p. 2-12 > Tra le carte e i libri di Goliarda Sapienza

In miseria per amore della letteratura.

Tra le carte e i libri di Goliarda Sapienza

 

Silvia Tripodi

 

 ABSTRACT

L’obiettivo del presente contributo consiste nella presentazione del progetto di ricerca sul fondo archivistico e librario appartenuto a Goliarda Sapienza. Si tratta di un progetto redatto nell’ambito del dottorato in Scienze per il patrimonio e la produzione culturale dell’Università di Catania, al fine di riordinare e catalogare l’archivio e la biblioteca appartenute alla scrittrice e redigere strumenti primari di consultazione del fondo Sapienza.

This paper aims to present a research project about Goliarda Sapienza’s archival and library collection. My Ph.D research project in Sciences for heritage and cultural production at the University of Catania is proposed to reorder and classify the writer’s archive and library. Also, another goal is the create the main tools to consult Sapienza’s collection.

 

KEYWORDS

Goliarda Sapienza, archivio d’autore, biblioteca d’autore

 

 

1. Premessa

 

Per quanto l’improvvisa e continua fortuna dell’opera di Goliarda Sapienza (1924-1996) nell’editoria estera e italiana, a seguito delle traduzioni de L’arte della gioia,[1] abbia contribuito alla nascita di numerosi studi, libri e convegni dedicati alla sua opera, è stato necessario attendere circa un ventennio dalla sua scomparsa per intraprendere l’indispensabile lavoro di inventariazione dell’archivio e di catalogazione della biblioteca. Riordinare e rendere accessibili le carte e i libri attraverso la redazione di strumenti primari, necessari alla consultazione e allo studio dei materiali, era ormai un’esigenza manifestata non soltanto dall’erede ma anche da tutti coloro che, negli anni, hanno approfondito la figura e l’opera di Sapienza.

L’archivio e la biblioteca, ad oggi mai esplorati in maniera sistematica e coerente, contribuiranno a far emergere dati che testimoniano le numerose attività dell’autrice e la rete di relazioni che caratterizzarono la sua vita privata e professionale. Ciò permetterà di ricostruire il contesto in cui visse e operò Sapienza e, di conseguenza, fornire agli studiosi strumenti interpretativi e di conoscenza per poter indagare una realtà ibrida e complessa.

Il progetto di ricerca che coinvolge la raccolta archivistica e libraria di Goliarda Sapienza è strettamente connesso alla volontà espressa da Angelo Pellegrino, erede e proprietario del fondo, di rendere accessibile e fruibile il patrimonio archivistico e librario che comprende documenti d’archivio, lettere, manoscritti e dattiloscritti delle opere edite e inedite, fotografie, libri e altre tipologie di materiale.[2]

Nell’accostarsi per la prima volta ad un fondo d’autore, come si può definire la raccolta appartenuta a Sapienza, l’entusiasmo iniziale rischia di prevalere sulla prudenza necessaria nell’approccio ai materiali; è sempre bene ricordare che «carte e libri di persona si presentano, tuttavia, come insiemi documentari eterogenei, integrati, oltre che conformati da interventi di inclusione/esclusione» (Di Domenico 2020: 13-14).

Gli archivi e le biblioteche d’autore rispecchiano in gran parte le attività, le letture, le modalità di studio e di lavoro del soggetto produttore; pertanto, prima di esporre il progetto in corso sul fondo Sapienza, potrebbe risultare utile una breve presentazione della scrittrice per meglio comprendere, attraverso la sua affascinante ma non sempre lineare biografia, peculiarità e criticità legate alla sua raccolta.

Come già evidenziato da Maria Rizzarelli, l’aspetto biografico, il duplice talento di attrice e scrittrice e la sfortuna editoriale che accompagnò molti dei suoi scritti costituiscono gli elementi necessari per comprendere l’eccentrica figura di Goliarda Sapienza (cfr. Rizzarelli 2018: 13).

Il tentativo di accostarsi alla sua persona richiede una particolare attenzione alle vicende biografiche latrici, com’è ovvio, anche dei drammi e delle difficoltà affrontate; infatti, «Goliarda Sapienza fu attrice di teatro e di cinema, sceneggiatrice, scrittrice, poetessa; la sua biografia è significativa per lo studio della raccolta documentaria e tuttavia, tramandata e raccontata anche in forma narrativa da lei stessa, andrebbe forse liberata da alcune facili schematizzazioni e studiata nuovamente a partire da un’analisi attenta e rinnovata delle fonti che stanno emergendo attraverso il lavoro di scavo» (Inserra 2020: 129).

Anche attraverso un breve accenno alla sua biografia è possibile individuare alcuni degli eventi rilevanti per il suo percorso privato e professionale. Figlia minore di Giuseppe, avvocato socialista, e Maria Giudice, attivista lombarda vicina alla direzione del Partito socialista italiano, Goliarda nacque a Catania il 10 maggio 1924; insieme ai genitori, legati da una libera unione, visse nella città etnea i suoi primi sedici anni circondata dai numerosi fratelli e sorelle nati dalle precedenti unioni dei genitori. La famiglia Sapienza-Giudice riuscì a stimolare la creatività e incoraggiare la vena artistica della figlia più piccola, nonostante il contesto storico-politico in cui il fascismo imperante ebbe notevoli ripercussioni anche sulle loro attività.

Goliarda ottenne la borsa di studio dell’Accademia d’arte drammatica di Roma, dove si trasferì insieme alla madre nel 1941; i primi anni romani furono scanditi dalla frequenza delle lezioni e dagli spettacoli conclusivi di fine anno dell’Accademia ma anche, a seguito del trasferimento temporaneo del padre nella capitale, dalla partecipazione attiva alla Resistenza nella seconda metà del 1943 (cfr. Pellegrino 2019: 36-37).[3]

Nel dopoguerra, accanto alla sua attività teatrale, interpretò anche ruoli minori in opere cinematografiche collaborando con registi di primaria importanza; nello stesso periodo, grazie anche alla relazione con il giovane regista Francesco Maselli, durata quasi un ventennio, iniziò a frequentare il vivace ambiente culturale romano e i suoi salotti entrando in contatto con alcune delle personalità più importanti del periodo; in tal modo, «stretta fra adesione mimetica ai luoghi e alle regole del gioco e volontà di fuga, Sapienza brucia sul palco e fuori e dentro il set i suo migliori anni, restituendo attraverso la scrittura una preziosa antologia di aforismi, sentenze e riflessioni che chiariscono una volta di più il carattere performativo delle sue opere propriamente letterarie» (Rimini 2018: 139). Negli anni seguenti, mentre il lavoro di Citto Maselli otteneva importanti riconoscimenti ed era sempre più affermato, la carriera di Sapienza subì «un lungo processo di distacco dallo spettacolo che non riusciva più a conciliare con il suo destino letterario sempre più incalzante», distacco in cui qualche responsabilità potrebbe essere ravvisata anche nella difficoltà di lavorare in un ambiente di cui non condivideva più i principi. Il primo approccio alla scrittura di Sapienza è riconducibile ai primi anni Cinquanta, a seguito della scomparsa della madre: le prime testimonianze presenti nella documentazione conservata in archivio permettono di individuare la passione e il trasporto iniziale della sua prima esperienza.

Ma l’evoluzione delle sue vicende biografiche non fu così lineare: ricorrenti crisi e alcuni momenti di sconforto scandirono gli anni seguenti. In seguito al primo tentativo di suicidio, le sedute di elettroshock e di analisi, Sapienza visse un periodo molto travagliato, che ebbe come conseguenza l’interruzione del rapporto sentimentale con Maselli, con cui rimase però sempre legata da profonda e fraterna amicizia; in questo periodo la scrittura divenne per Sapienza lo strumento più idoneo per tentare di superare le difficoltà attraverso l’esternazione di sentimenti profondi, frutto di un doloroso scavo interiore. I risultati di questa elaborazione furono «quelli che potremmo definire i “libri della cura”, Lettera aperta (1967) e Il filo di mezzogiorno (1969), generati dal tentativo di recupero del passato a scopo terapeutico» (Rizzarelli 2018: 15): si tratta di lettere aperte ai lettori composte a intervalli regolari in un arco di tempo lungo circa tre anni, che condussero alla pubblicazione con Garzanti.

In seguito alla pubblicazione delle sue prime opere, il lavoro di Sapienza ottenne pareri positivi, riconoscimenti e incoraggiamenti da parte di scrittori e critici senza riuscire, però, a imporsi nel panorama culturale ed editoriale italiano. Nei dieci anni successivi si dedicò alla stesura de L’arte della gioia: tracce della lunga gestazione, e del conseguente percorso tormentato per la pubblicazione, sono individuabili nelle carte d’archivio; esse testimoniano tutto il suo impegno, durato circa vent’anni e condiviso con il marito Angelo Pellegrino, per dare alle stampe l’opera, nonostante i rifiuti e alcuni giudizi poco confortanti pronunciati dalle case editrici. I due coniugi si dedicarono alla revisione del romanzo, il quale oggi rappresenta un vero e proprio caso editoriale non soltanto per le innumerevoli traversie legate alla sua pubblicazione ma anche per il tardivo riconoscimento del valore dell’opera nell’ambito culturale italiano. A tal proposito Sapienza, in una lunga lettera indirizzata a Sandro Pertini, nell’esprimere il proprio scoramento seguito ai tanti rifiuti ricevuti, denuncia la plausibile scomparsa dell’artigianalità dello scrittore in virtù delle logiche interne che caratterizzano parte dell’editoria italiana:

 

Presto non ci sarà più l’artigianato dello scrittore, e non ci può essere vera arte senza artigianato. Presto il libro verrà confezionato come un qualsiasi prodotto dell’industria in un laboratorio diretto da una squadra di tecnici abili solo nell’accontentare il gusto corrente, che consente grandi e facili guadagni. Io mi ero rassegnata a non lottare più, ad accettare che la mia opera venisse pubblicata – forse – soltanto dopo la mia morte. Sono cose dure per un autore, Sandro, solo tu puoi capire che brutta condizione sia lottare senza speranza. (Sapienza – Pellegrino 2016: 44)

 

In seguito alla «lunga marcia dell’Arte della gioia» (Pellegrino 2017: V), le difficoltà riscontrate nel pubblicare si protrassero anche per l’opera in cui viene narrata la sua esperienza carceraria: L’Università di Rebibbia; in questo caso le ritrosie degli editori furono legate, in primo luogo, al notevole impatto che la sua esperienza carceraria avrebbe avuto sul panorama culturale italiano, ma anche alla difficile collocazione dell’opera all’interno del mercato editoriale. Nessun cambio di rotta anche nel caso di Le certezze del dubbio, per la cui pubblicazione è possibile ravvisare resistenze rilevanti; infine, dopo numerosi tentativi, l’opera fu pubblicata dalla casa editrice Pellicanolibri.

Nell’ultimo periodo le ristrettezze economiche si fecero sempre più serie per Sapienza che, anche se nel corso degli anni dovette più volte separarsi da oggetti, ricordi e doni per far fronte alle notevoli difficoltà finanziarie, fu costretta a tornare a recitare e a intraprendere l’attività di docenza al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Nonostante tali difficoltà, continuò anche a lavorare a numerosi progetti: dai romanzi alle raccolte di poesie fino alle pièces teatrali, di cui alcune testimonianze affiorano dalle pagine dei suoi taccuini.[4]

 

2. Archivi e biblioteche d’autore

Le necessità espresse dagli eredi e le esigenze di consultazione avanzate dagli studiosi si intrecciano con i temi del trattamento e della gestione delle biblioteche e degli archivi d’autore. Si registra un crescente interesse verso queste tematiche sia da parte delle istituzioni preposte alla conservazione, quali archivi, musei e fondazioni, sia dalla comunità scientifica e professionale, coinvolta in prima persona nel trovare il giusto equilibrio tra la necessità di garantire un’adeguata conservazione e fruizione, un idoneo trattamento di individuazione e descrizione dei legami interni tra le tipologie di materiale e la possibilità di consultare e studiare la raccolta rispettando le volontà degli eredi.

L’interesse nei confronti delle raccolte appartenute ai letterati, autori e personalità inizia ad assumere un certo rilievo a partire dalla seconda metà del Novecento; nello stesso periodo era maturata la consapevolezza che uno studio adeguato di una raccolta sia in grado di restituire parte della personalità del soggetto produttore, ma soprattutto contribuisca a delineare non soltanto le modalità di studio e ricerca del suo possessore ma anche l’intero contesto culturale.

Molte sono state le iniziative di confronto tra le diverse esperienze realizzate per gli archivi e per le biblioteche d’autore, nonostante le notevoli differenze esistenti tra le varie raccolte: la condivisione di problemi e soluzioni spesso si è rivelata un utile stimolo per tentare di superare gli ostacoli e le criticità contenute in ogni raccolta.[5] L’esigenza di individuare un insieme di buone pratiche, linee guida ed errori da evitare nei casi in cui si entri a contatto con una collezione d’autore ha fatto sì che venisse incoraggiata ogni attività di approfondimento sui molteplici aspetti legati a queste raccolte, che mantengono peculiarità tali da non poter realizzare univoci modelli di riferimento.

Recentemente si è invece manifestata la volontà di orientare e convogliare le criticità e le problematiche connesse al trattamento e alla gestione degli archivi e alle biblioteche d’autore.[6] Le più recenti proposte della comunità professionale sono orientate verso il tentativo di delineare comuni linee guida per una catalogazione della raccolta d’autore nel suo insieme. In sintesi, l’adozione di una catalogazione integrata sembra essere una possibile soluzione in grado di superare, o perlomeno contenere, le numerose problematiche appartenenti a questa tipologia di raccolte.

Una delle peculiarità legata agli archivi di persona e, soprattutto, agli archivi d’autore è l’immagine edulcorata che il soggetto produttore ci riconsegna, e che spesso non combacia con la naturale modalità di sedimentazione della documentazione archivistica.[7] Nella maggior parte dei casi in tali raccolte, mancando totalmente qualsiasi tipo di obbligatorietà di conservazione, sopravvive solamente la parte che il soggetto produttore (gli eredi o gli altri soggetti coinvolti nell’ordinamento e conservazione) hanno voluto che arrivasse fino a noi. Inoltre, si dovrebbe considerare, e cercare di definire, se e in quale misura il carattere e i criteri di conservazione propri del soggetto produttore abbiano influito sull’attuale fisionomia del fondo archivistico, poiché «un fondo, ricordiamolo, è costituito da ciò che è stato accumulato consapevolmente, ma anche da ciò che vi è confluito per le ragioni più varie (non di rado casuali), e addirittura da ciò che manca (perché cancellato o depositato altrove, e bastino a questo proposito gli esempi dei libri letti in biblioteca o in prestito da amici, e dei documenti epistolari conservati tra le carte dei destinatari)» (Sabba 2020: 495).

Nella letteratura scientifica viene più volte ricordato che nei fondi d’autore «può inoltre succedere che i materiali d’archivio abbraccino un arco cronologico diverso da quello segnato dalla nascita e dalla morte dello scrittore: è frequente, infatti, la consuetudine di raccogliere, in particolar modo nelle serie Corrispondenza o Documenti personali, materiali o fotografie di genitori o parenti». In realtà, non di rado accade che gli eredi, i familiari o gli amici, responsabili del riordinamento e della custodia del fondo archivistico, abbiano continuato a conservare altri materiali, sempre relativi all’autore o alla sua opera, anche nei momenti successivi alla scomparsa del soggetto produttore; sovente si tratta di lettere, ritagli di stampa e materiale di vario tipo (cfr. Trevisan 2009: 41).

Inoltre, nella maggior parte degli archivi di persona, ed è questo anche il caso del fondo ‘Goliarda Sapienza’, nel corso del tempo confluisce, per i motivi più diversi, altra documentazione archivistica, come ad esempio appunti e materiale vario appartenuto a familiari, amici e conoscenti. In questi casi pare opportuno separare le carte prodotte o conservate da altri dal resto della documentazione archivistica del soggetto produttore.

La letteratura scientifica e la prassi archivistica sottolineano la necessità di un cauto approccio verso le carte d’archivio: nel tentativo di comprendere il metodo di lavoro del soggetto produttore è necessario proporre un’organizzazione del materiale che tenga conto delle tracce, individuabili nella documentazione ma non sempre immediatamente riconoscibili. In molti casi, specialmente quando la documentazione è stata selezionata e ordinata dai familiari, dagli eredi o dagli amici in seguito alla scomparsa dell’autore, il riordino delle carte è effettuato per esclusivi fini pratici oppure in vista di una pubblicazione; ciò implica, a posteriori, una maggiore difficoltà nell’individuare scelte sostenibili da un punto di vista archivistico.

Nel trattamento dei fondi d’autore, l’inventariazione e la catalogazione del materiale sono aspetti di fondamentale importanza e notevole complessità; per riuscire a rappresentare tali raccolte che, spesso, esigono riflessioni da molteplici discipline (archivistiche, biblioteconomiche, museali), è necessario «utilizzare standard specifici per ciascuna tipologia di documento o raggruppamento, analizzando e rendendo esplicite tutte le relazioni di contesto tra le parti» (Associazione italiana biblioteche 2019: 5).

Infine, è bene ricordare che «produzione, memorizzazione, e conservazione da una parte, e inventariazione, catalogazione e messa in circolo dall’altra, sono operazioni che le raccolte subiscono in momenti, con finalità e da parte di soggetti diversi; lo si dirà anche in seguito, ma archivisti e bibliotecari quasi mai sono anche filologi, naturalisti, e architetti, per fare degli esempi, e non possono improvvisarsi tali, né per capacità né per responsabilità» (Sabba 2020: 490). Soltanto attraverso un approccio consapevole verso gli archivi e le biblioteche d’autore è possibile farne emergere le peculiarità e le esigenze per la gestione e il trattamento; inoltre, la casistica è molto varia ed è stato già sottolineato che le raccolte sono costituite dalla sedimentazione di materiali eterogenei e che «la loro storia è l’autobiografia dei loro fondatori e raccoglitori, al positivo e al negativo, ossia reale oppure deformata e fuorviante» (Sabba 2020: 494).

 

3. Il fondo ‘Goliarda Sapienza’

 

La raccolta archivistica e libraria di Sapienza è conservata presso l’abitazione della scrittrice a Roma nel quartiere Parioli, in cui risiede ancora oggi Angelo Pellegrino, marito ed erede, insieme alla sua famiglia. I trattamenti di tipo archivistico e biblioteconomico, ancora in corso, sono stati preceduti da un’accurata analisi preliminare, necessaria per individuare tipologia e quantità del materiale. Le attività in corso sulla raccolta consistono nel riordino, nella catalogazione e nella redazione di strumenti primari per la consultazione della documentazione archivistica e della collezione libraria per garantire una corretta descrizione, fruizione e valorizzazione dell’intero patrimonio della scrittrice.

Per la redazione del progetto, la programmazione e lo svolgimento delle attività sono stati notevolmente d’aiuto gli studi dedicati agli archivi e biblioteche private, personali e d’autore ma, soprattutto, gli stimoli ricevuti dai più recenti lavori che si indirizzano verso una gestione integrata dei fondi archivistici e librari d’autore.[8] Non occorre in questa sede porre l’accento sui numerosi dubbi emersi durante il censimento della documentazione archivistica né sulle metodologie adottate: si tratta di problematiche comuni a molte esperienze di trattamento e gestione di archivi d’autore, che saranno oggetto di ulteriori studi. Al contrario, tracciando una semplice panoramica del fondo archivistico sarà possibile avanzare alcune considerazioni in merito alla disposizione dell’archivio al momento dell’avvio del progetto e alle principali novità introdotte nel nuovo ordinamento.

Negli archivi d’autore accade spesso che, in seguito alla scomparsa del soggetto produttore, i familiari e gli eredi tentino di ricostruire l’ordine delle carte smembrando, di fatto, l’ordinamento d’autore esistente, anche se minimo; il risultato di questa operazione consiste in un ulteriore ordinamento che rimarrà in vigore, tendenzialmente, finché gli eredi non decideranno di intervenire di nuovo sul fondo per renderlo accessibile, donarlo, alienarlo o depositarlo presso un’istituzione. Anche l’archivio di Goliarda Sapienza rientra in questa casistica: il fondo è stato riunito e riordinato prevalentemente dal marito in seguito all’improvvisa scomparsa della scrittrice; pertanto, eccetto rari casi, non è più riconoscibile la disposizione originaria della documentazione archivistica.

Tale caratteristica ha richiesto uno sforzo maggiore nella comprensione dei reali legami tra le carte, in primo luogo per individuare tracce di un presunto ordinamento d’autore e, successivamente, per ipotizzarne una ricostruzione coerente.

L’analisi della documentazione e le ricerche effettuate permettono di escludere che possa trattarsi di un ordinamento d’autore: il riordino, riconducibile all’erede, è stato realizzato disponendo le carte di Sapienza in base a criteri soggettivi, basati soprattutto sulla suddivisione delle opere. La documentazione archivistica ha subìto diversi rimaneggiamenti a seconda delle esigenze pratiche; le carte sono state più volte esaminate per curatele di opere inedite o richieste in consultazione, ma non sempre ricollocate nella disposizione originale.

Le scelte relative al trattamento e alla gestione dell’archivio, così come le attività relative al riordino e alla conservazione delle carte di Sapienza, sono state connesse al notevole impegno di Angelo Pellegrino nella promozione e divulgazione dell’opera della moglie. Tuttavia, la mancanza di un elenco della documentazione conservata impone attualmente, in vista di un’ipotetica richiesta di consultazione, uno sforzo di memoria da parte del proprietario del fondo per risalire alla collocazione del materiale richiesto, a cui si aggiunge la difficoltà di reperire le carte precedentemente spostate e non più ricollocate nel faldone di riferimento.

Nell’ambiente adibito a studio sono custodite le carte e parte dei libri della scrittrice; l’archivio è conservato su alcuni scaffali ed è al momento ordinato in quarantadue faldoni non adatti alla conservazione, privi di un elenco e di segnatura di collocazione; inoltre, non sempre il contenuto dei raccoglitori corrisponde alla didascalia posta al loro esterno. L’intervento dell’erede è evidente ed è riconducibile al rimaneggiamento delle carte attuato in vista delle curatele delle opere di Sapienza: alcuni dei manoscritti e dei dattiloscritti sono stati scorporati dal resto delle carte, riuniti e inseriti in un faldone dedicato alla singola opera.

La documentazione archivistica, secondo l’ordinamento Pellegrino attualmente in uso, è composta da manoscritti, dattiloscritti e materiale preparatorio delle opere edite e inedite, corrispondenza, documenti personali e familiari, rassegna stampa, fotografie, materiale vario (audiocassette, floppy disk, cd-rom), settimanali rilegati in raccoglitori, corrispondenza e materiale preparatorio per i lavori di Francesco Maselli. Tutti i materiali relativi alle presentazioni di libri, articoli, locandine prodotti dopo la scomparsa dell’autrice sono riuniti in un faldone che costituisce una rassegna stampa in serie aperta continuamente implementata.

A titolo esemplificativo, si cita qui il caso delle carte di Maselli, primo compagno di Sapienza, costituite principalmente da corrispondenza, documenti e materiali preparatori per il lavoro del regista: nel riordino effettuato dall’erede, la documentazione è stata disseminata tra diverse cartelle e contenitori insieme alle carte appartenute alla scrittrice; nel nuovo progetto di ordinamento esse saranno invece ricondotte allo specifico soggetto produttore e costituiranno il fondo ‘Francesco Maselli’, un archivio aggregato al principale.

In seguito allo studio e all’analisi dettagliata del materiale sono emerse alcune esigenze dettate dalla natura della documentazione stessa: le carte conservate in archivio ma prodotte da altri soggetti produttori esigono un trattamento separato rispetto alla documentazione di Goliarda Sapienza; per le carte di famiglia e i documenti amministrativi, giudiziari e professionali è richiesto un approfondimento descrittivo almeno a livello di fascicolo; infine, l’insieme della documentazione prodotta e raccolta dopo la scomparsa della scrittrice costituirà un piccolo fondo archivistico dedicato alla valorizzazione della figura e delle opere di Sapienza.

Le caratteristiche del nuovo ordinamento consisteranno principalmente nella creazione di due fondi aggregati all’archivio della scrittrice che conterranno, rispettivamente, la documentazione prodotta e conservata dopo la sua scomparsa, insieme al materiale relativo alla promozione e ricezione dell’opera della scrittrice, e le sopra citate carte di Francesco Maselli.

Grazie alla collaborazione con il Laboratorio musicale dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna, sono stati acquisiti digitalmente i file audio delle 14 audiocassette conservate nel fondo Sapienza.[9] Ciò ha permesso, oltre all’acquisizione e alla creazione di formati destinati alla conservazione o alla consultazione, di restituire una parte della quotidianità di Sapienza interessante sotto molti aspetti. Il contenuto di alcuni file audio consiste in interviste o registrazioni di Angelo Pellegrino; le audiocassette che restituiscono la voce della scrittrice o registrate da lei stessa sono meno della metà: si tratta per lo più di messaggi lasciati in segreteria telefonica, mentre la sua attività di docente è documentata da alcuni esercizi per migliorare la dizione e la lettura delle allieve; sono inoltre presenti tracce di conversazioni private.

Una delle audiocassette restituisce un’interessante conversazione pomeridiana a casa del regista Cesare Zavattini, grazie alla quale l’ascoltatore ripercorre insieme ai protagonisti i dialoghi incentrati principalmente sulla pubblicazione de L’Università di Rebibbia.[10] Sapienza rivela le numerose difficoltà incontrate anche per la pubblicazione della sua terza opera, che solo dopo diversi rifiuti trovò un editore perché «Goliarda continuava a fare scandalo. Lo stesso editore Rizzoli pose sulla copertina: La traumatica esperienza carceraria di una signora perbene, dimostrando così il goffo tentativo di far rientrare la vicenda in un episodio di trasgressione borghese» (Pellegrino 2019: 82). Rivelando i numerosi rifiuti editoriali che negli stessi anni si sommano per L’arte della gioia, Sapienza giunge ad un’amara riflessione: per chi come lei ha scelto di allontanarsi dal mondo e dal mercato editoriale riuscire a trovare comprensione e appoggio delle case editrici è sempre più arduo.

Condensando la sua passione e le difficoltà nell’espressione sono caduta in miseria per amore della letteratura, Sapienza ribadisce il suo amore verso la lettura e sottolinea la problematica situazione causata dalle difficoltà economiche; tali sofferenze aumentarono nel corso del tempo, finché venne indicata come potenziale beneficiaria dell’assegno vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli senza, però, risultarne idonea.[11] Durante la conversazione a casa Zavattini, Sapienza continuò a difendere la sua passione, perseguita nonostante le difficoltà, verso la scrittura ma soprattutto verso la lettura: mi piace scrivere ma sono soprattutto una lettrice […] leggere mi piace più che scrivere, proprio moltissimo: studiare, leggere. Queste affermazioni, ascoltate dalla sua voce durante una conversazione privata, sono particolarmente significative per confermare il suo amore verso la letteratura che si evince dallo studio le sue carte e i suoi libri.

Tra le carte d’archivio è possibile individuare alcune tracce del legame esistente tra la documentazione archivistica e la biblioteca: si tratta prevalentemente di note di lettura apposte su fogli ripiegati più volte in cui Sapienza, dopo aver riportato il nome dell’autore, e a volte anche dell’opera, annota per lo più vocaboli significativi per il suo studio sulle parole.[12] In alcuni casi riporta alcuni passi di opere seguiti dalle pagine di riferimento, in altri casi verga delle citazioni sulle carte introduttive di determinati libri, ma nella maggioranza dei casi sono le singole parole che vengono annotate; tale abitudine permette ai lettori di oggi di potersi avvicinare al metodo di lettura e studio di Sapienza. Analizzando alcuni dei titoli apposti sulle note di lettura, come per esempio Ricopiate da cercare sul vocabolario, Appunti e flora, Appunti di paesaggio e carattere, Vocabolario e appunti da Nabokov, tentativi poesie e vocabolario, è possibile ricostruire i diversi passaggi attraverso cui Sapienza si accostava al linguaggio usato dai vari scrittori: durante la lettura annotava i vocaboli, i costrutti o le locuzioni rilevanti che successivamente ricercava nel vocabolario, allestendo un ulteriore elenco di definizioni e creando in tal modo un vocabolario tematico, come per esempio i sopra citati flora, paesaggio e carattere, oppure un breve vocabolario riguardante a un singolo autore, come nel caso di Nabokov.

 

4. Conclusioni

 

Quando la raccolta della scrittrice sarà accessibile, costituirà un’importante risorsa sia per la comunità scientifica, che trarrà sicuro giovamento dalla consultazione diretta di manoscritti, dattiloscritti e documentazione archivistica, sia per l’intera collettività. La consultazione e lo studio della raccolta documentaria, ma anche dei libri della biblioteca, rappresenteranno certamente l’occasione per studiare in maniera più approfondita la figura e l’opera di Goliarda Sapienza, in cui l’ambito privato e quello pubblico sono strettamente connessi.

Mediante l’analisi della documentazione archivistica sarà possibile approfondire non solamente tematiche legate all’attività strettamente letteraria, studiando e analizzando i diversi stadi redazionali delle opere e le modalità di composizione, ma anche confermare o meno alcune ipotesi avanzate fino a questo momento. Tra le carte d’archivio sono rintracciabili gli elementi per ricostruire la travagliata pubblicazione de L’Arte della gioia con la sua lunga serie di rifiuti editoriali, l’esperienza carceraria a Rebibbia, la partecipazione politica, il gruppo di scrittura; inoltre, la documentazione restituisce notizie interessanti relative sia alle opere postume curate del marito sia alle opere inedite, incoraggiandone in tal modo studi e approfondimenti.[13]

Parte dell’archivio Sapienza potrà rivestire anche una certa importanza per la storia dell’editoria: la ricostruzione dei contatti avvenuti attraverso la corrispondenza con case editrici e agenzie letterarie contribuirà ad approfondire un frammento della storia dell’editoria del Novecento, presumibilmente anche a motivarne e comprenderne alcune scelte.

 

Ci troviamo quindi, davvero, a riaprire, metaforicamente, una cassapanca e, con coraggio, a mettervi ordine, con la consapevolezza che il nostro lavoro non solo servirà a fare ordine nella vita e tra le carte di Sapienza, ma anche a fornire dati interessanti e in alcuni casi inediti. (Inserra 2020: 142)

 

Bibliografia

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Inserra Simona (2020), Le certezze del dubbio: riflessioni sulla raccolta di Goliarda Sapienza (1924-1996), in Di Domenico Giovanni e Sabba Fiammetta (a cura di), Il privilegio della parola scritta: gestione, conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona, Roma, Associazione Italiana Biblioteche pp. 129-144.

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Rizzarelli Maria (2018), Goliarda Sapienza. Gli spazi della libertà, il tempo della gioia, Roma, Carocci.

Rizzarelli Maria (2020), «Al posto del cervello avevo un grande schermo illuminato». Goliarda Sapienza e i «misteri» del cinema, in appendice L’Uomo Luchino Visconti. Frammento dell’abbozzo di Goliarda Sapienza (trascrizione e note a cura di Gaetano Lalomia), «Sinestesie», XX, pp. 141-148.

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Sapienza Goliarda (2007b), L’art de viure, traduzione di Anna Casassas, Barcelona, La Campana.

Sapienza Goliarda (2013), La mia parte di gioia. Taccuini 1989-1992, a cura di Gaia Rispoli, prefazione di Angelo Pellegrino, Torino, Einaudi.

Sapienza Goliarda, Pellegrino Angelo (2016), Cronistoria di alcuni rifiuti editoriali dell’Arte della gioia, Roma, Edizioni Croce.

Sapienza Goliarda (2017), L’Arte della gioia, prefazione e ritratto di Goliarda Sapienza di Angelo Pellegrino, postfazione di Domenico Scarpa, Torino, Einaudi.

Sapienza Goliarda (2021), Lettere e biglietti, a cura di Angelo Pellegrino, Milano, La nave di Teseo.

Trevisan Myriam (2009), Gli archivi letterari, Roma, Carocci.



[1] Alle prime edizioni italiane, Sapienza (1994) e Sapienza (1998), seguirono numerose traduzioni dell’opera che ne sancirono la fortuna: Sapienza (2005a), (2005b), (2006a), (2006b), (2007a), (2007b); per la più recente edizione italiana si veda Sapienza (2017).

[2] La ricerca attualmente in corso è portata avanti da chi scrive per il Dottorato di ricerca dell’Università di Catania in Scienze per il patrimonio e la produzione culturale, XXXIV ciclo (tutor prof.ssa Stefania Rimini, co-tutor prof.ssa Fiammetta Sabba) con la collaborazione di Simona Inserra e Maria Rizzarelli (Università di Catania).

[3] Giuseppe Sapienza «nel frattempo era venuto da Catania e aveva costituito la Brigata “Vespri”, quella che poi, con una falsa documentazione, riuscì a salvare dal braccio della morte di Regina Coeli Sandro Pertini e Giuseppe Saragat» (Pellegrino 2019: 36-37). Dal 15 dicembre 2020 sono disponibili le riproduzioni digitali delle schede relative alle richieste di riconoscimento delle qualifiche partigiane conservate nel Fondo «Ricompart» presso l’Archivio centrale dello Stato. La Direzione Generale per gli Archivi ha affidato la realizzazione del progetto all’Icar (Istituto Centrale per gli Archivi) che renderà disponibile lo schedario attraverso il portale Partigiani d’Italia. Nello schedario della Commissione laziale per il riconoscimento della qualifica di partigiano sono presenti le schede relative a Goliarda Sapienza, Giuseppe Sapienza, Maria Giudice, i fratellastri Libero Sapienza e Ivanoe Civardi, tutti nella formazione «Vespri».

[4] Per l’ultimo periodo cfr. Sapienza (2013).

[5] Sugli archivi d’autore, che costituiscono una particolare tipologia di archivi di persona, incide notevolmente la volontà conservativa del soggetto produttore; infatti, accanto ai materiali di studio e di lavoro si conservano anche documenti strettamente personali e oggetti legati alla vita quotidiana (biglietti del tram, inviti, liste della spesa, ricette). La redazione di protocolli di lavoro condivisi e di indicazioni operative sono strumenti fondamentali per tentare di ricostruire i criteri soggettivi di selezione e sistemazione. Tra le ultime occasioni di confronto si ricordano le iniziative: il convegno internazionale “Il privilegio della parola scritta: gestione, conservazione e valorizzazione di carte e libri di persona” tenuto a Salerno nel 2019, nel corso del quale sono state presentate le Linee guida (cfr. Associazione italiana biblioteche 2019) e, nello stesso anno, il corso di formazione “Biblioteche d'autore contemporanee. Metodologie di acquisizione, gestione e valorizzazione” presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

[6] Da tempo al centro delle riflessioni della Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore dell’Associazione italiana biblioteche; nata come gruppo di studio sulle biblioteche d’autore, attivo dal 2003 al 2011, oggi è giunta alla terza Commissione. Si vedano obiettivi e risultati al seguente indirizzo.

[7] L’insieme della documentazione archivistica è in grado di rappresentare non solo l’attività professionale ma anche la figura intellettuale dell’autore nel suo complesso; a tal proposito, Myriam Trevisan individua «due livelli di uso, quello di fonte – che offre materiali per la ricostruzione storica – e quello di memoria, che lo scrittore ci trasmette attraverso le carte» (Trevisan 2009: 22). Spesso autori e personalità di spicco del mondo della cultura sono più che consapevoli di poter plasmare la propria immagine, di autorappresentarsi attraverso i documenti; si impone, pertanto, la necessità di adottare un approccio critico verso il nucleo documentario (cfr. Del Vivo 2012: 18).

[8] Cfr. Di Domenico - Sabba (a cura di) 2020 e Ghersetti – Martorano - Zonca (a cura di) 2020.

[9] Si ringraziano il prof. Angelo Pompilio e le dott.sse Maddalena Roversi Monaco e Filomena Latorre per il prezioso lavoro svolto presso il Laboratorio musicale del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, Campus di Ravenna.

[10] Si ringrazia Angelo Pellegrino per aver permesso di riportare le parole di Goliarda Sapienza (qui in corsivo) e riassumere parzialmente i colloqui intercorsi a casa Zavattini.

[11] Si veda l’interrogazione presentata alla Camera dei deputati da Emma Bonino del 2/08/1994 disponibile su dati.camera.it al seguente indirizzo < http://dati.camera.it/ocd/aic.rdf/aic4_02723_12>.

[12] In tal modo Sapienza riassume l’attività di raccolta e approfondimento dei vocaboli; l’annotazione compare su una carta che conserva alcune delle note di lettura.

[13] Cfr. le recenti pubblicazioni Rizzarelli (2020) e Sapienza (2021).

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