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La sommersione  di Sara Ventroni

Roberto Milana

   

sommersione_copLa sommersione è un’agenda di atti formali e testimonianze di una laica apocalisse con figure dove si opera una rappresentazione a volte ieratica,  di un’ambiguità manierista, di quadri dell’incongruenza umana e sociale. Si tratta di stazioni di lucido abbandono riflessivo ora perentorie e circoscritte intorno all’epigramma, ora complesse in una scenografia argomentativa con finalità modernamente morali, alla Carrère, e gnoseologiche. La scrittura della Ventroni pratica una poetica degli eventi, scoperti durante attenti ed esistenzialmente febbrili spostamenti in luoghi e condizioni umane di esemplare disagio, così i suoi testi sembrano scaturire da  epifanie feriali che conservano la materialità dell’avvenimento e i tratti espressivi di una specie di  edilizia poetica. Come  forme di quel correlativo oggettivo del suo amato Eliot, più leggere e psichicamente mobili, contemplando inconsci territorialmente sperduti e di solitaria specie ormai diversi in modo epocale rispetto all’ epica registrazione intellettuale del baratro novecentesco del poeta inglese <A pelo d’acqua/ un quadro astratto artigianale/ galleggia al chilometro quaranta/ fuori Vienna./ Tra noi non dobbiamo spiegare come funziona /l’emozione della scoperta/ (la sola emozione che importa)/ costeggiamo in silenzio la riva saltando/ di sasso in sasso…>>.  L’apocalisse di Sommersione appare tenue e indolore, effetto di una  lucida sopportazione e poi  oggetto di un avvertimento sommesso <correre- correre verso / la nostra fine…>>.  Come una stanca denuncia, prima accolta anche esteticamente in sé, poi vissuta nel tempo nella propria persona espressiva. Il male ordinario accompagna l’esistenza d’autore come un bavero di cappotto, similmente alle passeggiate di Accattone al Pigneto, esso risiede nella presenza molecolare delle cose e nell’obbligo fisiologico dello sguardo. Ma Ventroni adotta forme di una discreta utopia  dopo l’avviso distopico  e non demorde politicamente affatto indicando  <un futuro immaginato come un/ non essere ancora venuti al mondo…>>  ed evocando poi le figure luminose diverse della perdita, del lutto acquatico (Luxemburg, Celan, Buckley… ). Pare dire come un rosario letterario e poeticamente parentale  proviamo ancora col rosso, un campo di colore  dove ormai però la specifica  volontà politica non serve a niente perché occorre assumere la forza liquida del passato ribelle, la generalità del beau geste, l’abbandono amniotico ai sensi della conoscenza e il pronto distacco esistenziale e di genere necessario alla forma flessibile  di ogni verità <durante la pubblicità/ penso spesso alla rivoluzione./ Controllo la tenuta dei gommini/ sotto i calzini antiscivolo…>>  Insomma  si va verso la considerazione di un’umanità perplessa ma che  può finalmente muovere il conflitto  planetario <ma senza conflitto il sole/ è un sole mortale/ ma senza sole il conflitto/ è un conflitto mortale)…>> contro il dubbio accanimento della scienza  <quanto ne avrete ancora con questo bosone?>> e di un linguaggio di rigenerazione, più totale, con gli anticorpi critici nei toni frequenti di satire e ironie psicopolitiche <Alcuni si lasciano camminare lumache sulla fronte./ Distrattamente chiamano l’ascensore, parlano al telefono/ e dopo pranzo si addormentano/ su un articolo di finanza del Sole…>>. Il verso di Ventroni è composto di solida materia proveniente dalla presenza di corollari narrativi più o meno ampi già esaminati nell’ascendenza eliotiana, di una condizione prosastica della forma sintattica che svaria a comando  su rime e ritmi con un’ascendenza orale, un’ evidente materialità della voce, sicuramente di derivazione performativa. L’ultima sezione intitolata “La sommersione” denomina tutta la raccolta col segno di un ritorno al bioma ancestrale dove riprendere le fila del discorso umano e sociale che sia melma di fiume come il Lambro o il mitico rimbaudiano Mississippi o il Danubio mitteleuropeo. Oppure sotto diluvi e inondazioni bibliche o dentro comode e alienate vasche termali o sottoposti a naufragi senza allegria. Un ambiente acquatico che come la luna ariostesca ospita ciò che si è perso in terra significativamente di uomini e di cose  << …Una sommersione corale, silenziosa, movimento di grazia incosciente, come la danza in sincrono delle alghe dell’abisso…>>.  Si diffonde lungo il testo l’utile eloquenza delle immagini, foto in bianco e nero di un grigio dominante, come patina archeologica che attribuisce connotazioni visive  d’inquieto parallelismo allo sviluppo del testo poetico.

 

Sara Ventroni, La Sommersione, Firenze, Nino Aragno editore, 2016

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