p. 2-20 > Appunti e divagazioni attorno a 'Lo scaffale Gramsci'

Appunti e divagazioni attorno a

‘ Lo scaffale Gramsci, laboratorio de Le schede gramsciane

Dal Lascito di Edoardo Sanguineti conservato alla

Biblioteca Universitaria di Genova

Parte prima

Lorenza Neri

 

«Sanguineti non è un museo, quindi non va reificato»[1]

 

 

Abstract
L'articolo descrive brevemente il Fondo librario di Edoardo Sanguineti, il cosiddetto ‘Magazzino Sanguineti’, conservato alla Biblioteca Universitaria di Genova. Nella seconda parte viene analizzato lo ‘scaffale Gramsci’, laboratorio per la stesura di Schede gramsciane, dizionario di termini scelti da Sanguineti tra gli scritti di Antonio Gramsci, pubblicato da Utet nel 2004.

 

This article briefly presents the Edoardo Sanguineti's Collection of books, the so-called Magazzino Sanguineti, preserved in Biblioteca Universitaria of Genova. The work analyses the “Gramsci bookshelf”too, the lab for the drafting of Schede Gramsciane, a dictionary of terms chosen by Sanguineti from Antonio Gramsci's works, published by Utet in 2004.

 

Premessa

 

Nell'arco del 2018 ho partecipato ad un progetto di intervento e valorizzazione del patrimonio culturale; in tale ambito ho operato su parte del Fondo librario di Edoardo Sanguineti, altrimenti noto come ‘Magazzino Sanguineti’. È stata questa circostanza, in parte casuale, a trasformarmi in una frequentatrice assidua di quella ricchissima raccolta, lasciata in eredità alla città di Genova, intesa espressamente, dal donatore e dagli eredi, come la totalità dei suoi abitanti. Ogni giorno, per circa un anno la biblioteca personale di Edoardo Sanguineti è stata anche mia, il luogo in cui scoprire (e riscoprire) autori e autrici (pur presenti in misura minore), venire a contatto con problematiche, opinioni, prospettive di ricerca, punti di vista che mi hanno in qualche modo sicuramente influenzata.

Sono certa che analoghe sensazioni proveranno tutti coloro che per i più diversi motivi si troveranno a sfogliare i suoi libri e si imbatteranno, non di rado, in quella sorta di ex libris che era solito apporre sul frontespizio: la sua firma, con la biro verde, seguita dalla datazione, con tutta probabilità l'anno di lettura di quel testo. Questa sorta di ossessione per la datazione sarà una costante di tutta la sua produzione poetica, gli servirà per costruire il diario di una vita, per ricordare – a se stesso e a tutti noi - che ogni evento, ogni poesia, ogni libro con cui veniamo a contatto, è collocato in un preciso momento storico e pertanto inserito in un insieme definito di relazioni.

Potremmo esprimere tutto ciò con una frase, usando le parole di Gozzano che Sanguineti riporta in un'introduzione alle sue poesie: «Adoro le date. Le date: incanto che non so dire…»[2].

Come dettagliato più avanti, il Magazzino Sanguineti è costituito dalla quasi totalità dei libri che Edoardo Sanguineti ha raccolto nel corso di un'intera esistenza. Libri raccolti, è bene precisarlo subito, non con l'ottica del bibliofilo, ma con l'evidente intento di un loro utilizzo come autentici strumenti di lavoro e ricerca.  Tale intento è testimoniato dalla tipologia delle edizioni documentate (in larga misura Pulp) e dalla presenza costante di annotazioni e sottolineature, dall'inserimento all'interno dei volumi di articoli aventi attinenza al testo e/o all'argomento trattato.

Superata l'emozione del primo impatto (la sensazione è stata quella di trovarsi dinnanzi ad una distesa caotica di materiale, bulimicamente accumulato da una intelligenza onnivora), con il procedere dell'esperienza lavorativa, sono gradatamente emerse e si sono imposte all'attenzione la logica stringente e le finalità operative che sottendevano un accostamento del materiale solo apparentemente casuale. Si è venuta in tal modo dispiegando una vera e propria mappa concettuale, un percorso che, di stanza in stanza (secondo la ricostruzione puntuale delle disposizioni originali) andava articolandosi per argomenti contigui e correlati, sino a formare una sorta di rete in costante connessione. E così ambienti e scaffali mostravano accanto alle opere di un autore, i testi di critica letteraria, le analisi del lessico e della lingua etc. A titolo di esempio una intera sezione, dedicata ad Ungaretti poeta, rinvia agli studi sul movimento futurista in Italia ed in Europa, alle sue manifestazioni in Arte e in Musica, ai saggi sull'invenzione di un lessico, alle opere di contestualizzazione storica e culturale, in un processo di concatenazioni logiche e di espansione dell'argomento originale che è già di per sé un metodo di analisi estremamente affascinante.

Nello spazio denominato, secondo lo schema e la disposizione originali, ‘Studio’ è presente il cosiddetto ‘Scaffale Gramsciano’, ovvero la raccolta di testi di e su Antonio Gramsci che è servita ad Edoardo Sanguineti come incubatrice per l'opera Schede Gramsciane.

Antonio Gramsci, una tra le personalità che più hanno inciso nella formazione di Sanguineti e i cui scritti sono da tempo oggetto di studio in Italia e all'estero.

In un articolo[3] recentemente comparso nell'inserto culturale di un noto quotidiano nazionale, un agente “doppio” dei servizi di Intelligence cubani rivela come, nell'ambito delle complesse strategie per il predominio culturale in Europa, alla Cia studiassero con grande attenzione l'opera e il linguaggio di Antonio Gramsci. Una notizia che non ha fatto altro che rinforzare il mio personale interesse per il lessico gramsciano e per l'appassionato studio che su di esso ha condotto Edoardo Sanguineti.

Da tutte queste esperienze e considerazioni è nata l'idea di fornire alcune informazioni in merito alla figura di Edoardo Sanguineti e al suo interesse per Antonio Gramsci. Un modesto contributo, volto unicamente a segnalare la ricchezza di un autentico giacimento culturale di grandissimo interesse per gli studiosi e le studiose – ma, si spera, non solo per loro -; una sorta di introduzione a un lavoro più approfondito e dettagliato sullo ‘scaffale Gramsci’ che vedrà la luce quanto prima.

1. Edoardo Sanguineti «l'io disgregato nella storia»: «grido: chi fui? / chi sono?»[4].

Una personalità restia a “quasi” ogni criterio classificatorio.

Sanguineti è figura universalmente nota; ciò nonostante è utile, al fine del presente lavoro, tratteggiarne brevemente interessi e personalità. «Chi più ne ha, più ne metta: romanziere, critico, storico della letteratura, nonché consigliere comunale di Genova»: così Alberto Arbasino presentò Edoardo Sanguineti durante la puntata di Match: domande incrociate - programma in dieci puntate condotto e ideato dallo stesso Arbasino nel 1978 - che lo vide protagonista insieme ad Alberto Moravia[5]. Tema dell'episodio di quel ‘romanzo a puntate’ televisivo fu un classico intramontabile del dibattito culturale italiano: la definizione e il ruolo dell'intellettuale all'interno della società. Da un parte Moravia, portatore delle istanze dell'intellettuale come categoria tradizionale, espressione del sistema borghese, colui che aspira alla verità astenendosi dall'associarsi in una forma collettivo-partitica, dall'altra Edoardo Sanguineti che, gramscianamente, riteneva fondamentale porre l'accento sull'intellettuale come «categoria organica di ogni gruppo sociale»[6].

Romanziere, critico, storico della letteratura, consigliere comunale di Genova ma anche professore universitario, fondatore del Gruppo 63, studioso del Futurismo e dei suoi prodromi, lessicografo (o lessicomane, come preferì autodefinirsi)[7], organizzatore culturale, deputato, candidato alle primarie di Sindaco: si potrebbe creare un abecededario[8] nel tentativo di definire questa «costanza sfigurata»[9].

Fu Sanguineti stesso, in più occasioni, ad aver cercato di autodefinirsi, per evitare  di incappare in quella «teologia negativa del soggetto»[10] cara al Montale di Non chiederci la parola, quell' «egologia negativa»[11] riassunta nel celebre verso:

«Codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».
 
In Stracciafoglio muove un tentativo di nominare la propria identità rivolgendosi così al figlio Federico: «come te (come tanti, spero), io spero di essere “lo stupido antifascista”, non altro: un professore, un deputato, un vetero» (p. 279). E, ancora, nella raccolta Postkarten, risponde in versi a Montale rivendicando con fierezza il proprio ruolo di intellettuale organico al partito[12]: «sono un chierico rosso, e me ne vanto»[13], scriverà in riferimento a Piccolo testamento, poesia contenuta nella settima sezione Conclusioni provvisorie della raccolta La bufera e altro del 1956, in cui Montale si scaglia contro “i chierici rossi, o neri”, da lui ritenuti difensori spesso acritici di posizioni ideologiche.

Per Sanguineti la parola ‘ideologia’, così importante tanto per la sua formazione quanto per la sua produzione letteraria e critica, è un significante portatore di un significato che possiede «una sorta di radicale ambiguità»[14]; l'ambiguità di cui parla in un'intervista rilasciata a Giuliano Galletta nel 2001 e raccolta in seguito nel volume Sanguineti/ Novecento. Conversazioni sulla cultura del ventesimo secolo, è data dal fatto di avere «da un lato, un significato puramente neutro, descrittivo appunto: l'equivalente di quello che i tedeschi chiamano Weltanschauung, e dall'altro, invece, un'accezione negativa, quella di falsa coscienza».

Prosegue sostenendo che la ragione per cui ama la parola ‘ideologia’, al contrario di ‘visione del mondo’, è che la seconda «comporta subito un richiamo a posizioni filosofiche, in qualche modo è una definizione è una definizione “tecnica”; ideologia mette invece l'accento [...] sopra la dimensione pratica, sono regole “per fare”, per cui anche quello che è il momento ideologico più astratto, il più teoretico, è pur sempre connesso al “che fare”. Gli uomini – conclude – non pensano per il piacere di pensare, pensano per risolvere i problemi concreti di fronte ai quali si trovano».

Tutte queste posizioni, nette e definite sia in ambito politico sia culturale, trovano un puntuale riscontro nella biblioteca personale che Sanguineti mise insieme nel corso di un'esistenza. All'interno del Magazzino Sanguineti è possibile infatti rintracciare i testi che egli adottò per trovare le risposte al ‘Che fare?’ I suoi riferimenti per la produzione di una letteratura che avrebbe voluto porsi come obiettivo quello di non essere fagocitata dal mercato culturale[15]  sono ancora tutti intellegibili scorrendo i titoli del ‘Magazzino’.

Se è vero che «tutti siamo figli dei libri che abbiamo letto» come affermato da Sanguineti rivolgendosi a Moravia durante le riprese della puntata sopra citata di Match: domande incrociate, è quindi grazie ai libri posseduti da Sanguineti che sarà più semplice cercare di delineare un profilo di colui che tentò di seguire per l'intera esistenza gli insegnamenti de «il nostro Gramsci»[16] e, allo stesso, di oltrepassarlo, memore del fatto che «Gramsci non ha scritto una dottrinetta, non è un Messia che abbia lasciato una sfilza di parabole gravide di imperativi categorici, di norme indiscutibili, assolute, fuori dalle categorie di tempo e di spazio».[17]

Ritorna quindi l'ossessione per la contestualizzazione, per le categorie temporali e spaziali, che, come avremo modo più avanti di vedere, saranno concetti fondamentali per la redazione del breve lessico Schede gramsciane.

2. Sanguineti lettore e studioso: la Biblioteca d'autore e lo “scaffale Gramsci”

Diamo ora conto di come si è giunti all'attuale sistemazione del lascito e al suo trattamento come “Biblioteca d'Autore”. Come riportato all'interno del sito internet della Biblioteca Universitaria di Genova[18], il ‘Fondo Sanguineti’ fu collocato all'interno dei locali della Biblioteca statale a seguito di un protocollo d'intesa stipulato il 4 maggio 2012 tra il Comune di Genova, ente possessore del Fondo librario, e la Biblioteca stessa, soggetto a cui è stato concesso il Fondo in comodato d'uso gratuito; un protocollo d'intesa che, come si legge all'articolo 5, ha una durata di dieci anni e che decadrà quindi nel 2022.

L'interesse per le Biblioteche d'autore è recente, il primo ad aprire a questo ambito di ricerca fu Luigi Crocetti durante il convegno Conservare il Novecento tenutosi a Ferrara nel 2000[19]. Come ricorda Elisabetta Passerini nel suo saggio sulla biblioteca d'autore di Aldo Capitini[20] fu Mauro Guerrini ad auspicare «la realizzazione di una ricognizione scientifica a livello nazionale delle biblioteche d’autore presenti sul territorio, soffermandosi sull’importanza di rivolgere grande attenzione ai loro metodi di trattamento catalografico». Per quanto concerne il metodo di catalogazione adottato per il Magazzino Sanguineti, sul sito della Biblioteca Universitaria si legge che «al fine di rispettare il desiderio più volte espresso sia dalla famiglia sia dagli studiosi più vicini a E. Sanguineti, si è deciso di rispettare per quanto possibile, sia la disposizione degli ambienti della casa sia la collocazione dei volumi sui singoli scaffali. In quest’ottica e con l’intento di testimoniare la disposizione originale della raccolta è stato effettuato, prima di procedere a qualsiasi prelievo, un accurato servizio fotografico.  

L’appartamento è stato quindi suddiviso in cinque sezioni seguendo la distribuzione del materiale librario: Studio A, Studio B, Corridoio, Camera da letto matrimoniale, Camera dei figli.» Dette sezioni saranno idealmente ricostruite negli spazi espressamente dedicati all'interno della Biblioteca Universitaria di Genova.

Il Fondo librario consta di circa 24.000 volumi; il materiale è stato catalogato in ambiente SBN e per il recupero semantico si è adottata la Classificazione Decimale Dewey, un sistema classificatorio per argomenti ideato dallo statunitense Melvil Dewey nel 1876, attualmente giunto alla ventitreesima edizione.

Interrogando la sezione dedicata al Magazzino Sanguineti del catalogo online della Biblioteca Universitaria, oppure entrando nel locale che ospita i libri un tempo localizzati nello ‘Studio A’ e ‘Studio B’ di casa Garabello - Sanguineti, è possibile rendersi conto di quanto siano consistenti le collezioni delle opere di singoli autori; questo grazie alla scelta di adottare un criterio di catalogazione che permettesse la collocazione omogenea delle opere di bibliografia primaria e secondaria di un unico autore, anche a costo, ad esempio, di dover ricondurre una produzione letteraria eterogenea ad un unico genere.

Per quanto concerne la natura dei libri un tempo collocati nello Studio di Sanguineti, sul sito della Biblioteca si legge che:

«Nello studio A sono state collocate principalmente opere sul Novecento italiano:
♦ Poesia

♦ Narrativa

♦ Studi critici su poesia e letteratura italiana

♦ Sezione dedicata al Futurismo

Sulla scrivania di Edoardo Sanguineti e sugli scaffali attigui si trovavano principalmente:

♦ Lessici e dizionari

Sul pavimento molte

♦ Antologie di poesia contemporanea pervenute per dono (in particolare dai paesi dell’est).

Nello studio B sono state collocate le opere riguardanti:

♦ Arte

♦ Musica

♦ Cinema

♦ Teatro

♦ Classici latini e greci»[21]

Tra le sezioni più consistenti presenti nella sezione A – dove è collocato lo scaffale Gramsci, di cui andremo a discorrere – vi sono, libri di bibliografia primaria e secondaria dei seguenti autori:

- 70 Eugenio Montale

- 61 Pier Paolo Pasolini

- 55 Alberto Moravia

- 55 Nanni Balestrini

- 53 Giorgio Manganelli

- 47 Alberto Arbasino

Un dato interessante da evidenziare è che le più numerose e ricche di inserti risultano essere quelle dedicate ad autori con cui Sanguineti ebbe modo di entrare in polemica: i già citati Moravia e Montale, ma soprattutto Pasolini, a cui dedicò una poesia dal titolo evocativo Una polemica in prosa[22].

Una nota divertente è invece rappresentata dalle dediche dei sodali del gruppo 63, quindi i sopra citati Arbasino in primis, Balestrini, Manganelli.

Dediche che ci fanno capire che la maggior parte dei loro libri presenti nel Magazzino Sanguineti sono dei doni da parte dell'autore e attraverso le quali è possibile ricostruire il rapporto di confidenza che, negli anni, si è instaurato tra mittente e destinatario (e consorte: Arbasino, ad esempio, era solito rivolgersi quasi sempre anche a Luciana Garabello).

Per quanto riguarda le pratiche di studio e lettura adottate da Sanguineti, oltre la sopra citata tendenza a datare e autografare i libri letti, Sanguineti era solito correggere eventuali refusi, inesattezze o errori presenti nei testi, quasi come se fosse una deformazione professionale. Tale tendenza è riscontrabile, ad esempio, sfogliando alcuni testi di Aldo Palazzeschi.

Come già anticipato, una tra le sezioni più consistenti afferenti a un unico autore è quella dedicata ad Antonio Gramsci[23], classificato sotto la classe 335.4092, propriamente ‘sistemi marxisti. Persone’, che consta di circa[24] settantuno opere; tra questi compaiono due edizioni dei Quaderni del carcere, la prima del 1975 di Valentino Gerratana e l'edizione riveduta, entrambe a cura dell'Istituto Gramsci, nove testi di critica dei Quaderni:

-        Filosofia e politica: antologia dei Quaderni del carcere / Antonio Gramsci ; a cura di Franco Consiglio e Fabio Frosini. – Firenze : La Nuova Italia, 1997.

-        Gramsci storico : una lettura dei Quaderni del carcere / Alberto Burgio. - Roma ; Bari : Laterza, 2003.

-        Il *ritmo del pensiero in sviluppo : per una lettura diacronica dei Quaderni del carcere di Gramsci / Giuseppe Cospito  - Pavia : Cooperativa libraria universitaria, 2004.

-        Il *ritmo del pensiero nei Quaderni del carcere / Giorgio Baratta. - [S.l.] : Schena, 1993.

-        L'*officina gramsciana : ipotesi sulla struttura dei Quaderni del carcere / Gianni Francioni. - Napoli : Bibliopolis, 1984.

-        Le *rose e i quaderni : saggio sul pensiero di Antonio Gramsci / Giorgio Baratta. - Roma : Gamberetti, 2000.

-        Quaderno 13 : *noterelle sulla politica del Machiavelli / Antonio Gramsci ; introduzione e note di Carmine Donzelli. - Torino : G. Einaudi, [1981]

-        Quaderno 19 : *Risorgimento italiano / Antonio Gramsci ; introduzione e note di Corrado Vivanti. Torino : G. Einaudi, [1977]

-        Quaderno 22 : *americanismo e fordismo / Antonio Gramsci ; introduzione e note di Franco De Felice. - Torino : G. Einaudi, [1978].

 

Libri incentrati sulle figure di Tatiana e Giulia Schucht:

-        Antigone e il prigioniero : Tania Schucht lotta per la vita di Gramsci / Aldo Natoli. - 2. ed. - Roma : Editori Riuniti, 1991.

-        Le *donne di casa Gramsci / Mimma Paulesu Quercioli. - Roma : Editori Riuniti, 1991.

-        Lettere ai familiari / Tatiana Schucht ; prefazione di Giuliano Gramsci ;

             introduzione e cura di Mimma Paulesu Quercioli. -  Roma : Editori Riuniti, 1991.

 

Due volumi in lingua francese:

-        Gramsci et l'Etat : pour une theorie materialiste de la philosophie / Christine Buci-Glucksmann. - Paris : Fayard, 1975.

-        La *revue commune. - Pantin : La revue commune, [19..]-.

 

Un volume dedicato all'attività di traduttore di Gramsci:

-        Tia Alene in bicicletta : *Gramsci traduttore dal tedesco e teorico della traduzione / Lucia Borghese. - Firenze : Olschki, 1981.

 

Cinque volumi dedicati al linguaggio e al lessico gramsciano:

      -     Guida a Gramsci : con un glossario dei più importanti termini e concetti

            gramsciani / Dominique Grioni, Robert Maggiori ; prefazione di Maria

            Antonietta Macciocchi e François Chǎtelet ; traduzione di Maria Grazia Meriggi. -  Milano : Rizzoli, 1975

      -     Le *parole di Gramsci : per un lessico dei Quaderni del carcere / a cura di

            Fabio Frosini e Guido Liguori. - Roma : Carocci, 2004.

-    Lessico gramsciano / Umberto Cerroni. - Roma : Editori Riuniti, 1978.

-    Lingua, intellettuali, egemonia in Gramsci / Franco Lo Piparo. - Roma ; Bari : Laterza, 1979.

-    Sulla ricostruzione gramsciana dei concetti di struttura e superstruttura / Pasquale Misuraca. - Bologna : Il Mulino, 1977 .

 

Infine il volume Ambiguità di Gramsci di Perry Anderson, pieno di note manoscritte e segni di lettura, il quale sarà fondamentale – insieme a questi ultimi libri sul linguaggio - per l'elaborazione di Schede gramsciane.

 

Ventotto volumi di bibliografia primaria e secondaria di e su Gramsci contengono degli inserti, per lo più articoli di giornale.

Il volume Letteratura e vita nazionale edizione Einaudi del 1950, ad esempio, conteneva numerosi inserti che sono stati imbustati e inventariati (numero di inventario ES 9075). Un fascicolo che consiste in articoli di giornale, tra cui l'articolo di Franco Antonicelli Gramsci e i letterati (Stampa, 20-03-1951), l'articolo di Franco Ottolenghi e Giuseppe Vacca Così Gramsci ci ha insegnato a innovare con coraggio, l'articolo di Lucio Colletti E oggi un Gramsci eurosocialista? (Corriere della Sera, 25-01-1987), l'articolo di Fabio Mussi Così il mondo legge Gramsci (Unità, 25-02-1987), l'articolo di Sergio Caprioglio Gramsci, si può sapere di più (Unità, 23-02-1987), servizio La sinistra e il suo passato e Gramsci? che comprende l'articolo di Lucio Colletti Addio a lui e a Turati, l'articolo di Rossana Rossanda Niente paura non ha eredi, l'articolo di Giuseppe Vacca Il Machiavelli del novecento, l'articolo di Pietro Scoppola La sua città è passata, l'articolo di Adriano Sofri Un fiore senza partito, sei pagine (Espresso, 08-03-1987), la scheda bibliografica del volume e appunti manoscritti e dattiloscritti  di Sanguineti.

 
Letteratura e vita nazionale è l'unico volume tra quelli dello scaffale ad avere al suo interno appunti di Sanguineti stesso: questi ultimi sono l'embrione dell'introduzione al volume che Sanguineti scriverà per l'edizione di Letteratura e vita nazionale pubblicata da Editori Riuniti nel 1987.

Questi 71 volumi di e su Gramsci, rappresentano le fonti primarie di tre scritti di Sanguineti dedicati al leader comunista, tutti e tre raccolti all'interno del volume sopra citato: l'introduzione a Letteratura e vita nazionale, Il nostro Gramsci e Gramsci, cronista teatrale.

3. Sanguineti “collezionista di parole”[25]: le parole (altre) di Gramsci e la querelle sulla filologia

Nel 2004 uscì per Utet un libretto curioso contenente 139 schede battute a macchina da Sanguineti con brevi annotazioni a penna, ciascuna delle quali indicante una parola scritta da Gramsci; i testi da cui sono state tratte sono nove: 63 lemmi sono citazioni dai Quaderni del carcere, 20 da Cronache torinesi, 1 dagli Scritti: 1915-1921, 6 dalle Lettere: 1926-1935, 38 da Socialismo e Fascismo, 16 da Città Futura, 1 dagli Scritti giovanili: 1914-1918, 2 da Sotto la mole, 2 da Costruzione.

L'interesse per il lessico gramsciano è oggetto di cinque libri posseduti da Sanguineti, come ricordato nel paragrafo precedente, tre dei quali contenenti degli inserti:

all'interno di Lessico gramsciano di Umberto Cerroni – consistente in una raccolta di 132 lessemi gramsciani- era presente un articolo dello stesso Cerroni pubblicato su Paese Sera il 27-11-1982 intitolato Riprendiamoci queste classi; all'interno di Le parole di Gramsci : per un lessico dei Quaderni del carcere a cura di Fabio Frosini e Guido Liguori vi era un articolo di Aurelio Lepre pubblicato sul Corriere della Sera il 3-02-2004 dal titolo Ma Antonio Labriola non generò Gramsci, uscito in occasione di un convegno tenutosi a Villa Mirafiori a Roma il 3-4 febbraio di quell'anno  per i cent'anni della morte di Antonio Labriola (1843-1904).

Infine, all'interno di Lingua, intellettuali, egemonia in Gramsci di Franco Lo Piparo, era presente un articolo di Tullio De Mauro incentrato sul tema del linguaggio, dal titolo evocativo Le parole dell'egemonia che Gramsci ricercava, pubblicato su L'Unità l'8-12-1979.

In questo scritto De Mauro esordisce ricordando l'ultimo articolo dato alle stampe da Aldo Moro prima della prigionia - dedicato proprio alla questione del linguaggio politico - e prosegue scrivendo che «chi si occupa veramente di politica, specie se con intenti progressivi o rivoluzionari, e non importa se in periferia o al centro, non può ignorare la questione di capir gli altri e di farsi capire. Prima o poi è spinto a riflettere sulle parole, sul modo in cui sono fatte, sul modo in cui le adoperiamo in genere e nelle società in cui viviamo. Che un grande capo politico impegnato a cambiare la società in cui vive non si occupi di linguaggio: questo dovrebbe stupire.»

Questo passaggio scritto da Tullio De Mauro credo sia fondamentale per comprendere l'interesse di Sanguineti per il linguaggio in primis e, in particolare, per quello gramsciano.

La sua dichiarazione d'intenti e l'importanza data al rapporto tra linguaggio e ideologia – strettamente interconnessi tra di loro- è contenuta in un testo dall'omonimo titolo Ideologia e linguaggio, pubblicato per Feltrinelli nel 1965.

Schede Gramsciane differisce da Lessico gramsciano di Cerroni per la cernita di parole operata dai due studiosi: mentre Cerroni si concentra su termini più 'convenzionali' come 'associazionismo', 'burocrazia', 'egemonia', 'ideologia', 'intellettuali', 'Lenin', 'maschilismo', 'Ordine nuovo' etc, Sanguineti decide di soffermarsi sulle parole 'altre', che vanno dai neologismi alle onomatopee a termini come ‘asineto’(in riferimento al ritrovo dei nazionalisti), ‘celtomania’, ‘erroroso’, ‘fornicamento’, ‘spaghettite’, ‘ultrafesso’. Cerroni e Sanguineti condividono la scelta di un'unica parola: 'cadornismo'. Altra differenza sostanziale tra i due lessici è il metodo adottato: Sanguineti, al contrario di Cerroni, lascia parlare i testi, non criticizza, cita solo le parole di Gramsci citando il contesto in cui sono state pronunciate e rimandando ai relativi riferimenti testuali.

Guido Liguori,  curatore insieme a Fabio Frosini de Le parole di Gramsci : per un lessico dei Quaderni del carcere, all'uscita di Schede gramsciane, definito uno ‘strano’ libretto, scriverà che motivo di questa stranezza è il modo in cui si presenta al lettore: «ogni pagina riempita solo per poche righe, in cui Sanguineti annota per ogni lemma una frase gramsciana (e a volte anche di autori diversi), senza altro scopo apparente, appunto, che quello di completare un dizionario (e infatti spesso in cima troviamo scritto: «manca al GDLI», che sta per Grande dizionario lingua italiana), cioè di richiamare brevemente il contesto in cui una parola è presente, e con ciò stesso non solo di segnalarne l’esistenza, ma anche, per chi sappia «leggere», di illuminarne – sia pure «ellitticamente» – la portata e il senso: una piccola lezione di metodo di cui far tesoro”[26].


Una lezione di metodo dunque, un elogio al lavoro filologico di impronta storicistica, in cui ogni termine è strettamente ancorato al contesto in cui viene pronunciato. Non è forse un caso che ad aprire questo breve dizionario vi sia una recensione intitolata Ambiguità di Gramsci, in riferimento all'omonimo testo, citato in precedenza, scritto dallo storico Perry Anderson nel 1977, a cui, con toni ironici e definendo l'autore «Filologo essenziale», muove come critica il fatto di “adorare le parole” e, quindi, di non essere in grado di trattarle in modo “storico”, di non riuscire ad analizzarle in relazione al contesto a cui si rifanno, soprattutto – come sottolinea Liguori – «considerata l’evoluzione diacronica che segna il laboratorio dei Quaderni».

Sanguineti nel secondo capotesto della recensione dichiara apertamente la sua passione per il lavoro filologico:

«La filologia è una cosa bellissima. Essa insegna, dovrebbe insegnare – notare la sferzata polemica resa dall'uso del condizionale in forma incidentale –, che una medesima parola possono indicarsi concetti diversi, e che un medesimo concetto può indicarsi con diverse parole, anche presso un medesimo autore. Molto dipende dal contesto. Con parole come Stato, società politica e civile, almeno capita così, pare, talvolta».

Una dichiarazione di intenti che fa tornare alla memoria un passaggio dei Quaderni in cui Gramsci scrive che la filologia è l'espressione metodologica dell'importanza che i fatti particolari siano accertati e precisati nella loro inconfondibile «individualità».[27]

Quelle raccolte da Sanguineti sono parole ‘altre’ perché scorrendo le voci ci si può rendere conto della presenza di parole inconsuete, come le onomatopee ‘brr’ e ‘pfui’ o lessemi da lui coniati e quindi non presenti all'interno del Grande Dizionario Battaglia della Lingua Italiana[28], ma anche perché spesso le sue citazioni sono seguite o precedute da quelle di Gobetti, Croce, Labriola, Alvaro: Gramsci dialoga idealmente con altri autori che, come lui, hanno scelto di dare importanza a quel preciso termine.[29]

Questa scelta potrebbe essere un insegnamento spitzeriano, infatti come riportò Nicola D'Antuono durante il Convegno Internazionale di studi Per Edoardo Sanguineti: lavori in corso organizzato a Genova nel maggio 2011[30], Sanguineti riferiva, citando Leo Spitzer «che ogni “stile " è una patologia, che esiste come scarto rispetto a una norma».

Sanguineti si è concentrato quindi sulle «deviazioni»  messe in atto da Gramsci, per tentare di cogliere «l'individualità del locutore»[31], sempre però nell'ottica in cui la lingua è data come  fattore sociale ed espressione di un' ideologia: «si tratta di riconoscere semplicemente, che non si dà né linguaggio né letteratura, comunque intesi, che nell'esperienza sociale e che linguaggio e letteratura sono sempre modi di tale esperienza sociale, sono pratiche ideologiche e storiche». [32]

 

Bibliografia

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[1]     Nicola D'Antuono, Gli “anni salernitani” e il realismo dell'ideologia, in Berisso Marco, Risso Erminio (a cura di), Per Edoardo Sanguineti: lavori in corso: atti del Convegno internazionale di studi, Genova, 12-14 maggio 2011, Firenze, Franco Cesati, 2012.

[2]     Guido Gozzano, Le poesie, a cura di Edoardo Sanguineti, Torino, Einaudi, 1973.

[3]     Fabrizio Rostelli, Spie culturali all'Avana, «Alias», 14/09/2919, online. URL : https://ilmanifesto.it/spie-culturali-allavana/

[4]     Edoardo Sanguineti, Bisbidis, Milano, Feltrinelli, 1987, p. 26.

[5]     Come ricordò lui stesso durante la trasmissione, nel 1962 Sanguineti curò un saggio critico su Moravia intitolato appunto Alberto Moravia, edito da Mursia.

[6]     Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, a cura di Valentino Gerratana, Torino, Einaudi, p. 477.

[7]     Edoardo Sanguineti, Schede gramsciane, Torino, Utet, 2004, p. VII.

[8]     Rossana Campo (a cura di), abecedario di Edoardo Sanguineti, video-intervista in 2 DVD, regia

                      Uliano Paolozzi Balestrino, DeriveApprodi, Roma maggio 2006.

[9]     Enrico Testa, Una costanza sfigurata. Lo statuto del soggetto nella poesia di Sanguineti, Novara, 

                      Interlinea, 2011, p. 15.

[10]    Edoardo Sanguineti, Il chierico organico. Scritture e intellettuali, Milano, Feltrinelli, 2000, p. 236.

[11]    Ibidem, p. 236.

[12]    Sanguineti in realtà, pur essendo stato deputato alla Camera tra le fila del PCI, non ebbe mai la tessera del partito, «sono iscritto soltanto all'anagrafe – soleva dire – perché non posso non esserlo», come ricorda Fausto Curi (Curi 2011: 9).

[13]    Edoardo Sanguineti, Segnalibro (Postkarten LXVII poesie, 1972-1977), Milano, Feltrinelli, 1989,

                       p. 220.

[14]    Giuliano Galletta (a cura di), Sanguineti/ Novecento. Conversazioni sulla cultura del ventesimo

      secolo, Genova, Il nuovo melangolo, 2005, p. 9.

[15]    Il Gruppo 63, fondato a Palermo nell'ottobre del 1963, si propose come un movimento di impronta marxista e strutturalista che aspirava alla produzione di opere artistiche che non finissero con essere preda del mercato culturale, espressione del sistema capitalistico.

[16]    Edoardo Sanguineti, Il chierico organico. Scritture e intellettuali, Milano, Feltrinelli, 2000, p. 212.

[17]    Ibidem, p. 212.

[18]    http://www.bibliotecauniversitaria.ge.it/it/cataloghi/f_a_s/magazzino-sanguineti/index.html.

[19]    Conservare il Novecento. Convegno nazionale, Ferrara, Salone internazionale dell’arte
e del restauro e della conservazione dei beni culturali e ambientali, 25-26 marzo 2000. Atti.
A
cura di Maurizio Messina e Giuliana Zagra. Roma, Associazione Italiana Biblioteche, 2001.

[20]   Elisabetta Passerini, Biblioteche d'autore: la raccolta libraria di Aldo Capitini, in Bibliothecae.it , Perugia, Morlacchi, 2014, p. 212.

 

[21]               http://www.bibliotecauniversitaria.ge.it/it/cataloghi/f_a_s/magazzino-sanguineti/index.html.

[22]   Edoardo Sanguineti, Segnalibro (Postkarten LXVII poesie, 1972-1977), Milano, Feltrinelli, 1989, pp.    

                     349- 356.

[23]    Come sottolineato da Niva Lorenzini durante il convegno L’intellettuale militante e la poesia: il Gramsci di Pasolini e Sanguineti organizzato dalla Fondazione Gramsci – Emilia Romagna il 20/04/2017.

[24]   Al momento in cui scrivo sono stati inventariati e catalogati 71 opere (di cui alcune consistenti in più volumi).

[25]    Edoardo Sanguineti, Schede gramsciane, Torino, Utet, 2004, p. VII.

[26]    Guido Liguori, Pensiero e parola nel laboratorio dei Quaderni, «gramscitalia», online. URL :

       www.gramscitalia.it/sanguineti.htm.

[27]    Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, Torino, Einaudi, 1975, p. 1429.

[28]   Schede gramsciane nasce nel periodo in cui Sanguineti stava curando delle voci per il Grande Dizionario Battaglia della Lingua Italiana.

[29]   Edoardo Sanguineti, Schede gramsciane, Torino, Utet, 2004, pp. VII-VIII.

[30]   Berisso Marco, Risso Erminio (a cura di), Per Edoardo Sanguineti: lavori in corso: atti del 

                      Convegno internazionale di studi, Genova, 12-14 maggio 2011, Firenze, Franco Cesati, 2012.

[31]    Cesare Segre, Avviamento all'analisi del testo letterario, Torino, Einaudi, 1985, p. 318.

[32]    Edoardo Sanguineti, Il chierico organico. Scritture e intellettuali, Milano, Feltrinelli, 2000, p. 198.

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