p. 21-33 > Da Ariosto ai Poeti der Trullo

Da Ariosto ai Poeti der Trullo

l’impatto dei social network sulla poesia contemporanea

Ilaria Dinale

 

Abstract

Nel panorama elitario della poesia contemporanea italiana, non sembra esserci spazio per i giovani, tanto come lettori che come autori, e il mercato editoriale ristagna nella propria monotonia. Dall’inizio degli anni Duemiladieci, tuttavia, il fenomeno dei testi poetici pubblicati sui social network ha gradualmente preso piede su scala mondiale, andando ad interessare anche l’Italia, e ha influenzato in maniera incisiva la diffusione e le vendite di raccolte di versi. Moltissimi giovani (e non solo) si sono infatti avvicinati alla scrittura o alla lettura di poesie proprio grazie alla fruibilità immediata del materiale diffuso in rete, fino a portare tali testi al mondo cartaceo. L’articolo propone una rassegna dei casi più eclatanti, sia internazionali che italiani, analizzandone il valore alla luce dell’ampio successo riscosso.

 

The exclusive world of Italian contemporary poetry seems to have no room for new entries, being readers or writers, and the publishing industry lays in monotony. However, since the early 2010s, the phenomenon of posting poetic works online has widely spread all over the world, including Italy, and it positively influenced the circulation and sales of contemporary poetry collections. Indeed, new generations have approached the activities of poetry writing and reading thanks to the fast and easy access to online publications; some new authors even ended in actually being published on paper. This article offers a review of the most remarkable cases, international as well as Italian, and it analyses their worthiness with respect to their great success.

 

Era un «labirinto autoriferito della sua pachidermica offerta & senza pubblico»[1] quello in cui la Ricerca Poetica si perdeva nel lontano 2000, secondo Tommaso Ottonieri. Una denuncia analoga arrivava poi nel 2013 da parte di Alberto Asor Rosa, che parlava di un’egemonia persa in campo letterario, dal momento che la poesia «non deve più regolare i conti con l’opinione pubblica circostante, con la quale intrattiene un rapporto meno diretto e più intellettuale»[2]. Una poesia che, dal tramonto dell’ermetismo in poi, si è gradualmente allontanata dalla realtà, dal pubblico e dal mercato, andando ad affermarsi fieramente, per usare ancora le parole di Asor Rosa, come una forma letteraria ‘aristocratica’.

Malgrado il panorama e le direzioni di operatività e di ricerca siano inevitabilmente mutate (pur raccordandosi, in buona sostanza, alle varie tradizioni antecedenti), rimane questa a tutt'oggi la situazione con cui ci si scontra qualora si voglia indagare sulla poesia contemporanea italiana. Parlo esclusivamente di poesia dal momento che, al contrario, la narrativa ha continuato, florida e imperterrita, a dominare il mercato editoriale in maniera piuttosto costante ― certo, la crisi economica del 2008 e la progressiva riduzione d’uso della carta stampata hanno avuto un impatto considerevole, ma non hanno mai determinato un’effettiva inversione di rotta.

La poesia non è morta, sia chiaro, ha anzi continuato a proliferare, ma come settore di nicchia, con un impatto pressoché nullo sulle classifiche di vendite di testi poetici, in cui a fare cassetta sono ancora i superclassici della tradizione ― come ad esempio Baudelaire o Ariosto ― o i colossi affermatisi nel corso del Novecento ― quali Alda Merini, Sandro Penna o Wisława Szymborska. L’esito è dunque una forte presenza poetica da un punto di vista meramente letterario, ma un contributo quasi del tutto nullo sull’attuale mercato editoriale, stagnante e di fatto in crisi.

Quasi vent’anni dopo La Plastica della Lingua, proprio al fianco di Tommaso Ottonieri, ho avuto la possibilità di analizzare l’attuale realtà poetica italiana alla luce delle classifiche di vendite di testi in versi tra gli anni 2016 e 2018[3], ottenendo dei risultati senz’altro inaspettati. Accanto a Baudelaire e Merini, infatti, troviamo autori ipercontemporanei e sconosciuti alla maggior parte dei letterati italiani, pubblicati da case editrici minori se non addirittura autoprodotti, spesso di età inferiore ai trent’anni.

Per trovare una spiegazione razionale a questa sorprendente e massiccia presenza, è stato necessario individuare gli elementi comuni ai vari autori, ottenendo immediatamente un filo rosso a metterli in relazione: hanno tutti mosso i primi passi su Internet, in particolare sui social network. Impossibile che sia un caso; al contrario, la sensazione è quella di aver trovato un canale comunicativo innovativo e inaspettatamente efficace.

Il mio lavoro ha dunque avuto come oggetto principale le scritture poetiche che hanno utilizzato i social network come unico o primario strumento di comunicazione, delineando le origini di questo fenomeno e analizzando, più nello specifico, quale impatto sia stato ottenuto nel panorama letterario italiano.

 

Il fenomeno transnazionale della Web poets’ society

Prima nel Nord America, tra Stati Uniti e Canada, poi nel resto del mondo, fino alla Nuova Zelanda: ecco la portata di cui stiamo parlando. È un fenomeno poco chiaro perché poco analizzato, quello della pubblicazione di testi inediti sui social network, nato negli ultimi anni Duemila e diventato virale durante gli anni Duemiladieci. Un nome è riuscito ad averlo solo nel 2015, quando Alexandra Alter sul «The New York Times»[4] ha parlato di una ‘Web poets’ society’[5] per descrivere questa nebulosa poetica cui aderivano ormai a centinaia.

Non c’è un manifesto di riferimento né una linea guida da seguire, si tratta di un movimento tanto di successo quanto spontaneo, che raccoglie sotto di sé le realtà e le persone più eterogenee. Gli autori ‘social’ hanno infatti origini ed estrazioni sociali variegate: immigrati che raccontano la propria vicenda familiare, lavoratori che scrivono nei ritagli di tempo… Sono pochi gli studenti o i laureati che fanno parte del gruppo. In molti casi non si sa addirittura nulla di chi scrive, perché i social network rendono facilmente possibile scegliere l’anonimato.

Allo stesso modo non c’è un’etichetta da affibbiare al pubblico, perché anche i lettori vengono da contesti diversi: nella maggior parte dei casi sono giovani o giovanissimi, sparsi in giro per il mondo, cui non vengono richieste competenze letterarie o informatiche specifiche, ma che necessitano solo di uno smartphone e di una conoscenza base dell’inglese per lasciare un ‘like’ o un ‘follow’ al poeta di turno.

La piattaforma più gettonata è senza ombra di dubbio Instagram, seguita a ruota da Facebook e Tumblr, il che porta con sé una serie di constatazioni. In primis, il target di età, che nel caso di Instagram è inferiore ai trentacinque anni[6]: si tratta di una generazione poco interessata alla letteratura in generale ma avvezza all’uso dei social network; la comunicazione avviene dunque con brevità e immediatezza, i termini utilizzati provengono dal quotidiano e la paratassi viene privilegiata. In secondo luogo, Tumblr e Instagram necessitano di un’immagine prima ancora di una scritta, cui consegue una parità d’importanza tra contenuto letterario e impatto visivo. Dunque, la maggior parte delle pubblicazioni tramite social network è breve e semplice ― una frase o due, spesso sotto forma di haiku ―, e trova spazio al fianco di una fotografia o di un’illustrazione minimale, in molti casi realizzata dall’autore stesso.

Questi pochi elementi delineano alla perfezione la figura di Rupi Kaur, l’autrice ‘social’ che attualmente primeggia, per lettori e vendite, su scala mondiale. Nata in India nel 1992 ed emigrata in Canada con la famiglia in giovane età, tramite Tumblr e Instagram ha raggiunto il successo pubblicando poesie accompagnate da disegni in bianco e nero. Nel 2014 ha pubblicato in maniera indipendente la sua prima raccolta, milk and honey, giunta poi nel 2015 nelle mani della Andrews McMeel Publishing. Con oltre due milioni e mezzo di copie vendute e tradotta in venticinque lingue, la sua prima opera è rimasta per ben settantasette settimane nella The New York Times Trade Paperback Best-Seller List[7].

I dati appena proposti sono veramente strabilianti, non solo per la giovane età dell’autrice, ma soprattutto perché si parla di poesia. Ebbene, Rupi Kaur è stata in grado di sfruttare i social network a proprio vantaggio, proponendo una scrittura originale ma in grado di toccare un vastissimo pubblico. È infatti diventata un baluardo del femminismo degli anni Duemiladieci, dal momento che i suoi testi parlano spessissimo di femminilità, abusi, dolore e cura di sé. I termini che utilizza sono elementari e i componimenti sempre brevissimi; la sua peculiarità è la totale assenza di maiuscole e di segni d’interpunzione, eccezion fatta per il punto. Si tratta di una caratteristica ripresa dai caratteri gurmukhi, espressione scritta della lingua punjabi, che fa dunque da ponte tra le origini indiane e l’inglese del Canada. La massiccia presenza di disegni e fotografie sul suo profilo Instagram conferma l’importanza di un aspetto estetico oltre che letterario.

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Fig. 1: In questo screenshot è possibile individuare gli elementi più caratteristici dei post di Rupi Kaur, da un punto di vista non solo grafico e contenutistico ma anche per quanto riguarda il grande seguito ottenuto e l’ampio scambio di commenti con i fan (pubblicazione del 7 marzo 2019 sul profilo ufficiale dell’autrice @rupikaur_ ; screenshot realizzato il 6 aprile 2019). Di seguito, la traduzione a cura dell’autrice: Quando mia figlia vivrà nel mio grembo / le parlerò come se / lei avesse già cambiato il mondo / camminerà fuori di me su un tappeto rosso / del tutto provvista della consapevolezza / che lei sarà capace di / ogni cosa si metta in testa.

Simile è il caso di Lang Leav, thailandese profuga in Nuova Zelanda, che proprio come Rupi Kaur fonde nei suoi testi una massiccia presenza di femminilità ed una storia d’immigrazione, accompagnandoli con disegni di sua mano. Benché i social network siano stati per lei una rampa di lancio, Lang Leav mantiene nei loro confronti una sorta di ritrosia: dopo l’esordio su Tumblr nel 2012, ha infatti pubblicato ben due raccolte di poesie prima di approdare su Instagram nel 2015 ― episodio cui hanno fatto seguito altre quattro raccolte e un romanzo. La diffidenza nei confronti dei social network l’ha portata persino a costruirsi una doppia vita; nella cittadina della Nuova Zelanda in cui vive nessuno è infatti a conoscenza del suo seguito a livello mondiale, permettendole di mantenere serenità e riservatezza.

Atticus, infine, è un autore a proposito del quale è difficile dare informazioni perché di lui non si sa nulla o quasi. L’anonimato è infatti la sua caratteristica principale ― adottato affinché il pubblico possa soffermarsi maggiormente su ciò che scrive, non su chi scrive ― assieme alla brevità: quest’ultima risulta una vera e propria scelta da parte sua, con la consapevolezza che si tratta di un elemento indispensabile per comunicare sui social network e per rendere i suoi testi ‘consumable’[8], vale a dire prodotti di consumo. Da un punto di vista letterario è difficile parlare di poesia, dal momento che spesso i suoi componimenti non superano le due o tre righe, andando a somigliare più ad haiku o ad aforismi. Questo statuto dubbio non gli ha comunque impedito di raggiungere un successo internazionale; nato da Instagram, Atticus ha infatti visto pubblicare ben tre raccolte, una delle quali, The Dark Between Stars (2018), nel settembre 2018 è addirittura entrata nella classifica dei best-seller del «The New York Times», al fianco di milk and honey di Rupi Kaur[9].

 

Gli Instapoets in Italia

Una panoramica della situazione poetica italiana è già stata proposta qualche riga fa, con considerazioni e toni se non sferzanti quantomeno delusi. L’impressione è quella di un ristagno di nomi e vendite con scarse prospettive di cambiamento, in un generale disinteresse da parte di poeti e lettori. In realtà, il fenomeno degli autori ‘social’ si è fatto strada in maniera abbastanza decisa anche in territorio nostrano, ricevendo un’ottima accoglienza da parte del pubblico ma una considerazione pressoché nulla dalla critica letteraria, probabilmente dovuta ad un pregiudizio iniziale nei confronti dei social network e del mondo di Internet più in generale. Sono numerosi i casi presenti in Italia, articolatisi nelle modalità più diverse, talvolta simili ai già analizzati autori anglofoni, altre volte in maniera nettamente distinta. Propongo qui una rassegna di quelli di maggior successo proprio per analizzarne punti in comune e divergenze.

Francesco Sole, coetaneo di Rupi Kaur, in quanto a successo e seguito può essere considerato il suo corrispettivo italiano. Benché non abbia trovato la notorietà tramite social network ma nasca come youtuber ― carriera grazie alla quale è giunto fino a Canale5 ―, è poi su Instagram che si è dedicato in maniera più costante alla scrittura, sfondando la soglia del milione di follower. La sua modalità comunicativa è abbastanza elementare, la maggior parte delle sue pubblicazioni consiste nella fotografia di un post-it con su scritta una frase motivazionale su uno sfondo tratto dalla quotidianità ―una scrivania, un prato, un libro. Molto spesso oggetto di critiche, Francesco Sole è stato tuttavia in grado di trovare la propria strada anche in ambito editoriale, riuscendo a pubblicare con Mondadori ben due romanzi e tre raccolte di poesie (due, in realtà, dal momento che una riguarda soltanto i suoi post-it, Stati d’animo su fogli di carta (2014), che difficilmente possono essere considerati poesia a tutti gli effetti). Rappresenta attualmente un colosso nelle vendite di testi poetici, essendosi aggiudicato il secondo posto nella classifica di Ibs tra marzo 2017 e marzo 2018.

Con modalità simili a quelle utilizzate da Francesco Sole ma con un seguito nettamente minore, sono molti i giovani italiani che hanno cominciato a pubblicare online, andando a costituire quella che si potrebbe definire una ‘nebulosa poetica’. Molti di loro non si dedicano unicamente alla poesia o alla scrittura in generale, ma si interessano anche di musica, teatro, arte. Nascono così fenomeni ibridi, che ancora una volta trovano nei social network un terreno fertile per coltivare le proprie passioni spesso poi arrivando anche all’industria della carta stampata: primi tra tutti sono senza dubbio gli eclettici e ironici Gio Evan e Guido Catalano, seguiti da altri autori forse meno noti ma dallo stesso estro creativo, come Cristiana Tognazzi e Filippo Dr.Panìco.

Ritengo di grande interesse anche i casi letterari che non hanno coinvolto singoli autori ma gruppi di persone, dando vita ad una sorta di collettivi poetici contemporanei; in Italia, sono presenti almeno due realtà di questo tipo.

Il Movimento per l’Emancipazione della Poesia (MEP) nasce a Firenze nel 2010, dotato sia di uno statuto che di un manifesto, andando ad assumere a tutti gli effetti l’aspetto di un’avanguardia. Il MEP riprende a grandi linee lo stile e i principi del ‘movimiento Acción Poética’, fondato in Messico nel 1996 dal poeta Alberto Alanís Pulido. La convinzione fondamentale dell’Acción Poética è che le strade siano il luogo principale di sviluppo e diffusione della poesia, con una modalità quindi tutt’altro che aristocratica. La realizzazione è molto semplice: componimenti brevissimi di varia natura vengono scritti sui muri in giro per le città. L’Acción Poética si è poi diffusa in molti Paesi del mondo, Europa inclusa, e il MEP ne risulta una sorta di evoluzione. L’intento non è politico e il Movimento si professa apartitico; l’obiettivo è unicamente quello di «infondere nuovamente nelle persone interesse e rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme»[10]. A differenza dell’Acción Poética, il MEP ritiene che questo scopo possa essere perseguito solamente mantenendo l’anonimato, in modo che il pubblico possa concentrarsi sul contenuto e non sull’autore, per cui ogni singolo poeta si firma solo con una sequenza alfanumerica. Inoltre, per evitare che la poesia sfoci in vandalismo, i versi vengono impressi su carta bianca e poi incollati su pareti disadorne o edifici fatiscenti. I social network giocano infine per il MEP un ruolo essenziale, perché si presentano come bacheche dal pubblico molto più vasto di un qualsiasi muro di periferia. I componimenti, una volta affissi, vengono dunque fotografati e l’immagine va in rete, tramite gli account ufficiali del MEP su Instagram e Facebook.

Tra i casi fin qui analizzati, questo è l’unico in cui non ci sia poi un approdo alla carta stampata. Del resto, ciò rimane perfettamente coerente con i principi del Movimento, il cui fine principale non è lucrare ma diffondere la poesia, in ogni sua forma, in maniera capillare. E per fare questo, a quanto pare, pareti e social network sono sufficienti.

I Poeti der Trullo, infine, sono un collettivo poetico nato proprio al Trullo, borgata della zona sud-occidentale di Roma. Nascono nel 2010 da un’idea di Inumi Laconico che, affiancato dall’amico rapper e spacciatore Er Bestia, decide di dedicarsi alla poesia dialettale. Presto ai due si aggiungono Er Pinto, Er Farco, Er Quercia, Marta der Terzo Lotto e ‘A Gatta Morta, cominciando l’invasione delle strade di Roma. Un pennarello indelebile e una superficie sufficientemente grande per scrivere, questi gli unici requisiti; così i palazzi fatiscenti, i cavalcavia e le stazioni della metropolitana si riempiono di versi ― versi che rispettano la città, dal momento che il codice del gruppo impedisce di imbrattare monumenti o edifici storici. Circa duecento anni dopo il Belli, Roma torna ad essere raccontata dai romani, con una voce autentica e scanzonata. Non è vero e proprio romanesco, ma la lingua dei «ragazzi che la sera vanno a Trastevere a prendere una birra»[11], una lingua che viene dalle periferie e che di periferie parla, spesso rubando alla tradizione anche il metro: Er Bestia è infatti esperto di sonetti.

A volte parlano d’amore, ma molto più spesso i Poeti der Trullo attaccano la società e l’amministrazione della città e del Paese, con versi corrosivi e parole dure; particolarmente di rilievo sono i componimenti raccolti sotto l’hashtag #sepotesseparlare, vale a dire versi scritti su cartelli affissi a monumenti della capitale, come se la critica sociale venisse proprio da loro: un ritorno alle ‘pasquinate’ della tradizione romana. Proprio a causa della loro causticità nel comunicare e nel raccontare zone difficili, gli autori tutelano la propria identità con l’anonimato e sono conosciuti solo con i loro pseudonimi.

Facebook e Instagram, come nel caso del Movimento per l’Emancipazione della Poesia, sono stati uno strumento indispensabile affinché i componimenti si diffondessero in maniera virale; i Poeti der Trullo hanno infatti degli account ufficiali su cui pubblicano le fotografie dei loro versi lasciati in giro per Roma.

Nel 2015 hanno deciso di affrontare una nuova sfida, pubblicando una raccolta di poesie in totale indipendenza. Il risultato è stato a dir poco sbalorditivo: la raccolta Metroromantici è andata in questi ultimi mesi in ristampa, dopo aver venduto diecimila copie, e si è classificata al sesto posto nelle vendite di testi poetici di Feltrinelli tra gennaio 2016 e gennaio 2017.

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Fig. 2: screenshot di un post pubblicato dai Poeti der Trullo su Instagram sul genere della ‘pasquinata’; invece che su un muro, infatti, il componimento è scritto su un cartello di cartone pronto ad essere affisso in prossimità del Palazzo della Civiltà Italiana dell’Eur, meglio noto come “Colosseo quadrato”, che su ogni facciata porta la scritta «Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori» (pubblicazione del 4 ottobre 2016 sul profilo ufficiale del collettivo @poetidertrullo; screenshot realizzato il 4 giugno 2019).


Il rapporto con la letteratura e il mercato editoriale

La rassegna fin qui proposta, per quanto non esaustiva, ha l’intento di analizzare l’attuale panorama letterario italiano alla luce del singolare fenomeno delle scritture divulgate tramite social network. Il legame che intercorre tra tali casi e la parola ‘letteratura’ è complesso e controverso, dal momento che spesso si fatica a reputare letterario un post-it o un haiku. Ci viene qui incontro la definizione che il Vocabolario Treccani propone del termine ‘letteratura’, vale a dire «l’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano fini estetici, o, pur non proponendoseli, li raggiungano comunque»[12]. Lo statuto letterario non è dunque dato dal successo riscosso o dalla presunta ‘bellezza’ di un testo, ma dipende dall’intenzionalità dello scrivente e prescinde dal risultato ottenuto: gli scrittori ‘social’ sono a tutti gli effetti, a questo punto, letteratura.

A livello editoriale, inoltre, gli autori finora analizzati hanno raggiunto dei risultati davvero sorprendenti. Riporto qui le classifiche più volte nominate realizzate da Feltrinelli e Ibs circa le vendite di testi poetici in Italia nell’arco di un anno solare:

 

Feltrinelli, gennaio 2016 – gennaio 2017[13]

Ibs, 1° marzo 2017 – 1° marzo 2018[14]

Autore

Titolo

Autore

Titolo

  1. 1.      Merini, Alda

Fiore di poesia (1951-1997)

Penna, Sandro

Poesie, prose e diari

  1. 2.     Baudelaire, Charles

I fiori del male. Testo francese a fronte

Sole, Francesco

Ti voglio bene. #poesie

  1. 3.     Szymborska, Wisława

La gioia di scrivere

Kaur, Rupi

Milk and honey. Parole d’amore, di dolore, di perdita e di rinascita

  1. 4.     Mari, Michele

100 poesie d’amore a Ladyhawke

Szymborska, Wisława

La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009). Testo polacco a fronte

  1. 5.     Masters, Edgar Lee

Antologia di Spoon River. Testo inglese a fronte

Ariosto, Ludovico

Orlando furioso

  1. 6.     Poeti der Trullo

Metroromantici

Arminio, Franco

Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra

  1. 7.     Merini, Alda

Folle, folle, folle di amore per te

Gio Evan

Capita a volte che ti penso sempre

  1. 8.    Neruda, Pablo

Venti poesie d’amore e una canzone disperata

Bukowski, Charles

Sull’amore

  1. 9.     Neruda, Pablo

Cento sonetti d’amore

Caproni, Giorgio

Tutte le poesie

10.Prévert, Jacques

Poesie d’amore. Testo francese a fronte

Socci, Antonio

Amor perduto. L’Inferno di Dante per i contemporanei

 

A prima vista fa quasi sorridere l’accostamento di Sandro Penna a Francesco Sole o di Edgar Lee Masters ai Poeti der Trullo. Se però ci si concentra più a fondo, le osservazioni che emergono sono numerose e portano a interessanti riflessioni.

Anzitutto, in questa classifica coesistono autori contemporanei e poeti del passato, addirittura del Cinquecento come Ariosto ― e se fossimo andati oltre la decima posizione avremmo trovato anche Petrarca ―; questo ci indica un mercato editoriale difficilmente in grado di rinnovarsi, che conta soprattutto sui grandi classici della letteratura italiana.

Tra gli autori attuali, inoltre, ben quattro ― i Poeti der Trullo, Francesco Sole, Rupi Kaur e Gio Evan ― devono il proprio successo a Internet e ai social network; tre di loro sono per di più italiani, spostando l’attenzione del pubblico su testi autoctoni.

Infine, laddove alle spalle dei grandi classici poetici troviamo, oltre ad una fama ben affermata, dei colossi dell’editoria ― Baudelaire è pubblicato da Feltrinelli, Szymbroska da Adelphi, Merini da Einaudi ―, lo stesso non possiamo dire di tutti gli autori ‘social’. Francesco Sole è edito Mondadori e Gio Evan Fabbri, è vero, ma Rupi Kaur in Italia viene pubblicata da Tre60 e i Poeti der Trullo sono addirittura riusciti a raggiungere le diecimila copie anche senza una casa editrice.

Se tali casi letterari siano di qualità è un aspetto che ho preferito non trattare in questa sede, cercando di focalizzare l’attenzione sul canale comunicativo utilizzato e sui risultati ottenuti. Agli autori che hanno scelto i social network per parlare con il pubblico si deve infatti non solo il merito di aver dato uno scossone ad un settore poco dinamico e oligarchico come quello dell’editoria ufficiale, ma anche quello di aver avvicinato alla poesia molte persone solitamente disinteressate alla scrittura in generale. Sono in tantissimi, infatti, a cimentarsi nel comporre, e sono ancora di più a leggere versi in rete. Il pubblico raggiunto è appunto molto vario per età, origine ed estrazione sociale, dando alla poesia un’accezione tutt’altro che aristocratica. Parliamo, al contrario, di una ‘plebeizzazione’ dei versi: la brevità, il linguaggio semplice e la metrica imperfetta (o assente) hanno contribuito a rendere i testi lirici di immediata fruizione per il pubblico del web.

Se si tratti poi di un fenomeno destinato a durare, potremo scoprirlo soltanto nel tempo. Quanto sostenuto da Alexandra Alter rimane comunque un’ipotesi plausibile: «The rapid rise of Instapoets probably will not shake up the literary establishment, and their writing is unlikely to impress literary critics or purists who might sneer at conflating clicks with artistic quality. But they could reshape the lingering perception of poetry as a creative medium in decline»[15].

Infine, se il fenomeno delle scritture in rete sia sintomo di un’ulteriore decadenza poetica o, al contrario, di un’espansione positiva, è un giudizio totalmente soggettivo o di cui comunque dovranno farsi carico i fatidici posteri. Oggettivi sono invece i dati circa la diffusione e le vendite ottenute grazie ai social network che, almeno per quanto riguarda il mercato editoriale e il pubblico raggiunto, hanno sancito un’innegabile rinascita ― o quantomeno riscoperta ― della poesia.

Pur non essendo automatica l'identità di successo, qualità e resistenza testuale ― se non necessariamente ‘letteraria’ ―, l'interesse di queste scritture sta soprattutto nella loro capacità di farsi interpreti dei nuovi contesti di comunicazione emozionale, ancor più che estetica, e di cavalcarne l'onda, con un misto di sincerità e spregiudicatezza.

 

Bibliografia critica essenziale

Alter Alexandra (2015), Web Poets’ Society: New Breed Succeeds in Taking Verse Viral, «The New York Times», 8 novembre 2015.

Asor Rosa Alberto (2013), Breve storia della letteratura italiana. II. L’Italia della Nazione, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi.

Ciarapica Giulia (2018), Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché, Firenze, Franco Cesati Editore.

Mzezewa Tariro (2017), An Instagram Poet Outpaces the Haters, «The New York Times», 8 ottobre 2017.

Ottonieri Tommaso (2000), La Plastica della Lingua. Stili in fuga lungo una età postrema, Torino, Bollati Boringhieri.

Piccinini Alberto (2014), L’Inchiesta. Poeti der Trullo: Metroromantici in versi. Oggi la periferia è uno stato della mente, «Il Manifesto», 27 marzo 2014.


Sitografia essenziale

Da Sandro Penna a Rupi Kaur: i libri di poesia più venduti nell’ultimo anno (su Ibs) (2018), «Il Libraio», online. URL: https://www.illibraio.it/libri-poesia-piu-venduti-ibs-743180/?fbclid=IwAR0fofTXvkR3r1L_0UJ7KJyzexp8zkqSzd3pIVKepVsiKY0VDSQlIlYYAqk.

Lederman Marsha (2017), Meet Atticus, the most famous Canadian poet you’ve never heard of, «The Globe and Mail», 19 luglio 2017, online. URL: https://www.theglobeandmail.com/arts/books-and-media/meet-atticus-the-most-famous-canadian-poet-youve-never-heard-of/article35730003/.

Letteratura, «Vocabolario Treccani», online. URL: http://www.treccani.it/vocabolario/letteratura/.

Paperback Trade Fiction (2018), «The New York Times», 23 settembre 2018, online. URL: https://www.nytimes.com/books/best-sellers/trade-fiction-paperback/2018/09/23.

Poesia, i libri più amati dai lettori nelle Librerie Feltrinelli (2017), «Feltrinelli editore», online. URL: http://feltrinellieditore.it/news/2017/09/04/poesia-i-libri-piu-amati-dai-lettori-nelle-librerie-feltrinelli/.

Statuto (2010), «Movimento per l’Emancipazione della Poesia», online. URL: http://mep.netsons.org/beta/statuto.

 

 



[1] Ottonieri Tommaso (2000), La Plastica della Lingua. Stili in fuga lungo una età postrema, Torino, Bollati Boringhieri, p. 121.

[2] Asor Rosa Alberto (2013), Breve storia della letteratura italiana. II. L’Italia della Nazione, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, p. 387.

[3] Le due principali classifiche di riferimento sono state quelle di Feltrinelli (2016-17) e Ibs (2017-18): Poesia, i libri più amati dai lettori nelle Librerie Feltrinelli (2017), «Feltrinelli editore», online. URL: http://feltrinellieditore.it/news/2017/09/04/poesia-i-libri-piu-amati-dai-lettori-nelle-librerie-feltrinelli/; Da Sandro Penna a Rupi Kaur: i libri di poesia più venduti nell’ultimo anno (su Ibs) (2018), «Il Libraio», online. URL: https://www.illibraio.it /libri-poesia-piu-venduti-ibs-743180/?fbclid= IwAR0 fofTXvkR3r1L_0UJ7KJyzexp8zkqSzd3pIVKepVsiKY0VDSQlIlYYAqk.

[4] Alter Alexandra (2015), Web Poets’ Society: New Breed Succeeds in Taking Verse Viral, «The New York Times», 8 novembre 2015, sez. A, p. 1.

[5] Si tratta di un gioco di parole costruito sul titolo del film Dead poets’ society, diretto da Peter Weir nel 1989, tradotto in italiano con L’attimo fuggente.

[6] «Instagram, con i suoi oltre cinquecento milioni di utenti attivi ogni mese (nove milioni in Italia), vanta un’elevata percentuale di under trentacinque», in Ciarapica Giulia (2018), Book blogger. Scrivere di libri in Rete: come, dove, perché, Firenze, Franco Cesati Editore, p. 133.

[7] Informazioni evinte da Mzezewa Tariro (2017), An Instagram Poet Outpaces the Haters, «The New York Times», 8 ottobre 2017, sez. ST, p. 9.

[8] Secondo le parole dell’autore stesso, da Lederman Marsha (2017), Meet Atticus, the most famous Canadian poet you’ve never heard of, «The Globe and Mail», 19 luglio 2017, online. URL: https://www.theglobeandmail.com/arts/books-and-media/meet-atticus-the-most-famous-canadian-poet-youve-never-heard-of/article35730003/.

[9] Atticus si colloca al decimo posto e Rupi Kaur al nono, nella Paperback Trade Fiction (2018), «The New York Times», 23 settembre 2018, online. URL: https://www.nytimes.com/books/best-sellers/trade-fiction-paperback/2018/09/23.

[10] Statuto (2010), «Movimento per l’Emancipazione della Poesia», online. URL: http://mep.netsons.org/beta/statuto.

[11] Secondo quanto dichiarato da Inumi Laconico, da Piccinini Alberto (2014), L’Inchiesta. Poeti der Trullo: Metroromantici in versi. Oggi la periferia è uno stato della mente, «Il Manifesto», 27 marzo 2014.

[12] Letteratura, «Vocabolario Treccani», online. URL: http://www.treccani.it/vocabolario/letteratura/.

[13] Poesia, i libri più amati dai lettori nelle Librerie Feltrinelli (2017), «Feltrinelli editore», online. URL: http://feltrinellieditore.it/news/2017/09/04/poesia-i-libri-piu-amati-dai-lettori-nelle-librerie-feltrinelli/.

[14] Da Sandro Penna a Rupi Kaur: i libri di poesia più venduti nell’ultimo anno (su Ibs) (2018), «Il Libraio», online. URL: https://www.illibraio.it/libri-poesia-piu-venduti-ibs-743180/?fbclid=IwAR0fofTXvkR3r1L_0UJ7KJyzexp8zkqSzd3pIVKepVsiKY0VDSQlIlYYAqk.

[15] Alter Alexandra (2015), Web Poets’ Society: New Breed Succeeds in Taking Verse Viral.

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