempo è la distanza
dello spazio. Guarda, guarda! Là esiste ogni cosa.

SCANNING

Section: “Finding losses”
p. 191


Fucking is nothing. There are times and ways
better than others. Even so. Then what?
I think sometimes I break apart to say,
looking wherever for it, trying to see.

SCANSIONE

Sezione: “Nel cercare cose smarrite”


Fottere è nulla. Ci sono tempi e modi
migliori di altri. In ogni caso. E poi?
Penso a volte di spezzarmi per riuscire a dire,
cercandolo dovunque, tentando di vedere.

THE FORCE OF DESIRE

(Poem)
p. 199, vv. 1-12


Whatever lives us contemplate a time
as if it were. If there were a future, it says,
or a past… Pretends. Think about that.

Not we alone, the stuff itself makes bands
and spheres of order. Time. I weep for them.
How do we mean? Disorder is everything.

A life to make, one might be
more careful. Think: there is no life to make.
Be bare in the day: a kind of life.

Waking, we subvert our dream experience
by using it. Asleep, it takes us where
we mean to go, the place we mean to be.

LA FORZA DEL DESIDERIO

(Poemetto)
vv. 1-12


Qualunque cosa viva in noi contempla un tempo
come se lo fosse. Se un future esistesse, dice,
o un passato… Finge. Pensaci.

Non soltanto noi, le cose stesse creano fasce
e orbite di ordine. Di tempo. Mi fanno piangere.
Come lo intendiamo? Il disordine è ogni cosa.

Una vita da costruirsi, uno potrebbe anche stare
più attento. Pensaci: non esiste vita da costruire.
Restare nudo di giorno: un genere di vita.

Al risveglio, sovvertiamo l’esperienza del sogno
nell’usarla. Addormentati, ci porta dove
desideriamo andare, il luogo in cui desideriamo stare.

LIFE SUPPORTS

Section: “Life supports”
p. 209


Life keep me alive: all its tubes
and wires are connected to me and give support
in ways that life determinates for my needs.
On a bed of earth, in house, its calendars
and clocks are programmed to me: the various airs
of mornings, evenings, noontimes, in and out;
the seasons turn and come again and turn
and come again. Issue by issue the news
runs by, describing events and non-events,
reports sometimes of me, others I know.
Food, of course, often. Salty and sweet,
soluble, and other solution at times
– corrective fluids needed to restore such balance
as may be lost. I am aware though I
not seem to be. Hard to believe the surge
of current trough my angers, ecstasies
and frights sometimes at crises: a faulty tube,
power-outrages, not long, but I cried
to be restored. The dials and switches wait.
No good comes near me. I am alone.

VITA ASSISTITA

Sezione: “Vita assistita”


La vita mi mantiene vivo: tutte le sue flebo
mi sono collegate e recano assistenza
in modi che la vita sceglie per le mie esigenze.
In un letto per terra, dentro casa, per me i suoi calendari
e i suoi orologi sono programmati: l’aria differente
tra mattine, sere, pomeriggi, fuori e dentro;
le stagioni si voltano e ritornano e si voltano
e ritornano ancora. I notiziari scorrono
di questione in questione, descrivendo eventi e non,
riferiscono di me a volte, di altri che conosco.
Cose da mangiare, certo, sempre. Salato e dolce,
solubile, e altre soluzioni talvolta
– correttivi liquidi richiesti a restaurare un equilibrio
tale che potrebbe essere andato perso. Ne sono consapevole
anche se non sembro esserlo. Difficile credere all’aumento
di tensione nelle mie incazzature, nei momenti d’estati
e paura a volte nelle crisi: una flebo difettosa,
un’interruzione di corrente, non a lungo, ma ho pianto
perché la ristabilissero. I rilevatori e i tasti attendono.
Nessun bene mi ritorna accanto. Io sono solo.

NOTA SULLA RACCOLTA

Life Supports è originariamente pubblicata da The Elizabeth Press (New Rochelle: NY), in tiratura limitata, nel 1981. Nell’arco dello stesso anno appare per North Point Press (San Francisco) con un’illustrazione originale di Eugene George Canadé. Nel 1982 è premiata con il National Book Award for Poetry; tra i precedenti vincitori del premio figurano, tra gli altri, William Carlos Williams, Wallace Stevens, Wystan Hugh Auden, Robert Lowell, Frank O’Hara, Allen Ginsberg, John Ashbery. Nel 1997 Life Supports è riedita per Talisman House, Publishers (Jersey City).

Al momento dell’uscita della raccolta, l’opera poetica di Bronk è oggetto di studi già da diversi anni – un esempio è la monografia critica di Cid Corman William Bronk, An Essay datata 1976. Life Supports riceve così l’attenzione dei maggiori intellettuali e letterati statunitensi. Paul Auster scrive: “William Bronk’s poetry stands as an eloquent and often beautiful attack on all our assumptions, a provocation, a monument to the questioning mind. It is a work that demands to be read” (The Saturday Review). George Oppen: “Bronk’s sense of a worldless world continues to explore the world of the unsayable”.

L’edizione di riferimento per la mia traduzione è quella del 1981:
⦁ Design editoriale: Martino Mardersteig
⦁ Caratteri: Monotype-Imprint, 10 pt
⦁ Stampa: Stamperia Valdonega, Verona
⦁ Illustrazione: “Woodcuts”, Eugene George Canadé
⦁ Pagine: 249

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