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La storia letteraria in poche righe

Alessandra Di Meglio

 

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Dominata dall’ideologia borghese e maschiocentrica, la storia letteraria italiana ha obbedito a princìpi patriarcali che hanno imposto la subordinazione della donna all’uomo, l’educazione familiare alla violenza e alle percosse, nonché la repressione della sensualità femminile e dell’atto d’amore. Questi princìpi hanno trovato nel tempo ampia applicazione, radicandosi nell’immaginario culturale e sociale, tanto da continuare tutt’oggi a saturare i programmi scolastici e universitari.

Quello che Sanguineti  rivendica in La storia letteraria in poche righe, pubblicato da ‘il melangolo’ nel 2018, è la presenza sconosciutamente massiva del femminile nella storia della letteratura già dai tempi greco-romani e poi medioevali e moderni.

Sia chiaro che questo non è un libello femminista, né un libretto che intende riscoprire la ‘figura femminile’ mai realmente scomparsa dalla storia della letteratura: la donna puttana o sottomessa alla supremazia maschile non è infatti mai svanita dall’immaginario letterario e sociale, lo è invece la donna dotata di ingegno, la donna poeta.

Intento del libretto è perciò proprio quello di svelare parte della storia letteraria italiana ingiustamente sepolta dall’ideologia borghese e maschio dominante, per restituirle una voce e un’identità che le appartengono e che ci appartengono e che rivaluti la donna e le sue spiccate qualità intellettive

Il libro consta di un’introduzione, Censure nella storia letteraria (pp. 9-25), e di sette capitoli: Prolegomeni al canone italiano (pp. 27-40), Dante poeta del proletariato (pp. 41-75), Da Francesca da Rimini a Ghismonda (pp. 76-99), Violenza in famiglia e umanesimo (pp. 100-108), Lettura di Lorenzo il Magnifico (pp. 109-113), Il Tancredi di Tasso e Ottiero Ottieri (pp. 114-120) e infine Lo spiritato e l’Italia polluta (pp. 121-131).

          Nelle pagine introduttive Sanguineti chiarisce subito il punto focale della trattazione: l’ideologia maschilista del «canone storiografico borghese» (p. 9), presenta l’opera letteraria nel «modo più asettico possibile, elevata ideologicamente a capolavoro eterno» (p. 9), in cui domina la voce e la prospettiva maschile e da cui è stata espurgata, ripulita, tagliata, censurata la voce femminile, che ha invece inciso considerevolmente sull’evoluzione di questa stessa letteratura borghese. Un «ginocidio» (p. 13, n. 6) culturale, scrive Sanguineti, che sottrae a donne come Maria Giuseppa Guacci Nobile, autrice napoletana oggi conosciuta ma plagiata da Leopardi e da Carducci, l’importanza culturale che le spetta. Non più donna ‘oggetto’, Guacci diviene soggetto poetico che si pone in «relazione democratica con l’altro sesso» (p. 15), sebbene il canone autoriale e tradizionale ne ignori l’importanza letteraria.

          E proprio di questo canone Sanguineti invoca una frantumazione, attribuendo parte del retaggio maschilista e della misoginia letteraria ancora oggi vigente (e vincente) nella letteratura italiana all’influenza della storia della letteratura desanctisiana. Secondo De Sanctis la donna è autrice «della musica e del canto» (p. 35), con cui seduce l’intellettuale borghese, che l’accoglie nella tradizione letteraria e poetica «purché nella forma di manichino, oggetto e personaggio feticizzato di un progetto maschile» (p. 36).

          Perciò, fatta tabula rasa del femminile storiografico, l’unico ‘femminile’ accettato è per De Sanctis da ricercare nel sesso opposto: in Petrarca e in Tasso, attribuendo così all’uomo una doppia natura (maschile e femminile) e sottraendo alla donna la sua identità.

          Opposta alla predominante ideologia borghese è quella proletaria, stando alla quale «la povertà non toglie gentilezza a alcuno» (p. 91). Solo chi appartiene al proletariato può raggiungere il pieno appagamento orgastico, o chi, pur appartenendo alla borghesia, ne rifiuta i princìpi che ingiungono alla mortificazione femminile. Accade perciò che la Ghismonda boccacciana, sensuale e appagata dall’atto sessuale, diventi simbolo e soggetto ‘attivo’ nella «lotta sessuo-rivoluzionaria contro la società autoritaria feudale-patriarcale» (p. 90). Società promotrice di violenza psicologica e fisica nei contesti familiari (con il beneplacito della chiesa) e dalla quale c’è chi ha tentato di distanziarsi: Dante, cantando la pace e la donna Beatrice o auspicando a una teologia della liberazione, a una pax universalis in una Firenze «pacifica, edificata sulle nobili virtù civili della Roma repubblicana» (p. 68), capace di superare «la drammatica anarchia dei conflitti feudali» (p. 69) e di sancire la giustizia divina, o Lorenzo il Magnifico, in limine tra il mondo medioevale e quello moderno, che invoca nel suo immaginario poetico il «sogno ideologico di un eden preborghese» (p. 112), di un’età dell’oro resa viva, anche se solo momentaneamente, dall’ebbrezza della «trasgressione carnevalesca» (p. 113).

          Il libro è ricco di riferimenti testuali che attestano un approccio filologico e scientifico notevolmente curato e ha il pregio di ribaltare la consueta prospettiva letteraria, concedendo spazio a una parte tutta al femminile solitamente censurata. Offre poi un’analisi storica e letteraria inedita e riconosce le ragioni della radicata e perdurante mentalità borghese nell’affermazione della sua ideologia storicamente e comunemente accettata.

          La letteratura è, per Sanguineti, l’altro volto della politica e delle ideologie dominanti. L’aver quindi censurato nel tempo buona parte delle voci femminili della storia letteraria, voci che hanno apprezzabilmente concorso alla sua stessa realizzazione, è equivalso a censurare parte della storia, nonché a circoscriverne la verità, che invece andrebbe svelata per liberarsi dell’atavica ideologia borghese e acquistare una nuova coscienza storica, cittadina e culturale. In un tempo in cui tutti dispongono di Internet e del suo enorme potenziale informativo, non occorre più attendere o accettare supinamente quanto imposto dalla tradizione didattica, ma è possibile essere artefici della frantumazione del canone per una nuova e più veritiera diffusione della cultura.

          L’inedita prospettiva letteraria proposta da Sanguineti è per il lettore indubbiamente scardinante e capace di svelare un mondo letterario occulto, quello femminile, volutamente celato agli epigoni, perché temuto più che disprezzato per le spiccate attitudini poetiche e politiche.

 

Federico Sanguineti, La storia letteraria in poche righe, Genova, il melangolo, 2018

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