p. 32-35 > Poesie di Susan Briante, da Pioneers in the Study of Motion

Poesie di Susan Briante, da Pioneers in the Study of Motion (Ahsahta Press, 2007)

Traduzioni di Luigi Ballerini

IL FIGLIO DEL CARTOGRAFO


Scendono dalle montagne come nuvole, come gesucristi, si aggirano per le città. Oltre alla differenza dei vari livelli sul mare, c’è la separazione delle lingue. Tutto un nuovo lessico che si avvita su stesso nel centro coriaceo della mascella:

Edificio riflesso, carburatore, spilla da balia, colla.

Di molte cose non si scriverà mai nulla, si potranno leggere solo nell’arricciarsi e distendersi delle labbra.

Molti oggetti vengono nominati due volte.

Una scodella di plastica, una scodela di plastica leggermente crepata.

Le traduzioni si gonfiano fino a quando la canzone che uno canta è per la donna sbagliata, bruna anziché nera, di velluto anziché di cotone, un velo impreciso di crêpe, oppure non un vero e proprio vestito, e l’acqua è come una garza in certi momenti dell’anno, come le righe sfuocate dell’invecchiare, o le righe dimenticate l’ultima volta che qualcuno l’ha cantata, che l’hanno ridotta a ben poca cosa.


E dove aveva scritto Uxmal rovine

E dove aveva scritto Aquiles Serdán miniera

E dove aveva scritto Taxco Chiesa storica

Viene il momento in cui ti rendi conto che in Messico si fabbrica di tutto: carrozzelle per paraplegici, carta di riso, limoni verdi. Viene il momento in cui ti rendi conto che per qualunque cosa tu abbia in mente esiste una parola, certe volte due.

Vive nel centro coriaceo della mascella,

Le sillabe a seconda del suono che hanno

E dove aveva scritto Jojutl Zuccherificio

E dove aveva scritto Xochimilco Giardini galleggianti

E dove aveva scritto La Fundición acque solforose

Niente che una scodella

non possa contenere

THE CARTOGRAPHER'S SON

They come down from the mountains like clouds, like christs, and wander into the cities. In addition to the difference in sea levels, there is the stark gap of languages. A new vocabulary writhes in the hard center of the jaw:

mirrored building, carburetor, safety pin, glue.

Much will go unwritten, read only in the pucker and slack of lips. Many objects get named twice:

a plastic bowl, a plastic bowl with a slender crack.

Translations swell until the lyric is sung to the wrong woman, brown instead of black, velvet instead of cotton, some shallow veil of crepe, or not a dress at all, the water at certain times of the year like gauze, like the blurred lines of age or the lines that were forgotten the last time someone sang it, making her much less.

And where he had written Uxmal                    ruins

And where he had written Aquiles Serdán       mine

And where he had written Taxco                    historic church

There is a time when you realize that anything can be produced in Mexico: wheel chairs, action figures, rice paper, lime. There is a time when you realize that for everything you are thinking, there is a word, sometimes two.

Alive in the hard center of the jaw,
you spell them the way they sound

And where he had written Jojutla                  sugar refinery
And where he had written Xochimilco            floating gardens
And where he had written La Fundición         sulfur baths

There was nothing
         a bowl could not carry.

download PDF