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Il lago, gente al lago

(inedito, da Oggettistica)

Marco Giovenale

La gente si vuole divertire e non ci pensa, vuole ridere dopo, dopo che ci ha pensato, si ferma sul lago.

Il lago è storto, è messo male. Forse avranno messo male la cartina, ma guardi fuori – ok – in effetti è sbagliato, va da un’altra parte, come mai, chissà, come si potrà mai raddrizzare? Vuole ridere dopo. Intanto divertiamoci.

È spensierata, tenta di esserlo, se deve. Se c’è da fare una telefonata dolorosa, le unghie attenuano quella sgradevole sensazione, morderle.

Scende a prendere il kebab. Uno, forse due. È una fonte di gioia, non pensare che una volta qui era tutto tuo, o buio, o prima buio poi tuo, viceversa, ti hanno rubato tutto, non lo recuperi, è perso, pensa, no: a ridere devi pensare.

Si vogliono sbarazzare del recupero crediti, dell’intermezzo, dei trompe-l’œil. Vogliono fare una festa dietro l’altra, riempiono l’attico. L’attico è pericolante, ma ci si va per scherzare le feste.

La gente si vuole, così si vuole, e si vuole distrarre, si svaga, si conforta, con poco, kebab, servizi, agosto, stacca il selciato, pasticceria confetteria, capriate, dismissori, i coordinatori. Per orientarsi, per il ritmo, volendo. Dove c’è ritmo c’è lira, c’è aulòs, verticale.

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